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- Sessanta ceffoni
di Carpet
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Ecco, era giunto, finalmente, il momento in cui l'avrebbe incontrata...
Era da tanto tempo che sognava questo momento e adesso che era arrivato si sentiva un pò spaventato, ma non si sarebbe mai tirato indietro, per nessun motivo al mondo.
Era una fredda giornata di Dicembre e la via nella quale si trovava gli sembrava quasi uscita da un fumetto di Dylan Dog, il citofono diceva semplicemente "KM" e non lasciava assolutamente intendere quello che era in realtà quella semplice sigla.
Dopo qualche secondo d'esitazione si decise a suonare: BEEEEEP!
-... sì? Chi è?
La Sua voce era come una corrente d'acqua calda che ti avvolge quando fai il bagno nel mare e ti dà sollievo sentirla.
-...sono io, Carpet... avevamo un appuntamento.
- ah, sì... sei in ritardo! sali, secondo piano.
Era vero, lui era in ritardo, di soli cinque minuti ma sapeva che per Lei erano fin troppi, non bisogna mai fare aspettare una Padrona e soprattutto non bisogna MAI fare aspettare la sua Padrona...
Mentre saliva le scale il respiro gli si faceva affannoso e sentiva il sudore bagnargli la maglietta sotto le ascelle... ecco, secondo piano, una porta socchiusa, e finalmente dentro.
Lei era bellissima, ancora di più di quello che si era immaginato, quasi stentava a credere ai suoi occhi.
-Allora? cosa hai intenzione di fare, guardarmi tutto il tempo senza parlare? - Lei disse.
-No, scusi il ritardo, io... SCIAFF!!!
Non aveva neanche finito di parlare che Lei gli aveva mollato un sonoro ceffone sulla guancia sinistra dicendogli:
-Come osi rivolgermi la parola stando in piedi, vestito? Spogliati immediatamente e mettiti subito in ginocchio, con le mani dietro la schiena, dopo potrai parlare se sarai interpellato, e se ci metti più di dieci secondi a spogliarti, ogni secondo in più sarà equivalente a dieci frustate, muoviti!
Cercò di spogliarsi più in fretta che poteva, quasi si strappò tutti i bottoni della camicia, ma non fu sufficiente...
-Bene bene, ci hai messo sedici secondi, questo significa che devo darti sessanta frustate, hai qualcosa da dire in proposito?
-No Padrona! grazie Padrona! - rispose immediatamente lui.
Era completamente nudo, in ginocchio davanti a Lei, non osava alzare lo sguardo ma anche così aveva una splendida vista: Lei indossava dei collant autoreggenti, un tanga di pizzo bianco e delle stupende scarpe decolletée di pelle nera con un tacco a spillo di circa 10/12 cm. Sentire il rumore dei Suoi tacchi mentre camminava per l'appartamento lo faceva impazzire e non vedeva l'ora di essere punito...
-Cosa c'è? sei agitato, vermiciattolo?
-No Padrona!
-Bravo, adesso fammi vedere come mi lecchi le scarpe, dai! giù e lecca per bene. Non smettere se non te lo dico io, hai capito, verme?
-Slap slap slap.. sì Padrona! slap slap...
Mentre Le leccava le scarpe sentiva i Suoi occhi che lo fissavano e lo studiavano, probabilmente per capire quale sarebbe stato il modo migliore per torturarlo ed umiliarlo, lui sapeva che si sarebbe dovuto concedere totalmente a Lei, che non ci sarebbe stata nessuna pietà nei suoi confronti e che non l'avrebbe mai più rivista se non si fosse lasciato andare completamente...
-Bravo vermiciattolo, sei un buon lucidascarpe, mi raccomando devono brillare, non deve esserci neanche una piccola imperfezione, altrimenti te le faccio mangiare, hai capito verme?
-Slap slap si Padrona! slap slap.
Mentre Le leccava le scarpe Lei gli mise un collare con il guinzaglio intorno al collo e, tirandolo su per i capelli gli applicò una molletta su ciascun capezzolo. Lui fece un piccolo sussulto, più per la sorpresa che per il dolore (che in ogni modo era abbastanza intenso) e SCIAFF!!! si beccò un altro ceffone.
-Grazie Padrona! disse, e si rimise a leccarLe le scarpe.
-Adesso tirati su! Ti avevo detto che ti spettavano sessanta frustate ma ho cambiato idea, invece che solo con la frusta ho deciso di divertirmi con te anche in altri modi...
SCIAFF! SCIAFF! (due schiaffoni, uno per guancia)
-Cosa si dice, verme?
-Grazie Padrona!
-Bravo.
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
A questo punto Lei si accorse che il pisello dello schiavo era diventato molto grosso e duro e quindi decise che si sarebbe divertita a schiacciarglielo un pò...
-Mettiti questo intorno alle palle, in modo che restino bene esposte e non ti rientrino se ti dò dei calci troppo forti.
disse Lei e gli porse un elastico per capelli che lui si avvolse subito intorno alle palle, sapeva che non era per crudeltà che gli aveva dato quest'ordine ma per evitare che i suoi testicoli andassero troppo "in giro" con il rischio di fargli veramente male...
A questo punto lo schiavo aveva le palle che sporgevano dalla base del suo cazzo durissimo, i capezzoli stretti dalle mollette e la faccia che gli bruciava per gli schiaffi ricevuti.
-Allarga le gambe, stupido idiota, adesso ti darò una parte delle frustate sotto forma di calci, guai a te se ti muovi e se cerchi di ripararti e ricordati di ringraziarmi ogni volta che ti colpisco.
STUNF! (ecco il primo calcio, proprio in pieno sulle palle)
-Grazie Padrona!
STUNF! STUNF! (altri due, il primo nello stomaco ed il secondo ancora sulle palle)
-Grazie Padrona!
STUNF!
-Grazie Padrona!
STUNF!
-Grazie Padrona!
STUNF!
-Grazie Padrona!
Era veramente difficile riuscire a rimanere immobile mentre Lei lo riempiva di calci nelle palle, inoltre dopo ogni calcio doveva ringraziarLa, e purtroppo per lui non riuscì nel suo compito di non muoversi...
-Cosa fai animale?!?! Devi stare fermo, fermo! hai capito o no?
STUNF!
-Sì Padrona! Grazie Padrona!
STUNF!
-Grazie Padrona!
-Mi stai deludendo, io ti concedo l'onore di toccarti, faccio anche fatica a prenderti a calci e tu non riesci nemmeno a stare un pochino fermo, sei davvero uno stupido imbecille, sei degno solo di leccarmi le scarpe, anzi neanche quello, ma adesso dimmi, è vero che sei un verme?
-Sì Padrona, è vero, sono un verme Padrona!
-Dillo ancora, e continua a ripeterlo fino a quando non ti dico di smettere.
-Sì Padrona, sono un verme, Padrona! Sì Padrona, sono un verme, Padrona! Sì Padrona, sono un verme, Padrona! Sì Padrona, sono un verme, Padrona! Sì Padrona, sono un verme, Padrona!
mentre ripeteva questa frase senza ormai neanche rendersene conto Lei gli fece divaricare ancora di più le gambe in modo che il suo grosso cazzo si appoggiasse al pavimento e poi cominciò a calpestarlo e schiacciarlo...
Appoggiava il piede in modo che la suola schiacciasse bene tutto il cazzo e poi lo faceva "rotolare" a destra e a sinistra sempre tenendolo sotto le scarpe; con i tacchi a spillo gli schiacciava la cappella oppure gli "inchiodava" sul pavimento lo scroto e lo tirava con il guinzaglio verso l'alto facendolo gemere ed ululare come se fosse stato un animale. Si era
accorta che ormai quello schiavetto era completamente in suo potere, trasformato davvero in un animale, disposto a subire qualsiasi cosa da Lei, questo La eccitava tremendamente e Le dava una sensazione di piacere assoluto che voleva prolungare il più possibile.
-Adesso continua pure a leccarmi le scarpe, stupido idiota, e smettila di parlare a vanvera che sei solo ridicolo, dai lecca! lecca!! muoviti!!!
-Sì Padrona!
Era stanca di stare in piedi e si stava dirigendo verso la Sua poltrona (anzi, sarebbe meglio definirlo il Suo trono), trascinandosi dietro quello che poco prima era un uomo ed ora era stato trasformato in un animale gemente e strisciante. Dopo aver preparato gli attrezzi si era seduta (nel frattempo l'animale stava continuando a leccarLe le scarpe) ed aveva accavallato le gambe, questa visione aveva mandato in tilt il Suo nuovo animale che aveva preso a leccare con una foga incredibile.
-Piano, verme schifoso, piano, devi leccarle con più rispetto, altrimenti ti ho già detto che te le faccio ingoiare tutte e due... basta adesso, smettila!
-Sì Padrona! (la voce dello schiavo era diventata un rantolo e questo La divertiva moltissimo)
-Adesso ti sistemi come prima con le gambe belle larghe e ti metti questo intorno al tuo, anzi al mio, bel cazzone.
La Padrona voleva che lui mettesse il cazzo dentro ad una specie di retina
di plastica molto ruvida (del tipo che si usa per pulire le padelle) e dopo che lo schiavo eseguì il Suo ordine, gli mise di nuovo un piede sopra schiacciandoglielo completamente contro il pavimento (adesso che c'era la retina lo schiavo impazziva letteralmente dal dolore ma non era dolore, era puro piacere, violento, forte come il mare in tempesta, gli schizzava diretto nel cervello come un fulmine che squarcia il cielo).
Adesso la Padrona stava seduta sul Suo trono, lo schiavo era in ginocchio davanti a Lei ed aveva il cazzo, avvolto nella dolorosa retina e con le palle sempre legate, sotto Suo il piede.
-Dai verme schifoso, leccami la figa!
-Si, Padrona!
SLAP! SLAP! SLAP!
-Devi fare piano animale! tuonò Lei, e gli diede una raffica di schiaffoni che lo riportò sulla terra di colpo.
-Sì, Padrona!
-Bravo, ohhhh, bravo, leccami bene dai...
Ormai la Padrona era eccitatissima e aveva deciso di farsi sbattere dal Suo animale privato, ma ad un tratto si ricordò delle frustate che aveva promesso e il dover ritardare il momento dell'orgasmo la fece arrabbiare moltissimo...
-Aspetta, verme! non dovevo frustarti?
-Sì Padrona, ma io pensavo che i calci...
SCIAFF!!! SCIAFF!!!
-I calci non sostituivano completamente le frustate ma le facevano solo diminuire, stupido imbecille, dovevi ricordarmi delle frustate!
-Ma io pensavo che...
-Stai zitto!!! adesso per punizione ti darò le sessanta frustate che avevamo deciso all'inizio ed in più altrettanti schiaffi e calci, hai qualcosa da dire, verme?
-No, Padrona! Grazie Padrona (ma lo schiavo era davvero spaventato, non era sicuro di riuscire a resistere a così tanti colpi...)
-Dato che sono stanca di stare in piedi le prime frustate te le darò da seduta, girati!
-Sì, Padrona! così dicendo l'animale si girò (sempre restando a quattro zampe) mostrando il sedere, nudo e bianco come il latte, alla Padrona; prima di iniziare a frustarlo aveva voglia di sentirlo gemere un po' e quindi appoggiò il tacco della Sua scarpa al buchino del sedere del corpo che Le apparteneva:
-Girati, verme, leccami i tacchi delle scarpe, voglio sodomizzarti mentre ti frusto.
-Sì, Padrona!
-Adesso girati e ricordati di ringraziarmi dopo ogni frustata e inoltre devi dire in continuazione "Tu sei la mia Padrona, puoi fare di me tutto quello che vuoi", hai capito stupido fallito pezzo di merda?
-Sì, Padrona!
E così mentre il tacco delle scarpe lo sodomizzava e gli entrava nel buco del culo fino a raggiungergli la gola (almeno questa era la sua impressione), le frustate si abbattevano sulla sua schiena, una dopo l'altra senza tregua.
-STAK!
-Grazie, Padrona! Tu sei la mia Padrona, puoi fare di me tutto quello che vuoi, Tu sei la mia Padrona, puoi fare di me tutto quello che vuoi
-STAK!
-Grazie, Padrona! Tu sei la mia Padrona, puoi fare di me tutto quello che vuoi, Tu sei la mia Padrona, puoi fare di me tutto quello che vuoi
-STAK!
-Grazie, Padrona! Tu sei la mia Padrona, puoi fare di me tutto quello che vuoi, Tu sei la mia Padrona, puoi fare di me tutto quello che vuoi
-STAK!
-Grazie, Padrona! Tu sei la mia Padrona, puoi fare di me tutto quello che vuoi, Tu sei la mia Padrona, puoi fare di me tutto quello che vuoi
Al sessantesimo colpo lo schiavo aveva la schiena in fiamme e si sentiva il sedere più largo di almeno cinque centimetri, ormai era completamente incapace di reagire o di pensare, la Padrona aveva annullato completamente la sua volontà e aveva schiacciato sotto i tacchi il poco di umano che ancora rimaneva dentro allo schiavo...
Anche parlare era diventato difficile per lo schiavo che si esprimeva mugugnando e guaendo, perdendo saliva dalla bocca proprio come un cane, la Padrona gli sembrava così bella che ormai era convinto di essere il Suo cane e non aveva nessun dubbio a riguardo...
-Adesso, verme arrossato, ah ah ah (Lei rideva del suo aspetto e si divertiva a pensare come lo aveva trasformato, si era accorta che ormai lo schiavo si comportava proprio come un cane ed era convinto di esserlo),
dovrei darti sessanta schiaffoni ma sono stanca, magari dopo, mettiti un po' più in là che passiamo ai calcioni, cosa ne dici?
-Mgnnn, grrrzz Padrrnn...
-Ma che bravo, dai abbaia un pò!
-Bau, bau, arf, bau bau!
STUNF!
-Grazie Padrona!
STUNF!
-Grazie Padrona!
STUNF!
Lei rideva, gli diceva di abbaiare e di guaire, non voleva nemmeno che dicesse grazie dopo ogni calcio. Lui non aveva pensieri coerenti già da un po', vedeva solo Lei e sentiva che se si fosse allontanato troppo avrebbe potuto stare male o anche peggio, sentiva che Lei era il motivo per cui riusciva a respirare e a vedere il mondo a colori, era bellissima e Le sarebbe stato sempre fedele, era divina e sperava di poterla adorare per sempre.
intanto i calci arrivavano diritti sulle sue palle, uno dopo l'altro, senza tregua, ogni tanto lo faceva girare e lo prendeva a calci da dietro ma le palle le colpiva sempre e da dietro era ancora più doloroso... o più bello, lo schiavo cominciava ad andare in estasi ed ogni colpo inflittogli lo allontanava sempre più dalla realtà e lo avvicinava sempre di più alla divinità che stava adorando.
-Ok, credo che possa bastare, dai torna qui col cazzo sotto le mie suole e riprendi da dove avevi smesso!
-Mgrrvv sshhh Padrnn, shhh ushh, SLAP SLAP SLAP SLAP
-Bravo cagnolino, dai, ancora dai!
SLAP SLAP SLAP SLAP
-Adesso mettimelo dentro, dai animale sbattimi, sei il mio schiavo da monta o no?
-Siiiii P a d r o n a!
Lo schiavo non riusciva neanche a pensare, l'unica cosa importante era sbattere bene la sua Padrona, avrebbe anche potuto finire il mondo ma lui doveva far godere la sua Padrona.
Come un animale da monta lo schiavo continuava a penetrare la sua Padrona, con vigore, poi piano piano, poi come un cagnolino, poi ancora forte e alla fine la Padrona venne travolta da una serie di orgasmi che la lasciarono senza fiato.
-Sei stato bravo, schiavetto mio, adesso puoi venire anche tu, mettiti qui fermo che vado a sistemarmi un attimo e poi arrivo, ricordati che prima di
venire devi prendere ancora qualcosa da me...
Dopo qualche minuto i cui lo schiavo era rimasto solo, nudo ed immobile al "freschino" ecco comparire la Padrona:
-Allora sei pronto?
-Si Padrona!
-Facciamo così, prima ti dò i sessanta ceffoni che ti meriti, vero verme?
-Sì, Padrona!
-E poi ti schiaccio il pisello per terra e tu ti "sbatti" il pavimento e la mia suola fino a che non vieni, ti piace l'idea verme?
-Sì, Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
-Grazie Padrona!
SCIAFF!
ma prima di arrivare a sessanta lo schiavo crollò a terra e in lacrime disse: -Basta Padrona, ti prego, basta schiaffoni, ti prego abbi pietà di questo schifoso verme, ti prego, ti leccherò le scarpe fino a quando non mi verranno i calli sulla lingua ma ti prego basta schiaffoni, abbi pietà di questo verme Padrona, BUUUUUU, BUUUUU
-E va bene, mi fai quasi pena verme schifoso, daì leccami le scarpe e non smettere fino a quando non hai i calli sulla lingua, lo hai detto tu e adesso lo fai, e continuerai a leccarle anche dopo che me le sarò tolte ed andrò a letto; se stanotte mi sveglio e tu non stai leccando prima di fartele mangiare ti do tanti schiaffi che ti cambio i connotati, hai capito?
-.....si.... Padrona...!
e adesso continua a leccare, che domani mattina voglio vedere il callo, poi ti accorderò il permesso di smettere e forse anche di venire, hai qualcosa da dire?
-Sì, Padrona. grazie, Padrona!
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