E' perfino poetico, ad un certo punto, osservare come il Narciso si arrabbatta qui e lì per farsi applaudire dalle sterminate folle della sua fantasia.
Di ogni fatto minimo della sua vita fa un'epica guerriera in cui lui, eroe trionfante, sconfigge qualcosa o qualcuno.

Ma è fatta di sangue o di merda ogni macchia sulla bandiera della battaglia, questo già l'aveva scritto la Fallaci (che sapeva scrivere molto meglio di lui) solo che Narciso non sa leggere. O, meglio, legge ma non capisce che ogni riga di ogni autore che lui legge parla di lui quando parla del mediocre, dell'inutile, della banalità del male che non è solo il conteggio dei carri bestiame per Auschwitz, è anche l'iposcrisia meschina di chi sapendo dei suoi peccati, chi conoscendo la miseria delle sue voglie, si elegge a guida illuminata e scaraventa nel baratro i pochi, per fortuna pochi, imbecilli che lo seguono sgangheratamente applaudendo.

E degli applausi di pochi sfigati il Narciso si nutre perché se qualche demente applaude lui è tranquillo, l'applauso dei folli sovrasta la flebile voce della sua coscienza che, comunque non demorde.

Sarà sul letto di morte, solo, senza applausi.
Sarà lì, quando non potrà più usare gli osannanti imbecilli per sfanculare i pochi, radi, insistenti pensieri di una mediocre esistenza, i dubbi angoscianti di essere un nulla infarcito di niente, di non essere servito ad altro che a mantenere in piedi la sua pancia e i suoi testicoli.
Sarà lì che i conti saranno saldati e non ci sarà più nessuna possibilità di redenzione.

In quel minuto terribile che precede l'ultimo salto verso il nulla non potrà fare altro che consatare, con infinita tristezza, nella totale solitudine, che - in realtà - il nulla della sua esistenza è stato ben più denso del nulla pietoso dell'inesistenza.

Buona vita e grazie per tutto il pesce
:-))))))