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POV

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E’ la sigla (l’acronimo di Point of View) che indica nel linguaggio cinematografico la ripresa soggettiva ovvero quel particolare modo di mostrare una azione come la vedrebbe non un osservatore esterno, ma un protagonista.
In particolare in un ripresa porno il POV mostra un atto sessuale dall’ottica di chi vi è direttamente coinvolto in vario ruolo. È evidente come il POV – ovvero la visione soggettiva – enfatizzi le suggestioni psicologiche sollecitando così nello spettatore il processo di immedesimazione.
Un esempio di POV tanto celebre da essere diventato quasi un’iconica, è lo scorcio di Laura Antonelli vista da sotto e di cui tutto il mondo ha goduto guardando, nel film “Malizia”, questa splendida donna attraverso gli occhi dell’innocente giovane il quale si bea alzando lo sguardo dal suo invidiabile Punto di Vista ai piedi della scala su cui sale la mitica diva per antonomasia (non a caso l’Antonelli fu la protagonista del film – quasi altrettanto iconico – “Divina Creatura “).
In questo caso la soggettività del punto di vista investe non solo la posizione dell’osservatore ma anche il suo lo stato d’animo: vale a dire il POV comprende l’emozione di un ragazzino ingenuo (quindi si può dire chi il POV è il punto dove si piazza l’obiettivo ma anche il filtro che gli si applica) per esempio rosso per la paura, azzurro per la serenità ed altri effetti similari che suggeriscono allo spettatore emozioni complementari.
La diva vista da sotto innesca l’identico meccanismo psicologico in grado di esaltare la suggestione amplificata dal particolare punto di vista di chi è sottomesso. Un caso tipico è quello dello schiavo usato come tappetino, come zerbino, che dal baso gode di uno scorcio particolarmente adatto ad amplificare le sue servili suggestioni. Per non parlare della faccia adibita a cuscino. In questo caso lo spettatore solidale col cuscino vede calare inesorabile su di sé le arroganti natiche che dovrà leccare, le superbe cosce, il sesso che a cui, per esempio, dovrà dare piacere con un dildo assicurato ad un bavaglio.
La valenza emotiva ovviamente non cambia se al posto della dominatrice dovesse incombere su una indifesa vittima un dominatore con il suo imperiale scettro.
Insomma se parliamo di una azione SM lo spettatore masochista vedrà la Signora godere sopra lo schiavo con l’occhio dell’inferiore mentre il sadico vedrà con l’occhio del dominatore la vittima soffrire sotto di sé cioè sotto il padrone.
Ma il POV più genericamente può indicare anche quegli scorci di zone erogene, quei flash (quanto più eccitanti quanto più folgoranti ed assolutamente casuali) che possono capitare quando, ad esempio, in piedi sulla metropolitana, dall’alto ci cade l’occhio sulla signora che ci sta seduta davanti in modo composto con vestito non provocante eppur l’innocente corpetto (che non è attillato né scolpisce le forme) ci lascia intravvedere dall’alto un scorcio di seno. Oppure magari più malizioso – ossia meno innocentemente spontaneo – lo scorcio di coscia, il suggestivo reggicalze, che lascia intravvedere la ragazza seduta di fronte quando distrattamente accavalla le gambe o fa un analogo movimento più o meno istintivo e in questo caso le mutandine bianche sono più stimolanti dello slip di pizzo nero per la stessa ragione per cui ci lascia maggiore suggestione l’immagine di una liceale imbarazzata con la gonna svolazzante al vento che non quella di una porno star nuda.
Riassumendo dunque il POV è il fondamento della soggettiva relatività dei punti di vista, ed ancor più in generale il POV è l’apoteosi della soggettività nei rapporti sessuali.
Ma dato, che il POV è ciò che si vede, più chiare delle parole saranno le immagini: perciò ecco una breve scelta dei più classici esempi di POV in chiave SM e non SM.
E poi ognuno – data l’estrema soggettività della questione – avrà ovviamente i suoi personali … punti di vista preferiti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 Responses to POV

  1. elisa rossi says:

    Leggendo il tuo scritto Re Franco, mi è tornato alla memoria un ricordo.
    Davanti un’ edicola, qualche anno fa, ecco comparire d’improvviso il più bel paio di piedi maschili che abbia mai visto.Snelli eppure virili, legati
    ( benedette stringhe!) dentro sandali francescani di cuoio sottile, dita lunghe e nervose e uno starsene attaccati al terreno con leggera riottosità, come se sostenessero non il peso di un corpo, ma la grazia di un angelo.Inarrivabili, a meno di non sdraiarsi sulla pietra nuda della strada.
    Quando ripenso a quei piedi, solo casualmente le terminazioni di un essere di vera bellezza ( sì, ho alzato gli occhi per vedere a chi appartenessero per riflesso condizionato, non era quella la prospettiva più importante), ho i sudori freddi. Davvero.

  2. Roby says:

    Ciao…amo spiare e ammirare, nel massimo rispetto, mi intriga tantissimo, se vorrete darmi questa opportunità sono a vostra disposizione…sono di VI…grazie

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