Quel ricordo associato alla vista e al contatto con le Sue mani causarono una fulminea erezione, bene evidente dopo che mi aveva abbassato i pantaloni. Infilò le dita dentro l’elastico degli slip e guardò la mia faccia infuocata: “sei rosso ?, vedrai come diventerà il tuo sedere fra poco “, detto questo mi abbasso anche le mutande scoprendo il mio pene prepotentemente eretto.
“Guarda in che condizioni sei ! Non ti vergogni, davanti anche alle tue colleghe ? sei proprio un maiale”. Io balbettai qualcosa per scusarmi, ma Lei rispose “Basta, piegati giù che ci penso io a sistemarti”.
Mi sentivo quasi come in uno stato di ipnosi, non capivo più niente, non avrei fatto caso a chi e cosa mi stava intorno, nemmeno se mi fossi trovato davanti ad una platea in un teatro.
Indossava, come quasi sempre, una gonna che arrivava al ginocchio e una camicia bianca. Si era arrotolata le maniche per avere maggiore libertà di movimento delle braccia.
Mi inginocchiai appoggiando il mio pisello gonfio sulla Sua gonna , ginocchia e mani per terra.
Trovarmi così, inerme, esposto alle sue punitive intenzioni, mi fece provare una emozione così forte da sembrarmi liquida.
Accarezzò per qualche secondo il mio sedere e poi cominciò a picchiarmi. Sciaff, sciaff !
I primi colpi nemmeno li sentii, Lei si era posizionata in modo tale da vedere la mia faccia e le mie smorfie man mano che i suoi colpi cominciavano ad avere effetto sul mio fondoschiena.
Io, dal mio punto di vista potevo vedere la sua mano scendere e colpire sonoramente le mie natiche.
Nonostante tutto non potevo fare a meno di notare che il Suo braccio si muoveva con grazia e decisione, sembrava un direttore d’orchestra , solo che in questo caso erano le mie povere chiappe a suonare.
Continuò con il suo ritmo regolare, alternando i colpi su un natica e l’altra.
Sciaff, sciaff, il mio sedere ormai bruciava, e a ogni colpo era un lamento e spingevo istintivamente con i piedi e così strusciavo su e giù anche il mio pene sul tessuto ruvido della gonna.
Mi dimenavo e ad un certo punto la Signora mi intimò di stare fermo e che non ero neanche capace di prendere un po’ di sculaccioni. “mi scusi Signora” dissi. Si fermò e con la mano allargò le mie natiche per controllare lo stato della Sua opera. “Ti lamenti” disse “ pensa alle tue colleghe che sono state perquisite, gli hanno infilato le dita anche nel sedere, dovrei anch’io farti la stessa cosa !”.
In quel momento mi girai per guardarle, se all’inizio erano forse più nervose e imbarazzate di me, ora incrociavo i loro sguardi che erano compiaciuti e compiacenti. Sì, abbandonata ogni remora, si stavano godendo lo spettacolo. In quell’istante capii che la Signora aveva ormai il potere di farmi tutto, poteva anche infilarmi tutta la mano in culo senza che io opponessi alcuna resistenza.
Mi diede un'altra serie di forti colpi che mi facevano sobbalzare e strappare dei lamenti, poi finalmente fermo la sua mano.
Mi fece alzare, il mio cazzo,nonostante tutto era rimasto in erezione.
“Bravo, non ti vergogni, sei proprio uno sporcaccione allora !, mi sa che dovrò ancora darti qualche lezione per insegnarti le buone maniere.”
Mi prese per il braccio e mi volse verso lo specchio in modo che potessi vedere le mie chiappe che sembravano ormai due bei pomodori maturi.
Poi mi ordinò di mettermi in ginocchio sopra una sedia in un angolo della stanza, il busto piegato sopra lo schienale, cosicché anche Mary e Magdalena potessero ammirare le mie natiche doloranti e sentirsi appagate dal torto subito. Rimasi così , mentre loro discutevano di altre faccende. Confesso e allora mi meravigliai, di provare un sottile e perverso piacere a rimanere con il culo all’aria ben esposto come una merce per il loro godimento.
Dopo qualche minuto la Presidente mi disse di rivestirmi e che di riaccompagnare le due colleghe al loro pernottamento.
In macchina cercai di rimanere impassibile, ma quando per una bucaper strada feci una piccola smrofia di dolore, le due donne scoppiarono a ridere.
Mary, poi mi disse "dai non prendertela tanto, alla fine anche a noi interessa tenere la bocca chiusa".
Arrivati alla fine del breve viaggio aggiunse con voce roca " e poi non mi sembra che ti sia poi tanto dispiaciuto, mi pare che avessi il pisello bello duro, mi sa che dobbiamo trovare altre occassioni per farti spazzolare il fondoschina ! ciao".