Dungeon – Donjon – Il posto attrezzato per il gioco BDSM

L’importanza di potere disporre di un posto attrezzato per il gioco BDSM. Il nome usuale è quello inglese di dungeon. Le caratteristiche che deve avere questo posto e cosa abitualmente viene messo al suo interno. Le difficoltà di trovare spazi adatti per un dungeon.

Il posto del gioco BDSM è molto importante. Questa affermazione detta così può apparire per un verso banale e per altro verso non sempre valida.
Obiezione accolta.
Ma facciamo un passo più in là e svisceriamo il tema.
Molto spesso sento lamentele di persone che non riescono a passare dalla teoria alla pratica.
Ma queste lamentele “ohh cerco ma non trovo” mi fanno sempre riflettere sulle cause del problematico incontro di domanda e offerta che è regola generale della vita e l’SM non fa eccezione.
Spesso ne ho parlato, ma oggi voglio soffermarmi su una possibile causa.
Ho detto “possibile” perché la mancanza di un luogo adatto al gioco viene ad incidere ed essere rilevante solo per una parte di persone e non per tutti.
Chi abita da solo, ma anche la coppia di marito e moglie o comunque di partner conviventi che hanno una loro casa possono essere poco interessati a cercarsi un posto dove giocare a meno che figli e suocere costituiscano grave ostacolo a momenti di reale e non breve tranquillità.
Per restare in tema di coppie, il caso del marito che cerca di convincere la moglie a fare qualche gioco, ma lei si mostra sorda ad ogni sollecitazione; il caso della moglie che vorrebbe un rapporto con il marito dove dominazione o sottomissione fossero parte integrante delle loro scopate, ma il marito non comprende e dice ”ma checos’èquestarobinaqua” , sono casi che in teoria hanno nulla a che vedere con un posto per le attività SM che c’è oppure non c’è.
Ma a ben guardare anche i personaggi di questi due ultimi esempi rientrano dalla finestra della presente disquisizione perché nel 90% dei casi nessuno dei due si arrende e cerca poi, fuori casa, quello che in casa non è riuscito ad ottenere. E quindi il tema del posto dove giocare con un partner è ancora di grande attualità.
Come lo è per tutti coloro che con inserzioni o in altro modo cercano un partner e nel momento in cui esso si profila all’orizzonte, nasce il dramma di dove realizzare certe situazioni. Certo, il motel è sempre a portata di mano e anche di tasca, ma le controindicazioni di questa soluzione sono talmente evidenti che evito di enumerarle. Il motel è comunque soluzione adottata da tanti in mancanza di meglio.
Ma a ben guardare il problema è ancora più a monte.
Tizio cerca con annunci BDSM e descrive se stesso e chi cerca. Se nell’inserzione può dire che dispone di un posto adatto e bene attrezzato la sua inserzione cambia radicalmente di tono e suscita ben altro interesse.
Caio ha conosciuto una tipa e nasce una certa confidenza ed intimità. Se lui un giorno le dice: “se fai la brava per una settimana, sabato ti faccio vedere un posto che neppure immagini che esista” e poi, a fine settimana, la porta nel suo dungeon attrezzato, pulito, carino, accattivante, illuminato nel modo giusto, voi pensate che lei non resti a bocca aperta e rapita da oggetti di un immaginario erotico che qualsiasi donna non bigotta non può che apprezzare?? E se non apprezza è meglio riportarla velocemente a casa e che lì vi stia a fare la calza da regalare, a Natale, al parroco.
Ho parlato di dungeon (si pronuncia dàngeon) ed in inglese significa letteralmente segreta, prigione.
Nel nostro gergo significa qualsiasi posto attrezzato per giochi BDSM.
In francese di chiama donjon (si pronuncia dongiòn) ed ha lo stesso significato.
In italiano manca il termine corrispondente e si usa abitualmente quello inglese.
Io francamente ho battezzato i miei posti in modo meno tecnico e con un pizzico di fantasia che non guasta. Uno l’ho chiamato bunkerone, visto che era anche bello grande con due enormi sale più servizi più un ripostiglio. Ovviamente sottoterra – come tutti i bunker – sicché non c’erano problemi di…. acustica. Il bello è che era sotto il livello del terreno, ma non una cantina né un box.
Un altro, che era pure sotto il livello stradale, l’ho chiamato bunkerino per le sue piccole dimensioni.
Ora uso uno che chiamo Sound&Music perché dentro si producono non poche melodie e poi le iniziali corrispondono bene al nostro tema. Anche questo bene interrato senza altri locali attorno o confinanti.
Spesso infatti questi dungeon sono ricavati in seminterrati perché la problematica dell’acustica è importante. Non si può pensare ad esempio a un box o ad una cantina perché sono posti in genere poco ospitali e poi qualsiasi piccolo rumore prodotto dentro si ode molto bene all’esterno.
Anche le mansarde sono poco adatte per queste stesse ragioni.
Quanti posti carini ho visto e scartato solo perché non adatti per la questione del rumore che dall’interno poteva uscire all’esterno. Pensare ad isolare acusticamente è impresa ardua per i costi e per risultati che molto spesso sono inferiori alle aspettative e alle necessità.
Chi ha la fortuna di potersi permettere un dungeon ha almeno un paio di marce in più sulla sua macchina.
So di alcuni “consorzi” che sono nati per suddividere le spese e come tutti i consorzi ci sono vantaggi e svantaggi dove gli ultimi sono rappresentati soprattutto dal fatto che le persone devono andare d’accordo, che gli impegni economici che si prendono devono essere rispettati da tutti, che tutti devono mantenere il posto pulito e gradevole, che uno del consorzio si deve sobbarcare l’onere di essere l’intestatario del contratto (affitto o acquisto) e dei relativi contratti di luce ecc. Spesso si parte e poi dopo poco si naufraga miseramente perché uno si sposa con una “brava” ragazza, un altro parte per trasferirsi in Brasile e il terzo è un pasticcione che lascia tutto in disordine e sporco.
Altre volte ho visto dei consorzi funzionare e conosco uno di questi che è composto da gente seria, ma dove se uno per ragioni varie non può più essere della partita ne subentra un altro, sicché la questione economica non ne risente. Ogni persona che subentra è “in prova” per qualche mese in modo da saggiare le sue capacità di seguire le regole.
Un dungeon è per definizione un posto attrezzato. Cosa metterci dentro? Dipende dai gusti ed è inutile qui elencare possibili attrezzature che sono comunque le solite, ma appunto in funzione dei gusti. Uno si può sbizzarrire e può metterci croci di Sant’Andrea, panchette imbottite, gabbie, carrucole (ben forti e solide) , un baule per concentrare dentro i piccoli arnesi da … lavoro, rastrelliere per le fruste. Ma ripeto qui non ci sono regole salvo una che vi impongo io: un estintore.
Non fate risparmi dove non vanno fatti soprattutto se vi viene voglia di qualche gioco alla cera di candela. Riflettete che nei posti “normali” uno non è mai legato e in caso di incendio può sempre scappare. Altra faccenda è se avete il partner legato. Riflettete.
E sappiate che un estintore ha bisogno di manutenzione ogni sei mesi o al massimo ogni anno.
Un dungeon ha sempre bisogno di un bagno funzionale.

Come è stato detto da qualcuno il dungeon non è tanto uno spazio fisico quanto uno spazio mentale.
Quasi sempre questi posti assumono una particolare energia. O se non volete parlare di “energia” diciamo che assumono una particolare atmosfera. Spesso quando si entra si resta colpiti dall’ambiente che diventa quasi magico.
Il fatto che sia un posto che non lascia passare urla e strepiti da dentro verso l’esterno significa che anche i rumori esterni non arrivano. Ho detto una banalità? No, non lo è perchè arrivare da una chiassosa strada e dopo aperture di serrature, lucchetti e lucchettini chiudersi la porta alle spalle e entrare in un luogo dove non arrivano rumori o solo molto ovattati, già crea uno stato d’animo particolare. Aggiungete le luci giuste e per giuste intendo luci che all’inizio sono molto tenui, diffuse ed altre che vanno ad illuminare degli attrezzi particolari. Aggiungete un buon odore di cuoio e il dungeon assume una atmosfera che dire che è suggestiva, è dire poco!
Qui mi avvalgo solo dei commenti delle persone che ho portato in questi posti e che sono sempre rimaste affascinate dal luogo. Non colpite da un oggetto in particolare, ma dal luogo nel suo insieme. Sono stati sprecati aggettivi come “affascinante”, “magico” , “ particolare”, “suggestivo” “sconvolgente”, e a dirlo sempre donne con la loro innata curiosità per ciò che non è il solito tran tran.
Rammento una cara amica. Come premio, se pensava di essere stata brava, mi chiedeva se le aprivo il mio “bunkerone” (quel dungeon di cui prima ho fatto cenno) e di lasciarla lì per una mezza giornata, sola, a fantasticare, a sognare rapita dalla suggestione del posto. Un posto pieno di pesanti attrezzi in legno massiccio, di una funzionale struttura in tubi Dalmine arricchita da molte decine di metri di catene, di una sling in pesante cuoio (la sling è quella specie di amaca, corta poco più di 1 metro, agganciata a catene. Molto funzionale per ogni gioco su organi genitali maschili o femminili). Pieno anche di numerose scansie e rastrelliere per fruste ed oggetti, di qualche grande specchio per soddisfare voglie voyeristiche e contemplare alla fine i segni che sono quella cosa che rassicura che non è stato tutto un sogno, ma splendida realtà. Luci soffuse e possibilità di luci forti per i momenti di giochi che richiedono precisione e buon occhio. Luci arricchite da candele messe in posti che non diano fastidio o creino pericolo.

Come non sentire il fascino di un posto simile !

AVVISO

I commenti sono chiusi, ma chiunque ha critiche, osservazioni, suggerimenti, ipotesi di integrazioni, vedute diverse su quando da me scritto nell’articolo, può scrivere alla mia casella di posta fulvio@gabbia.com
Ciò mi sarà gradito e la risposta è certa.
Questa collaborazione potrà migliorare o arricchire l’articolo a beneficio di tutti gli utenti.

This entry was posted in BDSM Anteprima and tagged , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*


4 + = nove

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>