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| Tratto da Il Nuovo del 19 giugno 2002 Occhio ai rapporti sadomaso, possono costare un divorzio La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di una donna: il marito la costringeva a prestazioni extra, che avrebbero causato il fallimento dell'unione. ROMA - Se è vero che qualche volta ravvivano il rapporto, qualche altra possono costare un matrimonio. Sono i frustini e le manette, quelle rosa con peluche o quelle d'acciaio. I rapporti sadomaso, infatti, possono essere utilizzati come prova in caso di divorzio, diventando motivo di colpa. Parola della Cassazione che, nell'occuparsi di un caso di separazione, ha accolto il ricorso di una signora di Biella sottoposta a pratiche sadomaso dal marito. A richiedere prestazioni particolari alla consorte, è stato lo sfortunato Lorenzo C., che si era sposato con Fabrizia dopo aver ottenuto la dispensa per un precedente matrimonio non consumato. Era stata la stessa Fabrizia a rivelare i particolari della vita sessuale dei due, in sede di separazione: in occasione di una seduta di psicoterapia, alla quali si sottoponeva da anni, aveva confidato all'analista di aver ''ricevuto dal marito richieste di prestazioni sessuali di tipo sadomasochistico alle quali era impossibile sottrarsi'' e i essere stata ''più volte picchiata''. Non solo. Nel corso di una seduta, il marito era entrato a sorpresa nella stanza e, vedendo la moglie intenta a mimare allo psicanalista le pratiche sessuali sadomaso, le aveva imposto di stare zitta. Di qui l'accusa. In Tribunale, il giudice di Biella, con sentenza del 18 giugno '97, pronunciava la separazione personale dei coniugi, sposati dal settembre del '69 con due figli. Secondo la sentenza, la rottura del matrimonio era da addebitarsi al marito. Di diverso avviso la Corte d'appello di Torino che considerava i rapporti sadomasochistici un semplice ''indizio''. Per i giudici torinesi doveva escludersi la colpa solo del marito, essendo possibile che ''non fosse in grado, per le sue condizioni psicologiche, di adempiere i doveri di una congrua assistenza morale nei confronti della moglie''. La Corte d'Appello ha quindi pronunciato la separazione personale e hanno condannato il marito al pagamento in favore della moglie di 6 milioni di lire mensili come assegno alimentare. In Cassazione, la donna si è opposta, sostenendo che il comportamento tenuto dal marito e la richiesta di rapporti sadomaso avrebbero dovuto confermare l'addebito del crac dell'unione al marito che l'aveva ''annientata psicologicamente, rendendola vittima delle proprie ossessioni e insicurezze''. E la Prima sezione civile accogliendo il ricorso, ha annullato la sentenza impugnata rinviando il caso alla Corte d'appello di Torino che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di addebito di separazione al marito. A parere dell'Alta Corte ''l'evenienza dei rapporti sadomaso, che secondo la corte territoriale potrebbe costituire un indizio dell'anormalità delle condizioni psicologiche del marito, costituisce solo un'ipotesi e comunque dimostrerebbe unicamente l'esistenza di una devianza di carattere sessuale''. E il comportamento tenuto dal marito durante la seduta psicoterapeutica della moglie, sarebbe ''logicamente interpretabile come una manifestazione di aggressività e di pressioni volte a condizionare la volonta' della moglie''. © Il Nuovo.it - Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati |
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