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Carissimo Schiavomilanese, approfitto di questo tuo nuovo tema per farti i complimenti e i ringraziamenti anche per il tuo precedente forum. In entrambi ho trovato grande chiarezza espressiva, una coraggiosa analisi (anche scomoda) in profondità di temi che ci coinvolgono e riguardano tutti. Ti ringrazio per la chiarezza con la quale hai espresso in modo comprensibile a tutti concetti impegnativi e profondi. E per la serenità e correttezza che non ti ha fatto cadere nell'errore di alcuni di trasformare uno spazio di dibattito in un'occasione di attacchi personali stizziti e isterici, spesso volgari. Dunque, riguardo al tema che tratti qui, è in effetti un assai dibattuto, ma penso che si tratti di un dibattito tutt'altro che chiuso ma talmente centrale da meritare di essere ripreso e portato avanti. Oltretutto, l'ottica nella quale tu lo poni mi pare decisamente stimolante e mi sembra superare le posizioni contrapposte (ma egualmente poco costruttive) di chi sostiene che dobbiamo fregarcene di quello che gli organi di informazione scrivono di noi o di quelli che vogliono censurare tutto (fiction compresa) perché sennò "chissà cosa pensano di noi". Il punto è proprio quello di separare in partenza le due esigenze (corretta informazione sulla nostra realtà da un lato e mantenimento di una nostra identità a prescindere dalle pressioni esterne) per poi trovare una efficace sintesi che ci permetta di far coesistere tutte e due questi bisogni. L'INFORMAZIONE a questione è cruciale. Che non godiamo di buona stampa è un dato evidente. Gli articoli che (seppur di sfuggita) accomunano Bdsm e pedofilia, Bdsm e violenza, Bdsm e turpitudini patologiche varie ne sono una prova. APRO UNA PARENTESI... *Qui, occorerebbe inserire un richiamo all'altro interessantissimo tema proposto da Bundy sul fatto che le nostre passioni o parte di esse siano o meno effettivamente "insane" e patologiche, questione complessa alla quale non mi sento di rispondere con un autorassicurante "That's Amore" che sta dilagando in questo periodo in Gabbia (ma siamo vicini ad Halloween o a San Valentino?) ma nemmeno con un apocalittico :"Siamo tutti malati". Trovo il problema più complesso e da giudicare in relazione ai singoli casi e alle singole situazioni, ma ora sto uscendo "off-topic" (spero di non essere lapidato per questo) e ritorno al tema originale.* ...CHIUDO LA PARENTESI Ad ogni modo è evidente che il mondo dei media non ha affatto idea (tranne rari casi) di cosa sia il Bdsm e affidandosi ai canoni un po' bacchettoni del politically correct o ignora la realtà del Bdsm (secondo me molto più ampia del nostro mondo, assai più diffusa in varie forme e gradazioni anche tra chi, magari, non sa neanche il significato di Bdsm) oppure non perde occasione per annoverarla tra le perversioni da condannare. Senza appello, senza verificare in effetti di cosa parla. E quindi, ecco che da mesi sento grandi pianti e strepiti sul fatto che i giornalisti sono tutti prevenuti (tutti, tutti?), che sono assatanati e assetati di sangue e vogliono assolutamente creare il mostro per ingraziarsi i superiori e vendere più copie, asserviti a un potere che ha paura della nostra carica eversiva (ebbene sì si è detto e scritto anche questa corbelleria) e via lamentandosi, fino a negare alla categoria tout-court anche la possibilità di "onestà intellettuale". Con varie e originali soluzioni proposte: ignorare i media (tipo: "Chi non ci ama non ci merita" - oppure: "Tanto non possono capirci", tipiche prese di posizione costruttive...) oppure rispondere colpo su colpo con velenose e stizzite lettere di puntualizzazioni (atteggiamento difensivo). Come già detto in passato, si tratta di strategie perdenti: invece di cercare di interessare i media a un'altra visione, a un'altra lettura preferiamo lo scontro frontale o l'aristocratica scelta dell'Aventino. CHE FARE? Tranquilli, non vi parlerò di Lenin.... :-) Il titolo di questo paragrafo vuole introdurre la mia personale opinione sul da farsi.... Dunque, secondo me noi partiamo da un punto di vista sbagliato. Riteniamo di essere solo le vittime della cattiva informazione su di noi. Ma cosa facciamo noi per creare buona informazione? Poco, o meglio molto tra di noi (questo sito è sicuramente uno strumento fondamentale per chi si avvicina a questo mondo anche solo per curiosità) ma assai poco all'esterno. Un po'perché certo uscire all'esterno è scomodo e difficile per molti di noi. Ma in gran parte perché convinti di avere a che fare con una categoria che (chissà perché poi?) ci odia o che non è in grado di capire e perché altrettanto convinti (*chissà perché poi?) di appartenere a una categoria di elettti. Io credo che dobbiamo trovare il modo di essere noi a proporre ai media il nostro mondo, di far capire loro che noi facciamo notizia proprio perché non siamo le belve assatanate di sangue, sodomizzatori di bambini, mutilatori e omicidi. Vedete, è vero che il giornalista è (troppo spesso) attirato da ciò che "fa notizia" anche al di là del valore intrinseco della questione. Ma è anche vero che proprio in nome della notizia i giornalisti (e i giornali, a meno di evidenti e clamorosi veti politici, su questioni più strategiche e di potere delBdsm) sono disposti a rivedere le loro posizioni. E, ripeto, noi facciamo notizia proprio perché NON siamo ciò che l'opinione pubblica politically correct pensa che siamo. E proprio perché abbiamo il coraggio (come Bundy, Pivello, OttimoMassimo, Schiavomilanese e altri) di chiederci se e quanto ciò che facciamo sia giusto, sia amore o non amore, sia lecito o non lecito, sia sano o patologico. Allora, superiamo un certo snobismo e l'acrimonia verso il mondo dei media. Dobbiamo interessarli, dobbiamo "sedurli" se volete. Proviamoci, non limitiamoci al lamento sulla difensiva. Creiamo ocasioni culturali e di informazionme sul Bdsm, sul nostro modo di viverlo. IDENTITA' Qualcuno potrebbe dire che suggerisco di essere "ruffiani". In un certo senso sì, ma l'errore più grande sarebbe quello di snaturarci per piacere ai media. Di fare una sorta di parodia "buonista" e politically correct del Bdsm per famiglie e bravi cittadini un po' birbanti. Vedete, io penso che dobbiamo proporci per ciò che siamo, non dobbiamo mascherarci e autocensurarci. Certo, se dovessimo fare un'azione informativa all'esterno dovremmo sfumare alcuni aspetti, non perché ce ne vergognamo ma perché sarebbero troppo complessi da spiegare e inquadrare correttamente come primo approccio. Occorre gradualità. Però, non condivido la voglia di censura verso certi racconti di fiction (e quindi, come tali, assurdo censurarli: oltre metà della letteratura mondiale di tutti i tempi è del tutto fuori dal politically correct e dall'SSC) e devo dire che non ho trovato scandaloso né il racconto (pubblicato) di Veha né quello (non pubblicato) di Sileno. Non condivido la voglia di edulcorare certi temi perché altrimenti chi viene nel nostro sito chissà cosa può trovare. Non ce ne dobbiamo vergognare: il punto è che noi stessi al nostro interno dobbiamo fare informazione e mi pare che la Gabbia sia in questo senso un luogo dove rischi e cautele sui vari metodi siano esposti in modo esauriente e interesante. Dunque, in conclusione, penso che in questo equilibrio informazione e identità possano convivere ed essere salvaguardate arricchendosi a vicenda senza snaturarsi. gregor Tratto da I Forum della gabbia |
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