La cena aziendale
di Aldo

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Stavo facendo rapidamente carriera nella mia azienda. I miei capi avevano apprezzato l'abilità con la quale avevo saputo gestire un paio di situazioni imbarazzanti, tirando l'azienda fuori dai guai ed ero diventato dirigente.
Mi venne accordata una prima assistente, Katia, poi una seconda, Luisa e le cose andavano molto bene. Io non ero un capo autoritario, non sono mai stato capace a comandare, le trattavo alla pari e loro erano molto gratificate e contente. Poi mi venne assegnata una terza assistente, Nadia, che godeva di pessima fama. Era una donna di circa 50 anni, molto alta e grossa, di aspetto mascolino ed energico, anche se piacevole, e che vestiva sempre con minigonne e tacchi a spillo che la facevano sembrare mastodontica e mettevano in risalto i suoi splendidi polpacci muscolosi. Di lei si diceva che fosse una lesbica e che avesse un pessimo carattere. Ed effettivamente il suo arrivò mutò radicalmente l'atmosfera dell'ufficio. Fin dall' inizio Nadia mostrò di tenere ben poco in considerazione le cose che dicevo io, e passava il tempo a chiacchierare con Katia e Luisa, sulle quali esercitava un fascino molto evidente. Dopo poche settimane erano diventate amiche intime, spesso si assentavano per delle ore dall'ufficio con delle scuse e praticamente l'unico a lavorare ero io. Attesi pazientemente ancora qualche settimana, poi decisi di intervenire risolutamente.
Le convocai tutte e tre ed iniziai un lungo discorso il cui succo era "Ragazze, qui le cose stanno andando male, capisco che ciascuno di noi ha periodi di svogliatezza, ma adesso state esagerando, o ricominciate a lavorare sodo come prima o sarò costretto a cambiare registro!" Nadia disse "Comincia subito, vammi a prendere un caffè e alla svelta, prima che si freddi!" Rimasi sbalordito e dissi "Ma stai scherzando?". Per tutta risposta lei si alzò e mi diede una sberla tremenda sulla faccia "Ho detto alla svelta!". Mi fischiava l'orecchio e non sapevo che fare. Non potevo certo andare a lamentarmi dai capi supremi, che figura avrei fatto? Non potevo nemmeno rendere la sberla, anche perchè Nadia mi avrebbe sicuramente pestato, e Katia e Luisa stavano visibilmente dalla sua parte. L'unica era sperare che la cosa rimanesse confinata tra le mura dell'ufficio senza scandali. Così andai a prenderle il caffè e tutti mi chiedevano cosa mi fosse successo, perchè avevo stampate in faccia le cinque dita di Nadia.
Era quasi Natale e la sera successiva ci fu la solita cena aziendale in pompa magna. Io vi partecipai con mia moglie, Elena. Cercai di stare il più possibile lontano da Nadia, ma lei si piazzò proprio davanti ad Elena e cominciò a chiacchierare serratamente con lei. Dopo poco sembrano due innamorate e notavo che le loro gambe sotto il tavolo si cercavano e si strusciavano. Ero sbalordito: Elena mi era sempre stata devota, e sempre si era dimostrata fredda e distaccata rispetto al sesso. Aveva ricevuto una educazione molto moralista e l'unico grosso difetto che le rimproveravo era di essere una frigida. Quella sera sembrava un'altra ed io mi sentivo male perchè ormai Nadia stava prendendo possesso di tutta la mia vita, anche della mia sfera privata.Ero in suo potere.
Finita la cena Nadia, Luisa e Katia si infilarono nella mia auto, Katia davanti e le altre tre dietro. Durante il tragitto sentivo dei fruscii provenire da dietro, di mani che carezzano calze di nylon, di labbra che si sfioravano, di lingue che si contorcevano, io non osavo voltarmi e speravo che Nadia stesse limonando con Luisa. Quando Katia scese e Luisa venne davanti, i rumori si intensificarono senza ritegno, era evidente che Nadia faceva di tutto per torturami psicologicamente e se la godeva un mondo.
Arrivati a casa di Luisa lei volle farsi accompagnare al pianerottolo. Al mio ritorno maledii di non aver preso le chiavi ed il cappotto, perchè le due erano chiuse dentro e io dovetti aspettare più di un'ora fuori al freddo, mentre dentro facevano i loro comodi. Quando mi fecero salire, Nadia mi ordinò di portarle a casa. Arrivati, lei mi disse che fare l'amore le aveva messo appettito e mi ordinò di preparale una spaghettata. Andai in cucina a preparare, poi apparecchiai con le posate d'argento. Sapevo che a Nadia piaceva il vino bianco, e le portai una coppa di spumante. Lei stava "cavalcando" Elena, si stava facendo portare in giro sulla sua schiena. Bevve lo spumante poi prese un vaso, vi si accovacciò e pisciò dentro. Mi porse il bicchiere ed il vaso ed io capii cosa dovevo fare, me ne versai un bicchiere ma quando stavo per berlo, Elena me lo strappò di mano per berselo lei, il bicchiere cadde e il prezioso contenuto si versò. Nadia si imbestialì e cominciò a picchiare selvaggiamente Elena poi se la prese con me, mi torse un braccio dietro la schiena e mi schiacciò la faccia sul pavimento, facendomi leccare l'urina versata, poi mi porse la brocca e mi costrinse a berne il contenuto tutto d'un fiato. Quando gli spaghetti furono pronti si accomodò a tavola e mangiò di gusto un bel piatto di pasta mentre Elena stava sotto il tavolo e la leccava. Io facevo da cameriere e le versavo il vino. Quando fu sazia mi disse di segurla in bagno e mi diede una spintone, facendomi finire dentro la vasca. Lei si accovacciò con il culo sopra la mia faccia ed emise alcune flatulenze seguite da una lunga spinta. Dall'ano cominciò a spuntare un rivolo di cacca che lentamente si ingrandiva. L'odore era insopportabile e io respiravo con la bocca, lei mi ordinò di aprirla bene e mi centrò sulla lingua. Sapevo che se l'avessi sputato fuori lei non l'avrebbe gradito, riuscii a rimanere fermo con quel salamino di merda in bocca, mentre altra cacca mi pioveva sul petto. Quando ebbe finito si fece ripulire dalla lingua di Elena e se ne andò con lei in camera da letto. Io sputai tutto e mi feci una bella ed interminabile doccia. Quando le raggiunsi in camera Nadia stava inculando Elena con un fallo artificiale. Dopo poco smise e ci disse che era stanca e voleva dormire. Si addormentò mentre noi le leccavamo i piedi e la accarezzavamo delicamente.
Da quella notte io ed Elena siamo entrati a far parte del suo harem. Ogni tanto, quando le gira, viene da noi e si ferma 1 o 2 giorni. Tra me ed Elena le cose vanno male, non ci sopportiamo più e siamo in continua competizione per subire le attenzioni di Nadia. Ma non ci lasciamo perchè tutti e due temiamo che Nadia possa perdere interesse per noi.
In ufficio Nadia fa quello che le pare, è sempre in giro per i corridoi a reclutare schiavi ed anche Katia e Luisa mi comandano a bacchetta. "Aldo vammi a comprare le sigarette" "Aldo mettimi in ordine la scrivania" "Aldo, corri in pasticceria a prendermi una torta". Io eseguo rapidamente, sono contente di me e solo di tanto in tanto mi puniscono: mi fanno calare i pantaloni e mi picchiano col righello oppure mi danno cinghiate sulla schiena, ma per me è quasi un solletico, non hanno nemeno un decimo della forza che ci mette Nadia.