| Etica BDSM |
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La comunità SM è abbastanza matura da aver sviluppato codici propri di etica e comportamento, alcuni dei quali sono stati introdotti nell'ortodossia. I più conosciuti e maggiormente ripetuti sono senza dubbio quelli che indicano che il sesso SM dovrebbe essere Sicuro, Sano e Consensuale e che puoi Colpire ma non Danneggiare. E' opinione dell'editore che nemmeno questi siano completamente soddisfacenti e che la formulazione data di solito sia soggetta a notevoli critiche ma sono utili come traccia di regole. In attesa di ulteriori discussioni ho riportato alcune loro definizioni di seguito.
Sicuro Sano e Consensuale
Sicuro
Tutte le parti devono aver preso le necessarie precauzioni atte a prevenire danni fisici e mentali a loro stessi, compresa la trasmissione di malattie.
Sano
Tutte le parti sono in pieno possesso delle loro facoltà mentali e sono pienamente consapevoli dei rischi derivanti dal gioco a cui intendono partecipare.
Consensuale
Tutte le parti comprendono appieno i rischi potenziali del gioco che intendono intraprendere e danno il loro consenso a queste attività. Questo consenso può essere ritirato o modificato da ognuno dei partecipanti in qualsiasi momento.
(Jacques 1993:3)
Colpire ma non Danneggiare
Per molti leatherfolks (coloro che amano vestirsi di pelle), il dolore è l'obiettivo del gioco. Noi reclamiamo il diritto di decidere in autonomia a quali attività sessuali prendere parte, compresi i giochi in cui il dolore è parte integrante. Dal momento che nessuno è ferito, con questo intendiamo che nessun danno è praticato che non guarisca facilmente e velocemente, noi crediamo che lo Stato (o chi per lui) non ha il diritto di condannare le nostre azioni.
Comunque, come la maggior parte delle libertà di espressione, il diritto che reclamiamo ci porterà un pesante carico di responsabilità. Chi non è disposto a farsi carico di tali responsabilità non dovrebbe prendere in mano una frusta.
Siamo responsabili della salute e della sicurezza del nostro partner e di noi stessi
Ricordate, va bene colpire il vostro partner (ad esempio procurare dolore) ma non dovete mai ferirlo!
from Slakker's original ABC of BDSM.
Il consenso di tutte le parti coinvolte in una scena SM è necessario per dare alla stessa una diversa connotazione. Ciò che nella "vita reale" si definirebbero tortura e violenza in una scena SM sono attività consensuali concordate. Comunque la questione de consenso non è così lineare come potrebbe sembrare. Innanzi tutto è difficile fare una distinzione precisa tra il sesso SM e le attività "vanilla" che richiedono anche loro un consenso, fuori da questo è violenza o stupro. Forse i requisiti, per quanto riguarda l'SM, possono sembrare maggiori a causa di alcune pratiche che si praticano e che nella vita reale sono considerate "indesiderabili" da momento che si dà per scontato che il sesso "normale" debba essere piacevole.
Il consenso, per essere significativo, deve essere un consenso informato; vale a dire che le parti che prendono parte ad una scena dovrebbero avere una conoscenza globale di quello che intendono portare avanti, dei problemi e dei rischi che potrebbero incontrare e così via. Di solito, però, le persone non sanno prima come si svolgerà una scena e come reagiranno a ciò che accadrà; d'altro canto predisporre nei dettagli tutta la scena può essere negativo ai fini della sua buona riuscita e togliere l'eccitamento dell'improvvisazione, per cui il consenso sarà dinamico, sulla base dell'evolversi della scena. Gli amanti dell'SM hanno adottato numerose strategie per gestire questo aspetto come le safeword, i segnali e, addirittura, accordi scritti. Quest'ultimo non strettamente necessario ma una comunicazione aperta ed onesta prima della scena e un'attenzione e una sensibilità durante la stessa sono di vitale importanza.
Molti, nel mondo SM, conducono la scena sulla base che chiunque, in qualsiasi momento possa ritirare il proprio consenso. Ulteriori complicazioni si hanno quando alcuni rinunciano a questo diritto per un certo periodo o in alcune condizioni, come una scena di lunga detenzione "consensuale/non consensuale" chiamata 24/7 in una relazione Master/Mistress-Schiavo In questi casi i partner possono accordarsi dando possibilità illimitate alle attività sullo schiavo che, sul momento, può non desiderarle o addirittura vorrebbe interromperle ma che danno un diverso tipo di piacere e soddisfazione, viste in maniera retrospettiva o in un contesto di sviluppo della relazione. Questo tipo di accordo dà allo schiavo la netta percezione di non avere controllo alcuno, pur essendo certi che alcuni limiti saranno rispettati dal Dominante. Dopo tutto, il Master/Mistress ha come ultimo obiettivo quello del reciproco piacere e la salvaguardia della propria reputazione.
Da notare che, sebbene il bottom dia un particolare rilievo al consenso, (dal momento che è fisicamente più vulnerabile), questo ha valore anche per il top, che ha lo stesso diritto a non essere obbligato a fare cose che non desideri fare. Anche i top possono avere avversione, o trovare poco piacevoli, alcune attività e un bottom che li solleciti nel praticarle è ritenuto disdicevole come un top che abusi del suo bottom contro il suo volere.
Negoziazione
Uno dei fattori determinanti, per una buona riuscita di una scena BDSM, è quello di conoscere la fine arte della negoziazione. Probabilmente ignorare quest'aspetto è uno dei fattori principali per cui questa non si concluda nella maniera migliore.
Negoziare non significa mercanteggiare ("io faccio questo per te se tu fai questo per me.."), significa piuttosto discutere, liberamente ed onestamente, di ciò che si desidera e delle aspettative che si hanno, con il proprio partner. E' da sottolineare che, in questa fase, sia il Dominante che il sottomesso sono allo stesso livello.
Ci sarebbero moltissimi aspetti da chiarire, oppure pochissimi, tutto dipende dalla natura e dall'intensità della scena. Ad esempio: se la scena prevede la fustigazione, è opportuno stabilirne la tecnica, l'intensità e la durata; è opportuno, inoltre, concordare le safeword.
Il Dominante dovrebbe essere a conoscenza di eventuali limiti fisici del sottomesso e delle sue esperienze precedenti; dovrebbe cercare di scoprire fino a quale punto il livello di dolore è dal bottom considerato piacevole e, di conseguenza, quando non lo è più.
Si dovrebbero stabilire limiti di tempo e di colpi.
Naturalmente, tutto questo dipende dall'esperienza dei giocatori, da quanto si conoscono reciprocamente e dall'intensità della scena che intendono portare avanti.
Più la scena è intensa, con maggiore precisione dovrebbero essere stabiliti i limiti.
Meno esperienza si ha, maggiore importanza ha il parlare e chiedere liberamente.
Limiti
Nel BDSM, i limiti sono una specie di delimitazione o restrizione che, uno o entrambi i giocatori, stabiliscono.
Possono essere:
fisici (ad es. se si hanno problemi alle ginocchia o alla schiena alcuni tipi di bondage potrebbero essere sconsigliati),
mentali o emozionali (ad es. qualcosa che fa scatenare fobie o post traumi);
di esperienza (qualsiasi cosa non si ritenga di poter affrontare ancora)
Trova i tuoi limiti
I principianti potrebbero non comprendere pienamente il concetto dei limiti e potrebbero non conoscere i loro. Per un novizio uno dei risultati che dovrebbe ottenere dovrebbe essere quello di esplorare, attentamente e sistematicamente, dove sono i suoi limiti.
Non sottovalutate l'importanza della 'prima volta'.
Spingendo troppo in là il gioco si potrebbe decidere di abbandonare tutto definitivamente.
Chi ha esperienza, e gioca con uno nuovo della scena, dovrà avere cura di non spingerla verso limiti estremi.
Le persone che entrano nel mondo BDSM per la prima volta, di solito, non sanno cosa chiedere e quali informazioni fornire.
Quando un giocatore esperto accetta la responsabilità del suo partner inesperto, dovrebbe passare un certo tempo ad educarlo e ad informarlo. Quasi sempre i principianti sono nervosi, impauriti ed hanno bisogno di calore ed amore.
Ricordatevi come vi siete sentiti la prima volta che avete intrapreso una scena. Non ha importanza da quanto tempo si sia nel mondo BDSM, tutti abbiamo avuto una prima volta.
Allargare i propri limiti
I limiti non sono scolpiti nella pietra. Tendono a spostarsi ogni volta sia per le circostanze che per una particolare scena.
Potresti voler andare un po' oltre con una certa persona perché hai piena fiducia in lei.
Il superamento della soglia del dolore è forse l'esempio più ovvio per andare oltre. I limiti si possono superare anche con una scelta consapevole.
Alcuni di noi, soprattutto quelli che sono nella Scena da qualche tempo, sono insoddisfatti dei limiti che hanno e desiderano espanderli.
Ad esempio: diciamo che abbiamo una certa soglia del dolore in una certa situazione e che decidiamo di volerla innalzare un poco. Forse perché si vuole capire cosa si prova o forse per conoscere quali saranno le nostre reazioni, ma non si è in grado di deciderlo individualmente.
Infatti, quando il dolore raggiunge il tuo limite, usi la safeword; non perché lo vuoi ma perché devi.
Nonostante questo tu, però, vuoi andare ancora un po' più in là.
Ipotizziamo che tu abbia un partner regolare di cui ti fidi ciecamente; qualcuno che abbia la conoscenza e l'esperienza adatta. Puoi decidere di dargli il permesso di oltrepassare i tuoi limiti. Questa è l'unica situazione in cui è moralmente ed eticamente accettato il superare i limiti.
Ciò che spesso capita è che, dopo averli superati, si scopre di avere meno paura di quello che si temeva. Conoscendo e superando i nostri limiti impariamo a renderci conto che essi sono basati più sulla paura che sulle nostre reali capacità o incapacità. Più ci confrontiamo con la paura e più questa diminuisce.
"Gli unici limiti che abbiamo sono quelli che ci poniamo da soli" (ndt)
Le safeword ed i safesignal
Le safeword e i safesignal (chiamati anche stopword e stopsignal) sono codici convenuti dai partecipanti ad una scena SM che il bottom può utilizzare per sospendere momentaneamente la scena o per interromperla definitivamente.
Ci sono varie ragioni per cui l'utilizzo delle safeword e dei safesignal è da considerarsi utile. Queste parole e questi segnali dovrebbero essere utilizzati in alcune scene di ruolo in cui è possibile non essere in grado di comunicare o durante le quali le suppliche del bottom ad interrompere la scena possono essere fraintese.
Anche in altre scene non di ruolo può andare a finire che i bottom dica no quando intende sì e potrebbe essere difficile, nell'accaloramento dell'interazione, essere in grado di spiegare chiaramente i significato di un no.
In queste circostanze, dando al bottom questo semplice pulsante anti-panico, si fornisce a molti un senso di sicurezza sia fisica che mentale, soprattutto quando si gioca con un top che non si conosce a fondo.
Il segnale può essere di qualsiasi tipo, purchè stabilito fra le parti, ma dovrebbe essere semplice e facile da ricordare nonché inconsueto all'interno del normale corso della scena.
Alcuni utilizzano parole che non hanno senso compiuto ma potrebbero essere difficili da ricordare e sembrare stupide nonché forzate all'interno del contesto.
Una buona soluzione è l'utilizzo del nome di battesimo de top, se il bottom non lo deve già utilizzare per la scena in atto, oppure i nome del bottom che non viene di norma utilizzato e che non da, sicuramente, problemi per essere ricordato.
Alcuni utilizzano più di una parola con più sfumature di significato del semplice stop o fermati.
Karen (vedi ipertesto nell'originale N.d.T.) suggerisce "pietà" per indicare di alleggerire il coinvolgimento fisico; "crudele o tu sei crudele" quando i limiti emotivi o fisici stanno per essere raggiunti (in una scena di abuso verbale) e il nome del top per "interrompi qualsiasi cosa, ora"
In alcune scene le parole "giallo" (avverte che i limiti stanno per essere raggiunti) e "rosso" (chiede di interrompere tutto) sono abbastanza in uso
Quando i bottom è imbavagliato o comunque non in grado di esprimersi a parole, è necessario un segnale non verbale ed è probabilmente essenziale nei giochi pericolosi dove esiste la possibilità di ferirsi.
Uno schiocco con le dita può andare bene, a parte il fatto che guanti o un determinato bondage che la scena può prevedere, non permetterebbero a bottom tale schiocco.
Un Master specializzato nei giochi di asfissia, da alle sue bottom una biglia da tenere in mano che può essere lasciata cadere sia intenzionalmente che come sicurezza in caso di svenimento.
Vi sono molti che ritengono la safeword cruciale ed altri che dissentono. Ad esempio Slakker scrive:"Alcuni, nel mondo BDSM, credono che dare al bottom la possibilità di interrompere la scena con la safeword, tolga a questa significato. Io ritengo sia appropriata in alcune situazioni di gioco (ad esempio la safeword non è utilizzata quando addestro i miei ragazzi). Non posso, comunque, pensare a nessuna situazione che non coinvolga persone che abbiano giocato molte volte insieme che conoscano reciprocamente i propri limiti e tra le quali vi sia una enorme fiducia. Ricordate che se ci si accorda di giocare senza safeword, si mette la propria sicurezza completamente nelle mani di un altro. Chiediti quanto ti fidi di lui e, se non hai un'assoluta fiducia nel tuo top, per salvaguardarti, insisti per la password".
Personalmente ritengo questo punto di vista sbagliato. La possibilità per un bottom la possibilità di "potersi tirare fuori" non è la funzione della safeword ma un modo di condurre la scena.
La sicurezza che tale parola può dare è molto illusoria, pur avendola concordata, non vi è nulla, infatti, che obblighi il top a rispettarla e, in ogni caso, è ingiustificato presupporre che un top abbia facoltà di fare qualsiasi cosa gli piaccia solo perché la safeword non è stata utilizzata.
La safeword serve a dare maggior senso di sicurezza a quelli nuovi del SM o a nuovi partner di cui non si conoscono ancora bene e reazioni ed è ovviamente ragionevole avere alcuni segnali di sofferenza quando la parola e i movimenti sono inibiti, ma non dovrebbero mai fare assegnamento solo su questi indicatori per percepire ciò che il bottom sta sentendo. Non ci sono sostituti all'attenzione, sensibilità e genuina comunicazione che una safeword possa garantire e, addirittura, questa può impedire lo sviluppo del rapporto.
Come spesso ho sostenuto, la mia stopword è "stop" e non la uso con leggerezza. Se non hai la necessaria sensibilità per distinguere un genuino dolore dal gioco, forse non dovresti giocare del tutto
Essere volontariamente vulnerabili
Questo pezzo è stato pensato per uomini gay ma può essere interessante anche per i cultori del BDSM.
Ci sono molti ragazzi che vogliono sperimentare con maggior approfondimento il SM. Alcuni dicono di voler essere schiavi, altri di volersi sentire dominati ed infine quelli che vorrebbero provare dolore.
Sfortunatamente non funziona così; essi non possono, infatti, fare il primo passo, che è il più importante.
Vorrei chiarire che in una situazione SM, come in una D/s, si parla di scambio di potere; una parte esercita il potere di prendere decisioni sull'altra. La relazione dom/sub funziona così, la parte sottomessa diventa volontariamente vulnerabile. Per "diventare" così bisogna comprendere cosa significhi essere vulnerabile (sia fisicamente che psicologicamente) La natura volontaria di questa situazione è estremamente importante; dubito ci si possa essere costretti ma, con un opportuno trattamento (e una buona dose di rispetto reciproco), possa essere fatta rispettare.
Alcuni di voi, forse, non saranno d'accordo sul fatto che un vero "schiavo" desideri (forse più di ogni altra cosa) essere gradito al suo Master ma io credo sia quasi sempre vero.
I bottom sulla scena SM non sono carne da macello; hanno bisogno e vogliono fare esperienza con ciò che i Master hanno loro da offrire soprattutto per provare a loro stessi che sono in grado di farcela.
Molti Master rispettano il sottomesso per la sua volontà di piacere e di essere vulnerabile.
Con questo scritto vorrei essere utile alla crescita del bottom e aiutarlo ad instaurare un piacevole accordo di relazione, soprattutto per quanto riguarda le gratificazioni sessuali che potrà conseguire.
Il Master e lo schiavo (Top/bottom) possono condividere i piacere, specialmente se questi termini sono definiti nello stesso modo e se hanno ben compreso il concetto di volontaria vulnerabilità.
Desidero sottolineare che tale concetto non si applica solamente alle relazioni a lungo termine, infatti, questo è il nocciolo di moti altri tipi di gioco di "scambio di potere" (power exchange) che possono essere meno lunghi della relazione Master/slave ma che possono coinvolgere i partner in sessioni SM in cui il primo elemento deve essere la volontà del bottom a rendersi volontariamente vulnerabile e per i Top di accettare questo come un dono da ricompensare e rispettare.
Lessere volontariamente vulnerabile ha molti aspetti, io vi parlerò di due di questi:
1. si diventa vulnerabili quando si è in grado di esprimere i nostri bisogni a qualcuno che li possa soddisfare. Nella nostra società questo è visto come una debolezza perché implica che noi non siamo in grado di soddisfarli autonomamente. Un bottom che dica: "Per favore, ho bisogno..." esprime sia la necessità che il desiderio di perdere il controllo su se stesso e, di conseguenza, di essere volontariamente vulnerabile;
2. per essere vulnerabili in ogni tipo di relazione (comprese quelle amorose o di matrimonio) devi porti nella condizione di essere ferito in modi penosi. Il ferimento può essere psicologico, naturalmente (e questo tipo di offesa è la più dolorosa di tutte). Un bottom può mettersi nella condizione di fare esperienze di dolore fisico, e lo fa volontariamente, confidando che il suo Top capisca i suoi bisogni e i suoi limiti e che accetti la sua vulnerabilità come un dono che verrà restituito all'interno della piacevole esperienza che li vede coinvolti. Questo non è un compito facile sia per il Top che per il bottom.
Può un Top dire anche lui: "Ho bisogno di.."?
Alcuni credono che prendendo ciò di cui hanno bisogno non saranno vulnerabili. Un'alternativa al solo sfruttamento del bottom, potrebbe essere l'approfondimento, con questo, delle sue paure, delle sue ansie e spiegando quali doni ulteriori si vorranno dal bottom.
Questo modo di comunicare in entrambe le direzioni, oltre a dimostrare comprensione ed attenzione, è un modo di chiedere una maggiore vulnerabilità volontaria; è il modo, attraverso il quale, il Top dice: "Ho bisogno di..." e per avere il proprio partner disponibile ai suoi bisogni.
Non c'è bisogno di una persona particolarmente brillante (o di un bottom particolarmente brillante) per vedere che un Top che eviti questa comunicazione e che si limiti a prendere, è più debole di quanto non faccia intendere. Io sostengo che un Top in grado di dire: "Ho bisogno di..." e di avere un partner che lo soddisfi con gioia e volontà, sia l'essenza per essere un buon Top. Un buon bottom si vedrà da come reagisce a questo tipo di rapporto, naturalmente.
Molti sottomessi vorrebbero superare i loro limiti, vorrebbero che i loro top i conducessero ai limiti della loro capacità di essere vulnerabili ma, nello stesso tempo, hanno bisogno della certezza che si stanno fidando di un Top che avrà a cuore la loro cura e che condurrà il gioco con reciproca soddisfazione.
Non è piacevole che un Top si blocchi al primo lamento. Non è piacevole che un bottom sia tenuto sotto i suoi reali limiti o ferito in maniera tale che dimostri che il Top difetti di compassione e attenzione.
Questo non significa che i proprio Top sia "l'assassino della moto sega" significa che, anche mentre si infligge dolore, mentre si spinge il bottom a superare limiti, il Top debba procedere con amore e cura. In una sottomissione voluta, accettata con affetto e attenzione, con gioia ed intima complicità; senza questi presupposti si ha solo un rapporto di mero abuso.
Ho avuto una bella esperienza con un ragazzo che in precedenza aveva avuto esperienze che potrei definire "leggere". Abbiamo passato poco più di una settimana insieme, durante a quale ha appreso molto ed aveva deciso di diventare volontariamente vulnerabile e sottomesso per alcune situazioni nelle quali non aveva esperienza. Verso a fine del periodo passato insieme abbiamo avuto una momentanea ed aspra discussione. La comunicazione tra di noi si era interrotta. Io mi ero ritirato in me stesso. Alla fine gi ho chiesto: "Di che cosa hai bisogno?" Sono stato colpito dalla sua risposta: "Ho bisogno (lunga pausa)... di essere usato. Per favore!" Naturalmente non voleva dire che veramente volesse essere "usato". Intendeva essere vulnerabile per partecipare gioiosamente; essere "usato" è passivo e umiliante mentre essere volontariamente vulnerabile è donare, donare sé stessi con entusiasmo.
In un altra situazione ho avuto un'esperienza deliziosa con un ragazzo che era terrorizzato dagli aghi.
Dopo aver stabilito alcune aspettative (questo capitava dopo una scena piuttosto pesante con l'introduzione di sonde nel pene che ci terrorizzava entrambi ma che lo mandarono in estasi come non avrebbe mai potuto supporre) gli chiesi se avesse voluto essere vulnerabile per qualche gioco con gli aghi. Abbiamo iniziato con aghi molto sottili per finire con aghi più spessi. Piangeva ma abbiamo continuato per scoprire quanti sarebbe riuscito a sopportare. Ogni volta che superava un livello lo abbracciavo e lo baciavo e gli rinnovavo la promessa di un orgasmo selvaggio alla fine della scena. Soprattutto ha compreso quanto io apprezzassi il dono che mi stava facendo: la sua vulnerabilità. Alla fine lui apprezzo il dono che gli avevo fatto: i trionfo sul dolore, sulla paura per gli aghi e a certezza che avrebbe potuto affrontare qualsiasi sfida.
Ho giocato con un delizioso bottom che all'inizio mi chiamava "Sir". Gli ho detto di chiamarmi Tom fino a quando non avremmo avuto maggiori esperienze insieme, un Top deve guadagnare il rispetto de bottom. Abbiamo fatto alcune cose piuttosto impegnative. Alla fine della scena mi ha detto "Grazie Sir". Vi posso assicurare che entrambi eravamo vulnerabili reciprocamente, in modo differente.
Ognuna di queste esperienze è stata soddisfacente per entrambe le parti sia da un punto di vista fisico che psicologico ma queste esperienze hanno richiesto che il bottom diventasse volontariamente vulnerabile e che il top accettasse ed esplorasse questa vulnerabilità come un dono per poterlo apprezzare e cercare di incontrare i bisogni del bottom.
© Copyright Tom A Gordon 1997. All rights reserved. Traduzione di Rachele