<Home Il bastone
di Master Fly
Next>

Continuando sulla falsa riga dell’impossibilità da parte di tutti di poter disporre liberamente (economicamente e materialmente senza dovere spiegazioni ai propri familiari) di attrezzature per il BDSM, questa volta si parlerà di come si può utilizzare un bastone, elemento basilare nel BDSM, per alcune posture di bondage, dalle quali, successivamente, dar vita alle molteplici varianti. Dalla normale attrezzatura casalinga si possono utilizzare i manici (in legno o metallo) di materiale per le pulizie come spazzoloni, scope, tiracqua ecc. oppure il più robusto e massiccio matterello. Altro utensile che si trova sicuramente in casa, ma che offre però scarsa resistenza, è l’asta per riporre gli abiti negli scomparti più alti dei guardaroba. Passando invece in garage potremmo utilizzare, per chi ne possiede, l’asta di base degli ombrelloni da mare, oppure per chi scia, le racchette degli sci (anche queste ultime però non offrono molta resistenza meccanica). Ovviamente a quanto detto possono essere aggiunti pezzi di tubatura avanzati da una riparazione, oppure delle stecche di legno rimaste dall’ultimo lavoro di bricolage fatto in casa e così si potrebbe andare avanti per ore a fare esempi. Anche non volendo utilizzare del materiale che comunemente è presente in tutte le case, un bastone di varia lunghezza è facilmente reperibile, e non è un oggetto particolarmente vistoso da tenere in casa.

Ma non perdiamoci in chiacchiere inutili, la prima posizione che visioneremo in questo pseudo-tour, sarà quella "dell’appeso" nella quale lo slave viene immobilizzato al bastone per i polsi o per gli avambracci e subisce una trazione, che può essere orizzontale o verso l’alto. Generalmente questa figura viene utilizzata per "appendere" il soggetto al soffitto, ma questo richiede un gancio ben fissato al solaio ed un bastone robusto, nonché delle buone protezioni per evitare di danneggiare i polsi e le braccia dello slave. Nell’antica Inquisizione, ai sospettati di eresia o stregoneria, veniva perpetrata una tortura che, se vogliamo, è una variante "dell’appeso" poc’anzi descritto. Questo supplizio veniva identificato con il nome di "Veglia spagnola" e consisteva nel costringere il presunto reo a mantenersi appeso giorno e notte, ininterrottamente, fino a quando non confessava o non si lasciava cadere trovando la morte. "Veglia" perché vi era sempre un soldato a vegliare, appunto, l’indiziato ed a far si che lo stesso non cercasse in qualche modo di salvarsi la vita.

A questa posizione vi sono diverse varianti una delle quali è quella del "crocifisso", questa, ma anche la precedente, consentono anche una certa mobilità allo slave all’interno del dungeon.






Altre variazioni alla posizione "dell’appeso", sono le applicazioni del bastone nel bondage, agli arti inferiori, o per meglio intenderci, l’utilizzo del bastone come divaricatore.

Un’altra postura possibile con l’aiuto del bastone, è quella nella quale lo slave ha i polsi legati tra loro davanti al busto, ed ha contemporaneamente le braccia incastrate, all’altezza dei gomiti, dietro la linea della schiena. Questo modo di immobilizzare gli arti superiori della persona, lasciando libere le gambe, fu usato nella guerra del Vietnam sia dai vietcong (prima) che dai militari americani (dopo) per trasferire i prigionieri nella giungla, in quanto rendeva inerme il soggetto, ma nello stesso tempo gli permetteva di camminare nella giungla senza avere troppi intoppi con la vegetazione. Stesso discorso di relativa mobilità vale per quel che riguarda l’esecuzione di eventuali ordini del Master da parte dello slave sottoposto al bondage. Anche per questa posizione si può applicare la soluzione di appendere la persona immobilizzata.

Ultima posizione che prenderemo in visione è una postura che veniva usata dagli inglesi nelle colonie quando dovevano punire gli indigeni che non avevano rispettato la legge o quando dovevano punire gli schiavi che avevano disobbedito ai propri padroni. Il malcapitato veniva immobilizzato legandogli le mani con le braccia che cingevano le gambe chiuse e piegate. Le braccia però, venivano fatte passare sotto un bastone posizionato dietro la piega delle ginocchia (a descriverla sicuramente non si rende l’idea, forse l’illustrazione vi chiarirà meglio la posizione), ed in questa posizione il reo veniva percosso sulla schiena. Questa postura può essere anche utilizzata per appendere lo slave, tirandolo su per le estremità del bastone.

Naturalmente, come ogni argomento che riguardi il campo del BDSM, queste sono solo alcune delle posture che si possono realizzare con delle corde ed un bastone, quindi intendete queste quattro parole messe in fila semplicemente come un trampolino per permettere alla Vostra fantasia di spiccare il volo.

Prima di accomiatarmi da voi, ci tengo a chiarire che ho sempre parlato di slave o di soggetto, oppure ho usato definizioni solo al maschile ("dell’appeso", il "crocifisso", ecc.), non per sciovinismo o cos’altro, ma semplicemente per comodità nell’esporre e per velocità di redazione di queste mie piccole considerazioni.

Mi perdonerete se il testo non è dei migliori, ma spero che la lettura di queste piccole considerazioni sia stata scorrevole e piacevole.

<Home auction.jpg