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CARI GENITORI
Studentessa anche lei (frequenta i corsi della facoltà di giusprudenza), Barbarella è nata in Russia, e negli Stati Uniti ci è arrivata con la famiglia quand'era soltanto una bambina. Ha un fidanzato, ma vive ancora nella casa dei genitori.
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MISTRESS HARLEQUIN
Aspettando di passare all'azione, Mistress Harlequin, graphic designer di 25 anni, si diverte con una bambola vestita da pagliaccio; accanto a lei Mistress Barbarella sbroglia le corde che dovrà usare.
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LA VETERANA
Mistress Maxime, qui sotto, è una veterana: sta nell'ambiente da una dozzina di anni ed è stata anche titolare di una "casa" a Berlino. Di anni ne ha trenta, e in questo locale occupa il gradino più alto della gerarchia. Nella foto la vediamo mentre sta per uscire al termine di una giornata di lavoro.
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L'ESPERTA
Anche Mistress Rita (qui in abito "borghese") può vantare una notevole anzianità: sette dei suoi trentott'anni li ha trascorsi nel business s&m.
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MISTRESS PATRICIA
Vestita di latex, Mistress Patricia sta effettuando una sessione di punizioni corporali all'interno della "Medical Room". La maggior parte dei clienti esige che sul proprio corpo non restino tracce di colpi, per non essere scoperti da mogli o fidanzate. Alcuni però, come quello della foto, non ci badano. La frusta di Patricia lascerà segni che spariranno in una settimana.
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COI PATTINI
Mistress Molly si presenta al lavoro direttamente con i suoi roller blades. Ha ventitre anni, collabora come grafica con una rivista, e ogni tanto arrotonda con le prestazioni sadomaso. Da sei anni è fidanzata con un collega.
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LE SCORTE
Curiosando in uno degli armadi della "House of Domination", si può scoprire un bizzarro assortimento di oggetti. Tra l'altro, guanti in latex, ma anche carta igenica, candeggina e altri prodotti per le pulizie. Spicca su tutto una bambola gonfiabile che può tornare utile in alcuni giochi di ruolo.
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SCHIAVA
Tina è una figura-chiave del locale. Si tratta infatti della "schiava" della casa. A lei piace essere completamente sottomessa alle dominatrici, nei confronti delle quali ha un atteggiamento di pura adorazione. Pur di godere di un simile privilegio, ha perfino accettato di non essere pagata.
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Tratto da Marieclaire di Novembre 2000
Dominatrici a New York
Severe. Impassibili. Vestite di latex e armate di frusta. Sacerdotesse di una religione che in città è ormaiparte della vita quotidiana: il sadomaso.
Di Michele Antichi - Foto di Silvia Usle
Tutta colpa di Madonna (o forse, come qualcuno dice, tutto merito suo). Fu lei, in un tempo che sembra ormai lontanissimo, a far emergere dalle buie catacombe del Vault gli stivaletti coi vertiginosi tacchi a spillo, le armature di cuoio, i frustini, le manette. I pochi che ancora hanno memoria della clamorosa trasgressione fotografica della regina del pop, un libro intitolato semplicemente SEX, ricorderanno la cantante avvinghiata a dei poco vestiti supermacho armati di frustini, armamentario classico del mondo sadomaso. Quei ragazzi, questa era la storia, erano i protagonisti delle notti del primo locale s&m aperto al pubblico dei comuni mortali a New York. Con il libro di Madonna quel mondo venne allo scoperto. The Vault ha cambiato sede, ma è rimasto uno dei locali più frequentati dai sadomasochisti newyorchesi anche se altri se ne sono aggiunti, più famosi, più divertenti, più raccontati, più chiacchierati. Rudy Giuliani permettendo.
IL SINDACO DI NEW YORK, come si sa, ha dichiarato guerra al sesso della Grande Mela, anche se con tutti i suoi sforzi non è riuscito a spegnere la candela del desiderio. Ma il sesso è tornato underground, in qualche caso nel senso letterale della parola. L'importante è sapere dove cercare, e le pagine della rivista Screw sono il posto giusto. È proprio lì che si può scoprire dove si terrà la prossima riunione del TES club: sembrerebbe una qualsiasi associazione culturale con un tocco New Age se i suoi adepti non fossero tutti sadomaso. TES significa semplicemente "The Eulenspiegel Society", un nome scelto per rimandare l'adepto ai racconti della tradizione tedesca di Till Eulenspiegel, dove qualcuno ha trovato un nascosto riferimento masochista. Partecipare alle riunioni del TES è facile: sette dollari, più o meno, costa l'ingresso al meeting cui, specialmente se siete nuovi arrivati, non siete neanche costretti a partecipare attivamente. Le riunioni di solito si svolgono in teatri off-off Broadway, la porta si apre alle 19,30 e i presenti per un po' socializzano in attesa dello spettacolo che inizia alle 20 con quasi assoluta puntualità. Lo show dura un'ora e cambia di volta in volta, secondo il tema della serata.
Può esserci per esempio una donna dall'aspetto fragile che giace prona sul palcoscenico, gli occhi bendati, mentre un uomo dall'aria molto professionale (si fa chiamare Master Tim) le disegna sulla schiena strisce di cera fusa che cade da una candela colorata, mentre qualcuno del pubblico (Master D) con aria molto indifferente appoggia pesantemente il tacco della propria scarpa sulla mano sinistra di lei. Su un tavolo non molto lontano da questa scena un'altra donna (Rita, 38 anni, bionda, un po' sovrappeso, un lungo spillone attraverso il naso), espone su un tavolino frustini di pelle, di plastica leggera o di plastica pesante, piume per il solletico, una specie di pellicciotto alla Davy Crockett (che serve a dare sollievo tra una frustatina e l'altra). Prima lei stessa, poi qualche potenziale cliente, dà una piccola dimostrazione, sotto la guida attenta di Rita: mai colpire organi vitali, evitare che la frusta si arrotoli intorno al corpo, colpisci alla spalla o alle natiche.
NULLA DI SIMILE a quello che un ragioniere in pelle nera a un tavolo più in là sta mostrando: l'uso dell'elettricità. Pochi la amano, il rischio è forte, meglio dare una guardata ai due, lui sui cinquanta, lei sotto i trenta, che si frustano nudi un po' più in là, con passione, determinazione, certamente con amore, in un crescendo orgasmico che non passa inosservato.
La TES tiene riunioni ogni mese da oltre trent'anni e negli ultimi tempi ha avuto un vero e proprio boom di iscrizioni: oltre 600, contro le 200 o poco più di due anni fa. "Il sadomaso a New York oggi è dappertutto", spiegano gli organizzatori. "Ormai è diventato mainstream, fa cioé parte della vita quotidiana, è accettato senza tante complicazioni". "Lo si capisce anche dalla partecipazione alle riunioni del TES", racconta Mike, uno dei fondatori. "La gente che veniva qui all'inizio sapeva bene di essere sadomaso ma lo viveva come un problema. Si sentivano soli. Poi negli anni '80 la gente cominciò a venire per pura curiosità, per esplorare la propria stessa umanità oltre che la propria sessualità. Oggi nessuno di quelli che vengono alle riunioni pensa che il sadomaso sia un problema".
SONO PER LO PIU' bianchi, di classe media, cattolici o ebrei, quasi sempre professionisti di mezza età. Borghesi insomma, nel paese delle meraviglie di una sessualità che fino a pochissimo tempo fa veniva considerata fuorilegge e che ora si trova esibita senza pudori sulle copertine di riviste, nella pubblicità, come tema delle feste nei locali famosi, parte ormai della vita di persone come Michelle, giornalista free-lance, il cui nome compare su un messaggio incollato a un pannello in Eve's Garden boutique erotica sulla 57sima strada. "Cerco gente interessata ai giochi sadomaso", dice il messaggio. "È la naturale conseguenza", spiega lei candidamente, "delle mie normali relazioni sessuali col mio ragazzo. Steve. Lui è uno che quando si tratta di sesso non si ferma davanti a nulla, e a me piace seguirlo in tutti i suoi giochi. Francamente non pensavo che quello che facciamo (qualche volta ci bendiamo e ci leghiamo a vicenda prima del rapporto) potesse essere considerato sadomaso: a noi sembrava solo parte del nostro gioco. Poi abbiamo deciso di cercare partner, spero solo che non risponda gente esagerata".
Questa "normalità" dello s&m può sembrare eccessiva, ma qualcuno va anche oltre. Nelle riunioni del TES si può sentire gente che lo vive come un'esperienza quasi spirituale; per altri "è una cosa così ricca di energia da scuotere una vita". "È una forza vitale che attraversa la mia vita", dice Nora, dominatrice vicina ai 40, "e per qualche uomo è anche l'unico modo per liberarsi dal peso del ruolo di macho impostogli dalla nostra ccultura".
LE DOMINATRICI in questo momento sono molto richieste, e siccome siamo in America, per diventare "Dominatrix" ci sono anche delle scuole. Nel catalogo del Learning Annex, scuola privata parauniversitaria, figura un corso intitolato "Come dominare un uomo". "Ci sono stata" racconta Jane, 40 anni, bionda, vistosa, un abito nero simil Versace; "volevo imparare a dominare le situazioni, a essere quella che decide, che controlla, tutto il resto della cultura s&m mi interessa relativamente e solo come mezzo per ottenere questo risultato. Dopo quella scuola, che mi introdusse alle prime tecniche, mi rivolsi a Dominatrix Ava e le chiesi di partecipare ai suoi corsi, più specifici, più forti. Sono sicura che ci sono tante persone assolutamente normali, come me, che si esprimono attraverso questi comportamenti".
PROPRIO POCHE non devono essere, se è vero quello che saccontano alcune cifre ricavate dai bilanci di Kaufmann's, un negozio per cavallerizzi. Il negozio dichiara di aver venduto in un anno 15mila morsi per cavalli e migliaia dei quaranta diversi modelli di frustini; il titolare ammette che molti dei suoi clienti non hanno proprio l'aria di appassionati di cavalli. "La cosa più facile del mondo" dice ancora Jane "è trovare uomini pronti a essere dominati. A molti piace, anzi ne vanno pazzi". Mistress Ava è perfettamente d'accordo, "il 95 per cento degli uomini che chiamano la mia agenzia" spiega "cercano una serata ai piedi di qualcuno, vogliono essere dominati, e molte volte proprio perché sul lavoro sono loro al comando. Nel mio club superprivato sono passati 2700 maschi". Sull'onda di questa passione mainstream, quella dei club specializzati e delle dominatrici è un'industria in forte espansione anche nella New York di Rudy Giuliani. Posti come Paradise Lost, Angel Stern's Dungeon, Nutcracker II e Leather Ladies possono costare ben oltre i cento dollari a serata per uomini che hanno voglia di essere sopraffatti. "Sono come dei McDonald's", spiega Mistress Ava: "luoghi basic, veloci. La clientela più facoltosa, gli avvocati, i manager, preferisce posti più riservati che solo gli iniziati conoscono veramente. Dove si entra solo se riconosciuti alla porta e da dove si esce con pochi segni visibili perché i proprietari vogliono essere sicuri che tornerai".
DURANTE LA SETTIMANA le case di dominazione tendono a essere affollate di gente di passaggio, uomini d'affari in città per una convention, per riunioni o incontri. Nel fine settimana tocca ai clienti abituali, a quelli "che sanno". L'Excalibur affitta diverse stanze riccamente ammobiliate, compresa una perfetta stanza in stile vittoriano. L'Oeil Caché offre quattro spazi privati, uno fornito di letto per il bondage, tutto di cuoio, con borchie e anelli ai lati per rendere più facile l'uso.
Per qualcosa di più semplice - un po' di maltrattamenti con cena annessa - esistono i ristoranti sadomaso. La Nuovelle Justine e La Maison de Sade. Il cibo è decente e decentemente costoso, il personale è vestito in modo adeguato (corsetti, frustini, tacchi a spillo, cuoio) ed è sempre pronto a fare un po' di scena. Se sei un cliente generoso possono anche accontentarti e farti mangiare per terra a quattro zampe mentre una dominatrice tiene il tacco del suo stivale sulla tua schiena.
Dopo cena, ecco i club. Uno dei più famosi è lo Hellfire (niente meno che il fuoco dell'inferno), che però eccede nel tocco di trucido ed è soprattutto un luogo per spettatori. Più elegante Paddles, dove l'interazione è più facile. La legge dello Stato di New York vieta ogni vero e proprio atto sessuale, però qualsiasi altra cosa è consentita.
Partecipare non è obbligatorio ma per non sentirsi completamente fuori luogo basta una passata veloce in uno dei negozi che vendono i vestiti giusti, Body Workshop, nell'East Village pe esempio, oppure The Noose a Chelsea o Purple Passions o magari il grande magazzino del sadomaso newyorkese London Leather. La divisa giusta prevede cuoio e pelle, ma forse ancor più PVC a fior di pelle per sentirsi "cinturato Pirelli" senza il cinturato. Abiti che per indossarli occorre usare il talco, che per risplendere hanno bisogno di una spuzzatina di lucidante da comprare nei negozi per accessori automobilistici, che vanno usati rigorosamente senza biancheria, perchè altrimenti la si noterebbe e ne verrebbe fuori un effetto paragonabile a quello di una mucca gialla a pallini rossi in piazza del Duomo. Abiti, infine, che rischiano in qualsiasi momento di aprirsi nei posti sbagliati.
Ma anche questo fa parte del brivido, specie se si viene ammessi nella casa di Chi Chi Valenti, Mother.
Il club è aperto da anni ma trovarlo non è facile. Come tutti i locali di questo genere non ha insegne all'esterno. Soltanto due enormi buttafuori rigorosamente vestiti di pelle nera che ti scrutano dall'alto in basso e poi ancora dal basso in alto prima di permetterti di entrare. Per essere ammesso devi avere l'aria giusta e soprattutto l'abbigliamento giusto. Per telefono Chi CHi è molto diretta: "Pelle o PVC, se no resti fuori".
E PELLE O PVC SIA: perché stasera non si può rischiare di non entrare. C'è la celebrazione annuale di Betty Page, l'idolo delle dominatrici e della House of Domination. A raccontare la storia di questo club di donne newyorkesi che usano il gioco della dominazione e sottomissione come teatro, come stile personale e, perché no, come stile di vita, è una delle fondatrici, Kitty Boots.
"Per anni ho frequentato la scena s&m londinese" (che modesta: ne era una delle regine!). "Disegnavo abiti audaci che vendevo nel mio negozio di Kensington Market Pure Sex. Poi un giorno decisi che ero stufa di quella città, stufa di vedere sempre la stessa gente, Londra era diventata noiosa e conservatrice e così partii per New York".
Nel 1989 Kitty arrivò a New York con una valigia di vestiti di gomma e di stivali dai tacchi a spillo, e incontrò Chi Chi Valenti, allora giornalista e animatrice delle notti newyorkesi. Insieme fecero il giro dei club di una New York ancora immune dalle leggi del sindaco Giuliani: una New York ancora libera di godere i piaceri del sesso in tutta sfrenatezza.
Dappertutto pero', i desideri s&m venivano espressi semplicemente con l'essere testimoni di atti di dominio: piercing, frustate, eccetera. Il sogno di Kitty Boots era quello di abbandonare questa idea fumettistica della donna-domina, per entrare in un territorio più feticista e meno sadico. Ed è così che nel 1990 nacque la House of Domination. Il locale è strapieno. E tutti sembrano divertirsi. Ci sono Betty Page di tutti i tipi, da quella che pare uscita dai cartoni animati, quai irreale tanto è "pompata" in ogni angolo del corpo, alla rossa Jessica Rabbit che nell'ambiente viene considerata una sorta di presa in giro della vera Betty, fino alla Betty stile Vampiro che si fa chiamare "Ambrosia Domination". Tutti aspettano con ansia il concorso, ovvero la premiazione per la migliore Betty della serata. I tendoni di velluto nero del palcoscenico si aprono puntuali all'una e trenta. La musica techno s'interrompe, la voce sensuale e cavernosa di Chi Chi Valenti invita gli ospiti al silenzio e sulle pareti del locale vengono proiettate immagini della "divina" Betty. Sul palco sfilanole Betty-dominatrici di ogni sorta, forma e colore. Il pubblico urla, applaude, fischia, si scatena. Le protagoniste si esibiscono in giochi "pericolosi". Adrenalina ed eccitazione raggiungono livelli incontrollabili. Ma riecco la voce di Chi Chi, giusto in tempo per placare la libido scatenatasi tra il pubblico e annunciare la vincitrice del premio della serata. È la rossa Betty-Jessica, che questa volta si presenta armata di frusta per la gioia dei suoi fans.
Alla fine della serata Chi Chi ha ancora la forza per scambiare qualche parola e cercare di spiegare il significato della dominatrice nella New York di oggi. "La dominatrice è stata considerata per troppo tempo come una figura solitaria, una sorta di imperatrice che comanda un esercito di persone, quasi tutti uomini pronti a essere schiavi ubbidienti o cameriere travestite. Le nostre dominatrici sono diverse. Sono donne normali. Molte di loro sono dominatrici per professione, alcune sopravvivono facendo le go-go dancers e le spogliarelliste, altre ancora hanno una vita del tutto normale. E sono di tutte le età, di tutte le classi. La più giovane dominatrice di Mother ha appena compiuto diciotto anni, la più anziana quaranta, Kitty e io abbiamo immaginato la nostra casa come un luogo di gioco e di teatro in cui poter esprimere le proprie passioni e i propri desideri sessuali con fantasia".
Ed ecco allora l'elenco delle prossime serate a tema del Mother: "Come fly with us", in cui le dominatrici saranno tutte hostess; oppure "She-Male Reformatory", dedicata a una notte in prigione con secondine ardite, prigionieri ribelli e una poliziotta tutta pelle alla porta che ti castiga se non sei vestito in modo adeguato.
"UNA DELLE SERATE in cui ci siamo divertite di più" racconta Chi Chi, "è stato quando le truppe americane hanno invaso l'Iraq. Quella sera il tema era "Combat Love" e il gioco era scoprire chi tra i soldati era il più forte. Immaginatevi voi che cosa può essere successo...".
Sono quasi le quattro di mattina. Il locale si svuota e le strade di Manhattan vengono invase da frotte di splendide Betty Page.
Sei mesi di tirocinio, poi tanti soldi
Per la maggior parte hanno vent'anni o poco più, e tutte hanno dovuto sottoporsi a uno stage "formativo" della durata di sei mesi per imparare tecniche e segreti del loro bizzarro mestiere: quello di "dominatrice". Una volta ultimato il tirocinio possono lavorare per molti turni a settimana, e guadagnare per ogni turno fino a 250 dollari esentasse. Sarebbe abbastanza per vivere più che bene: tuttavia sono relativamente poche quelle che si dedicano full-time a questo lavoro. Per il 40 per cento, infatti, le ragazze che operano nelle "house of domination" sono studentesse che sfruttano questa opportunità per qualche guadagno extra. In totale l'80 per cento delle dominatrici lo è soltanto part-time, perché in realtà fa un lavoro totalmente estraneo all'industria del sesso. Va detto che è buona regola dei locali sadomaso che tra clienti e "dominatrici" non vi sia alcun contatto sessuale: nel caso contrario si configurerebbe un reato di prostituzione e il locale verrebbe chiuso d'autorità. I locali specializzati si caratterizzano secondo le fantasiose soluzioni che sono in grado di proporre. Di solito sono forniti di 4-5 "stanze" particolari, le più frequenti delle quali sono quella medica, quella della Inquisizione spagnola, quella in cui è riprodotta un'aula scolastica e infine quella in cui vengono ammassati strumenti di tortura in stile medioevale. I clienti che sono per metà masochisti puri e per l'altra metà sadomasochisti, sono appassionati dei giochi di ruolo: in fondo è come la recitazione di uno psicodramma fatto di dura disciplina, di umiliazioni e di conseguenti, esasgerate punizioni.
© Mondadori S.p.A. 2000
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MISTRESS QUEEN
Tra un incontro e l'altro, Mistress Queen (diminutivo di Quentine) si concede una conversazione telefonica al cellulare col suo fidanzato. Le fanno da sfondo i severi arredi della "Victorian Room", la "stanza vittoriana", che è praticamente un classico di ogni "House of Domination" di New York.
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PROFESSIONE MODELLA
Senza un filo di trucco, senza i costumi del caso, Mistress Queen, nonché quella della "dominatrix", non ha neppure l'aria della modella, che è invece il suo primo lavoro. In città ci sta per un paio di mesi all'anno. E in quei periodi abita nella "casa".
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MISTRESS OLIVIA
Corde, una bottiglia d'acqua, il sorriso sulle labbra: Mistress Olivia non ha bisogno di molto altro per poter affrontare la sessione di lavoro (presumibilmente piuttosto movimentata) che la sta aspettando...
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MOMENTI DI RELAX
Di anni Olivia ne ha venticinque. Il lettino della "Medical Room", la stanza in cui si fanno giochi a sfondo ospedaliero, le serve anche per praticare lo yoga, cui sente il bisogno di dedicarsi dopo ogni sessione di lavoro. Olivia vorrebbe fare l'attrice. A questo scopo anzi sta frequentando una scuola di recitazione.
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DA STUDENTESSA...
Ultimato il suo turno di lavoro, smessi i panni impegnativi della "domina" (ma usa talvolta anche quelli della suora s&m), Mistress Nina è tornata a essere quella che è: una semplice studentessa un po' in ritardo sull'orario d'inizio delle lezioni.
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...A DOMINA
Americana, diciannovenne, Mistress Nina aspira a una carriera da attrice di cinema. Nel frattempo si barcamena con prestazioni in stile fetish di vario genere. Qui sotto sta posando in tenuta da perfetta dominatrice per un servizio fotografico destinato a una rivista sadomaso.
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MALIZIOSA
Barbarella: questo nome non ha un'eco veramente sadomaso; piuttosto comunica un pizzico di malizia col richiamo alle avventure di una eroina dei fumetti a metà tra l'erotico e il fantascientifico. Questa "mistress" comunque lo ha scelto, e qui posa per la copertina di una rivista fetish.
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TUTTO LATEX
Mistress Natasha si è infilata una maschera in latex e impugna un paio di forbici preparandosi a un incontro. Ma niente paura: il gioco si risolverà semplicemente nell'avvolgere nella plastica uno dei suoi clienti-schiavi.
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