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I Giochi di Sara -2 di Massimo |
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La mia esplorazione del mondo SM, in Internet, nella letteratura e nella letteratura e nella vita reale, mi spinge a dire che c’è una profonda divisione in quel mondo. Non mi riferisco alla divisione dom/sub. Piuttosto c’è una divisione tra persone che vivono l’SM non come gioco di ruoli ma come stile di vita, come rapporto sociale direi, facendo ruotare tutto intorno ad esso …. .
Nei tre mesi che finora ho trascorso con Sara ho potuto sperimentare la fantasia e la creatività che mette in ogni cosa della vita, dal lavoro al tempo libero fino all’amore, non per ultimo il sesso.
Sara è una persona tanto piacevole e sorprendente in quello che fa quanto passionale e imprevedibile nel letto. Riesce a rendere ogni incontro un gioco ricco di incognite e di partecipazione, aggiungendo al piacere fisico degli atti un indescrivibile eccitamento psicologico.
Aglio, olio e peperoncino. Dopo una cena semplice, a base di spaghetti al pomodoro con salsa piccante, dopo un po' di chiacchiere, si era creata l'atmosfera per qualcosa di più intimo. Così baciandoci, toccandoci, spogliandoci ci ritrovammo sul letto. Io ero abbastanza eccitato e volevo arrivare, per così dire, al succo della questione, ma lei mi fermò perché aveva in mente un altro programma. Mi propose un gioco, ispirato dalla cena appena consumata, ed io come al solito rimasi affascinato dalla sua immaginazione. Così poco dopo mi ritrovai completamente nudo sul letto con le braccia e le gambe distese a croce e legate agli angoli del letto saldamente con delle morbide sete. Sara stava vicino al letto con indosso solo una mutandina di pizzo. Aveva in mano un vassoio con due flaconi. Mi disse che in uno aveva messo dell'olio profumato, nell'altro dell'olio al peperoncino. Mi ordinò di scegliere uno dei due, senza sapere quale dei due flaconi corrispondesse all'olio profumato e quale all'olio al peperoncino. Io scelsi quello di sinistra. Posò il vassoio, prese il flaconcino di sinistra ed un paio di guanti di lattice. Si sedette sul letto accanto a me e con calma si infilò i guanti. Versò l'olio nel palmo della mano coperta dal guanto e mi venne a dare un bacio sulla bocca. Io ero teso come una corda, temendo di aver scelto l'olio al peperoncino, perché leggevo nei suoi occhi una forte determinazione e sapevo che non si sarebbe fermata lì. Infatti circondò il mio sesso con il guanto e cominciò a far scorrere la mano su e giù, spalmando l'olio su tutto il pisello. Per farmi rilassare mi baciava dolcemente il petto, i capezzoli, la bocca., le gambe. Il tempo passava e rimaneva solo la piacevolezza della sua mano che scorreva piacevolmente sul pisello durissimo. Ora mi stavo rilassando, avendo capito di avere fatto la scelta giusta, e mi stavo godendo la sua carezza. Continuò per un po', ora lentamente ora energicamente. Quindi si fermò e si alzò. Posò il flaconcino che aveva usato e prese l'altro, quello che avevo scartato. Si avvicinò. Capii le sue intenzioni e protestai, dissi che non era giusto, che avevo scelto l'altro, ma lei era imperturbabile. Si sedette con calma sul letto. Con una mano teneva il mio pisello diritto e verticale, con l'altra mano teneva il flaconcino proprio poco al di sopra della punta del pene. Mi fissava negli occhi, mentre io avevo la gola secca, quindi le sue labbra si avvicinarono e fecero schioccare un sonoro bacio in cima alla mia asta e si posarono dolcemente lì a gustare il sapore di olio, provocandomi un tremito di piacere. Si ritrasse con le labbra umide di olio. Allora girò il flaconcino e un filo d'olio cadde proprio sul meato, al centro della mia punta, facendomi sussultare. L'olio coprì rapidamente la punta e lei cominciò a far scorrere la mano sul mio pisello per spalmare il viscoso liquido lungo tutta l'asta. Come prima la carezza era sensuale, piacevolissima ma sapevo che in breve sarebbe arrivato il bruciore. Mi concentrai per sopportarlo, mentre la sua dolce mano mi procurava meravigliose sensazioni. Eppure c'era qualcosa di strano: il bruciore non arrivava, anche un bel po' dopo che mi stava massaggiando. Capii che era uno bluff e anche quest'olio non era al peperoncino. Mi baciò dolcemente sulle labbra e poi si alzò ed uscì dalla stanza. Tornò con un altro flaconcino di olio nelle mani. Me lo mise di fronte agli occhi per farmelo vedere da vicino. Ed io vidi sul fondo del flaconcino quel che chiaramente era peperoncino tritato, lasciato lì a macerare. Ebbi un attimo di terrore. Sara salì sul letto e si mise girata a cavalcioni sul mio petto, offrendomi la vista del suo culetto e della sua schiena. Poi si fece un po' più indietro, portando il suo sesso proprio all'altezza della mia bocca e lo premette contro di essa. Un facesitting in piena regola. Con una mano scostò il lembo di tessuto della mutandina che ricopriva la sua femminilità, lasciandola nuda a contatto con le mie labbra. Sentii che già era umida ed eccitata. Non potevo vederla ma immaginavo, con mio rammarico, cosa stesse per fare. Sentii che mi circondò il pisello con la mano guantata ed oleosa e cominciò a massaggiarlo, talmente bene che diventò d'acciaio, mentre muoveva leggermente il bacino invitandomi a baciare e leccare la figa ed io accolsi il suo invito. Quindi sentì la sua mano lasciare il mio cazzo e dopo qualche secondo riprenderlo saldamente e ricominciare a sfregare. Le stavo leccando lentamente la micia quando sentii arrivare il temutissimo bruciore, che partì debole e crebbe rapidamente e intensamente. Era doloroso, una vera tortura erotica ed io cercavo di concentrarmi solo sulla sua fighetta, baciando e leccando con voracità per non pensare al bruciore. Lei continuava a massaggiare e questo acuiva il dolore al pene, che stava vincendo la lotta con il piacere datomi dal suo sensuale tocco. Era divenuto insopportabile, cominciai a lamentarmi. Mi dimenavo con tutto il corpo ma ero ben legato ed inoltre il peso di Sara mi bloccava. Avrei urlato se avessi potuto ma lei mi riempiva la bocca con la sua micia. Allora decisi di sfogare tutta l'energia e la rabbia dovuta all'intenso bruciore, concentrandomi sull'unica cosa che riuscivo a muovere: la lingua. Con la lingua profondamente infilata nel suo scrigno mi agitai, mi scatenai, cercai di raggiungere i suoi abissi, di leccare ogni cellula della sua micetta, con gran foga, mentre la mia faccia si bagnava copiosamente dei suoi umori e la sentivo gemere. Anzi, incitata dal mio dolore per quel bruciante peperoncino sul mio pene e dai miei movimenti, lei accelerò il movimento della sua mano. Alla fine si dimenò selvaggiamente sulla mia bocca urlando l'orgasmo che dal sesso le invase il corpo e il cervello. Prima che la sua estasi finisse del tutto la sua mano furiosa fece perdere il controllo anche a me ed esplosi, schizzando tumultuosi getti. Un orgasmo incredibile che purtroppo pagai caro. Infatti dopo rimase solo il bruciore del peperoncino ed io le chiesi di liberarmi per poter togliere l'olio, che stava divenendo di nuovo insopportabile. Lei scese dalla sua posizione a cavalcioni su di me e mi disse che mi avrebbe lasciato a meditare perché ero stato cattivello. Forse si riferiva al fatto che nell'orgasmo venni con schizzi così violenti che i primi l'avevano colpita in pieno viso.. La vidi allontanarsi mentre con un dito si puliva dalle scie appiccicose e bianche che le percorrevano il volto fino a colare dal mento. (Continua)
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