Andrea
di sogno_x


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Capitolo 1°


A dire il vero la mattina era iniziata nel peggiore dei modi …. la mia macchina non era più dove l’avevo lasciata la sera prima.

Tirando giù qualche improperio, mi diressi alla prima stazione della benemerita con la moto.

Finite le prassi, per brindare al ‘lieto’ evento decisi di andare al centro con l’intenzione di visitare qualche negozio.

Erano le 12,00 ero ormai stufo, stanco di camminare tenendo tra le mani buste di varia grandezza, con un movimento goffo (senza pensare che c’era gente) mi bloccai e cercai di entrare in un bar. Il famoso Ragionier Fracchia non avrebbe fatto di meglio: centrai con precisione certosina una signora che stava passando da quelle parti facendole cadere a terra tutto quello che portava con sè. L’imbarazzo fu tantissimo, ma passato il primo momento di gelo totale scoppiammo in una risata sonora, aveva uno sguardo e un sorriso che in poco tempo…………., era molto che non avevo di queste sensazioni, devo dire che più passavano i secondi e più quello sguardo mi stava ipnotizzando…

Dopo aver raccolto tutta la roba sparsa sul marciapiede, per sdebitarmi dalla figura di … le chiesi se volesse prendere qualcosa al bar. Accettò e ci ritrovammo all’interno del locale a parlare del più e del meno come due amici di lunga data. Si chiamava Andrea, era olandese ma da troppo tempo in Italia, veramente simpatica, un tipo alla mano, mi accorsi ben presto che era lei a tenere in piedi il discorso, domandava ed io rispondevo … aveva due occhi color azzurro scuro, erano come due gemme incastonate in un viso di porcellana, non riuscivo a staccare gli occhi dal suo sguardo. Dopo un po’ Andrea disse che doveva andare e alla domanda se potevo darle il mio numero di telefono rispose: "Sicuro che me lo puoi dare … ma" aggiunse con un sorriso appena accennato, "non so se stai facendo la cosa migliore..".

Erano passati tre quattro giorni, il ricordo di Andrea era vivo come può esserlo un sogno che ci ritorna alla mente in modo ossessivo, bello, emozionante ma….irreale. Stavo tranquillamente bivaccando nella mia stanza, trasformata in camera a gas dalle sigarette, quando il telefono iniziò a squillare. Non ho mai amato il mezzo telefonico e quando si intrufola in un sogno lo detesto, ma, essendo solo a casa, non potevo che andare e dire la fatidica parola: "Pronto". Non potevo credere alle mie orecchie, era Andrea che con voce sicura mi disse: "Ciao Mauro, oggi alle 17,30 sono al centro , ti aspetto al bar, sii puntuale" , senza che io riuscissi a dire va bene o altra cosa, click ….. Porca paletta … erano le 15,40 mi lanciai sotto la doccia e come un fulmine mi ritrovai sulla moto. Arrivai sul posto con circa 30 minuti d’anticipo, non riuscivo a stare nè fermo nè tranquillo … avevo impresso nella mente quello sguardo … non mi capacitavo cosa mi stesse prendendo, il tutto mi faceva sentire molto strano, non avevo mai sentito dentro di me una cosa del genere. L’orologio lo avevo consumato con lo sguardo, mi fermai per accendermi una sigaretta abbassando per uno, due secondi la testa, sentii all’improvviso una mano appoggiarsi in modo deciso dietro al collo "Ciao Mauro, vedo con piacere che sei puntuale", mi girai lentamente , Andrea stava davanti a me in tutto il suo "Splendore" , indossava un completo giacca e pantalone colore cardinale con una camicetta alla coreana nera e un paio di stivaletti neri lucenti, stavo rispondendo … quando Lei mi prese per mano e con modo deciso "dai muoviti … non stare così imbambolato .. devo andare a ritirare delle mie foto … poi mi devi accompagnare da una mia amica, oggi sei al mio servizio"

Camminammo in modo veloce, ben presto raggiungemmo il fotografo, Andrea mi disse con tono secco: "Aspettami qua … io torno subito". Dopo poco dopo uscì con un busta in mano me la porse ‘Fai attenzione a non farla cadere … la mia amica si trova vicino allo Zodiaco, hai la macchina?’

Le risposi "ho la moto" , Lei ridendo "E’ uguale, muoviamoci".



Arrivati all’abitazione dell’amica, Andrea mi disse: ‘Adesso Mauro vediamo se hai un’altra dote oltre alla puntualità …’ scese dalla moto sparendo dentro al portone, passarono più di 2 ore, ricomparve poco dopo esclamando ‘E se fossi rimasta qua tutta la notte?’ scoppiando in una risata molto ironica, ‘Dai … imbambolato ci facciamo uno stuzzichino a casa mia, ma non ti aspettare niente di eccezionale non so cosa ho nel frigo’ . Salita sulla moto mi disse di dirigermi verso la zona residenziale, ci arrivammo poco dopo. Aveva un appartamentino arredato con un gusto, era tutto in ordine e si sentiva un buon profumo di lavanda. Mi fece accomodare su una poltrona, Lei andò in cucina e sentii la sua voce ‘Mauro… vanno bene germogli di soia… e yogurt ai cereali?!!’

Come un automa risposi che non c’erano problemi e che se potevo dare una mano nell’apparecchiare o fare altro ero tranquillamente a disposizione. La cena … venne consumata velocemente, mi sentivo a mio agio, in modo automatico mi alzai dalla sedia e cominciai a riordinare la tavola mettendo le poche posate e i piatti nel lavello, chiesi ad Andrea dove fosse il detersivo per lavare, me lo indicò ridendo , e disse ‘Dato che lavi i piatti, vado a sistemare le foto, mi raccomando non bagnare per terra’. Le faccende le finii poco dopo, controllai se non avessi fatto cadere acqua … e, dato che Andrea ancora non era uscita dalla sua stanza, andai a sedermi sulla poltrona in salotto.

Non riuscivo a capire cosa mi stesse succedendo … mi sentivo attratto da Lei … ma non in modo ‘canonico’, ero talmente assorto nei miei pensieri che ero caduto come in letargo, Andrea si era messa davanti a me in piedi ad osservarmi e dopo un po' ‘Mauro ho notato che sei stato bravo nel riordinare ….hai delle buone qualità….però non vorrei ….. ti chiamo domani adesso ho sonno’.



 

Capitolo 2°


Rientrai a casa molto tardi e sprofondai in un sonno agitato dal periodico ricordo di Lei, la mattina mi svegliai tardi feci una frugale colazione e andai a fare una corsa al prato. Rientrai verso le 13,00 e mentre mi accingevo a fare una doccia mia madre disse che aveva chiamato una certa Andrea e che dovevo andare da Lei alle 15,00. Feci in un lampo e con puntualità svizzera ero col dito al campanello del citofono, suonai, e dopo poco ‘Complimenti Mauro …. 15,00 spaccate, sali’. Feci le scale volando, arrivato alla porta mi accorsi che era socchiusa, suonai, con voce ferma Andrea disse ‘Entra …entra’ , appoggiai la mano sul pomello e vidi Andrea seduta sulla poltrona, aveva indosso una tunica bianca, feci pochi passi e Lei ridendo ‘Complimenti … Con la porta aperta hai suonato lo stesso, vedo che hai abbastanza virtù, accomodati su questo sgabello vicino a me’. Appena mi misi seduto Lei mi fece una domanda a bruciapelo "Mauro … pensi di poter essere bravo …" - si bloccò, i suoi occhi avevano cambiato espressione, da gioviale a seria, accennò un freddo sorriso - "nell’esaudire Mie richieste…?" Rimasi per qualche secondo come imbavagliato da quello sguardo penetrante …non riuscivo ad emettere nessuna parola, mi sentivo come un bambino mortificato, ricordo che ad un tratto come un automa risposi "si Andrea, credo di si … ".

Lei alzandosi, cominciò a girarmi attorno, passarono 3 o 4 minuti di silenzio totale, si percepiva solamente il leggero fruscio che le suole di gomma facevano al contatto del pavimento, "Mauro … per cominciare non dovrai mai chiamarmi per nome quando sarai a casa mia, ma Padrona, non dovrai mai guardarmi negli occhi, dovrai stare sempre in silenzio e con lo sguardo al pavimento, ogni azione, gesto dovrà essere effettuato solo ad un mio preciso comando, quando ti dico di venire al mio cospetto ti dovrai mettere sempre in ginocchio ai miei piedi…" si avvicinò prendendomi per un braccio "Mauro adesso ti porto a vedere la tua stanza…". Accanto al bagno di Andrea c’era un piccolo stanzino, era profondo non più di tre metri e largo al massimo uno, nella parete di sinistra c’era un piccolo scaffale dove vi erano detersivi stracci e tutto l’occorrente per fare le pulizie, l’angusta stanza era priva di finestra, c’era una piccola ventola al muro per il riciclo dell’aria, la luce era bassa, sulla parete in fondo attaccata al muro, ad una altezza di circa 70 /80 cm, c’era una catena non troppo grande con un collare di metallo. Nella mia testa avevo solo ‘confusione’, non avevo mai vissuto niente del genere, eppure non provavo né paura né imbarazzo, sentivo il cuore battere forte e il sangue scorrere nelle vene ad una velocità frenetica. "Ma Andrea, cos’è questa stanza?" chiesi.



Tenendomi ancora per il braccio, mi portò alla parete, silenzio totale, capii che non ero stato molto saggio a proferire parola, "Mauro, so che non sei … ma le buone maniere si devono apprendere subito", lasciò il braccio e mi mise il collare in modo abbastanza stretto chiudendolo con un lucchetto, "Adesso metti le mani dietro la schiena" le prese e con un laccio di cuoio le legò con una rapidità da marinaio. Con un foulard mi bendò gli occhi facendo in modo che anche il naso rimanesse coperto, isolato dall’ambiente esterno. "Solo attraverso la privazione sensoriale, potrai svuotarti dalla tua vita quotidiana ed essere pronto ad essere plasmato come mio servo. Mi raccomando … pensa bene al perché …" uscendo spense la luce e sentii chiudere la porta a chiave. Lo sconforto mi avvolse ben presto, la posizione non era delle più comode, aveva posizionato la catena in modo che non potessi nè mettermi in piedi nè accovaciarmi per sgranchire le gambe, le braccia erano come incollate dietro la schiena, passai all’incirca 30 minuti in questa posizione, porca paletta, da super principiante come ero mi sembrò un'eternità.

Mentre stavo pensando e ripensando alle poche cose che la mia Padrona mi aveva detto e che io come un tordo avevo già disatteso, la chiave cominciò a girare nella toppa della porta, dopo poco Lei entrò, accese la luce, si avvicinò e con voce secca "Hai capito?" , la mia fronte aveva iniziato a sudare freddo, con un filo di voce "Si … Padrona", senza proferire parola staccò la catena dal muro, con una delicatezza che mi fece respirare sciolse il laccio e il foulard, "Bravo Mauro, vedo con Piacere che sei rimasto nella stessa posizione e che le braccia pure sciolte sono rimaste dietro la schiena … Adesso le puoi muovere" cominciò a camminare, non feci la minima resistenza, come un cagnolino la seguii fino al salotto e quando Lei si fermò sedendosi sulla poltrona mi accovacciai ai suoi piedi. "Mauro…"appoggiando la mano sulla testa, "adesso…"si alzò, staccò la catena dal collare, "vai in bagno, ti denudi, ti dai una bella rinfrescata … troverai un grembiule e delle calze, in casa indosserai solo questo…", proferendo "si mia Padrona" mantenendomi sempre nella stessa posizione mi recai nel luogo ordinatomi, fu un sollievo, la mia sudorazione era aumentata notevolmente, svuotai la mia povera vescica che stava esplodendo, completai l’operazione in modo accurato e misi gli indumenti che Lei aveva messo in bella vista alla parete, un camice nero senza fronzoli con dei bottoni bianchi, mi stava bene nè largo nè stretto, le calze autoreggenti abbastanza scure da mascherare la mascolinità delle mie gambe; tornai in salotto, la Padrona non s’era minimamente spostata dalla poltrona, senza proferire parola mi accovacciai ai suoi Piedi. Passarono una decina di minuti buoni, la Padrona ad un certo punto si alzò, rimanendo ferma, "Mauro, alzati…" Eseguii l’ordine tenendo ben bassa la testa e cercando di rimanere il più fermo possibile, "Seguimi", iniziando a camminare capii subito che ci stavamo dirigendo nuovamente alla stanzino … cominciai a sudare freddo, Lei aprì la porta "I detersivi e ciò che serve sono in questo piccolo scaffale, ricordati bene … non accetto dimenticanze o disordine, devi pulire la CUCINA", "si Padrona", risposi con un filo di voce, mi scostai rivolgendo lo sguardo alla parete per farLa uscire, presi il necessario e una volta raggiunta la stanza rimasi a bocca aperta, non c’era niente in disordine e ogni cosa brillava …, dovevo far tornare lucido e pulito cose che lo erano già … e per di più alle pareti c’erano delle piccole mensole piene di oggetti vari messi con millimetrica precisione e buon gusto. Sentivo lo sguardo fisso e vigile della mia Padrona, iniziai dalla macchina del gas … smaltata di nero con il sopra in acciaio, la pulii per circa una mezz’ora buona, in contro luce si vedevano le strisce che il panno leggermente umido lasciava ma alla fine ebbi la meglio… Passai ai pensili … al frigorifero … al piccolo tavolo … alla finestra… alle mensole …con gli oggetti … passai la scopa raccogliendo il nulla e iniziai a lavare il pavimento. L’operazione si concluse dopo circa 2 ore abbondanti di olio di gomito, presi tutto il materiale che avevo usato lo misi per terra e mi inginocchiai in direzione della Padrona con la testa ben fissa al pavimento. Lei dopo poco entrò nella cucina, cominciò a controllare … sentii alzare una sedia … spostare gli oggetti sulle mensole … aprire il frigo e richiuderlo… Quegli attimi ancora me li ricordo, sembravano non passassero mai. Dentro di me dicevo … va a finire come il militare… polvere sotto la sedia … oggetto non rimesso al suo posto … punizione assicurata. A rompere quel rumore di passi e oggetti ci pensò il telefono di Lei, uno due tre quattro cinque squilli …al sesto partì la segreteria telefonica, la Padrona si mise alle mie spalle "Non rispondo … so che sarò impegnata per le prossime ore …mauro hai fatto un buon lavoro?" risposi con una leggera voce "Si …mia Padrona", stette per qualche secondo in silenzio, "mauro … prendi la roba che hai vicino a te, portala nello stanzino e torna immediatamente in cucina" nell’alzarmi feci la massima attenzione a non tirare su ne la testa ne lo sguardo, portai il necessario delle pulizie rimettendolo con scrupolo al proprio posto e tornai dove mi era stato ordinato rimettendomi ai suoi piedi.

"Adesso…" ricollegò la catena al collare, tirando in modo deciso ma non violento, silenzio totale, avevo ricominciato a sudare… Non riuscivo a capire e pensare a niente, mi fece fare il giro della piccola casa a quattro zampe, le ginocchia cominciavano a dare un leggero fastidio, "mauro…" fermandosi, "si mia Padrona…", mise una mano sulla mia testa agitandola in una carezza, con l’altra staccò la catena dirigendosi verso la poltrona del salotto, automaticamente la seguii, e mi acciambellai vicino ai suoi piedi. "Bravo…" si alzò, "Metti dietro la schiena le mani" , furono immobilizzate nuovamente con rapidità, "sei davvero bravo, meriti ancora un regalo…" mentre parlava aveva aperto il grembiule scoprendomi il petto. Mi accarezzò i capezzoli facendomi vibrare, "ti piace molto questo, vero?" disse stringendoli forte tra i polpastrelli, "bene, porterai sempre anche queste", due mollette di acciaio rivestite di gomma e unite da una catenina, scattarono attorno ai capezzoli. La morsa, non fortissima, ma continua, fece ingrossare i capezzoli in pochi minuti. "Vedrai, diventeranno così grossi che potremo mettere il reggiseno a questa proietta" disse con un sorriso malizioso mentre avvampavo di rossore per l’imbarazzo. "Ho bisogno di un buon massaggio ai piedi…", si mise seduta sulla poltrona. Era una cosa che non avevo mai fatto, come del resto… tutto, mi mossi in modo goffo sulle ginocchia, mi abbassai del tutto ritrovandomi a strisciare come un lombrico. Avvicinai le labbra al collo del piede destro e cominciai con piccoli movimenti della lingua a sfiorare la pelle della Padrona, aveva un sapore dolciastro… un odore intenso, non erano di certo appena lavati. Più la mia saliva inumidiva il piede e più venivo preso da questo ‘gioco’ , ben presto passai alle dita… mi ricordo che le avvolgevo con golosità tra le mie labbra, ormai avevo perso ogni freno, sentivo in me un piacere intenso.. mi stavo eccitando. Mentre con la lingua stavo cominciando ad assaporare anche il piede sinistro, la Padrona si alzò, "Fermati… Alzati e mettiti con la pancia su quella sedia", mi bloccai immediatamente, "si mia Signora", per rialzarmi non fui un fulmine di guerra, ma alla fine ci riuscii, poco dopo sentii la mano della Padrona che stava tirando su il grembiule, mise una sua gamba tra le mie facendole allargare con un movimento brusco, avevo il cuore in gola… sentii ad un certo punto un punta scrutare le mie parti basse, il sudore apparì nuovamente sulla fronte, non osavo pensare minimamente cosa la Padrona… "mauro adesso ti passo il telefono… questa sera dato che è tardi starai da me.." eseguii immediatamente, "mamma …ciao… tutto bene, non rientro a casa… ci vediamo domani in giornata".

Posato il telefono, la Padrona passò con una delicatezza inaspettata un fazzoletto sulla mia fronte, questo riuscì a rilassarmi non poco anche se la pressione del corpo sulla sedia cominciava a farmi sentire un po’ di fastidio… le gambe erano sempre divaricate e cominciavano ad addormentarsi, le mani oramai non le percepivo più.

Si allontanò, riuscivo a sentire dei cassetti che si aprivano e si chiudevano con una cadenza lenta e continua, dentro di me cominciava ad aumentare la sensazione che ormai…, ero talmente assorto nei miei pensieri che non mi accorsi che la Padrona era tornata mettendosi davanti a me, mise il ‘guinzaglio’, ed io sulle ginocchia ormai doloranti la seguii in bagno. "Entra nella vasca, appoggia la pancia sul bordo lasciando andare giù il busto, tenendo le gambe larghe" nell’alzarmi provai sollievo, mi misi nella posizione e in automatico chiusi gli occhi come per trovare la concentrazione per un salto dal trampolino…

Ben presto sentii una piccola cannella molto fresca entrare delicatamente nel mio… e in automatico scorrere liquido tiepido dentro di me, mi sentivo una bottiglia che si stava riempendo piano …piano era quasi piacevole se non fosse stato per la posizione … scomoda in cui stavo.

La Padrona mise dietro di me una bacinella "La devi Usare solamente quando avrò finito".

Cominciavo a sentire le prime contrazioni … "si mia Padrona" , il piacevole stava cominciando a diventare una strana sofferenza, ormai le stavo pensando tutte per non cedere all’istinto di espellere il tutto, il liquido fini di scorrere dentro di me, la Padrona estrasse la cannella "Attento a non sporcare la vasca…"con una risata molto fredda "adesso puoi Svuotarti", il "si mia Signora" usci quasi strozzato, come un tordo nell’indietreggiare … scivolai… per mia fortuna la bacinella era capiente e posizionata dove atterrai… la frittata era fatta.

"Alzati, MAIALE", "si mia Padrona" sentivo la mia faccia scoppiare dalla vergogna, non fu semplice per niente rialzarmi dalla posizione in cui stavo, si avvicinò e sciolse le braccia, "PULISCITI IMMEDIATAMENTE,TI ASPETTO IN SALOTTO" ed uscì.




Mi ripulii in modo attento e scrupoloso controllando se avevo lasciato qualche traccia nella vasca o da qualche altra parte, arrivai al cospetto della Padrona che mi stava aspettando in piedi al centro del salotto, "Alzati" mi mise ai polsi e alle caviglie dei bracciali di cuoio con degli anelli, "Avvicinati al tavolo … appoggia le braccia e il busto sul piano allungando le braccia e divarica le gambe", eseguii l’ordine, la Padrona mise sul tavolo una lunga cinghia di cuoio… alle due estremità c’erano fissati due piccoli moschettoni, mi prese la mano destra collegò all’occhiello metallico un moschettone e fece passare sotto al tavolo il resto del laccio , lo introdusse nell’anello della caviglia sinistra e lo fece continuare sul tavolo eseguendo la stessa operazione sulla mano sinistra. Completò il tutto facendo passare il resto del laccio sotto il tavolo agganciando il moschettone finale all’anello della caviglia destra… Mi ritrovavo come un salame, immobile, il laccio di cuoio sembrava che l’avesse fatto per la mia persona… il gioco delle gambe e delle braccia era quasi nullo. Ero totalmente in balia della mia Padrona, si avvicinò fece una lieve carezza sulla guancia destra "Rilassati… apri la bocca", non mi fece nemmeno rispondere, mi mise nella bocca una pallina e la serrò ben stretta dietro alla mia nuca.

Dopo avermi dato un’altra carezza, si mise alle mie spalle "MAURO, adesso inizierai ad essere Mio fisicamente". A quelle parole, un brivido mi scosse il corpo, il mio fondo schiena, non era mai stato preso… in quel momento mi ricordai le storie che facevo a mia madre quando ero bambino per mettermi le supposte. Cominciai a sentire le dita della padrona che con una cosa abbastanza densa ungevano il mio "buco", era una strana sensazione… mentre mi stavo chiedendo il perché di questo, la Padrona cominciò ad introdurre delicatamente un dito facendolo ruotare e scorrere avanti e dietro in modo delicato, non riuscivo a capire il perché, ma mi stava piacendo, il mio pene era totalmente in erezione. La Padrona si accorse di ciò, si fermò un momento, sentivo che stava armeggiando con qualche cosa, poco dopo sentii che sul mio buco Lei stava facendo pressione con un oggetto più grande del dito, con maestria e grande delicatezza cominciò a spingerlo dentro… Cominciai da prima a sentire un sopportabile dolore… mano a mano che la Padrona lo faceva entrare un po’ alla volta sempre più giù, questo dolore scomparve… stavo, (è difficile ammetterlo) godendo. Lei … a quel punto attivò ‘l’infernale’ coso che avevo dentro, aveva iniziato a vibrare, lo faceva girare pianissimo ed io ormai vibravo con lui, avevo le gambe e le braccia che si mettevano in tensione ogni qual volta l’oggetto, vibrando, sfiorava la fatidica ‘prostata’.

Lasciò dentro di me l’oggetto vibrante, si avvicinò alla mia testa sciolse il laccio della pallina, la levò delicatamente dalla bocca, e introdusse le ’dita’ della mano corsara. Istintivamente le cominciai a succhiare, Lei cominciò a farle entrare ed uscire in modo lento ma costante ormai avevo perso ogni freno inibitore, mi sentivo al settimo cielo, non mi sembrava vero, ero sempre più preso dal viaggio che stavo percorrendo e speravo in cuore mio che non finisse.

La Padrona mise una mano sulla testa giocherellando con i capelli, "la Pallina non serve…", si spostò dietro di me, estrasse il ‘giocattolo’ , staccò il moschettone e in breve tempo liberò gli arti dal laccio di cuoio, "Alzati…", risposi "si mia Padrona", provai a muovere contemporaneamente le gambe e le braccia… erano talmente indolenzite che per cominciare a fare i primi passi alla pinguino passarono alcuni minuti, il ricordo ‘piacevole della penetrazione’ stava sparendo dalla mia mente anche se ero felicissimo di avere donato il mio corpo alla Padrona.

Non so in che modo riuscii a spostarmi dalla posizione in cui stavo e con non poche difficoltà riuscii a mettermi ai piedi della mia Padrona.

Ormai penso si erano fatte le 21,00 … il mio stomaco brontolava non poco … la Padrona stava davanti a me in silenzio… ad un tratto mi prese con la mano sotto il mento stringendo "mauro… sei solo e ricordati SOLO di MIA PROPRIETA’ ", mi fece aprire la bocca aumentando la pressione delle dita e cominciò ad introdurre l’oggetto vibrante nella mia bocca… chiusi gli occhi, ricordandomi dove era stato, iniziai a leccarlo e avvolgerlo con le labbra mentre la Padrona accese il giocattolo, più passava il tempo e più ero preso dall’evento, avevo iniziato nuovamente ad eccitarmi. La mano della Padrona si fermò quando la punta del "coso" arrivò all’inizio della gola e lo fece scivolare lentamente fuori dalla bocca, lo posò sul tavolo "mauro, vai in bagno, rivestiti", risposi "si mia Signora", percorrendo il percorso a quattro zampe mi recai dove ordinatomi, dopo un accurato ‘aggiustaggio’ uscii dalla toilette tornando al Suo cospetto. Nel frattempo la mia Signora aveva indossato un paio di jeans con una maglietta nera attillatissima un paio di stivaletti neri lucentissimi, aveva in braccio un giaccone di cuoio,



"Ho fame, portami a mangiare…" Uscimmo dall’appartamentino, ero al settimo cielo, non credevo che potesse essere vero ciò che mi stava capitando, scendemmo le scale e arrivammo dove avevo lasciato la moto. La Padrona prima di salire sul mezzo, mi prese per un braccio, "mauro…" mollandomi uno schiaffo nè forte nè piano, "adesso ti do L’ONORE di CHIAMARMI NUOVAMENTE ANDREA" e con un gesto che mi lasciò ancora di più di stucco dello schiaffo, alzò il braccio e portandolo vicino alla sua bocca sfioro la mia mano con un bacio leggero. Durante il breve tragitto Andrea mi disse, "mauro… credo che al ritorno, a casa…", passammo una serata al ristorante veramente piacevole, ridemmo e scherzammo, vennero trattati duemila argomenti, tralasciando completamente ciò che era avvenuto nel pomeriggio fino a poco tempo prima.



Capitolo 3°


Uscimmo dal locale a tarda notte all’incirca erano le 01,00 d mattina, Andrea annuì un sorriso che mi fece raggelare il sangue, avvicinò la sua testa al mio orecchio e con voce imperiosa " Mauro, portami subito a casa, devi ancora…".

Arrivammo a destinazione poco dopo, misi la moto nel garage condominiale, Andrea scese, "Muoviti mio schiavo…" si mise dietro di me, prendemmo l’ascensore, avevo il cuore in gola, non riuscivo a capire cosa mi stava aspettando, arrivati al piano la mia Padrona aprì la porta di casa entrando mi misi subito a quattro zampe vicino ai suoi piedi Andrea mise la sua mano sulla mia testa "Mauro… io vado nella mia stanza, vai in bagno spogliati", e si allontanò con passo veloce. Eseguii l’ordine come un bravo cagnolino… mi recai nella stanza e dopo essermi spogliato mi accovacciai sul tappetino del bagno.

Avevo nella testa una confusione totale … l’unica cosa che avevo chiara era la certezza che la notte non sarebbe passata in modo tranquillo.

La mia Padrona entrò nel bagno dopo 15-20 minuti, il mio sguardo riuscì a vedere solo i piedi di Andrea, indossavano degli stivali in pelle con tacchi a spillo… si mise davanti alla mia testa e subito sentii un senso di paura, mi mise un collare di metallo che subito venne collegato ad una catena… che venne appoggiata sulla mia schiena… silenzio assoluto, poco dopo uno strattone leggero mi fece capire che dovevo seguire la Padrona, cominciai a muovermi come un cagnolino, il tragitto fu molto breve ci fermammo al centro del bagno, la Padrona appoggiò il guinzaglio per terra, fece scivolare sotto la mia pancia un piccolo sgabello e si mise dietro di me.

Cominciai a sentire una leggera pressione vicino al mio fondo schiena … piano piano questa pressione si fece sempre più forte, la fronte cominciò a bagnarsi… "Mauro… " arrivò come un fulmine uno schiaffo sul gluteo destro "non irrigidirti…", le mie orecchie non fecero in tempo ad ascoltare il messaggio che sentii una fitta al basso ventre… l’unica cosa che riuscii a fare.. per mia fortuna fu quella di non emettere nessun mugolio o verso… Andrea accese il vibratore cominciandolo a farlo muovere con una certa vigoria… sembrava che il mio corpo si stesse aprendo in due, anche se devo dire che cominciava a piacermi e il mio pene piano piano cominciava ad irrigidirsi. "Mauro… mica starai godendo…" uno schiaffo sempre sul gluteo destro arrivò questa volta più forte, "si mia Padrona" dissi con un filo di voce, lo schiaffo questa volta mi fece inarcare il ventre, subito sentii un laccio stringersi in modo abbastanza energico intorno ai miei testicoli, non riuscivo a pensare e lo sguardo oramai era fisso al pavimento… il sudore mi colava dalla fronte copioso e lasciava sempre più tracce sul pavimento.

Il movimento del fallo venne fermato da Andrea, ma non lo spense, anzi con una specie di piccola imbracatura fece in mdo che non uscisse dal mio buco, mise una bacinella capiente sotto la mia testa e cominciò a strofinare le sue parti basse sulla mia faccia, aveva un paio di pantaloni in pelle che inizialmente con il sudore scivolavano abbastanza … ma in poco tempo si trasformarono in un ruvido supplizio. Di botto Andrea, si fermò si levò gli stivali e con una mossa felina si tirò giù i pantaloni, si rimise le calzature, "Mauro… da quanto sudi, hai bisogno di bere" la voce per niente rassicurante, chiusi gli occhi e per un momento tutto mi sembrava buio e brutto, posizionò bene il recipiente sotto la mia testa e si mise a cavalcioni sopra la mia capigliatura. Un momento di pausa e cominciai a sentire delle piccole tirate ai mie testicoli… aveva preso in mano il laccio che aveva precedentemente legato, e piano piano cominciai a sentire scivolare sopra i miei capelli, un liquido abbastanza tiepido… le strattonate cominciavano ad essere frequenti il fallo continuava con le sue vibrazioni… avevo il corpo completamente in tiro , con una mano mi fece aprire la bocca, "Mio umile schiavo dissetati" , la pipì di Andrea cominciava ad entrare nella mia bocca, un sapore così acido e caldo non lo avevo mai provato... ero completamente in suo potere e cominciavo a sentire il liquido scendere nella mia gola… poco dopo la mia Padrona si sollevò dalla mia testa, spostò la bacinella "Pulisci… hai sporcato i miei stivali", mi porse davanti la bocca prima il piede destro e poi il sinistro… la mia lingua ben presto fece tornare lucidi gli stivali… avevo nella bocca un cocktail di sapori mai assaporato precedentemente… ormai il mio povero membro stava scoppiando e i testicoli dalla stretta non li sentivo più … Andrea andò vicino all’armadietto della toilette, sentivo dei piccoli rumori di oggetti che spostava… "Mauro… ADESSO TI LEVO IL …" venne dietro di me e con una delicatezza inaspettata sciolse il laccio e comincio ad accarezzarmi i testicoli martoriati. "ATTENZIONE A QUELLO CHE FAI…" sentii un oggetto freddo sfiorare la punta del mio pene, poco dopo il mio liquido cominciò ad uscire, la mia Padrona cominciò a muovere l’oggetto che aveva in mano. "Vedrai… adesso…"con una voce alquanto tranquillizzante, poco dopo si mise davanti alla mia testa, con le due mani la alzò delicatamente, i miei occhi videro un fallo ricoperto dal mio sperma legato alla sua vita, cominciò ad accarezzarmi le guance "Mauro…adesso devi avere cura di questo nettare" appoggiò delicatamente la punta sulle miei labbra e cominciò a farlo scivolare nella mia bocca. Non capivo letteralmente più niente, sentivo dentro di me un certo non so che di piacevole, la posizione in cui stavo cominciava a fare sentire dei piccoli disagi… il vibratore ormai mi aveva completamente martoriato il mio fondo schiena e continuava nel suo "lavoro" ma stranamente il mio corpo si stava eccitando sempre più… la bocca ben presto eseguì scrupolosamente il compito datomi dalla mia Padrona, "Mauro… sei stato abbastanza bravo…" Disse Andrea.. spostandosi dalla mia testa, sentii le sue mani sulla mia schiena, levarono l’imbracatura e delicatamente fecero uscire dal mio sfinito sederino l’oggetto… il mio ventre ebbe come un leggero sobbalzo… come di rilassamento per il lungo periodo in cui l’ospite era stato dentro di me, mi stavo rilassando e piano piano questa sensazione mi stava facendo riprendere… quando uno schiaffo colpì la mia natica destra… "Mauro…" le parole si bloccarono e in me riaffiorò un leggero senso di sconforto… Non ebbi tempo di pensare, che cominciai a sentire sul mio buco una spinta leggera… Andrea stava cominciando a possedermi, chiusi gli occhi e la mia Padrona ben presto iniziò a spingere. Sentivo il mio interno aprirsi insieme al mio cervello… e più il tempo passava e più sentivo crescere in me un piacere infinito.. il mio corpo era percorso da brividi che facevano inarcare la schiena in modo evidente. Perdo il senso del tempo sotto i suoi colpi ora lenti ora incalzanti e mi lascio andare completamente, sobbalzando ad ogni affondo che mi strappa un gemito di sofferenza e piacere. Dalla bocca semiaperta mi cola giu' un filo di bava e come allucinato vedo il mio ventre sollevarsi un pò ogni volta che sprofonda dentro i miei visceri, oh cazzo, sono impalato, appoggio il palmo della mano sull'ombelico e sento quella bestia viva ritrarsi e di nuovo farsi strada nel mio ventre... vado fuori di testa, questa sensazione mi provoca violente ed inaspettate contrazioni nel culo...sarà quasi mezz'ora che mi sta inculando, sento che tra poco avrò un orgasmo e percepisco che sarà diverso, sarà dentro, in un punto tra il retto e il pube, non verrò come è sempre stato, da "maschio", non so bene come, ma sarà diverso, sarà Lei a portarmici, lo sento, Lei mi strapperà questo orgasmo e sarò violato, come se una mano mi entrasse dentro la pancia e mi rivoltasse i visceri lasciandomi senza fiato... mentre penso tutto questo un brivido mi fa vibrare la schiena, tre o quattro contrazioni spasmodiche del ventre mi fanno curvare in avanti, Lei stessa mi guarda sorpresa e si ferma ben conficcata dentro di me... urlo, mordo ed urlo ancora spingendo come un'invasato il bacino verso la base del suo cazzone mentre con inaspettata dolcezza mi cinge la schiena con un braccio e porta una mano sulla mia nuca, quasi a sostenermi mentre le scosse del mio primo orgasmo da femmina bruciano ogni residuo di energia. "Mauro…siiiii" urla ora, godendo anche Lei in un orgasmo totale, "umile e devota TROIETTA…siiii, tu sarai sempre la mia servetta puttana…". Quando ormai i colpi avevano rallentato il ritmo, fece uscire dal mio sedere il fallo, sentii come un brivido piacevole sulla mia schiena… si posizionò davanti alla mia testa e con un movimento leggero cominciò a spingere il fallo nella mia bocca "Pulisci… fino a farlo tornare lucente", l’operazione fu una delle prove peggiori, per fortuna il precedente clistere aveva ben pulito dentro di me, ma più passava il tempo e più mi sentivo completamente nelle mani della mia Padrona Andrea. "Ora assaggerai la mia, mauro. La tua bocca dovrà contenere tutto di me"……. In un attimo il suo sfintere fu sulla mia bocca spalancata, vedevo il suo forellino contrarsi, aprirsi oscenamente minaccioso, dilatarsi pronto ad espellere………un attimo e la mia bocca e il mio cervello furono invasi della più intima, feroce e inebriante volontà della mia Padrona. Ora ero veramente Suo.