Clarisse: la schiava
di Sileno
Dedicato alle donne con tendenze sub e alla loro sensibilità.


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1° PARTE (prologo)
Clarisse; le era stato dato quel nome da una infermiera, l’avevano trovata davanti alla porta di un piccolo ospedale nella sua cittadina Moldava. La madre, probabilmente una ragazza che non avrebbe mai potuto mantenerla, l’aveva lasciata davanti all’uscio ed era sparita. Aveva forse uno o due giorni quando era stata abbandonata. L’orfanotrofio che la ospitò successivamente, non era certo all’altezza di poter mantenere uno standard di vita molto alto per quei bambini che vi erano ospitati, ma nonostante tutto, le assistenti cercavano di profondere il massimo delle loro energie per dare una qualche piccola speranza a tutti quegli occhietti pregni di disperazione. Le speranze dei piccoli, perlomeno di quelli che cominciavano a capire, erano date dalle visite che di tanto in tanto alcune coppie andavano a fare. Erano persone che venivano da paesi stranieri, che non avevano avuto la possibilità di avere figli e avevano deciso di adottarne uno. Clarisse era una bambina deliziosa, aveva un visino triste ma dolcissimo, capelli a caschetto neri, occhi azzurri. Aveva appena compiuto tre anni quando una delle assistenti annunciò compiaciuta che nel pomeriggio ci sarebbe stata la visita di una coppia italiana che cercava un bambino/a da adottare. I bambini, soprattutto quelli più grandi, capendo l’importanza della visita si sentivano su di giri, correvano gridavano si rincorrevano, mentre i più piccini, pur non afferrando il senso di quella eccitazione collettiva, ne erano influenzati.
A tutti era stato fatto indossare il vestitino più bello, quello della festa. Alle tre del pomeriggio, la porta della stanza dove stavano giocando si spalancò. Un signore alto accompagnava una bella donna di circa 40 anni, lui era elegante anche nel suo look casual, pantaloni e camicia aperta sul collo entrambi i capi rigorosamente firmati, orologio d’oro al polso. La signora, certamente una donna di gran classe, indossava un vestito leggero di cotone con maniche lunghe e che presentava ai bordi dei ricami dorati, la parte inferiore dello stesso finiva sulle ginocchia, mentre il collo scoperto era ornato da una bellissima collana di perle e al polso portava un bracciale d’oro, molto leggero ma dal disegno certamente ricercato, gli anelli anch’essi d’oro con pietre preziose. I bambini, ma per la verità anche l’assistente, erano un po’ intimoriti davanti a questa coppia così distinta. Per fortuna il loro atteggiamento non era distaccato, dispensavano carezze e sorrisi per tutti, c’erano bambini che sciolta l’inibizione iniziale, cercavano di accaparrarsi la loro simpatia, li prendevano per mano per trascinarli da qualche parte, elargivano bacini che i due ricambiavano con grandi sorrisi, si, si vedeva che erano delle belle persone, anche l’assistente si rilassò moltissimo. La Signora fu attratta da una piccolina che stava seduta su un banchetto, forse perché era piccolina ma se ne stava un po’ in disparte. Flavia si avvicinò a lei e le parlò, ma naturalmente la bambina non comprese e alla domanda come stai piccola? Lei rispose Clarisse, la donna le sorrise con grande trasporto e le accarezzò il viso, Clarisse appoggiò la sua manina su quella della donna accarezzò quella mano che stava accarezzando il suo viso. Flavia la guardò intensamente negli occhi tristi e l’abbracciò teneramente, la piccola si aggrappò al suo collo e le baciò la guancia. Rimasero abbracciati per un bel pò, Emilio capì che forse la moglie aveva scelto, si avvicinò e carezzò la testolina della piccola. Clarisse non poteva capire l’importanza di quello che le stava accadendo, ma quando la coppia doveva ormai andare perché era tardi, la piccola allungò le labbra in direzione delle donna come per darle un bacino, lei non riuscì a contenere la commozione e la baciò sulle labbra:
"sarai presto mia figlia piccola Clarisse"
Per due mesi di seguito, ogni week end Emilio e Flavia presero l’aereo per andare a trovare la piccola, ogni volta che entravano era festa per tutti, arrivavano con due pacchi pieni di regalini, mentre Emilio li divideva a tutti gli altri bambini, Flavia teneva in braccio Clarisse e se la coccolava baciandola in continuazione.
Finalmente riuscirono ad avere tutte le autorizzazioni e ai primi di Ottobre la bambina abbracciò i piccoli compagni di sventura, senza capire bene il perché, e per l’ultima volta uscì dall’orfanotrofio.
La sua vita cambiò radicalmente com’era facile supporre, Flavia fu una mamma dolcissima, le insegnò tutto, tanta pazienza e tanto amore sconfinato per quella bambina erano condivisi anche da Emilio, certo lui era molto assente per via del suo lavoro, ma quando era a casa giocava con lei la coccolava se la baciava sotto gli occhi compiaciuti di Flavia.
Era serena, col tempo, quel velo di tristezza che sembrava innato in lei era sparito Aveva delle amiche, aveva avuto anche un ragazzo che però l’aveva delusa, ma la madre sempre attenta a ciò che accadeva alla figlia, riuscì a lenire la delusione con la sua vicinanza. Le loro vacanze erano fatte sempre insieme, invano Clarisse, quando ormai la sua età glielo permetteva, cercò di convincere i suoi genitori a farsi un viaggio da soli.
Finalmente una mattina Flavia abbracciando la figlia le disse:
"cara io e papà abbiamo pensato di farci un viaggio seguendo il tuo consiglio, da soli stavolta"
"OH! Mamma finalmente"
Abbracciò la madre
"dove andrete?"
"abbiamo pensato all’America, un lungo giro negli States, tuo padre è fissato con gli States e mi vuole far fare un giro in aereo dentro il gran canyon, ne parla come fanno i bambini tutto eccitato"
Clarisse era davvero contenta, quando rientrò il padre la sera le corse incontro abbracciandolo.
Arrivò il giorno della partenza, con i suoi 25 anni portati splendidamente la ragazza accompagnò i genitori all’aeroporto, era più eccitata lei che i suoi, voleva con tutta se stessa che quelle due persone che così tanto aveva imparato ad amare andassero a divertirsi. L’abbraccio tra la madre e lei durò una eternità, tanto che lo stesso Emilio sbottò:
"ma dai…fra meno di un mese saremo qui di nuovo"
ma lo disse sorridendo e anch’egli abbracciò la figlia.
Si sentivano ogni giorno, le telefonate stavano costando alla coppia quasi quanto il viaggio, Flavia chiedeva tutto, se aveva mangiato, chi aveva incontrato, se si sentiva bene, proprio tutto.
Erano passati quasi venti giorni, il telefono quel giorno non squillò, naturalmente Clarisse pensò a un impedimento qualsiasi, ma la mattina successiva presto, fu il citofono della bella villa che fece sentire la sua voce:
"chi è?"
"Signorina i carabinieri di Latina, possiamo parlarle?"
Clarisse si accertò che erano davvero loro, li fece entrare, si mise qualcosa di decente addosso:
"è successo qualcosa?"
" ecco..si signorina…i suoi genitori erano in America vero?"
Quel verbo coniugato al passato la fece impallidire
"co…cosa è successo?"
"C’è stato un incidente signorina, un bruttissimo incidente"
Clarisse guardava il brigadiere ma i suoi occhi erano già pieni di terrore, non parlava, il brigadiere facendosi forza continuò:
"E’ caduto l’aereo con cui stavano facendo l’escursione nel gran canyon….sono morti entrambi"
"NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!! NOOOOOOOOOOO! NON E’ POSSIBILEEEEEE"
I carabinieri cercarono di calmarla, ma il suo pianto era irrefrenabile, la sua disperazione inenarrabile, riuscirono a farsi dare il numero dello zio, anch’egli non sapeva ancora nulla, quando arrivò alla villa e fu messo al corrente si lasciò andare a un pianto disperato e abbracciò la nipote a cui anch’egli voleva tanto bene. In breve la villa si riempì di amici e parenti. Le amiche di Clarisse non la lasciarono sola un istante, ma la sua disperazione si stava trasformando in un grande senso di vuoto, le ritornò in mente l’orfanotrofio, il velo era di nuovo calato.
(SAREBBE MEGLIO NON NASCERE, MA SE PROPRIO SI DEVE NASCERE E’ MEGLIO MORIRE PRESTO)

2° PARTE
La depressione s’impadronì di Clarisse, amava quella coppia forse più di quanto si possano amare dei genitori veri, la vicinanza delle amiche, poi lo studio e infine il lavoro, riuscirono a portarla fuori dal tunnel. La vita sembrava di nuovo sorriderle, aveva tutto, aveva avuto anche diverse storie, ma non si trovava bene e Clarisse non era tipo da fingere, il velo era sempre con lei. Il tempo passava le amiche via via si sistemavano, si sposavano e anche se si dicevano che non sarebbe cambiato nulla invece non era così perché è normale che cambi tutto e poi…...il tempo lavora in quella direzione.
Aveva 30 anni ed era ancora single, era molto capace nel suo lavoro, dirigeva la contabilità della azienda che il padre le aveva lasciato in eredità, ed era comproprietaria con lo zio, il fratello di Emilio. Anche costui era una brava persona, non aveva mai tentato di approfittare della sua inesperienza per fregarla in qualche modo, no le voleva bene davvero anche lui e in un modo assolutamente disinteressato.
Aveva cominciato a frequentare il mondo delle chat line, quasi sempre da sola a casa, per farsi compagnia, frequentava una chat a cui era arrivata con molta titubanza. Dopo le sue vicissitudini, aveva dato sfogo a quelle cose di se stessa che non avrebbe mai voluto ammettere, ma di cui tuttavia era assolutamente conscia. Sentiva il bisogno di avere qualcuno accanto a se che disponesse di lei, che la dirigesse, che con ferma, ma magari dolce, determinazione, prendesse le decisioni. Ma la cosa che la faceva impaurire era che avrebbe voluto soffrire per mano di lui. Non voleva pronunciare la parola, ma andava a cercare nel web quelle immagini che davano corpo e anima ai suoi fantasmi. Infine si; sciolse la sua ipocrisia con se stessa e se lo confessò: sono una masochista, anzi forse sono proprio una schiava interiormente.
Frequentava la chat da tempo, aveva il suo pseudonimo, si faceva chiamare Denise, la conoscevano tutti in e le volevano bene se così si può dire per persone che si conoscono solo virtualmente.
La svolta avvenne quando si decise di organizzare una cena per conoscersi personalmente. Le insistenze calorose e affettuose dei suoi amici di chat la convinsero che si, era giusto uscire dal guscio dorato in cui si era rinchiusa, in fondo era ancora abbastanza giovane per cercare di vivere oltre che per il lavoro anche per una vita diversa da quella virtuale che si era costruita per il tempo libero. Clarisse risultava simpatica a tutti, sempre gentile, mai scortese, neanche con quelli che la disturbavano in continuazione, per cui quando finalmente si incontrarono al ristorante lei era vezzeggiata da tutti e naturalmente e ovviamente ricambiava e profondeva larghi sorrisi.
Le capitò il posto tra Master Charles e capinera, questa ultima era una schiava, anche se non aveva mai fatto nulla con nessuno, si sentiva tale ma era soprattutto simpaticissima, parlava in continuazione con tutti, ma poi all’orecchio faceva alcuni commenti salaci sugli intervenuti a Denise. Charles era un bel ragazzo di Firenze di 35 anni, e naturalmente cercava di darsi un tono da Dom quando parlava con Denise senza tuttavia risultare sgarbato o antipatico, anzi sorrideva spesso in direzione di lei mentre le parlava. Era stata decisamente una splendida serata. Scambio rituale di numeri di telefono, promesse di rivedersi presto. In effetti già il mezzogiorno successivo, le telefonò Charles, il cui nome vero era Franco, la invitò a pranzo, le resistenze di Clarisse si piegarono alle insistenze suadenti di lui.
"Clarisse stasera riparto per Firenze ma prima vorrei conoscerti meglio, dai non farmi questo torto"
Non era da lei rifiutare ad un invito fatto in quei termini. Tra i due nacque qualcosa di più di una simpatia reciproca, Franco si rivelò un ottimo conversatore, ma emanava un fascino particolare a cui Clarisse non era certo indifferente. Si salutarono la sera con una bacio che era molto più che un affettuoso arrivederci. In effetti le sere seguenti i due parlarono molto in privato, non ci volle molto a capire che stava nascendo qualcosa. Fu lei stessa a invitare Franco a casa sua per il sabato successivo fino alla domenica.
Da una magnifica cena a luce di candela, iniziò davvero la terza e definitivamente tragica esperienza della vita di Clarisse.

3° PARTE
Si era creato il clima ideale, tutto era complice perché quella serata potesse diventare unica nel far nascere un sentimento che andasse molto al di là dell’amicizia tra i due. I discorsi futili sui loro amici di chat si trasformarono in silenzi dove Franco accarezzava la mano di Clarisse mentre la guardava negli occhi. Il primo bacio seguito da altri suggellarono la storia diversa dall’amicizia che stava nascendo. Lui che la invita a ballare, altri baci, la fa girare e mentre le morde il collo le sue dita sui suoi capezzoli si serrano, il gemito di piacere di Clarisse, sapientemente la spoglia, piano piano, il seno di lei nudo e turgido poggiato sui palmi della sue mani, mentre lecca il suo orecchio, di nuovo una leggera pressione tra l’indice e il pollice delle mani sui capezzoli faceva vibrare la donna, un piccolo piacevolissimo dolore la faceva eccitare, il suo sussurro:
"Si padrone fammi male"
le disse di stare ferma lì in piedi, Franco aveva con sé una piccola borsa, da lì prese un foulard, si rimise dietro di lei e le legò le mani dietro la schiena.
Clarisse era totalmente in suo potere, la spogliò dolcemente e integralmente, toccò la sua fica, era bagnata, aveva gli occhi chiusi, la baciò prendendola con forza ma senza violenza dai capelli. La donna stava provando una sensazione di grande piacevolissimo abbandono di se stessa a Franco.
Lui le sfiorò la fica con le dita, era bagnata, leccò i suoi occhi, tornò alla borsa e ne estrasse quattro morsetti, le si rimise davanti ma lei teneva gli occhi chiusi così come lui le aveva chiesto, le parlò con voce profonda, bellissima in quel silenzio, anche il cd si era zittito;
"Ora sentirai un po’ di male, resisti vedrai che ti farò volare"
Il primo morsetto fu agganciato al capezzolo di destra, lei si morse le labbra strizzando di più gli occhi già chiusi, al secondo lei mormorò:
"Uhmm!! Mi fa male"
" Si amore è proprio quello che voglio, resisti"
La baciò sulla bocca con ardore, il piacere commisto al dolore si sommava in un grande momento di erotismo. Si staccò da lei e le fece allargare le gambe, prese altri due morsetti dalla sua borsa, gli occhi di lei erano sempre chiusi, si piegò su se stesso e applicò i morsetti alle grandi labbra:
"No Franco ti prego mi fa male"
Le chiuse la bocca con un altro bacio appassionato, l’accarezzò su tutto il corpo, i lamenti di dolore, lasciarono il posto a quelli del piacere, infilò due dita nella sua fessura ed era bagnata fradicia, la masturbò lentamente, lei era ormai totalmente andata fuori dal ogni possibile autocontrollo, era eccitatissima e i suoi lamenti lo testimoniavano, poi lui tirò fuori le dita e le mise a portata della sua bocca;
"troietta mi hai sporcato le dita; pulisci le dita del tuo padrone, leccale"
Clarisse aprì la bocca e lui le infilò dentro di essa, un lungo estenuante pompino alle dita ne provocò ulteriore eccitazione, stava venendo, lo disse, lui mise l’altra mano a coppa nel suo piccolo paradiso e ne colse il frutto profumato, le disse di aprire gli occhi:
"Ora lecca la tua schiavitù nei miei confronti"
"Si Padrone"
le porse la mano a coppa pregna del suo piacere e lei leccò il palmo.
Clarisse si era dimenticata il dolore che provava per i morsetti, si sentiva completamente schiava e immensamente felice in quel ruolo, in quel momento.
Franco, le fece pressione sulla spalla;
"inginocchiati schiava"
Le ginocchia di lei si piegarono e così si trovò col viso all’altezza della patta dei pantaloni del suo padrone, lui le mise una mano dietro la nuca e l’attirò a sè dolcemente. Il viso di Clarisse era appoggiato al pene duro di lui, dapprima lui si strofinò la faccia di lei sulla patta, poi slacciò la cintura, si tolse i pantaloni, abbassò il suo slip, il suo cazzo svettante e trionfante apparve, era lì a pochissimi centimetri dal viso di lei, si avvicinò e passò la cappella sul suo viso, glielo accarezzò con essa per diversi minuti; sugli occhi, sul naso sulle labbra chiuse;
"apri la bocca schiavetta"!
Era molto dotato, Clarisse mai aveva fatto nulla di simile ma in quel momento avrebbe fatto davvero tutto ciò che lui voleva, glielo infilò in bocca, mentre lei lo pompava lui con gli occhi chiusi le accarezzava la nuca, ma non poteva resistere e allora tenendo ferma la nuca di lei le disse:
"bevi il mio sperma troietta, ingoialo tutto"
venne copiosamente dentro la sua bocca, si sentiva violata, ma felicemente violata, sentiva fremere di piacere il suo Padrone e ne era felice. Finalmente la sciolse, ma non le tolse i morsetti, le disse vai a prendermi da bere schiava, lui intanto si era seduto sul divano, lei tornò con un boccale di birra, glielo porse e attese ordini. Franco la fece sedere accanto a se, dopo un abbondante sorso della bevanda, posò il boccale sul tavolo e acchiappando i suoi capelli con decisione, l’attirò a se e la baciò appassionatamente. Poi le spinse la testa verso il suo basso ventre;
"dai schiava lavora di lingua, rimettilo in sesto"
Mentre lui degustava la sua birra lentamente Clarisse, leccò il suo pene, le sue palle, lui intanto le carezzava le spalle e la nuca mentre lei lavorava. La voglia prepotente si era di nuovo presentata in lui, il cazzo era durissimo, la spostò, la prese per mano e la portò in camera da letto, la fece adagiare su di esso a pancia in su, le fece allargare le gambe, le tolse il primo morsetto dalle grandi labbra, poi il secondo, toccò la sua fica con due dita, era bagnata di nuovo, avvicinò il membro e la penetrò. Non si piegò su di lei, rimase con le ginocchia sul letto ma senza stendersi, mentre la penetrava muoveva i morsetti dal seno facendoli oscillare, si godeva i contorcimenti dolorosi ma nel contempo di piacere della sua schiava, ad un tratto mentre la penetrava con forza ne tolse uno, soffocò con la mano il piccolo grido che Clarisse suo malgrado emise, gli occhi di lei erano lucidi di doloroso piacere, mentre gli ultimi colpi dati con forza la penetravano lui tolse anche l’altro morsetto e mentre lui veniva lei era pienamente conscia che era quello il ruolo che madre natura le aveva assegnato.
Dopo essersi ripulito e avere fatto ripulire anche lei, la baciò con tanta dolcezza guardandola negli occhi, lei era felice lui non era da meno, si; era sbocciato l’amore tra i due.
La notte li vide addormentarsi abbracciati, un sonno profondo e sereno. La mattina successiva fecero l’amore appena svegli, forse mai, da quando aveva perso i genitori, Clarisse si sentiva così serena.
Da quella sera le ore erano scandite dal momento in cui lei poteva collegarsi alla chat e sentire Franco al telefono, ciò avveniva di sera, di giorno entrambi avevano impegni di lavoro tali da impedire un minimo di dialogo e loro avevano tanta voglia di parlarsi. Ma ogni fine settimana, il più delle volte lui veniva da lei, ma talvolta lei andava da lui. Erano felici di stare insieme, lo erano da due anni, e in un bel pomeriggio di sabato, mentre stavo facendo una passeggiata, Franco, prendendo tra le sue mani il dolce viso di Clarisse le chiese: " Ci sposiamo?" Lei s’illuminò d’incenso e senza bisogno di rispondergli lo baciò. Non fu semplice organizzarsi la vita, comunicò allo zio che sarebbe andata a vivere a Firenze, che quindi avrebbe dovuto trovare una soluzione diversa per l’ufficio che lei dirigeva, lo zio che era al corrente del rapporto con Franco, aveva messo nel conto la possibilità che se ne andasse. Ma in fondo era giusto che si costruisse la propria vita dove voleva, quindi con un bacio sulla guancia suggellò il suo assenso alla decisione presa dalla nipote.
Giorno raggiante, grande felicità di Clarisse il giorno del matrimonio, velata solo dalla mancanza dei suoi genitori; ah! Quanto le mancavano ancora. I primi tempi fu una continua luna di miele, non giocavano più con quella assiduità a cui erano abituati, spesso preferivano passare il sabato sera a cena fuori, poi magari facevano l’amore a rientro a casa. Ma comunque i toni di Franco nei confronti di lei cominciavano a essere diversi; prendimi da bere! Oppure sbrigati a servirmi, e ciò anche al di fuori del gioco. La sottomissione psicologica di Clarisse cominciava a essere forte. All’inizio per gioco la faceva stare con un fallo infilato dietro per qualche ora, poi cominciò a pretendere che rimanesse con le mollette attaccate ai capezzoli anche molte ore e sempre con il fallo nel sedere nuda e col grembiulino sempre addosso. Non poteva parlare se non interrogata, mentre lui leggeva o guardava la tv pretendeva da lei che si mettesse in ginocchio tra le sue gambe a succhiarli il pene, incurante della sua stanchezza. Non faceva più l’amore con lei ma si limitava a sborrare dentro la bocca, chiudendola poi con una ball-gag. Iniziò a umiliarla davvero pisciandole in viso con lo sguardo feroce. Quando ne aveva voglia, anche solo per sfogarsi, la frustava con un frustino di cuoio in breve la sua vita nel breve volgere di un anno o meno cambiò radicalmente, ma nella sua solitudine Clarisse piangeva, non per come la trattava, ma perché più la trattava male più lei si sentiva indissolubilmente legata a lui.
Una sera Franco invitò a cena una coppia di amici suoi; erano amici stranieri, tedeschi per la precisione, ma parlavano benissimo in italiano in quanto avevano frequentato l’università proprio a Firenze era lì che si erano conosciuti tutti e tre, ed erano lì in vacanza di passaggio. Alla sua schiava ordinò di preparare una cena deliziosa, e Clarisse aveva imparato a cucinare benissimo. La sera, prima che i suoi ospiti arrivassero, Franco fece spogliare del tutto la sua schiava, le fece mettere il grembiulino, e le mise un collare da cagna oltre ai morsetti ai capezzoli e al fallo dietro, nel sedere. Lei si vergognava moltissimo, aveva provato a protestare ma un forte manrovescio la zittì subito.
Non si può dire che i suoi ospiti si aspettassero una accoglienza simile, Franco fece inginocchiare la schiava a terra per baciare i loro piedi quando fecero il loro ingresso a casa. Un po’ di imbarazzo era evidente, perlomeno all’inizio, poi man mano che Franco spiegava la situazione, la schiava serviva a tavola, la coppia manifestò sincero apprezzamento per la sua abilità. Furono loro stessi a dare qualche ordine a Clarisse, erano compiaciuti della sua obbedienza, il dopo cena continuò con un drink, loro tre seduti sul sofà, la schiava che serviva, poi l’ordine di Franco di mettersi in ginocchio ai piedi dei signori e baciare le loro estremità. Per la verità la lei della coppia non si fece pregare più di tanto, porse la scarpa calzata, la schiava gliela tolse e le baciò il piede:
"ma la tua schiava non lecca mio piede?"
"certo che si"
Clarisse tirò fuori la lingua e leccò il piede di Ingrid, le piaceva la lingua passata sul piede, ora c’era silenzio nella stanza, la tedesca si tolse l’altra scarpa e strofinò l’altro piede sul viso mentre si faceva leccare.
"Che altro ti fai fare Franco? Insomma oltre al piede lecca altro?"
" si certo, fa tutto ciò che voglio, mi piace umiliarla ad esempio, volete vedere come?"
Il cenno di assenso era all’unisono da parte della coppia, allora Franco ordinò alla sua schiava di andare sdraiarsi dove sapeva, i tre arrivarono subito dopo in bagno dove lei si era sdraiata a terra nello spazio doccia, Franco si tirò giù la cerniera dei pantaloni e si prese l’uccello tra le dita, e indirizzò il getto verso il viso di Clarisse, la coppia era sempre più eccitata, poi Franco si abbassò e si fece pulire la cappella:
" dai Juns se ne hai voglia fallo anche tu"
"posso davvero?"
" mai si certo che si"
Juns prese il posto di Franco, tirò giù la cerniera e col cazzo semiduro, pisciò in faccia alla schiava, ebbe qualche difficoltà a finire perché gli si indurì a tal punto che la deiezione divenne difficoltosa:
" formidabile Franco formidabile"
"E Io cosa faccio???"
i due uomini si misero a ridere;
" vuoi che ti lasciamo sola?"
"si per favore"
loro uscirono, lei si alzò la gonna stretta, aveva un bel corpo, forse leggermente appesantito, le gambe robuste e un sedere prorompente, mise i piedi ai lati della testa della schiava abbassò lo slip, senza parlare abbassò il bacino sulla faccia di Clarisse e le pisciò in faccia socchiudendo gli occhi.
"puliscimi cara….uhmm che lingua deliziosa….brava…la passi anche dietro per favore??"
Clarisse non aveva mai messo nel conto che avrebbe dovuto leccare una donna, e addirittura il suo culo, ma aveva paura del suo padrone e allora con qualche titubanza leccò il buchetto della tedesca:
"Uhmm…..si che bello….dai……tua lingua sembra fatta apposta per mio culo…..dai dai….mmm.."
Si rialzò, si ricompose, tornò nel del soggiorno, i due uomini si erano riempiti di nuovo i bicchieri, lei imperiosa al marito:
"Juns dobbiamo tornare in hotel subito sono eccitata e voglio fare l’amore su andiamo!"
la risata dei due fu inevitabile, ma Franco aveva previsto questa eventualità e allora. Comunicò ai suoi amici che se volevano potevano restare lì per la notte, nella stanza degli ospiti, e se lo avessero fatto avrebbe prestato loro la schiava fino a quando gli serviva.
"davvero fai questo per noi Franco?"
"Certo Ingrid, se ne avete voglia rimanete pure mi fa piacere, anzi , aspetta, vuoi che aggancio dei pesetti ai morsetti che ha sul seno? E magari aggancio …..al collare così magari la strattonate un po’ e soffre mentre voi godete? A me piace tanto farla soffrire mentre godo"
"Siii ….ci piace l’idea qual è la stanza Franco?"
Applicati i pesi sui morsetti, essi tiravano verso il basso i capezzoli già indolenziti, lei strinse i denti
" Su Clarisse, accompagna i signori e rimani con loro fino a quando non hanno bisogno di te
" si vieni schiava ..Juns alzati e sbrigati su ho tanta voglia"
Ingrid prese il guinzaglio e tirò via la schiava con energia, nella stanza in pochissimi secondi la tedesca era nuda, si mise in posizione sconcia sul letto, sdraiata con le gambe larghe:
"su schiava infila tua faccia qui e lecca mia fica"
la schiava si piazzò come voleva lei, il marito intanto si era liberato di tutto e si era sdraiato anch’egli e mentre accarezzava il seno delle moglie la baciava ardentemente.
" Si schiava lecca su…dai così brava…uhmm…."
" cara…anch’io voglio farmi leccare il cazzo"
" si amore sono egoista , hai ragione…..schiava vieni su dai metti in bocca cazzo di mio marito"
Ingrid impugna il cazzo del marito e prima lo strofina sul viso di Clarisse, poi lo guida dentro la bocca spalancata di lei:
" yaaaa!!! succhia succhia grosso cazzo…uhmmm mi piace Juns mi piace da morire questa situazione"
"anche a me Ingrid…tanto mmm… forse è meglio che facciamo l’amore altrimenti vengo dentro sua bocca"
lei con uno strattone al guinzaglio tolse la schiava dalla sua posizione, i pesi oscillarono paurosamente facendo tanto male a Clarisse, la donna si mise a cavalluccio del marito, infilandosi il pene dentro in quella posizione, poi inarcando la schiena, aveva sempre in mano il guinzaglio. Lo aveva fato passare sotto le sue gambe e mentre lo tirava e i pesi oscillavano:
" dai schiava lecca mio culo mentre faccio l’amore….uhmmm …si si…Juns ho sua lingua dentro, mio culo…dobbiamo procurare anche noi schiava…è meraviglioso…su schiava lecca lecca"
Finalmente lui venne copiosamente
"ancora ancora Juns…non sono venuta io…daiiii"
"Ingrid, fatti leccare da lei ti siedi su sua bocca e lei lecca e tu vieni dentro sua bocca"
" Si schiava presto presto..apri la bocca poggia tua testa su materasso….così brava….e ora lecca mia fica…fammi venire in tua bocca"
Lo sperma scese dentro la bocca aperta, ma la lingua si dava da fare, voleva andarsene prima possibile da lì, aveva voglia di piangere, la tedesca muoveva i pesi mentre sentiva la lingua sotto di lei:
"Sii schiavaaaa…..si arrivo…siiiiiiii"
"Meraviglioso Juns è stato meraviglioso…voglio una schiava come lei in Germania"
"ok Ingrid la cercheremo, vedremo faremo degli annunci, anche a me piaciuto molto, ok schiava, puliscici e poi vai da tuo padrone e ringrazia per noi"
Clarisse li ripulì mentre loro si accarezzavano affettuosamente, aveva una grande voglia di piangere, ma non voleva farsi vedere, si congedò da loro baciando i loro piedi, poi passò dal bagno e con la scusa che doveva pulirsi la bocca pianse, ma mentre lo faceva Franco entrò in bagno, l’aveva sentita uscire dalla stanza degli ospiti:
"Piangi?"
lei abbassò con vigore la testa in segno di assenso, lui la prese per mano e se la portò nella stanza da letto, le tolse i pesi, poi i morsetti, guardandola negli occhi mentre lo faceva gustandosi il dolore lancinante che le provocava, poi le tolse il fallo da sedere, poi si era disteso sul letto:
" e’ stata dura?"
"Si Franco" riprendendo a piangere, lui le forzò il viso verso il pene duro, le passò la cappella sugli occhi umidi di pianto:
"Clarisse; tu non immagini neppure quanto sei importante per me, è un sentimento che si spinge al di là dell’amore, tu mi appartieni, ti considero una parte del mio corpo, non rinuncerei mai a te, mi piace umiliarti, farti male, far vedere quanto potere ho su di te, usarti, cederti; tu sei mia in ogni tua essenza, apri la bocca su…ecco brava…io ci metto il mio pene dentro e tu lo lecchi devotamente…tu vuoi essere qui in questo momento…e il fatto che io abbia il mio pene dentro la tua bocca ti fa sentire orgogliosa di appartenermi, io ti farò soffrire moltissimo perchè adoro farlo, vedere i tuoi occhi pieni di lacrime mentre hai in bocca il mio membro mi da un senso di onnipotenza… tu sei la parte di me stesso che non può essere mostrata agli altri….ma tu sei felice di servirmi; mi hai fatto eccitare…. su fammi venire dentro la bocca…così da brava mmm..è bello averti Clarisse…..bevi bevi il tuo padrone"
Dopo esserle venuta in bocca ed essersi fatto pulire, l’attirò a sé:
"vieni piccola, dormi qui con la testa sul mio petto"
L’accarezzò a lungo sulla nuca, gliela baciava di tanto in tanto sentiva i suoi singhiozzi, si addormentarono in quella posizione.
La mattina successiva gli ospiti congedandosi, ringraziarono ripetutamente l’amico per la serata davvero bella che avevano trascorso:
" e’ bello avere una schiava Franco"
"beh! se volete più in là magari mi telefonate e io ve la mando su per qualche giorno"
"davvero lo faresti?"
"certo che problema c’è?"
Ingrid rivolgendosi alla schiava:
" ci vedremo presto…e ti aspetterò con mio culo davanti la porta"
risero tutti e anche lei fece cenno a un sorriso.
In effetti, Franco fu di parola, un paio di mesi dopo la coppia telefonò con la scusa di sapere come stavano, ma in fondo volevano sapere se ….era possibile avere Clarisse a loro disposizione per qualche giorno, si accordarono per 4 giorni e anche per la data.
"Franco; io non voglio andare"
"Mia cara, tu vai, e farai tutto quello che loro vogliono, TUTTO senza eccezioni; li dovrai servire riverire adorare pulire…anche dietro come ti ho insegnato a fare a me, e se vorranno andare oltre tu ci andrai…SONO STATO CHIARO?"
"Si Padrone"
Fu per Clarisse una esperienza devastante, quante volte in silenzio piangeva, non amavano molto gli strumenti di costrizione, ma in compenso il frustino dato con forza sulle spalle e sulle natiche la faceva impazzire di rabbia e di dolore ma anche di impotenza. Avrebbe voluto ribellarsi, ma avrebbe disobbedito al suo Padrone, loro ne hanno approfittato. L’hanno cavalcata, usata, derisa, filmata. Si maledetta video camera, pur di far venire bene la scena la ripetevano diverse volte, soprattutto quando la cavalcavano e le tiravano i capelli. Quando la usavano…..quando si facevano pulire…e anche quelle volte in cui le hanno fatto subire le umiliazioni più estreme. Ma la cosa che più le faceva rabbia e paura era che….sentiva che era giusto ciò che stava facendo, a tratti addirittura sentiva qualcosa che somigliava all’eccitazione, essere trattata in quel modo, sapendo che quella gente per lei non provava altro che piacere sadico a umiliarla e a usarla come faceva, ciò la faceva piangere sopra…ma anche sotto e la sua angoscia aumentava.
Infine tornò dal suo padrone;
"ciao piccola; com’è andata?"
"Franco, sento il bisogno di starmene sola, voglio andare a casa mia a riflettere, voglio capire cosa mi sta accadendo e dove voglio arrivare."
"Mi pare giusto cara, se questa è la tua decisione io la rispetto, sapendo una cosa però; se deciderai di tornare non mi chiedere da cambiare perché questo non avverrà, quindi se lo farai sai cosa ti aspetta"
Clarisse andò a preparare un po’ di cose da mettere in valigia, in breve fu pronta:
"vai via con la macchina?"
"Si me la porto anche se non mi va di guidare però è meglio così"
"vuoi che ti accompagni io?"
"No grazie sei gentile ma preferisco di no"
"Ok …vieni qui" le prese la faccia tra le sua grandi mani e le baciò le labbra con affetto
"Mi mancherai Clarisse, ma è giusto che tu stia da sola per capire dove andare e che fare"

4° parte
Nei suoi primi giorni da sola sembrò risollevarsi, aveva la sensazione di essere caduta in un torbido incubo e voleva svegliarsi. Si mise a lavorare di gran lena facendo di tutto per non pensare, vedeva le amiche, lo zio la vedeva tormentata, ma discreto come era sempre stato, si limitava a chiedere se aveva bisogno di qualcosa, lei rispondeva col suo solito accattivante sorriso:
"no grazie zio"
Erano passati due mesi, la sua angoscia cresceva anziché diminuire. Si sentiva persa, a parte l’amore immenso per quell’ uomo, sentiva marcargli la dipendenza da lui, era una sensazione quasi fisica che anziché attenuarsi più passavano i giorni più aumentava.
Non ce la faceva più, prese la cornetta del telefono:
"Ciao Franco"
"ciao Clarisse"
"vorrei tornare da te"
"domani per pranzo sarò a casa…voglio trovare qualcosa di delizioso; hai ancora la chiave di casa?"
" Si "
"bene; a domani allora ciao"
Chiuse la cornetta senza aspettare il saluto di ritorno. Notte agitatissima quella di Clarisse, ma ormai era fatta. La mattina presto telefonò allo zio per avvertirlo che stava tornando da Franco, questi gli rispose di chiamarlo per qualunque cosa avesse di bisogno.
Per tutta la strada, nonostante la musica a forte volume per distrarsi, ma sentiva dentro quella sensazione di vuoto che si ha in particolari momenti della nostra vita.
Arrivò alle 11,00 ebbe il tempo di preparare un pranzetto coi fiocchi per il suo padrone, si ora quella parola ora era dolce da profferire, la faceva sentiva sicura sapeva che doveva servirlo, adorarlo, venerarlo…si ora si sentiva bene…si sentiva nelle sue vere vesti.
Si fece trovare nuda ma col grembiulino addosso, quando lui entrò le sembrò più alto, più bello, più altero. Lui le andò incontro e con distaccato affetto le disse:
"mi sei mancata piccola"
La baciò sulle labbra:
" Su ora…ho fame"
si sedette a tavola, Clarisse non parlava e neanche lui parlava, lei si limitava a servirlo, quando gli mise davanti le pennette, lui adagiò il tovagliolo sulle gambe, poi però rivolgendosi a lei:
"cara, ho nostalgia della tua bocca, vai sotto il tavolo e metti la testa sotto il tovagliolo, voglio sentire la tua bocca calda mentre mangio"
Clarisse sparì sotto il tavolo, scostò il tovagliolo abbassò la cerniera, lui era senza slip, si mise sopra la testa il tovagliolo e prese in bocca il membro del suo padrone, s’indurì subito dentro la sua bocca, leccava….succhiava…sentiva i fremiti del suo padrone…..si sentiva nel suo elemento;
"finite le pendette;
dai, vai a prendere il secondo e rimettiti giù"
gli servì le sgaloppine, riempì di nuovo il suo bicchiere di vino e tornò giù…al suo posto, gli leccò le palle mentre si strofinava il membro sul viso, lui non visto sorrideva a se stesso e si gustava tutta quella devozione che la sua schiava gli stava dimostrando. Quando finì si fece servire un drink sulla poltrona, ma prima si spogliò e poi la fece rimettere tra le sue gambe, se lo rimise in bocca e mentre lui beveva lei ciucciava senza parlare. Lunghi momenti di silenzio….solo il lieve rumore di una bocca che succhia:
" ti sono mancato vero Clarisse?"
lei fece cenno di si con la testa ma senza togliere il membro dalla bocca:
" dai che ti do la tua giusta ricompensa per essere tornata(gli chiuse tra il pollice e l’indice il naso per non farla respirare)su piccola bevi il tuo padrone"
con l’altra mano forzò la nuca verso di lui, il cazzo era in fondo alla gola….vi sborrò dentro gustandosi anche la fatica di lei a respirare.
"ora hai dunque capito che mi appartieni totalmente?"
"Si Padrone ora ho capito, farò ciò che mi ordinerai sempre… se vorrai cedermi andrà bene lo stesso, se vorrai umiliarmi ……insomma tutto ciò che vuoi farò"
Franco prese il telefono, compose un numero:
"Gianni….non vengo oggi pomeriggio ho un impegno a cui non posso rinunciare, pensa a tutto tu ok?"
"Certo Franco vai tranquillo"
sorrise alla sua schiava mentre costei ancora tra le sue gambe gli leccava le palle:
"fammi pisciare Clarisse"
si alzò, lei si mise di fronte a lui in ginocchio e si prese il membro moscio dentro la bocca, lui a piccoli getti pisciò dentro la gola, lei a mano a mano inghiottiva il tutto.
"vieni ora piccola! Voglio rilassarmi completamente, andiamo in camera da letto"
Franco una volta in camera si toglie anche la camicia, rimane nudo e si sdraia sul letto:
"Su Clarisse, comincia dai piedi, leccali per bene, le dita uno a uno, tra di esse, poi man mano sali insomma lecca il mio corpo tutto, fino alle ascelle e se mi addormento tu continua, fino a quando non mi sveglierò"
Non ci fu bisogno di assenso, lui incrociò le mani dietro la testa, guardava la sua schiava leccare i suoi piedi, se ne beava, era realmente soddisfatto. Si addormentò davvero, Clarisse aveva sete di quel corpo che le aveva fatto passare tanti notti in bianco per la nostalgia di non averlo accanto, lui dormiva soporitamente. Si era messo di fianco e russava leggermente, lei esplorava il suo ano con la lingua, era felice di farlo, sentiva che era quello il suo posto, sentiva il bisogno di appartenenza al suo padrone, il bisogno di fargli sapere di quanto lei gli appartenesse. Lo odorava, lo baciava lì mentre lui dormiva. Clarisse voleva far sapere al suo padrone con la sua devozione che oramai la sua vita apparteneva interamente a lui.
"mmm! Che bella dormita! Vai piccola, preparami un caffè"
tornò con la tazza fumante, mentre lui guardava il soffitto, gli porse la tazza, e mentre lui beveva semi sdraiato, lei tuffò il viso sul suo pene.
" Vieni Clarisse, andiamo in soggiorno devo telefonare"
Si sedette sempre nudo sulla poltrona, fece segnale alla sua schiava di accucciarsi tra le sue gambe, e di prendere in bocca il suo membro, compose il numero e mentre aspettava la risposta accarezzava la nuca della sua schiava:
"ciao Alessia"
" ciao Franco come mai mi chiami? Non lo fai mai"
" volevo darti una bella notizia, la mia schiava è tornata, so che eri curiosa di conoscerla, anzi forse ansiosa, ora è qui e mi sembra molto più mansueta"
"davvero??? E’ lì??? Cosa sta facendo?"
" ha la bocca impegnata…non può parlare"(ridendo)
"Sei un porco…..ci vediamo stasera allora? La vorrei conoscere"
"Quando esci dall’ufficio vieni qui direttamente"
" Ok Non vedo l’ora"
chiusa la comunicazione, mentre continuava a carezzarle la nuca e lei a succhiarlo e leccarlo, lui gli disse chi era Alessia:
"E’ un’amante, mi piace molto fisicamente e ci troviamo bene insieme a fare l’amore, ora che ci sei tu sarà bellissimo, ci ecciteremo facendoti male, ho qualche idea in proposito piccola, anzi devo preparare qualche cosa, ok alzati a vai a lavare i piatti e fare un po’ di pulizia, io intanto ho altro cose da fare"
Verso le 20, il campanello suona, Franco va ad aprire, è lei Alessia, scambio di bacio poi :
"dov’è?"
"Clarisse vieni qui!"
lei dalla cucina tornò subito in soggiorno e si presentò davanti ad Alessia, occhi bassi, sguardo dolce;
"carina però"
"piccola non ritieni do dover salutare meglio la tua nuova padrona?"
Lei si piegò in ginocchio e andò a baciare i piedi di Alessia:
" che brava che sei Clarisse! Credimi , molto piacere di conoscerti, ci divertiremo insieme vedrai"
"piccola ci porti uno spumantino e così mentre beviamo tu finisci di cucinare?"
I due amanti si accomodarono sul divano, la schiava arrivò con un vassoio con i calici e qualche oliva e nocciolina. Posò sul tavolo e sparì di nuovo in cucina.
Non si sentiva ferita, stranamente non si sentiva ferita, si soffriva, ma era l’accettazione della sua totale abnegazione di se stessa per donarsi al suo padrone, abnegazione che ormai aveva somatizzato e che le faceva apparire come giusto quello che agli altri sembrerebbe persino terribile.
Alla cena Alessia pretese ed ottenne che anche Clarisse si sedesse a tavola con loro, le proteste di Franco furono blande anche perché la sua amante precisò che era per quella prima volta e poi basta.
"Allora Clarisse, non ti voglio fare domande imbarazzanti sul perché te ne eri andata o sul perché sei tornata; Voglio solo sapere cosa provi ora sapendo che sarai anche la mia schiava"
"Padrona; ho riflettuto molto prima di tornare qui e sapevo che prima o poi se lo facevo, tra le prove a cui Franco mi avrebbe sottoposto ci sarebbe stata anche questa. Ma ho maturato dentro di me una coscienza che mi fa accettare quello che sono, è uno stadio superiore a cui forse altri, tanti altri, non arriveranno mai. Tuttavia non nego di certo che questa coscienza non mi risparmierà la sofferenza, ma la consapevolezza che la mia sofferenza servirà a voi, sarà la certezza che la mia strada corre parallela alla vostra."
"quindi se ho capito bene, tu sarai la nostra schiava e soffrirai per noi; noi saremo i tuoi padroni e ti faremo soffrire per il nostro piacere, ma alla fine i percorsi si incrociano giusto?"
"Si, può essere, forse s’incroceranno, forse correranno paralleli, forse….chissà potrò dimostrarvi un giorno che avrò ragione"
"Brava Clarisse! Mi piace il tuo discorso illuminato, pensare che mentre ci accingiamo io e Alessia a passare una splendida serata facendoti male e godendone, tu dall’altra parte ti trovi una nicchia psicologica in cui rifugiarti e che ti fa pensare che la tua sofferenza è paragonabile al nostro godimento, Beh! tutto questo mi piace…ho ancora più voglia di farti male, sparecchi domattina; ora ho voglia."
"si anch’io Franco ho voglia di vederla soffrire"
La schiava fu fatta mettere al centro della stanza. Alessia da dietro le slacciò il grembiule, mordicchiandole il collo, Franco tornò nella stanza con una borsa piena di strumenti del mestiere.
Poggiata la borsa la aprì e ne cominciò a tirare fuori parecchi strumenti di tortura. Ma la prima cosa che diede in mano ad Alessia fu una ball-gag:
"tieni Ale mettile questa in bocca così non potrà gridare"
Alessia col sorriso in bocca chiese alla schiava di spalancare la sua, le infilò la pallina dentro e chiuse la tibia della cinghia dietro la nuca.
Intanto Franco aveva finito le sue operazioni, nel senso che aveva scelto per quella serata tutto ciò che gli serviva.
"Su piccola in ginocchio e mettiti a 4 zampe; Alessia metti la sua testa fra le tue gambe e stringi le gambe forte, cerca di farle male mentre io le sistemo il sedere"
La sua amante si liberò della gonna in un attimo, poi prese la testa di Clarisse e se ne sistemò il viso tra le cosce stringendo forte, Franco stava passando si era messo un guanto plastificato e stava spalmando la crema sul buchino della sua schiava, poi prese un grosso fallo
"Vuoi infilare quello nel suo culo?"
"Si; ti piace l’idea?"
"mmmm!! Si mi sto bagnando…falle male(intanto lei stringeva di più le gambe serrando il viso tra le cosce) il fallo appoggiato al buco, la pressione sempre più forte di Franco, a mano che entrava il grido soffocato dalla pallina della schiava riempiva la stanza, Franco forzava il fallo sempre di più, fino a quando non scomparve tutto dentro, i lamenti di Clarisse continuavano, Franco allargò le gambe avanzò leggermente e tenendo il corpo della schiava tra di esse andò a baciare la sua amante.
"siediti sul divano Alessia"
Franco applicò il guinzaglio al collare che la schiava teneva sempre sul collo
"Su cagnetta, vai ad appoggiare il tuo musino sulla fica della tua padrona e rendile omaggio"
Alessia aveva allargato le gambe e guardava la schiava che lentamente, carponi si avvicinava a lei
"Vieni cagnetta, anzi ecco mi tolgo il perizoma, ecco da brava…appoggia il faccino qui….si ecco, mmm! Aspetta mi stendo un po’ sulla poltrona così ci arrivi meglio, si così…mmm……strofina il nasino qui sulla mia fighetta"
Il fallo essendo davvero grosso faceva male alla schiava, i suoi lamenti mentre aveva il viso appoggiato alla fica di Alessia, provocavano ancor di più l’eccitazione dei due, Franco passò in mano il guinzaglio all’amante, si sedette sulle spalle della schiava e andò a baciare la sua amante, ma mentre lo faceva, una sua mano puntando verso il basso, andò a strizzare con forza un capezzolo di Clarisse, aumentò improvvisamente il suo lamento
"cosa le hai fatto?"
"Le sto strizzando con forza un capezzolo"
"mmmm!!! Si dai cagnetta odora la mia fica mentre soffri"
lui intanto strofinava sul suo collo il membro portentosamente eretto
" le diamo una ripassata col frustino?"
" si amore dai"
Franco si è alzato ed è andato a prendere un frustino, alla lieve carezza preliminare data con la punta, seguì il primo colpo dato con forza sulle natiche, poi un altro e poi ancora…una tempesta di colpi sulle spalle, potenti, dati con forza devastante, i lamenti della schiava erano sempre più forti, forse piangeva, ma Alessia premendole la nuca le teneva il viso attaccato alla fica:
" daiii su odora….forza troia odora la padrona!"
Uhmm!! Lo fa… lo fa…non può non farlo ho il suo naso dentro la fica colpisci Franco colpiscila dai"
"le tolgo la pallina così ti lecca"
"Si amore voglio la sua lingua…..mmmmmm!!"
tolta la ball-gag, la sua faccia riaffondò nella fica di Alessia, la sua lingua e il suo dolore erano un cocktail micidiale per i due, le spalle e le natiche erano profondamente segnate dai colpi. Lui si risedette sulle sue spalle per andare a slinguarsi con l’amante:
"Ho troppa voglia per resistere ancora Alessia, più tardi facciamo qualcosa di ricercato ma ora devo venire, ora tu ti metti in ginocchio sul divano e lei ti leccherà il culo mentre io la inculo"
Franco si alzò le tolse senza nessuna delicatezza il fallo dal culo, tirò per i capelli la schiava e così Alessia si girò, appoggiò il busto sulla spalliera e inarcò la schiena verso l’esterno. Intanto senza neanche guardarlo, Franco infilò con forza il fallo dentro la fica della schiava, un suo grido provocato dal dolore, fece incazzare lui che le mollò una manata fortissima sulle spalle, la fece mettere in piedi ma a 90° , le legò le mani dietro la schiena, andò ad accendere un cero grosso e cilindrico, si riavvicinò, mentre con la mano sinistra le prese con forza una ciocca di capelli e le forzò il viso sul culo di Alessia, con l’altra teneva il cero, lo posò sulle spalle di lei e la penetrò dietro, poi si riprese il cero in mano e mentre la inculava con grande energia, con la mano sinistra forzava il suo viso nel culo di Alessia e con l’altra faceva cadere la cera da pochissimi cm sulle sue spalle:
" dai lecca cagna!! Lecca la padrona"
Il dolore provocava dei lamenti che però si perdevano tra le natiche di Alessia, la quale inarcava la schiena di più, la cera cadeva sulle spalle già segnate dal frustino, le faceva male da impazzire dai pochi cm da cui lui la faceva cadere, intanto la inculava con forza, solo che quando era vicino a eiaculare il cero cadde a terra, ma Franco continuò a torturarla con grandi manate sulle spalle.
" si troia soffriiiii"
mentre la mano sinistra la forzava sempre di più verso il culo di Alessia che era talmente eccitata che da lei si sentivano solo i lamenti ma….. di piacere. Finalmente eiaculò, si sfilò, Alessia si girò la prese per i capelli e tirandoli con forza le fece appoggiare la nuca sul divano:
" apri la bocca e fammi venire dentro la tua bocca cagna!"
Vi si piazzò sopra e la lingua di Clarisse riuscì a compiere il suo dovere in poco tempo anche perché lei era già eccitatissima. Rimase seduta sulla faccia ancora per qualche minuto e in quella posizione parlò al suo amante:
" meraviglioso Franco; è meraviglioso avere una come lei…mmmm!! Non farmi mai il torto di dirmi che è solo la tua schiava"
lui ridendo:
" è nostra, potrai usarla quando vuoi"
"e se le cose tra di noi non dovessero andare più tanto bene?"
"se vorrai e quando la vorrai me lo dirai e io te la manderò, oppure potrai venire lo stesso qui"
"giuri?"
"giuro"
Alzandosi leggermente dalla faccia e guardando la schiava da sotto le sue gambe:
"hai sentito cagna?? Sei anche mia adesso…su bacia il mio culo e poi vai a prenderci da bere"
"Si sbrigati…mi devi ancora pulire l’uccello che mi hai sporcato, portaci due belle birre ghiacciate ci hai fatto stancare, su svelta"
La povera donna si alzò intontita dalle botte e barcollò un attimo, i due si misero a ridere sfottendola:
" sei ubriaca di piacere vero? Lo so, siamo troppo buoni"
Clarisse sparì in cucina per qualche secondo e tornò con due boccali di birra, li porse ai suoi padroni e senza aspettare l’ordine si accucciò tra le gambe di lui e gli ripulì il pene, Alessia accanto a lui seduta, mentre beveva la guardava lavorare e le fu istintivo accarezzarle la nuca:
"Sei una brava cagnetta! Ma che ore sono?"
"sono le dieci, è ancora prestissimo, non mi dire che devi andare via no vero?"
"Nooo lasciarti solo con lei?? Mai! Anzi se facciamo tardi dormo qui e poi passo da casa domattina"
Ottima idea, anche perché il bello deve ancora arrivare e dopo sarai così stanca che vorrai riposarti tra le mie braccia; solo che mi devi promettere di essere tu a procurarle dolore, la voglio vedere soffrire per mano tua"
"Si amore ne ho una gran voglia "
al posto della mano ora Alessia aveva alzato il piede e carezzava con esso la faccia di Clarisse, mentre questa era intenta a leccare il cazzo del padrone.
" cosa hai in mente di fare Franco?"
" te ne faccio vedere un assaggio, anche perché mi si sta risvegliando l’istinto"
Si alzò e le rimise la ball-gag in bocca, scelse due morsetti che erano legati da una catenella:
"vieni Alessia applicali tu i morsetti"
"belli duriiii!!! Si sente che la molla è durissima, questi le faranno un gran male"
Applicò il primo e gli occhi di Clarisse si chiusero mentre dalla sua bocca uscì fuori un lamento, l’altro…..la schiava cercava di mantenere un contegno ma il dolore era forte, la guardarono un istante godendosi le sue smorfie di dolore, la mano di Alessia andò a cercare il membro di Franco che si stava indurendo di nuovo:
" E ora?"
Lui andò a prendere un filo di naylon di un paio di metri di lunghezza, aveva un piccolo gancio a una estremità e all’altra una piccola cinghia:
"Cos’è questa roba?"
"Ora lo vedi"
agganciò alla catenella che univa i morsetti un capo del filo, l’altro capo lo tirò leggermente e la schiava si piegò per il dolore perché il filo tirava la catenella e quindi i morsetti tiravano i capezzoli, poi si fece porgere un dito da Alessia e le legò la piccola cinghia al dito:
" Vedi a cosa serve? Se ti metti a due metri da lei ogni movimento del tuo dito tira il filo, quindi tira i suoi capezzoli; vieni sediamoci di nuovo sul divano, ecco, fai un passo indietro cagna!Ecco così vedi ora il filo e teso, muovi il dito"
Alessia ondeggiò il dito dove c’era la piccola cinghia e dalla bocca della schiava uscirono i lamenti
"geniale amore!! Mi basta muovere il dito e lei soffre"
"Si accarezzami con la mano dove c’è la piccola cinghia, così a ogni carezza che mi fai lei soffre"
"Siiii mi piace sei un bastardo Franco, per questo mi piaci"
La mano di Alessia cominciò ad accarezzare il petto del suo amante, il movimento della mano procurava fitte terribili al seno di Clarisse, loro la guardavano e si baciavano;
la mano di Alessia si trasferì più in basso, iniziò a menare lentamente il cazzo di lui, il movimento che faceva la mano era lento ma costante e i capezzoli erano costantemente tirati procurando un dolore lancinante:
"Guarda cagna! Vedi come sono indissolubilmente legati il tuo dolore e il nostro piacere?"
I due si baciavano in continuazione mentre i lamenti di dolore imperversavano nella stanza, lui fece scostare un attimo Alessia e andò a prendere un fallo con dentini di gomma:
" In ginocchio cagna! Anzi a pecora, guarda Alessia, ora le metto questo arnese nel culo, bello no?"
" Si amore sfondala…falla morire di dolore"
Il fallo fu infilato dentro senza riguardi, ma nel contempo lei con il dito dove aveva la piccola cinghia si toccava la fica, anche se con la pallina in bocca ma dalla gola di Clarisse un suono gutturale lamentoso era il segnale inconfutabile di quanto dolore stava provando in quei momenti sollecitata dietro dal fallo e davanti dai morsetti.
"che ne dici amore se gli mettiamo dei pesi agganciati alle grandi labbra?"
"mmm! Certo, ma non ha già il fallo nella fica?"
"non è problema tiriamo un labbro e agganciamo un morsetto ad esso mettiamo un bel peso e così con l’altro"
mentre lui eseguiva l’operazione, Alessia continuava a toccarsi e a godersi le smorfie di dolore di Clarisse, leccandosi le labbra. I grossi pesi erano stati appesi alle labbra della fica della povera donna.
" Franco ho voglia"
"anch’io tanta, guarda quanto ho il cazzo! Guarda cagna guarda cosa mi provoca il tuo dolore!
Alessia andiamo nella stanza da letto, ma tu fattici portare da lei, siediti sulle sue spalle e aggrappati ai suoi capelli"
"Siiii…mi piace"
si alza dal suo posto e si va a sedere sulle spalle a cavalluccio, si aggrappa ai suoi capelli tirandoli con forza;
" dai cagna su portami dall’altra parte"
Franco accompagna la coppia menando colpi sulle natiche di Clarisse per invogliarla a camminare.
Nella stanza da letto, Alessia, prima di alzarsi si toccò la fighetta bagnata, inzuppandovi le dita, poi piegandosi in avanti le strofinò sul volto di Clarisse
"senti quanto stai facendo bagnare la tua padrona??…Stai soffrendo vero?? Che c’è ?? Ah già non puoi parlare!!! Ti fanno male i ginocchietti?? Ohh!! Povera cara"
Si alzò dalle spalle di lei, lui era pronto con le corde a bloccarla;
"su alzati in ginocchio cagna!"
Si mise in ginocchio, lui le legò i polsi e le caviglie collegando la fune, naturalmente i polsi dietro la schiena, mentre lui la legava, Alessia si era presa la faccia di lei tra le mani e in piedi davanti ala schiava se ne strofinava il volto sulla fighetta, poi girandosi, strofinò le natiche sul volto mentre il suo amante era intento a bloccarla. Quando finì di legarla raggiunse la sua amante davanti alla schiava e la baciò; gli occhi di Clarisse erano proprio davanti ai sessi dei padroni:
Vieni Alessia sdraiamoci sul letto, tieni, a te l’onore di farle male mentre facciamo l’amore( le porse la cinghietta a cui era attaccato il filo di naylon), mentre noi facciamo, tu le dai una tiratina."
I due si erano già sdraiati sul letto, il membro Franco sembrava una mazza da baseball:
"Amore avrei un’idea meravigliosa; ti lego la cinghia al cazzo, alla base di esso così a ogni botta che darai lei soffrirà!"
Uhmm…… genialeee ….amore si mi piace dai attaccala"
Già armeggiare con la cinghia faceva impazzire di dolore la povera donna, i cui lamenti sempre più forti segnavano il grado di sofferenza. Una volta attaccata, Franco si spostò di più verso il centro del letto per avere il filo molto teso, Alessia gli spostava il membro in avanti e dietro con la mano e il dolore e le smorfie di Clarisse erano inenarrabili. Alessia si spostò anch’essa verso il centro del letto:
"guarda Clarisse…io apro le gambe….la mia fica è pronta per accogliere il cazzo di tuo marito…io sono eccitata come non mai…..Franco è eccitato come non mai….tu soffri come non mai…uhmm è tutto così bello…dai prendimi Franco"
Lui non se lo fece ripetere…si introdusse dentro di lei….nei primi movimenti lenti, il filo veniva tirato senza troppa violenza, ma i capezzoli di Clarisse sembrava quasi dovessero staccarsi. Tutti e due guardavano la faccia delle schiava, i contorcimenti della testa, i lamenti, gli occhi inondati di lacrime, il respiro affannoso
"Uhmm!!.... amore guarda come soffre…dai tira fuori la lingua baciami baciamiiii"
" si la cagna soffre…maledetta puttana…soffriii"
I colpi sempre più forti….ora ai lamenti di dolore della schiava si univano quelli di piacere di Alessia:
"siii….più forte… più forte …staccagli il seno mentre mi fottiiiii"
la guardavano mentre soffriva…e entrambi si accarezzavano le labbra in continuazione, finalmente lui venne e il tormento per la povera Clarisse diminuì……
"Meraviglioso amore è stato meraviglioso, sai che non vengo facilmente ma sono venuta due volte ora"
Lui la baciò e si mise fianco a lei disteso….il cazzo lentamente si sgonfiò e la cinghietta scivolò via senza resistenza, Alessia che aveva la mano piena dei suoi umori e di quelli del suo amante, per non sporcare il letto si alzò tolse la pallina dalla bocca della schiava, e fece confluire dentro la bocca di lei il tutto:
"ecco cara, tieni; bevi tutto sei stata bravissima"
Alessia tornò a letto nella stanza scese il silenzio rotto solo dalle pianto sommesso della schiava.
Rimasero così un bel po’ di tempo, infine anche Franco si alzò e le porse il pene da ripulire.
"Alessia io direi di finire la serata con una bella pisciata nella sua faccia e poi ci addormentiamo che ne dici?"
" Si amore non l’ho mai fatto prima d’ora si andiamo"
La schiava fu sciolta, le fu tolto tutto i pesi terribili, i falli, i morsetti, ma era distrutta. In bagno fu fatta stendere a terra nello spazio doccia, prima lui, ma senza troppa enfasi, era abituato. Si prese l’uccello tra le dita e mirò verso il suo viso, poi lei invece si piazzò proprio sopra di lei e le pisciò in volto gustandosi il momento. La fecero dormire in un lettino a parte, ma nella loro stanza.
I due si addormentarono presto, mentre gli occhi di Clarisse stentavano a chiudersi per il dolore ma anche per ciò che aveva subito. Si sentiva devastata, violata in ogni stilla del suo sangue, del suo essere, ma neanche per un istante, in tutta la serata aveva pensato di dire davvero basta; questo le faceva immensamente paura.

5° parte
La mattina successiva aveva preparato la colazione per entrambi e la servì a letto. Erano diversi con lei ora, più gentili, li coadiuvò in tutte le manifestazioni quotidiane delle buone abitudini, dalle incombenze più umili a quelle più agevoli. I due uscirono e andarono al lavoro ognuno per proprio conto.
Più tardi nel pomeriggio, Franco era appena rincasato dal lavoro, telefonò Alessia, prese il telefono Clarisse, il suo padrone era sotto la doccia:
"Clarisseeeeee!! Tesoroooooo!! Stasera voglio andare a cena fuori e voglio che vieni anche tu con noi, Franco non c’è? "
"padrona è sotto la doccia"
"diglielo che io passo più o meno fra un ‘ora, fatti trovare pronta anche tu capito?"
"Non so….se il padrone è d’accordo"
"siii è d’accordo ne abbiamo parlato stamani al telefono, preparati cara e smackkkk"
Clarisse perplessa aspettò che il suo padrone uscisse dalla doccia per porgergli l’accappatoio:
"ha telefonato la padrona e dice che fra meno di un’ora sarà qui per andare a cena fuori"
" bene"
"ma aggiungeva che dovevo prepararmi perché anch’io devo venire con voi"
"Si Clarisse, vieni con noi stasera, anzi vai a prepararti"
La donna perplessa per quel comportamento un po’ schizofrenico, ma certo non dispiaciuta si preparò come da tempo non accadeva, truccandosi con cura, vestendosi con accuratezza.
Il suo Padrone l’ammirò con un largo sorriso, la fece avvicinare a lui che era seduto sul divano e tirandole la mano dolcemente la fece piegare e la baciò affettuosamente sulle labbra:
"sei magnifica piccola"
Alle 20 arrivò Alessia, lei andò ad aprirle:
"Clarisseeeeeeeeeee!!"
le stampò un bacio su una guancia:
"Girati schiavetta mia"
Clarisse si girò e lei prese dalla borsa un bellissimo collare di perline, glielo mise sul collo e la ribaciò sulla guancia;
"Guardati allo specchio Clarisse"
Era davvero bello e la donna si stava emozionando, non se lo aspettava, si guardò allo specchio:
"posso darti un bacio io sulla guancia padrona?"
" vieni scema"
le due donne si abbracciarono, mentre lui alzatosi dal suo posto si era avvicinato per vedere il regalo di Alessia:
"Bello….davvero molto bello come regalo….complimenti Alessia; ti sta benissimo Clarisse, posso chiedere come mai lo hai fatto Alessia?"
"ne avevo voglia e sai che io sono spontanea e faccio ciò che sento di fare"
"Ok si va??"
I tre uscirono, lui aveva scelto un bel locale ricercato; arrivati al centro, quando uscirono dalla macchina , Alessia prese sotto braccio Clarisse e mentre camminavano per andare verso il ristorante, le chiese:
"come stai Clarisse?"
"mi sto riprendendo Padrona, sono un po’ indolenzita qui e lì, ecco se solo stasera potessi riposare…"
"riposareeeee??? Ma come ti permetti???...AH!AH!AH! ma certo stupida….dammi un bacio su"
La cena fu piacevolissima sotto ogni punto di vista,oltre a mangiare benissimo, le conversazioni brillanti, lui che fece finta di impugnare la forchetta per dare un colpo sulla mano di Clarisse, lei che spaventata istintivamente la ritirò, loro che si misero a ridere, lui che gliela prese nella sua e invece gliela baciò, lei che finalmente rideva…..si in qualche occasione era riuscita proprio a ridere, non accadeva da mesi.
Il dopo cena li vide seduti in un bar centralissimo di Piazza della Signoria, un bel gelato per le donne e un cognac per lui.( chissà, forse li hai visti GregJ ).
La serata si concluse a casa di Franco con un epilogo che certo non era stato preventivato:
"Franco…il letto è grande, che dici, anziché sul lettino qui di fianco, stasera la facciamo dormire con noi? In mezzo a noi?"
" mi sembra un’ottima idea"
"ma …non vorrei disturbarvi"
"Clarisse..io e il padrone abbiamo deciso così..mi vuoi fare arrabbiare?"
ma aveva il sorriso sulle labbra quando pronunciava queste parole.
Nudi com’erano avevano fatto mettere Clarisse in mezzo a loro due e entrambi la carezzavano, lei era confusa e non sapeva che fare, quindi lasciava fare anche perché… le piaceva molto. Le sapienti mani di Alessia la stavano portando a una eccitazione sempre più evidente, era bagnata, Alessia si era accorta di ciò, fece segno col capo a lui, Franco si piazzò tra le gambe di lei e la penetrò. Fecero l’amore mentre a baciarla dolcissimamente era Alessia, lui non era rude, entrambi l’accarezzavano……era fantastico ora.
Alessia non abitava con loro, naturalmente aveva le chiavi quindi poteva venire quando voleva, ma preferiva stare da sola, era un tipo molto indipendente. La vita di Clarisse quindi si svolgeva principalmente servendo il suo padrone, ma per la verità il lavoro lo teneva lontano da casa tutto il giorno e solo la sera svolgeva i suoi servizi per allietare la serata del suo padrone. Ma in fondo, oltre a preparare une bella cenetta e a servirla, poi in genere il suo compito si limitava a leccare e succhiare lui, mentre si rilassava vedendo un film o leggendo un libro. Si accucciava tra le sue gambe e mentre lui faceva quel che voleva lei leccava. Per Alessia invece era diverso, lei aveva una pausa pranzo molto più lunga di Franco per cui, in quelle due ore, approfittava per andare a rilassarsi. Clarisse sapeva che alle 2 del pomeriggio sarebbe venuta lei e quindi non usciva. Anche Alessia al pari di Franco, amava rilassarsi facendosi leccare. Si sedeva sulla poltrona e chiudeva gli occhi, Clarisse pensava al resto. La leccava davanti, poi una leggera pressione sulla testa della schiava indicava che era tempo di dedicarsi al culetto, la leccava con dedizione, talvolta Alessia si addormentava…..soprattutto quando le leccava il culo, poi si svegliava sempre di ottimo umore:
"Se non ci fossi bisognerebbe inventarti cagnetta mia…..mi fai fare pipì così me ne vado?"
Loro due si vedevano spesso solo nel week end, in un anno di quella vita solo un’altra volta la fecero soffrire molto, ma non con i picchi della prima sera dopo il suo ritorno.
Quello che però stava diventando diverso era il clima tra di loro. Spesso Franco, mentre Clarisse era intenta a leccarlo, si lamentava del comportamento troppo indipendente di Alessia, manifestava seri dubbi sulla sua fedeltà, procedeva con monologhi sui comportamenti seri che si dovrebbero tenere, il tutto mentre la sua schiava, tra le sua gambe gli leccava le palle o il pene o spesso anche il culo, visto che anche lui adorava quella pratica orale da parte delle sua schiava.
" ma a te sono sicuro qualcosa racconta, dai dimmelo cosa ti dice quando siete sole; ha qualcuno vero?"
"padrone per la verità mi dice sempre che sta bene con te, che le piace questa vita che le fa conservare la sua indipendenza, ma che si sente legata a te"
" ah! dice così?’"
" Si padrone dice così"
" va bene ti credo…comunque non c’è bisogno che ti allontani troppo dal mio culo per parlare, su leccalo per benino"
ma il suo tono apparentemente rude, in fondo era molto affettuoso, infatti ogni tanto si lasciava andare a qualche confidenza; una sera:
" sai in fondo, forse non dovrei dirtelo, ma forse di lei riuscirei a fare a meno, di te mi sarebbe molto più difficile, si capisco che ti tratto da schiava, ma te l’ho detto già altre volte, tu mi appartieni e mi sarebbe difficile fare a meno di una parte così importante delle mia vita quale tu rappresenti…..uff….stasera sono rimbecillito…..sù vestiti voglio portarti a cena fuori"
"mah!...padrone…."
"fai come ti dico, devi essere pronta in 20 minuti"
Mai nessuno avrebbe potuto immaginare guardandoli che tipo di rapporto si nascondeva dietro gli sguardi di quei due che cenavano; si guardavano sorridendo tuta la sera..
Al ritorno, in macchina, lui le fece una strana dichiarazione:
" per stasera tu sei mia moglie, null’altro che mia moglie capito?"
"Non capisco…cosa devo fare?"
"nulla ti devi comportare da moglie"
Le sorrise e le poggiò una mano sulle gambe, lei rispose al sorriso.
Fecero l’amore come la più comune delle coppie, ma il sapore di quel gesto…solo loro due , forse principalmente lei, ne potevano assaporare in pieno la voluttà. Era la sua prima ma non cercata rivincita su tante sofferenze sofferte, sentiva che lei non era più solo la sua schiava. Provava la sensazione netta di essere davvero importante per lui.
La mattina successiva, cosciente di essersi lasciato troppo andare con lei, quasi bruscamente le disse.
" vai a prepararmi la colazione; su svelta!! E non pensare che quello che è successo ieri sera significhi qualcosa"
Pretese i soliti servigi, anzi voleva sembrare più determinato, allora la offendeva, ma lei….sapeva che si stava sforzando…si , lo conosceva benissimo per non sapere che era turbato.
Nel pomeriggio, alla solita ora, Alessia era a casa, Franco non aveva detto che ciò che avevano fatto era un segreto. Mentre la schiava era intenta a far rilassare la sua padrona, costei chiese se era tutto a posto e cosa avevano fatto la sera precedente:
" padrona ieri sera Il padrone è stato molto gentile con me, mi ha portato a cena fuori, è stata una serata bellissima per me"
"COSAAAA???? E A ME NON AVETE DETTO NULLA???"
"ma…ma ..io veramente non so padrona…ha deciso tutto il padrone"
"CHE BASTARDO"
"Padrona sono mortificata…non sapevo"
"E poi cosa avete fatto?"
" io veramente……."
"DIMMELO!"
"abbiamo fatto l’amore padrona"
Alessia con rabbia sferrò un calcio sul petto della schiava facendola cadere terra
" BASTARDI TRADITORI"
si è alzata dalla poltrona ed è andata a mettere sulla faccia della schiava un piede e le ha schiacciato:
" e io che mi fidavo ciecamente di te….PUTTANA CAGNA!"
" ma padrona io non sapevo…ha fatto tutto lui….capisco la tua rabbia nei miei confronti….ma io sono solo la sua schiava oltre che la tua e non te lo voglio rubare"
" SCEMAAAAAAA!!! TROIAAAAA!! NON HAI CAPITO UN CAZZOOOO!! NON E’ DI LUI CHE MI IMPORTA….CAPITOOOOO??? E’ DI TE DI TEEEEEEE….BRUTTA DEFICIENTE"
Alessia si ricompose e se ne andò sbattendo la porta. Clarisse rimase a terra parecchio tempo a pensare, mentre fissava il tetto, un sorriso le si stampò sul viso. Era lei ora che dava le carte.
La sera disse dell’accaduto a Franco, senza però entrare nel dettaglio dell’importanza, lui provò a telefonare ad Alessia, questa gli staccò la cornetta. Durò così diversi giorni, fu una iniziativa di Clarisse che riportò la situazione indietro. Un pomeriggio chiese ad Alessia e a Franco se poteva parlare con loro insieme, accettarono entrambi. Preparò una cenetta coi fiocchi, li servì a tavola, loro mangiavano e lei serviva, avrebbero voluto farla sedere con loro, ma li implorò di farle fare il suo ruolo. A cena finita, prese loro due bicchieri di cognac e sedendosi a terra ai piedi del divano
dove loro erano seduti gli parlò:
E’ la prima volta che mi prendo questa confidenza, ma credo giusto che sappiate cosa penso io della situazione. Sono stata per due anni la schiava di entrambi, ho anche molto sofferto, mi avete usato in tanti modi, spesso mi sono chiesta se era giusto ciò che facevo, ma infine la mia risposta è si.
Si se non avessi voluto essere qui me ne sarei andata quindi ero qui perché volevo essere qui!.
Ora sembra che stia cambiando il tipo di rapporto…..no, io voglio continuare a essere la vostra schiava. Voi mi avete insegnato a esserlo, avete goduto del mio dolore, avete distrutto la mia femminilità, perlomeno per me stessa, mentre forse non è così per voi, ma ora io vivo bene così. NON AVETE IL DIRITTO DI NON FARMI PIU’ SOFFRIRE"
Un lungo silenzio scese nella stanza, una tempesta di emozioni si scatenò dentro ognuno di loro, Alessia scoppiò a piangere e si buttò letteralmente ad abbracciare Clarisse, i singhiozzi gli impedirono di parlare. Franco si alzò, era frastornato arrabbiato con l’umanità, diede un cazzotto alla porta. L’ora che seguì quella discussione fu terribilmente difficile per tutti. Alla fine fu la stessa Clarisse a rompere il silenzio:
"Io voglio che stiate insieme, io voglio continuare a servirvi, io voglio essere la vostra schiava; è giusto che sia così."
Franco con gli occhi lucidi le chiese:
"Cosa dobbiamo fare?"
"vorrei che stasera faceste l’amore, come avete fatto tante volte, e che ci sia io a servirvi a leccarvi mentre lo fate a pulirvi dopo…non voglio che cambi nulla"
Alessia scrollava la testa
" invece si Padrona, tu sei la mia Padrona, su andiamo. Voglio vederti godere, sentire i tuoi ansimi, sentire che sei felice di sapermi dietro di te a leccarti mentre godi, capisci che anch’io così sono felice?? LO CAPISCI?"
Fece segno a Franco di avvicinarsi a loro, prese la mano di Alessia si fece dare quella di Franco e le fece incrociare, i due si guardarono, Alessia si alzò e insieme si avviarono verso la camera da letto
seguiti dalla loro schiava. Non fu certo una serata erotica, no; lo sforzo di fare quella cosa era evidente per tutti e tre, tuttavia, dopo quella serata così difficile, lentamente le cose sembrarono tornare alla normalità. Tante serate furono passate di nuovo insieme, tutti e tre, ma, quello che non si poteva dire ma che tutti e tre sapevano, era che Clarisse era il vero collante di quella strana unione.
Passò un altro anno, un maledetto pomeriggio, Clarisse fu presa da convulsioni, telefonò al suo padrone:
"Franco sto male puoi venire per favore?"
Non era riuscita a finire la Frase….crollò a terra svenuta
"CLARISSEEEE CLARISSEEEEEEEEEEEEEEEEEE"
Franco buttò la cornetta sulla scrivania e si precipitò a casa; la trovò lì a terra;
"AMORE CHE HAI AMOREEEEEEEEEEEEEEEEEEE???"
Telefonò concitato all’ambulanza…..in pochi minuti fu in ospedale, mentre era dentro Franco telefonò a Alessia che anch’ella presa dalla disperazione si precipitò al nosocomio:
"DOV’E’ ?? CHE HA??? DIMMELO FRANCO TI PREGOOO"
" Alessia non lo so non lo so….mi ha chiamato in ufficio e mi ha detto che stava male, mi sono precipitato e l’ho trovata a terra svenuta, poi ho chiamato l’ambulanza"
I due rimasero ad aspettare, nervosissimi non parlavano, aspettavano e basta, andarono solo a turno a prendere un caffè, non volevano che i medici uscissero e non trovassero nessuno.
Finalmente un paio d’ore dopo un medico si fece loro incontro:
"Siete parenti?"
"siamo il marito e la sua migliore amica…ci dica dottore"
"Stiamo facendo accertamenti, ma sembra una cosa …..seria, non posso dire di più se non vedo gli esami. Domani mattina faremo tutto e sapremo che cosa avrà di preciso"
"Non prima vero?"
"No! Mi dispiace ma non mi pronuncio senza saperlo, ma se volete potete starle accanto, la stanno portando al 4° piano e ha ripreso conoscenza…arrivederci a domani"
mentre si avviavano al 4° piano, la mano di Alessia cercò quella di Franco:
"Ho paura Franco"
"Anch’io Alessia…tanta"
La portarono su dopo qualche minuto, si fecero incontro alla barella e le presero le mani:
"come stai piccola??" Franco si sforzò di sorriderle e lei ricambiò, anche Alessia le aveva preso una mano e la baciò sulle labbra:
" ma perché ci vuoi fare prendere degli spaventi?"
Rimasero con lei tutto il giorno, loro volevano rimanere con lei anche la notte, ma i medici non volevano, pensavano che la loro presenza avrebbe invogliato Clarisse a sforzarsi di parlare, invece doveva stare in riposo assoluto.
Alle 10 di sera se ne andarono, mangiarono un boccone veloce in una tavola calda, poi andarono entrambi a casa di Franco. Erano silenziosi, non avevano nulla da dire: si presero una cosa da bere, ma tutti e due avevano la testa altrove:
"Vieni Alessia, facciamo l’amore"
lei lo guardò negli occhi leggendovi la stessa ansia che aveva lei, si avevano bisogno di sfogarsi. Fecero l’amore quasi con violenza, si addormentarono mano nella mano. Si sentivano soli quella sera maledettamente soli.
La loro notte movimentata, era scandita dall’accendersi e spegnersi delle abat-jour, controllavano a ogni ora l’orologio, finalmente mattina.
alle 7,30 mezza erano già in ospedale, la trovarono già meglio del giorno precedente, più serena, la baciarono e lei profuse un bellissimo sorriso. Tirarono un sospiro di sollievo, pensavano è passata.
La tragica notizia arrivò nel pomeriggio, il medico li chiamò da parte:
" mi spiace dirlo……ma ha una epatite subacuta ormai in fase terminale…. grave"
I due si guardarono in faccia per poi chiedere:
" cosa significa?"
"significa che vivrà ancora tre o quattro giorni…mi dispiace molto"
Alessia si sentì mancare, il medico e lo stesso Franco cercarono di rianimarla, il medico la fece sdraiare su un lettino, lasciando una infermiera a vegliarla. Franco se ne andò nei giardini dell’ospedale, si cercò una panchina molto isolata e prendendosi il volto tra le mani pianse disperato. Cercò di riprendersi ma non era facile, ritornò dal medico per chiedere se qualcuno nel mondo poteva fare qualcosa
"No mi dispiace….questo è già un grande ospedale, ma non importa l’ospedale, è il tipo di malattia che non dà nessuna speranza. Mi dispiace tanto."
Alessia intanto ripresosi, andò incontro a Franco e lo abbracciò, ma non riuscì a trattenere di nuovo le lacrime:
" come faremo senza di lei Francoooooo????….aiutami sono disperata"
La sua guancia appoggiata alla spalla di lui cercava conforto, ma egli poteva solo accarezzarla dolcemente, ma non riusciva a parlare col groppo in gola che si ritrovava.
Telefonarono ai loro referenti in ufficio, si misero in ferie tutti e due, non volevano perdere un istante senza di lei, volevano starle accanto.
Cercarono di farsi forza pensando di non dover far trapelare nulla davanti a lei.
Quando entrarono nella stanza, lei li chiamò vicino a se uno da una parte e uno dall’altra del letto. Prese le loro mani e la sua vocina flebile si fece sentire:
" Lo so cosa ho! Il medico mi ha detto tutto….ed è giusto così. So che piangerete per me, ma poi il tempo farà giustizia, non mi dimenticherete questo lo so, ma in un tempo non troppo lontano il ricordo di Clarisse si stempererà, vivrete la vostra vita. So che mi volete bene ma vi dovrete abituare a fare senza di me i porci(disse questo sforzandosi di sorridere). Comunque sappiate che anche io vi ho voluto bene sempre, anche quando mi facevate male"
Alessia chiuse gli occhi si abbassò e l’abbraccio, Franco strinse la sua mano con forza….tanto che lei si lamentò:
" Mi vuoi fare male anche ora?" Ma lo disse sorridendogli, lui si abbassò a sua volta e la baciò nel modo più tenero che mai avesse potuto fare. Avvertirono lo zio. Egli venne con tutta la famiglia, anche loro poveracci erano distrutti, Clarisse era voluta bene da tutti: lei non volle però che si trattenesse, chiese di non dire nulla del decorso veloce della malattia e così lo zio le promise che sarebbe tornato per il fine settimana a trovarla.
Clarisse chiese ai medici di andare a casa, voleva passare lì le sue ultime ore, loro non potevano dimetterla nelle sue condizioni senza che qualcuno si assumesse la responsabilità. Fu Franco a farlo;
se la portarono via in ambulanza, a casa la sistemarono nel letto grande e la circondarono di cure. Lei nonostante il suo stato cercò di rincuorare i due. Alessia si stava prendendo un brutto esaurimento, la abbracciava e piangeva, piangeva e la abbracciava, ma anche Franco era proprio a terra. La servivano in tutto, la lavavano, profumavano, accudivano, lei li chiamava; i miei due schiavetti.
Era venerdì; Clarisse chiamò vicino a se Franco;
"c’è un cd a cui sono legatissima, è un cd di Paul Desmond. Lo ascoltava sempre mio padre, e io in braccio a lui facevo finta di dormire e lui mi coccolava accarezzandomi. E’ tra le mie cose Franco, vorrei ascoltarlo. Si amore lo prendo subito. In quel frangente Alessia stava dicendo che doveva uscire per fare spesa, lei la bloccò:
"no Alessia non andare"
le note di Desmond si sparsero per la casa, Alessia cercava una risposta al perchè Clarisse non voleva che uscisse ma non osava chiederlo, Franco e lei si avvicinarono al letto, la guardarono negli occhi, capirono che era alla fine;
"Non andartene Clarisse non lasciarci!"
" Me ne vado con voi davanti ai miei occhi e con la musica di mio papà nelle orecchie….baciatevi vi prego baciatevi"
Franco e Alessia con gli occhi pieni di lacrime si baciarono davanti a lei…..suonava la musica di greensleeves….la preferita da suo padre….i suoi occhi si chiusero per sempre….CIAO CLARISSE.

Sileno