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E' quasi sera quando esco dalla villa di campagna e, con passo incerto, mi avvio verso la macchina. Apro lo sportello alla Padrona, poi mi accomodo lentamente nel posto di guida e mi dirigo verso il ristorante.
Lungo la strada apprezzo la conversazione della Padrona, ascolto la analisi dei vari eventi del pomeriggio e le sue considerazioni, mentre guido con cautela cercando di evitare le asperità della strada di campagna. Maledico mentalmente l'ANAS ogni qualvolta le ruote incontrano una buca od un avvallamento e trasmettono vibrazioni all'abitacolo che gli ammortizzatori non riescono completamente ad assorbire. Mi sento a disagio ... sono in compagnia della Padrona, splendida come sempre, ho trascorso un'intero pomeriggio ai suoi ordini nella villa e nel suo giardino nascosto alla vista di tutti, sto per avere il piacere di cenare con lei ... perché mi sento a disagio? Arriviamo al ristorante, un casale di campagna elegantemente ristrutturato; in un angolo da un pianoforte si leva una delicata musica di sottofondo, il maitre ci guida verso il tavolo a noi riservato, sulla terrazza, al lume di candela. Lo spettacolo è mozzafiato: il sole è già tramontato ma ancora i riflessi rossi si colgono nel cielo, e creano uno strano gioco di colori sulla superficie del lago che è sotto di noi e che si coglie con lo sguardo nella sua interezza. Una lieve brezza rinfresca l'aria e fa quasi dimenticare di essere in estate, ci sediamo e continuiamo a conversare, sorseggiando un aperitivo in attesa del cameriere. Non posso fare a meno di guardare estasiato la Padrona, pensando a quanto sono fortunato per essere lì, per quello che ho vissuto in quella giornata che è lungi dall'esser terminata. E' tutto perfetto, come nella sceneggiatura di un film, eppure ... eppure il disagio esiste, fa capolino nella mia mente e poi va via, ricacciato dalla mia volontà e dalla magia del momento, ma esiste. Forse è questa l'essenza di un rapporto SM, la mescolanza tra piacere e dolore, la capacità di superare degli elementi di disagio e fonderli nell' adorazione della Padrona. Ma quanta poca è la mia capacità di superare il disagio crescente, nonostante tutti i miei tentativi ed i miei sforzi. La cena scorre lentamente, la Padrona è conscia del mio disagio e forse per questo ancora più attenta al suo schiavo. Apprezziamo le varie portate ed il vino suggeritoci dalla sommelier, scorriamo le foto del suo ultimo viaggio all'estero e lei mi sottolinea diversi dettagli in ogni foto, specialmente quelle con implicazioni SM. La notte ha preso il posto del giorno, e la luna che si specchia sul lago e lo illumina di bianco disegna figure fantastiche sull' acqua; la cena sta terminando e nessuna fantasia avrebbe potuto immaginarla diversa. Accarezzo il piede che la Padrona mi porge sotto il tavolo, e desidererei poterlo baciare ancora come mi è stato a lungo concesso nel pomeriggio; sono felice ... mai avrei immaginato di vivere una giornata completamente dedicata alla Padrona. Eppure il mio disagio cresce, è sempre più evidente; ormai cambio continuamente postura sulla sedia in cerca di sollievo, inutilmente. Il dildo con il quale la Padrona mi ha penetrato prima di lasciare la villa, fissato da un apposito perizoma di pelle con degli automatici interni, ha ormai irritato le pareti interne dell'ano. Ogni piccolo movimento implica un ulteriore sfregamento e genera nuovo dolore, ma anche lo stare fermo mi sta diventando penoso. Purtroppo la forza di volontà non basta, il piacere della situazione non è sufficiente a mascherare quello che non è più semplicemente un disagio, ma un crescente dolore. E Lei sta vivendo appieno la situazione: solo la Padrona sa che cosa indossa lo schiavo sotto i pantaloni, solo lei è in grado di interpretare i miei sforzi per mantenere un comportamento normale mentre la sedia, pur così comoda, è diventata uno strumento di costrizione. Il disagio, prima, ed il dolore che ora provo, sono la mia offerta verso la Padrona, un piccolo modo di dimostrarle la mia sottomissione. Una parte della mia mente vorrebbe potersi liberare di quel corpo estraneo ormai ben piantato nelle mie viscere, ma lo schiavo che è in me continua ad apprezzare completamente la situazione di dipendenza e di sottomissione che si è creata. Siamo al dolce, la Padrona sorridente mi guarda e mi ordina di liberare il mio sedere. Con gratitudine mi avvio lentamente verso il bagno, ormai ogni piccolo movimento mi è penoso; mi districo attraverso i tavoli tra avventori distratti ed appagati, il dildo che ad ogni passo si muove dolorosamente dentro di me. Attendo alcuni minuti che il bagno si liberi, ormai il bisogno di riprendere fiato è impellente. Finalmente posso abbassarmi i pantaloni, sganciare il perizoma ed estrarre il dildo ... il sollievo è incredibile. Sciacquo il dildo, lo asciugo e lo ripongo in una anonima sacca insieme al perizoma, poi torno dalla Padrona che sta sorseggiando un delicato Piccolit e le porgo grato la sacca, prima di accomodarmi di nuovo sulla sedia. Come è diventata comoda ed accogliente, ora ... ed il mio viso esprime il mio stato d'animo. La Padrona mi guarda e mi chiede "Ti senti meglio ora ?" "Si, Padrona" le rispondo sottovoce "cominciava ad essere molto doloroso". "Bene" ribatte Lei "ma non pensare di aver finito, per stasera" Rabbrividisco, ma non oso ribattere. Terminata la cena torniamo alla villa, e il tragitto mi appare molto più breve e molto meno dissestata la stada che percorriamo. La Padrona estrae dalla sacca il perizoma di pelle, e mi mostra come il dildo può essere agganciato all'esterno. Questa volta sceglie un altro dildo, nero, di dimensioni ben più ragguardevoli di quello che ha fatto parte di me durante la cena. Mi ordina di mettermi in ginocchio, e lubrifica per bene il fallo di plastica che ora spunta dal perizoma. "Ora terminiamo l'opera" mi sussurra dolcemente "sono sicura che dopo la lunga preparazione di questa sera, sei pronto ad essere completamente mio". |
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