L'OCCHIO DEL BINOCOLO


Bdsm e mercato dell'informazione


Dai primi casi segnalati dal "Binocolo", appare chiarissima una cosa: tra mezzi di comunicazione e BDSM non corre buon sangue. L'esempio del servizio su "La Repubblica" è lampante (compresa l'intervista alla Schelotto): quando ci si addentra in questo mondo, l'errore che tutti commettono è di ricondurlo all'interno di categorie complessivamente "conosciute" - gioco, violenza, sfogo, trasgressione ecc. - in modo da rassicurarsi. Per capirci - mi rifaccio a un esempio che ho già fatto un'altra volta - è come per gli incidenti stradali: tutti sappiamo che succedono, ma ciascuno di noi è convinto che siano sempre "gli altri" ad andarci di mezzo, e che la cosa non possa capitare a noi. Nel meccanismo informativo, questo atteggiamento istintivo di autodifesa si traduce nella ricerca di una causa esterna che, mentre "spiega" il perché dieci persone sono morte in autostrada, ci "rassicura" sul fatto che, con particolari accorgimenti di prudenza, non ci capiterà la stessa cosa.

Non c'è differenza tra Costanzo che ironizza sul BDSM, il conduttore che tratta la cosa con più leggerezza (o più disinvoltura), la severità della Schelotto che bene o male parla della cosa come di una "devianza" o il cronista che riempe di pathos una cronaca di ordinaria imbecillità (il BDSM è una cosa seria, e "giocarci" incoscientemente come hanno fatto i due sfortunati protagonisti della storia in questione è da incoscienti, non da "deviati"). Non c'è differenza perché tutti, in qualche modo, ci tengono a mantenere una distanza netta tra sé e un mondo che, evidentemente, è ancora oscuro. Distacco che è evidente e che, purtroppo, è destinato ancora per molto a restare tale perché sono gli stessi meccanismi della comunicazione a imporlo.

E qui è necessaria una parentesi, spero breve e chiara. Oggi come oggi, e sicuramente più di ieri, il mondo dell'informazione è un vero e proprio "mercato" le cui nuove leggi hanno travolto quelle - per così dire - "istitutive" dell'informazione stessa. A dettare legge non è quella che una volta era detta "gerarchia delle notizie" - in base alla quale il dramma di Timor Est dovrebbe occupare più posto e maggior risalto rispetto all'ultimo amorazzo di Naomi Campbell o il nuovo "colpo" del calciomercato - ma quello che è giudicato il "livello di interesse" (audience) che una data notizia è in grado di suscitare. Ciò perché maggiore è l'audience, maggiore sono i possibili ricavi pubblicitari. Fateci caso: per i telegionali è fondamentale il cosidetto "traino", ovvero come l'organizzazione del palinsesto conduce il pubblico verso il tg; e il tg a sua volta è calibrato sul pubblico che ha, o pensa, di avere: così il Tg4 è quello più "raccontanto, più centrato sul protagonismo del conduttore, con uno spazio privilegiato a un certo tipo di notizie rosa; il TG2, l'ultimo "serale" ad andare in onda quando gli altri canali mandano paperissime sprint, sport, blob e varietà, è quello che dà più spazio a moda, musica e curiosità (proprio perché si trova a dover contrastare un'offerta di quel tipo"; Studio Aperto ha il ritmo frenetico del pubblico più giovane; e così via. Allo stesso modo, i quotidiani si "gonfiano" a dismisura - offrendo veramente di tutto, anche sciocchezze a profusione - nei giorni in cui hanno gli inserti, nei quali cercano di rastrellare quanta più pubblicità è possibile.

Se ciò sia un bene o un male lo lascio al vostro giudizio. Di certo, in questo modo, si è però in qualche motto rotto il "patto di fiducia" tra lettori e giornali che ha contribuito a far crescere per almeno due secoli l'informazione e a farla diventare cartina di tornasole (o cane da guardia) delle democrazie. E, soprattutto, il giornalismo ha smesso di svolgere quella funzione di strumento di circolazione delle idee che, pure, è sempre stato il suo carattere peculiare.

In un contesto banalizzato come l'attuale, è chiaro che il BDSM - come ogni fenomeno sociale - diventa interessante nella misura in cui riveste un interese di costume, o di cronaca, facilmente "spendibile": ed è certamente più spendibile l'aspetto trasgressivo e "deviante" di quello culturale. Complici, in questo, un po' tutti, compresi gli interessati diretti. La domanda inevitabile, a questo punto, è: si può pensare di invertire questa tendenza? O, in altre parole, si può pensare - sperare - un'attenzione diversa, più approfondita e sinceramente "curiosa", da parte dei mass-media? Ho l'impressione di no. Sono lontani i tempi in cui un Marinetti affidava alle colonne di un giornale il manifesto del futurismo, provocatorio schiaffo a una cultura che si credeva consolidata e monolitica. Credo che, come tutte le avanguardia, chi davvero pensa al BDSM come a uno stile alternativo di vita, debba rassegnarsi a fare i conti nel migliore dei casi con la tolleranza ironica dei più. Mi sembra che quanto finora rilevato dal "Binocolo" lo confermi. Temo che le prossime segnalazioni lo confermeranno ulteriormente. Spero di essere smentito.

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