| Tratto da Panorama del 15 maggio 2000
Attenti quel frustino crea dipendenza
Tutti i pericoli del sadomasochismo secondo uno psicoanalista freudiano
di Davide Burchiellaro
Frustini e sculaccioni? Una droga. Padroni in latex? Seguaci di una violenza che non ha nulla a che vedere con la sessualità condivisa. Non è tenero l'analista freudiano Franco De Masi, quando parla dei fan di De Sade. Nel suo libro La perversione sadomasochistica (Bollati Boringhieri), De Masi evidenzia i pericoli del fenomeno. E a Panorama spiega quali sono.
Il sadomaso è una malattia?
Nella psicoanalisi c'è chi vede in questi rapporti un percorso verso una sessualità ordinaria. Io credo che si tratti della sessualizzazione di un piacere distruttivo, il piacere per il potere e la sottomissione. Un'esperienza anaffettiva che non ha bisogno di partner con cui stabilire scambi relazionali.
Dove sta il pericolo maggiore?
Nell'escalation. Il rapporto sadomaso porta a un eccitamento drogato, per cui si tende sempre ad aumentare la dose di violenza. Nel rito del dressage, si fa il gioco infantile del cavaliere che galoppa per le praterie. L'altro è un servitore fedele, il piacere sta nello sfiancarlo sempre di più.
Il dolore è necessario?
È spesso funzionale all'eccitamento. La spiegazione è neurochimica: il dolore fa produrre al sistema nervoso le endorfine, sostanze che portano uno stato di benessere, talvolta di estasi.
Perché l'immaginario sadomaso è oggi così diffuso?
È più visibile perché viviamo in un'epoca di libertà sessuale e tutte le forme anomale di sessualità emergono, diventano business e spettacolo. Inoltre, l'aumentata possibilità di comunicare aiuta i sadomasochisti che, per rafforzare la propria identità, devono diffondere il loro immaginario e aggregare soci. Magari su Internet, dove ci si danno appuntamenti con esiti drammatici. È un meccanismo simile a quello usato dai pedofili.
LUSSO E LUSSURIA PERCHE' CI STUZZICANO PELLE E FRUSTINI
Sado Maso. Sdoganato, patinato, spettacolare
Dive in latex, quattro film d'autore sul mondo del bondage. E poi pubblicità superchic con manette e collari, saggi e confessioni. Così un'ex perversione conquista l'immaginario.
D'accordo, quell'espressione di estatico terrore non è molto credibile. Ma bisogna ammettere che, accucciata sul tappeto di pelliccia e fasciata nel succinto abitino in latex rosso con spacchi, Milla Jovovich fa un certo effetto. Così, in versione sadomaso, l'eroina di Giovanna D'Arco appare sulle pagine patinate di un recente numero di Photo, immortalata dal fotografo glamour Mario Testino. Uno dei tanti maestri dell'obiettivo ad attingere all'immaginario sadomaso che, ormai sdoganato dai tabù ed eletto a variante della multiforme sessualità del Terzo millennio, sembra monopolizzare l'ispirazione di artisti, pubblicitari e registi impegnati. Padroncine severe con tacchi a coltello sottomettono indistintamente uomini e donne tra le pagine dei giornali nelle campagne fashion di marchi del lusso come Louis Vuitton, Christian Dior, Ungaro e Damiani (che ha assoldato il fotografo Peter Lindbergh). Vinile, cerniere e manette trionfano anche in marchi meno pretenziosi come Breil, Francesco Biasia o Fuji film. Le manette, quelle vere, le ha rischiate invece il regista sudcoreano Sun Woo Jang autore di Bugie, film sugli schermi italiani nei prossimi giorni che ha scandalizzato le platee della passata edizione di Venezia.
Il sesso raccontato in Bugie è un concentrato esplosivo di sadomaso: si comincia con le frasche di ciliegio e si finisce dopo due ore con legnate pesanti a base di manici di zappa e cassette di frutta. Abbastanza da far rischiare la galera a Jang che si è rifiutato di tornare a Seul. Per una curiosa coincidenza, dopo l'uscita del film coreano, le storie sadomaso sul grande schermo hanno cominciato a moltiplicarsi: il regista Damian Harris ha girato Mercy, storia noir che vede la detective Catherine Palmer (Ellen Barkin) investigare tra serial killer legati a un giro di di bondage lesbico e computerizzato. E come se non bastasse sul sadoshow hanno spinto l'acceleratore anche il cineasta dell'underground John Waters che è riuscito nell'abile mossa di trasformare Melanie Griffith in Honey Whitlock, reginetta del bondage (per Cecil B. DeMented) e Antoine De Caunes che per il suo Les Morsures de l'Aube, ancora in post produzione, ha arruolato Asia Argento nei panni di ambita diva gotica delle notti parigine, tutta pelle e vampirismo.
PRIMA REGOLA: LO STILE NAZI
Alexia, 32 anni, racconta chi sono e che cosa vogliono i suoi clienti
"Il cliente vuole essere spaventato a morte fin dall'inizio. Già sul portone, non deve vedere me, deve vedere Hitler e mettersi in ginocchio". Parola di Alexia, dominatrix bolognese che per calarsi nei panni sadomaso usa una specie di rigido metodo Stanislawsky. Da qui il suo successo: "Sono una praticante dell'autorevolezza molto amata da imprenditori e politici di tutta Italia". Il suo kit sadomaso è essenziale e pronto all'uso dentro una valigia per eventuali trasferte. Scarpe e stivaloni ("Il tacco mai inferiore ai 16 cm"), un frustino e soprattutto una cintura Gucci: "Piace molto, dà il senso della costrizione e della raffinatezza insieme, sono uomini che amano le cose belle" giura. E poi barattoli di brillantina: "Ho i capelli corti e biondi, li tiro indietro e guardo il cliente con gli occhi sbarrati". Il terrore e l'eccitazione si protraggono per 2-3 ore e si pagano cari, dai 2 ai 3 milioni. "È una faticaccia" dice Alexia "vogliono essere calpestati con i tacchi sulle mani, sui piedi, sul petto, poi chiedono di essere penetrati con vibratori o bastoni. Qualcuno esagera, vuole giocare con candele e coltelli. In quel caso di solito dico basta. Una volta, però uno è riuscito a convincermi. Con un assegno da 20 milioni".
Ma davvero l'immaginario delle scudisciate e delle catene, formalizzato dai puristi nella formula Bdsm (Bondage domination sado maso) ha tutta questa presa sul pubblico? E oltre l'iconografia patinata e alle suggestioni modaiole sta crescendo l'esercito dei seguaci di De Sade e Sacher-Masoch?
Secondo lo psicoanalista Franco De Masi (vedere riquadro in seconda pagina), l'ammiccamento di pubblicità e cinema alla perversione è avvenuto grazie alla liberalizzazione dei costumi ed è funzionale a rafforzare l'identità dei "perversi sadomasochisti che tendono a fare proseliti. Un fatto pericoloso, perché usa gli stessi meccanismi di aggregazione dei pedofili" tuona De Masi. Francesco Morace, sociologo della comunicazione e presidente dell'Istituto di ricerche Future concept lab, punta il dito sulla crisi di creatività dei pubblicitari colpevoli di utilizzare l'iconografia fetish e sadomaso per privilegiare la "visibilità sulla credibilità". Le stesse griffe del lusso, secondo Morace, hanno responsabilità, poiché preferiscono tradire la storia e la tradizione dell'azienda soltanto per raggiungere un messaggio dirompente. Come dire, una donna mascherata con frusta in mano, ritratta magari da un fotografo in voga non può non colpire come storia sadomaso. Tesi che sorprendentemente trova d'accordo anche i teorici underground del Bdsm, come Helena Velena: "Ciò che vince dell'immaginario sadomaso, soprattutto in pubblicità, è la capacità di provocare un richiamo sessuale fortissimo senza far vedere donne nude". Una superficialità che Velena spiega e cerca di correggere, durante i training ai pubblicitari milanesi (come quelli della Tbwa/Bddp), che negli ultimi tempi le chiedono consulenze sul tema.
GOTICA. Asia Argento. In 'Les morsures de l'aube' è una vampira che si aggira per Parigi.
Quello patinato rimane dunque un sadomaso finto, che più della pratica vera e propria sembra stuzzicare il voyeurismo di uno spettatore che al cinema non si scandalizza più o di un consumatore che sposa una trasgressività nel vestire. Anche se, va detto, il mondo dei praticanti s/m in Italia comincia a diventare business: secondo i compilatori della Guida al sesso in Italia, i sexy shop che hanno aperto sezioni s/m in Italia sono ormai 250, 20 per cento in più rispetto all'anno scorso. Aumentati anche i club privè muniti di salette con panche e attrezzi di tortura, passati da 55 a 70 in un anno. Addirittura un exploit (10 mila copie ) per il neonato bimestrale italiano per feticisti del piede e amanti del calpestamento, Kalkantibus, il cui editore Fulvio Brunatti ambisce a creare una "cultura estetica" delle estremità femminili e del Bdsm in generale. "C'è tutto un background di icone popolari amate dal pubblico che da Madonna in poi ha preparato il terreno".
(ha collaborato Max Lazzari)?
DIVA LEGATA. Un'insolita Melanie Griffith, protagonista di 'Cecil B. DeMented', firmato da John Waters.
http://www.mondadori.com/panorama/area_2/5099_2.html
http://www.mondadori.com/panorama/area_2/5099_1.html
© Mondadori S.p.A. 2000
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