Il gioco di Yat
di Plexx

Homepage
Nei giorni di marzo Bangkok è una enorme serra dove qualsiasi movimento ricopre il corpo di un oleoso sudore, l’unico sollievo è attendere la notte più profonda e perdersi dentro questa insonne, odorosa, insalubre, sensuale, luccicante città. Fu durante questi vagabondaggi che incontrai Yat, un piccolo vietnamita di circa 30 anni. Ero nei dintorni di Nana Plaza preda di tutte le possibili offerte, donne, rolex, pietanze e come in un clip musicale vedevo solo volti, colori e luci. Yat mi prese per un braccio e con la diretta profondità degli orientali mi disse: "tu sei un giocatore, ti farò conoscere un gioco che nemmeno pensi!" E’ vero sono un giocatore, ma il gioco che il piccolo Yat mi proponeva era oltre ogni mia immaginazione.

Come per incanto abbandonammo le milleluci i millecolori e i mille suoni e ci incamminammo in una Bangkok che non conoscevo, fatta di piccole case di legno, anguste vie dove gli odori delle spezie e dei rifiuti si fondevano in quell’unico odore che è l’Oriente. Eravamo vicini al fiume di cui si sentiva la densa umidità. Yat si fermò di fronte ad una casa di legno scuro, sopra la porta giganteggiava un enorme drago verde, era una casa cinese, Yat bussò, con un ritmo da suonatore di tamburi, la porta si aprì di scatto e una faccia cinese parlò con Yat, occorrevano 500 dollari per partecipare al gioco, meccanicamente li porsi alla faccia cinese e altrettanto meccanicamente entrammo nella casa silenziosa e la percorrmmo in un susseguirsi di stanze e scale, scendemmo fino ad una porta da dove filtravano lievi sospiri. Entrai e la scena che vidi mi rallentò il respiro.

Una grande stanza in penombra, al centro un enorme tavolo tondo illuminato, intorno al tavolo sei cabine, sul tavolo una donna nuda, immobilizzata, legata

Vi dirò subito quello che in parte capii e in parte mi fu spiegato. Il tavolo grande diviso in sei spicchi era girevole, le cabine numerate da uno a sei erano al buio e i giocatori nell’ombra erano visibili solo per le mani o altro quando entravano nel cono di luce del tavolo, la donna era legata a sua volta su una ruota girevole consentendo ai giocatori di passarsi la donna e di poter accedere a tutte le parti del suo corpo. La donna era legata in maniera molto elaborata, la testa sporgeva fuori dalla ruota, le braccia erano legate all’indietro ed erano sotto il collo, all’altezza del gomito c’era un’altra legatura, le caviglie erano fissate alla ruota e le coscie tenute aperte da un corda più grossa, la divaricazione quasi da sala operatoria era esaltata dal fatto che il fondo schiena era sollevata da un rialzamento della ruota, la vagina e l’ano erano aperti e ben visibili. Ogni giocatore ha un dado che tira due volte, il primo tiro indica i minuti di tempo in cui la donna è a sua disposizione, il secondo indica il numero del giocatore successivo. Nel tempo in cui la donna è a disposizione del giocatore questi poteva farne ciò che voleva, soddisfare tutte le proprie voglie, non esistevano limiti, il giocatore poteva passare la mano e accumulare minuti, il numero massimo era di sei giocatori non sostitubilii, non c’erano limiti di tempo.

Fù così che entrai in una cabina, non ricordo il numero, ero eccitato e impaurito, cosa potevo fare? Cosa volevo fare? Ero lì spinto dalla curiosità o dal caldo? Mettetevi nei miei panni, in quella cabina scura, con quegli odori dolci e nauseanti, con quella donna il cui corpo aperto e indifeso era il centro dell’attenzione e di una tensione che attanagliava lo stomaco e lasciava poco spazio al respiro.

Il gioco iniziò, la prima mano tirò i dadi, portò verso di sé la donna e due dita entrarono violente nell’ano, non so quanto tempo trascorse, guardavo le dita avvitarsi dentro la fessura della donna la quale mugolava dimenandosi appena, poi il tavolo si mosse di nuovo, qualcun’altro aveva giocato, questa volta due mani si protesero verso i seni e applicarono delle pinzette dentate ai capezzoli, la donna fu ruotata e un pene le entrò in bocca le pinzette erano unite da una cordicella che veniva lievemente tesa, la donna ingoiava il pene più a fondo ad ogni strattone, l’uomo non venne perchè il tavolo girò di nuovo, e io potevo sentire il rumore del mio cuore, ancora un giro e la donna si fermò di fronte ad una cabina dalla quale uscì una mano con un fallo di legno nero, presuppongo di ebano, il quale viene passato sulle labbra della donna, che ubbidiente lo inumidisce, poi infilato nella vagina con un moto molto dolce, il ligneo cazzo viene fatto ruotare dolcemente e senza sforzi quasi scompare dentro la donna, che ha come una contrazione e per quanto impossibile sembra che allarghi ancor più le coscie, non so se goda ma il mio cazzo è così duro da farmi male.

Adesso il tavolo fa un altro giro e lei è di fronte a me, come se non fossi io tiro i dadi e vedo che ho tre minuti di tempo, riesco solo ad accarezzare quel corpo e a infilare un dito in bocca che con mia sorpresa viene trattenuto dalla lingua e succhiato poi il tavolo riparte.

Sono esausto dall’incontenibile eccitazione vorrei uscire da questo posto, vorrei gettarmi su quel corpo passivo e attivo ad un tempo.

Così sono passate quattro ore dalla mia entrata nel "gioco", la donna è stata violata da falli, mani, corde, pinze, ma ancora non sapevo che quello che avevo visto non era nulla a confronto con quello che dovevo vedere.

Sono uscito alle prime luci dell’alba, il pomeriggio sarei partito da Bangkok per la Malesia e poi per l’Indonesia, non sapevo allora se sarei tornato in quella casa, la casa del "gioco", ma sentivo dentro di me che ci poteva essere di più, sentivo che quel corpo di donna avrebbe potuto diventare il centro di un piacere quasi assoluto, e non un svago per coiti oftalmici.

Nei mesi successivi dimenticai l’avventura passata e mi dedicai al mio lavoro di botanico, quando tornai a Bangkok erano passati quasi otto mesi.

 Qualche giorno dopo mi misi in cerca di Yat, volevo ritornare nella casa del "gioco", fu così che prima di notte mi ritrovai di fronte alla porta con il drago insieme ad Yat, scesi le scale, sempre più giù fino alla stanza, alla stanza degli odori, alla stanza dei gemiti. La donna sul tavolo era una giovane dai seni turgidi e dai capezzoli grandi e scuri, il corpo era ligneo nella sua levigatezza, i lunghi capelli neri sparsi sul tavolo come una cascata di petrolio. Nel mio zainetto mi ero portato una confezione di olio di cocco non sapevo esattamente per quale uso, entrai nella cabina, il gioco iniziò, eravamo tre giocatori, i dadi rotolarono il giocatore aveva sei minuti di tempo, tanti. Una grossa mano con un volgare anello d’oro ghermì la ragazza, il dito medio con l’anello le entrò nell’ano il pollice le accarezzava il clitoride lentamente, poi l’uomo prese una lametta e cominciò a tagliare i peli intorno al pube, non finì il lavoro e la donna passò all’altro giocatore, le sue mani erano sottili curate da cinese e impugnavano delle forbici, ebbi un fremito di paura forse il gioco si stava spingendo verso il suo lato oscuro, con una mano tese con forza i capelli della ragazza e cominciò a tagliarli alla base, i capelli cadevano intorno a lui con un movimento lento e angoscioso, fu la mia volta ma come per incanto passai la mano, volevo far finire il "lavoro" agli altri due, ancora le mani sottili che levarono gli ultimi capelli, passai di nuovo e le mani anellate ripresero il lavoro deplilando completamente la vagina, le sopraciglia, le ascelle e la testa, la donna era completamente senza peli, toccò a me, avevo solo due minuti ma questa volta non passai e iniziai a cospargere la ragazza con l’olio iniziando dai piedi, quando fu il turno degli altri due questi passarano la mano, volevano che finissi il lavoro, eravamo complici, cosparsi di olio di cocco il corpo della ragazza, entrai in tutte le cavità, toccarla era diventato di una emozionante difficoltà, i seni sfuggivano alla presa, la lingua anch’essa oleata era scivolosa come un’anguilla, la donna si contorceva sotto le nostre mani, l’uomo con le mani sottili entrò con tre dita dentro l’ano e cominciò a spingere sempre più in fondo, entrò la mano, poi il polso e con un ultimo gemito della donna arrivò a metà avanbraccio, quando toccò a me misi il cazzo dentro la bocca e con le dita stringevo le grandi labbra. la donna non aveva nè un fuori nè un dentro, con il nostro pensiero e le nostre mani rovesciavamo il suo corpo, nella stanza aleggiavano solo i suoi gemiti, i dadi non venivano più tirati la donna veniva passata solo quando il giocatore era al limite dell’eccitazione quasi in un vortice di disperazione, ad un certo punto le allargai cosi tanto la fica che il clitoride schizzò quasi fuori come un seme espulso dal suo involucro, lo addentai la donna urlò con i denti lo incisi e leccai il sangue che usciva poi come in un sogno l’ultima cosa che vidi fu l’uomo dalle grandi mani, introdusse due dita nei fori del naso rovesciando la testa della donna e infilando di colpo il suo tozzo cazzo nella bocca, fino alle palle, la donna rantolò e io svenni. Quando aprii gli occhi ero nel mio hotel, la ventola girava indifferente, in bocca sentivo il sapore acre del sangue, giù nella strada Bangkok continuava a vivere ...