![]() |
|
||||
|
Questo mio racconto e' solo un tentativo. Sto cercando di scrivere un racconto bdsm che si avvicini ai canoni dell'erotismo e del sentimento. Vi invio la parte iniziale che ho scritto. E' possibile chiedere ai lettori di aiutarmi a terminarlo?
|
|||||
|
Lei era dall'altra parte. Potevo immaginare la sua voce mentre guardavo le labbra di Vito muoversi per sussurrare al telefono. Dallo spiraglio della porta socchiusa vedevo gli occhi di Vito pieni di emozione, cercavo di carpire le sue parole e vedevo, immaginavo il sorriso di lei, le sue dita arricciarsi i capelli, i suoi piccoli denti bianchi mordersi le labbra per contenere il nervoso, vedevo la sua mente concepire le parole da dire. Le stesse che avrei detto io "no, non mi disturbi, mi fa piacere sentirti. Puoi parlare? Ho voglia di vederti. Ho voglio di sentirti in me".
Lei era dall'altra parte del telefono, in un'altra casa, ma era accanto a Lui. Io stavo per diventare un ricordo. Il ricordo di una storia che stava per concludersi. Ma io non dovevo amarlo. Io ero dietro la porta socchiusa della camera da letto. Vito era gia con il cuore dallaltra parte accanto a lei. Mi aveva tradito. O forse stava meditando di farlo, non me lhai mai detto con certezza. Avevo appena bevuto il vino del tradimento, un vino caldo, dolce, bollente, rosso che attanaglia la gola. In un calice di delusione. Vito teneva la cornetta del telefono stretta, quasi attaccata alla labbra come per poter assaporare con il pensiero ogni sua parola, come se sentisse il suo respiro sulle labbra e sussurrava. Seduto sul letto, sul piumino comprato insieme, i calzoncini jeans addosso, la maglietta nera, le gambe allungate sul letto. Sussurrava. Sussurrava le parole che non voleva io sentissi, le stesse parole che avevono colpito me nel ventre. Bisbigliava, ronzava intorno al cuore di lei con le sue parole, ansimava il suo desiderio per poter farla sentire in soggezione. Potevo vedere. Dallaltra parte. Non era la paura che potesse essere gia andato a letto con lei ma il fatto che essendoci andato non avesse pensato al mio dolore. Ma era questo che avevo cercato con Vito: il piacere nel dolore, un amore nel dolore. Come altro avrei potuto chiamare il nostro rapporto, il nostro intrecciare le dita, e le bocche, le lingue e le gambe, e gli umori, e le lacrime e i cuori in un rincorrersi e cercarsi, in un sentirsi e non capirsi, in un cercarsi e smarrirsi, in un turbine di baci, di capelli arruffati, tirati, strappati se non bdsm? Un bdsm del cuore dove io avevo donato a me stessa un nuovo modo di essere, di concepire lamore, mettendo in gioco il mio corpo, rendendolo aperto, accessibile a Lui, vulnerabile e Lui invece mettendo a disposizione solo i suoi desideri. Da quando era cominciata la storia con Lui avevo tenuto il conto dei miei tradimenti. Non avevo tradito Lui ma me stessa andando con tutti gli uomini e le donne che Lui sceglieva per me. Non dovevo per forza andare a letto con chi mi diceva Lui, dovevo solo essere a loro disposizione. Ero la prigioniera dei suoi desideri. Non ero la sua compagna anche se aveva scelto di vivere con me, ero solo limmagine della donna che avrebbe voluto plasmare, ero limmagine di quello che Lui si aspettava da me. Cercava da molto tempo una donna da sottomettere psicologicamente ai suoi desideri. Non era alla ricerca di un amore fatto di dolore fisico e negazione, ma di un filo indissolubile che legava una donna al suo uomo: per sempre dominazione e sottomissione. Il nastro di seta nero con una piccola piuma che portavo stretto al collo fino a stringermi la gola era il suo collare. Non dovevo mai toglierlo e chiunque dei suoi amici vedendomi avrebbe saputo che io gli appartenevo. Io ero di Vito. Io ero la piuma che Lui soffiando poteva dirigere dove voleva. I miei sogni erano sempre stati vaghi, nebulosi, volevo essere ballerina e attrice, poi scrittrice, poi cantante o avvocato, con Lui non avevo piu paura di perdermi. Decideva per me. Ero solo la sua schiava, cosi come prima ero stata lamica della sua fidanzata. Laura ed io eravamo amiche dinfanzia e durante luniversita avevamo affittato insieme un appartamento a Siena. Non era strano per nessuno delle due girare seminude per casa od ospitare per la notte i ragazzi che ci gironzolavano intorno. Era stato cosi che Laura aveva cominciato a frequentare piu assiduamente Vito, con la carnagione olivastra, i capelli e gli occhi scuri. Faceva il ballerino in una piccola compagnia di teatro. E il suo modo di muoversi era un danzare incontro alle persone, il suo sorriso un modo di conoscere e desiderare il mondo. Il suo corpo profumava di legno e di sudore, quellodore particolare che sembra avere il legno del palcoscenico. Quando Vito si muoveva sembrava che laria diventasse iridiscente, composta di tutti i colori delle scenografie del palcoscenico. Ma forse io ero gia innamorata del suo corpo, del suo essere con un passo di ballo oltre lo spazio. Tra noi era nata una certa complicita, quando una notte rientrando dalla discoteca, accostai locchio allo spiraglio della porta della camera da letto restata aperta: Vidi i contorni dei loro corpi, Laura e Vito stavano facendo lamore e sembrava che i corpi nella loro unione ballassero, esultassero e sentissero un qualcosa di cui io non ero parte. "Perche non entri, Manila?" - mi disse allimprovviso, turbandomi, Vito accorgendosi della mia presenza. Anche Laura fece un cenno con la testa. Fino a quel momento avevamo diviso i nostri segreti e malesseri ma mai un amore. Mi avvicina intimidita. Vito mi prese con forza la mano e guidandomi come con un pennello da scenografo comincio a farmi accarezzare il suo corpo. Fu in quel momento che mi innamorai delle sue mani. Le mani chiedono, offrono, toccano, lavorano, sentono, sudano. Le sue mani invece parlavano al mio corpo. In quel momento comincio ad esistere solamente Lui. Quanto piu mi avvicinavo tanto piu i suoi occhi diventavano grandi, potevo quasi entrarci dentro e il suo corpo luminoso. Era la sua mano a guidare i miei movimenti. Vito la fece scivolare sul suo corpo cosi delicatamente che io lo immaginai scivolare sul palcoscenico mentre ballava. Toccai le sue spalle esili, il suo petto privo di peluria. Vidi la sua mano che mi bloccava il polso per guidarmi, allentare la presa e notai la peluria sulle dita, le unghie piatte e corte, le vene sul dorso della mano e una lunga vena viola che percorreva tutti i muscoli del braccio. La vena della fatica, immaginai, fatica e muscoli di dover sollevare sul palcoscenico le sue compagne di ballo. Ora senza il minimo sforzo sollevava il mio cuore aprendomi la strada ad un nuovo modo di essere. Non avevo piu bisogno di dimostrare di essere un qualcosa, bastava che fossi solo per lui me stessa. "non devi amarmi" fu la prima cosa che mi disse ma non avevo mai provato uno scioglimento cosi forte del cuore e del corpo e mi abbandonai nelle sue mani permettendo alle sue dita di penetrare il mio ventre gia aperto di desiderio. Come un cucciolo addomesticato guardai i suoi occhi. Furono quelli a possedermi. Laura in piedi in un angolo della stanza mi guardava sorridendo. Avrei voluto fuggire da quel gioco ma ormai non potevo far altro che accettare di essere penetrata dal suo modo di amare. Lottai per non tremare mentre le sue labbra si avvicinavano alle mie ma anche con un bacio suggello il suo dominio su di me. Mi ritrovai accanto a lui, distesa, con una sua mano sul seno e mi sembro di non essere mai stata toccata. "Mi vesto ora" - "no, non vestirti, ancora, voglio vederti camminare per la stanza, nuda, voglio vedere le piccole gocce bianche del piacere scivolarti lungo le cosce." Come era diversa la sua voce ora, perentoria, ferma, lo immaginai intrepido condottiero ballare sulle note di un Bolero, mentre io rappresentavo solo un piccolo fiore di campo calpestato. "E come se il tuo corpo muovendosi producesse delle piccole onde. Cammina davanti a me."... continua |
||||