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Eravamo al mare ormai da una settimana. Bagni, sole, spiaggia, donne in costume, donne in toppless con le loro belle tette esposte ai miei sguardi … questa si che era vita.
Altro che in campagna a casa dei miei!
Certo, l’aria marina mi rendeva più esuberante, agitato, e questo aveva fatto si che già per ben due volte, in sette giorni, ero finito di traverso sulle tue ginocchia per essere scaldato a dovere e calmato un po’.
La seconda volta, poi, avevi unito all’utilizzo della tua, come sempre, formidabile e pesante mano, già da sola sufficiente a farmi urlare, una ventina di colpi con lo zoccolo che solitamente usavi per recarti in spiaggia. Erano stati solo 20, un assaggio avevi detto tu, ma abbastanza da farmi capire quanto potesse essere dura una sculacciata con gli zoccoli, se data con forza e con lo spirito di infliggere una severa punizione.
E mi avevi parlato che se continuavo a comportarmi male mi avresti punito con il battipanni e anche sculacciato con la spazzola dei capelli. Terribili minacce che so che avresti messo in pratica prima o poi. Terribili perché mi era capitato di leggere una rivista in cui c’era dei racconti di spanking con foto di natiche punite da questi terribili strumenti di punizione.
Quella sera avevamo appena finito di cenare. Stavo lavando i piatti mentre tu terminavi di riassettare la cucina, quando all’improvviso suonò il campanello del citofono.
“Chi poteva mai essere che veniva a casa nostra a quell’ora ?” mi chiesi subito, con un certo timore di fondo che iniziavo a sentire.
Questo timore aumentò quando vidi che tu, al contrario di me, non eri per nulla sorpresa e, in tutta tranquillità andasti a rispondere.
“Si ..? .. ah, buonasera signora, si, salga pure, l’aspettavo. Ultimo piano.”
Dunque tu sapevi chi era, lo sapevi e non mi avevi detto niente. Tutto questo non fece altro che aumentare la mia paura e farmi balenare un certo presentimento terribile, per me, su quanto sarebbe potuto succedere quella sera.
Il mio presentimento aumentò di consistenza quando vidi entrare la signora Anna, quella curiosona ed antipatica della nostra vicina di ombrellone. Era, la signora Anna, un donnone grande e grosso, con due braccia molto forti che avevano attirato la mia attenzione (“chissà come potrebbe sculacciare” mi ero trovato una volta, quasi inconsciamente, a pensare)
“Prego, si accomodi” dicesti accogliendola. “E tu cos’hai da guardare con quella faccia inebetita” proseguisti poi rivolta a me “finisci alla svelta di lavare i piatti, che poi dobbiamo fare, tutti insieme, un certo discorsetto!”
Ora capivo tutto! La realtà si stava pian piano, ma inesorabilmente, dipanando davanti a me.
Ecco perché, quella mattina, stranamente non mi avevi detto niente quando ti avevo risposto in modo sgarbato. Ed ora mi era chiaro quel vostro parlottare in spiaggia, dialogo che non mi era sfuggito mentre vi osservavo da lontano, nell’acqua, durante il mio bagno quotidiano.
Una punizione serale, una dura sculacciata con l’aggravante che a vedermi prenderle ci sarebbe stata anche la signora Anna, a me oltretutto parecchio antipatica, come ti avevo ingenuamente confidato alcuni giorni prima.
Ricordo benissimo come osservava il mio sedere, l’altra mattina, dopo che la sera prima mi avevi sculacciato con l’aggiunta finale della suola dello zoccolo. Mi avevi obbligato, il giorno dopo, a stare in spiaggia con gli slip da bagno, e non con i bermuda come io avrei voluto, in modo che si potesse benissimo vedere l’arrossamento della parte alta delle mie cosce, cosa che, naturalmente, alla signora Anna non sfuggì affatto.
Anzi, ora che ci pensavo, la vostra amicizia si era ulteriormente rafforzata proprio da quella mattina. Ed ora eccola qua, in casa, pronta ad assistere di persona, in diretta, ad una mia sculacciata, alle mie urla e magari alle mie lacrime … No, questo pensiero mi fece scattare
“Che intenzione hai, zia Bruna eh ? Si può sapere perché è qui da noi questa signora ?”
La tua reazione fu immediata
“Marco. Ma che modo è questo eh? Maleducato che non sei altro. Già stasera le dovevi prendere, questo tuo comportamento non fa altro che aumentare la dose. Non è vero signora? La qui presente signora Anna è mia ospite, l’ho chiamata io. E’ anche lei un’esperta sculacciatrice e ci teneva molto a vedere di persona i miei metodi per punire i ragazzi maleducati e insolenti come te!”
Quindi era proprio come avevo pensato. No, non era possibile. Sculacciato davanti ad un’altra signora. Stavo per ribattere qualcosa ma tu mi bloccasti subito, senza lasciarmi parlare
“Ora basta, Marco. Non peggiorare la situazione, è meglio per te. Vieni subito qui !”
Avevi ragione. Non potevo fare niente se non peggiorare le cose. Così, a capo chino, mi avvicinai a te, che nel frattempo ti eri seduta su una sedia del tavolo della cucina, con la signora Anna di fronte. Non appena mi ritrovai al tuo fianco, con un movimento veloce e deciso di entrambe le mani, mi abbassasti fino alle caviglie i calzoncini che avevo indosso, lasciandomi nudo dalla pancia ai piedi. Al mare, infatti, abitualmente alla sera non portavo né mutande né slip.
Poi ti alzasti, mi afferrasti per un braccio assestandomi un paio di robusti sculaccioni che schioccarono rumorosamente nel silenzio della cucina, mentre mi accompagnavi nell’angolo.
“Da bravo. Adesso te ne stai qui nell’angolo, buono buono senza muoverti, con il tuo culetto nudo ben esposto. Intanto che io e la signora Anna ci beviamo il caffè, pensa a quello che ti succederà tra poco, alle sculacciate che prenderai, proprio davanti ad un’altra persona! Ma non ti vergogni, alla tua età, essere sculacciato davanti ad altri ?”
Eccome se mi vergognavo, morivo dalla vergogna e dall’umiliazione, per essere lì, con il mio culetto nudo esposto davanti a quella che, a tutti gli effetti era un estranea e, quel che è peggio, tra poco mi avrebbe visto scalciare, gridare e, se decidevi di essere davvero severa, mi avrebbe anche visto piangere. In effetti, pensando a quello che stava per succedere, la vergogna di quel momento mi sembrava niente al confronto.
Quei minuti del vostro caffè mi parvero un’eternità, non passavano mai, anche perché voi due ve la prendevate davvero comoda, senza fretta, pregustando sicuramente quello che sarebbe dovuto succedere. L’umiliazione raggiunse poi il massimo quando la signora Anna cominciò con le sue odiose domande :
“E mi dica, signora Bruna, lo sculaccia spesso, questo monello, nonostante sia già così grande?”
“E’ grande si, fa il primo anno di università, ma d’estate quando è mio ospite perché si possa fare le vacanze al mare – sa i suoi hanno campagna e d’estate lavorano dall’alba al tramonto – io gli faccio capire che con me non deve sgarrare, che nella vita ci vuole disciplina. Io sono amica ed ero compagna di scuola di sua madre e per questo lui mi ha sempre chiamato “zia”. Io ho sempre rimproverato Anna di tirarlo su troppo mollemente e quindi quando è da me si cambia!
Quindi capita spesso che per i suoi comportamenti si trovi molte volte qui, disteso sulle mie ginocchia, a sgambettare e gridare. Si, non passa settimana che le mie mani restino inattive. Chissà forse sarà l’aria, il clima, .. non so, fatto sta che le ha già prese due volte in una sola settimana. E quella di stasera sarà la terza. Eh si, penso proprio che stasera dovremo proprio dare una sculacciata esemplare al nostro Marco, non è vero signora Anna ?”
Dovremo? Perché avevi usato il plurale? Che cosa avevi in mente ? Un altro orribile presentimento mi attraversò la mente, non certo confortato dalle successive parole della signora Anna
“Lo penso davvero anch’io, Bruna cara. I ragazzi indisciplinati come Marco conoscono soltanto un sistema per calmarsi, e smettere di essere esuberanti, prepotenti e maleducati come sono di solito. Poi, quando sono al mare perdono del tutto il controllo, come se cambiare ambiente concedesse loro il permesso di comportarsi in modo diverso da come sono abituati quando sono a casa. Come ti dicevo, anch’io, anni fa, quando venivo al mare, avevo il mio bel da fare con i culetti del mio Massimo e della mia Valeria. Quante sculacciate che ho dato mentre eravamo al mare, e, a volte, ha usato anche lo zoccolo, proprio come mi hai detto che fai anche tu, cara Bruna, anche se ti assicuro che la mia mano era, anzi è, sufficiente a far piangere e gridare anche il più resistente dei ragazzi !”
Un brivido percorse la mia schiena, nell’udire le ultime parole della signora Anna. Non ebbi però più il tempo di pensare e tormentarmi, perché il tuo ordine arrivò subito dopo
“Marco, vieni subito qui!”.
Camminando a fatica e goffamente, con i piedi impediti dai calzoncini rimasti alle caviglie (sapevo infatti, pena un aumento di dose di sculacciate, che tu non volevi assolutamente che mi liberassi da solo e completamente de calzoncini) e le mani che cercavano di coprire il mio membro, in stato di semi erezione, arrivai al tuo fianco.
Nel frattempo avevi posizionato la sedia proprio nel mezzo della cucina e mi aspettavi seduta, con il tuo vestito, un pezzo unico, leggero, da mare, molto aderente, che fasciava in modo perfetto il tuo solido e robusto ‘lap’, lasciandoti però scoperta la maggior parte delle cosce. Ecco, la vista del tuo grembo aveva la capacità, come sempre, di rendermi nello stesso tempo eccitato, per l’idea di distendermi di traverso, e timoroso, per l’imminente punizione che stava per arrivare.
“Via quelle mani!” Mi intimasti, obbligandomi a tenere le braccia distese lungo le gambe, e quindi esponendo in bella vista le mie parti più intime. Notai infatti, quasi subito, che la nostra vicina d’ombrellone mi lanciò uno sguardo compiaciuto e divertito.
“Su Marco, da bravo, non ti devi mica vergognare di me. Sapessi quante volte ho visto le parti intime di un uomo, proprio mentre era come sei tu adesso! Quello che non capisco è come mai tu sia così proprio in questo momento che stai per essere sculacciato sul sedere nudo.”
La vergogna e l’umiliazione erano oltre ogni limite, e quando ti battesti i due soliti colpetti sulle tue cosce, il segno convenzionale che potevo distendermi, quasi mi ci buttai di traverso, tanta era la voglia di sottrarmi a quell’indecorosa esposizione. Ben presto, però, mi accorsi che le mie preoccupazioni dovevano andare in ben altra direzione, altro che far vedere il pisello ad un’estranea. Infatti, dopo la tua solita ramanzina che precedeva ogni punizione, desti inizio alla sculacciata.
Sarà che ero davvero meritevole di una dura lezione, sarà che sicuramente non volevi sfigurare davanti ad un’altra sculacciatrice esperta come la signora Anna, mi resi subito conto che stavi sculacciando con una forza ed un’energia incredibili, come raramente ricordavo.
Colpivi lentamente, ma con ritmo metodico e costante, alzando la mano ben oltre la spalla e lasciandola ricadere sul sedere con estrema violenza, alternando meticolosamente una natica dopo l’altra.
“Ciac .. ciac … ciac … ciac …” per un po’ nella stanza echeggiarono soltanto i rumori dei tuoi poderosi sculaccioni, accompagnato da qualche mio piccolo gridolino o sospiro.
Mi ero, infatti, molto ingenuamente posto come obiettivo, di resistere il più possibile, di cercare di far di tutto per non piangere davanti alla signora Anna. Dopo però una cinquantina di colpi assestati con tale forza, mi resi conto che sarebbe stato difficilissimo, se non impossibile, mantenere questo mio proposito, soprattutto se le tue intenzioni erano quelle di continuare la sculacciata con questa intensità.
E lo erano proprio!
“Ciac … ciac … ciac… ciac…”.
Cominciai a muovermi sempre di più, ad agitare ed alzare la testa, a sgambettare con le gambe, tra l’altro sempre impedite dai calzoncini alle caviglie, a lanciare degli urli, delle grida di dolore, dolore che stava diventando, lentamente ma inesorabilmente, sempre più insopportabile.
Persi il conto degli sculaccioni, 200, 300, l’unico mio pensiero era la sensazione di male terribile, di fuoco che bruciava, concentrato sul mio sedere, con questo ritmo costante e forza incredibile che mi facevano impazzire.
Poi, proprio mentre stavo urlando senza più alcun ritegno, e sentivo le lacrime che stavano per uscire, all’improvviso accelerasti la velocità, senza però diminuire la forza, e cosa ancor più terribile, concentrando raffiche di sculaccioni in parti ben determinate del sedere.
Tutto questo mi fece crollare definitivamente, facendomi gridare senza assolutamente più alcun ritegno e piangere disperatamente. Come degna conclusione di questa epica sculacciata ti concentrasti su quella zona, estremamente delicata e sensibile, tra il sedere e la parte alta delle cosce. Due raffiche terribili di oltre una ventina di sculaccioni ciascuna, mi fecero letteralmente ‘saltare’ e andare in ‘break down’ (come dicono gli inglesi) senza più che fossi in grado di esercitare il benché minimo controllo su me stesso, sulle mie urla ed i miei movimenti, convulsi e disperati.
Altro che vergogna per la presenza della signora Anna, in quel momento quello era l’ultimo dei miei pensieri, anzi non ci pensavo nel modo più assoluto. Quella malefica vicina. Aveva stimolato sicuramente il tuo orgoglio di sculacciatrice, tanto da farti trovare una forza incredibile, probabilmente superiore ad altre volte, nonostante già in passato la tua mano era riuscita a ridurmi alle lacrime.
Dopo quelle due terribili raffiche, comunque, la sculacciata terminò. Mi tenesti, come sempre, ancora per alcuni minuti di traverso sulle tue ginocchia o meglio sulle tue cosce che erano ormai del tutto scoperte perché il corto vestito era risalito del tutto. Un piacevole ed eccitante contatto con il tuo corpo mentre le mie convulsioni terminavano, poi mi aiutasti ad alzarmi. Non osavo pensare in che condizioni potesse essere il mio sedere. Quando fui in piedi, con la vista ancora annebbiata dalle lacrime, me lo toccai delicatamente, sentii infatti in calore pazzesco, tanto che ritrassi con forza le mani.
Ma mi accorsi anche che ero in completa erezione, ancora esposto agli sguardi malevoli di quella donna.
“Su su, è finita Marco, da bravo, è finita. Adesso mettiti ancora qui nell’angolo, mentre io parlo con la signora Anna!”.
E la signora Anna non perse l’occasione di rimarcare le stato in cui mi trovavo.
“ E’ stata veramente una severa sculacciata, complimenti e vedo che ha le natiche in fiamme come è giusto che sia dopo un castigo, ma vedo che la sculacciata gli provoca anche delle strane reazioni come se gli piacesse riceverle. Ah questi ragazzi sono diabolici e non mi stupirei che facesse apposta a comportarsi male per poi essere punito. Per questo è giusto e opportuno intensificare le punizioni, renderle sempre più dolorose”
“Sa cosa le dico, signora Anna, che se nei prossimi giorni dovrò ancora punirlo non mi dispiacerebbe che dopo la mia ripassata, questo monello passasse sulle sue ginocchia. Avrebbe carta libera per punirlo come crede, magari con lo zoccolo o come crede più opportuno”
“Ne sarei lusingata e mi consideri a sua disposizione”
Così, con il viso contro il muro ed il sedere bollente che bruciava, esposto alla vista tua e di quella signora, dovevo ascoltare questi discorsi e sapere che presto mi sarebbe toccato un castigo ancora più umiliante e cocente!
Tema spank. Vedi anche
http://www.gabbia.com/serendipity/authors/21-SpankAcademy
http://www.disciplinaria.it/categoria/3f71bfaf5e647/Spanking_Racconti/Spanking_Racconti/Spanking_Racconti.html/0/0
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