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Prima parte
Erano le 12:30 di un venerdì, una normale giornata, ma non per me
proprio quel giorno avrei dovuto incontrare la mia futura Padrona, conosciuta tramite la Gabbia. Sapevo poco di Lei, sapevo solo che era giovane, ambiziosa e piuttosto fredda, dopo un paio di e-mail di conoscenza mi comunicò solo di presentarmi presso un bar vicino alla sua abitazione, di essere puntuale e di indossare un cappello da cow-boy.
Io mi presentai lì puntualissimo e con il cappello devo dire che la cosa mi imbarazzava, perché in effetti non è usuale in una città bacchettona come la nostra vestire in questo modo tantè vero che mi sentii subito addosso gli occhi di tutti e sentii pure volare qualche commentino ma il mio interesse era per Lei, Lei mi aveva detto di fare ciò ed io lo avevo fatto. Passarono circa 10 minuti, mentre io rimanevo in piedi come un baccalà, ad un tratto un ragazza, già presente nel locale al momento del mio arrivo, si alzò da un tavolo venne verso di me e mi disse "Seguimi!". Senza fiatare io ubbidii, camminavo dietro di Lei, era radiosa, davvero una bella ragazza, sui 25-26 anni, alta sul metro e settanta, longilinea, ma dalle belle forme, però non vestita come mi immaginavo lo fosse una Mistress, niente mini in pelle, latex, stivaloni ecc., indossava un paio di scarpe con un tacco alto grosso e quadrato, un paio di jeans, una maglietta aderente, un giubbetto di jeans ed un paio di occhiali da sole quasi trasparenti, tutti capi griffati. Dopo un breve tragitto arrivammo alla Sua abitazione, Lei continuava a non parlare finchè non entrammo in casa: lappartamento era un bilocale da single, ben arredato; si sedette sul divano e iniziò a fissarmi, mentre io restavo in piedi palesemente a disagio, ma con il membro un po indurito, per lemozione o leccitazione, non sapevo bene che sensazione fosse e non mi interessava saperlo. Dopo un paio di minuti di occhiate e squadrate, Daniela, questo era il Suo nome, mi disse "Non sei affatto carino, anche se sembra che tu abbia un bel fisico, ma ciò lo appureremo più tardi, comunque hai scelto di essere un sottomesso, per cui su quel tavolo cè un contratto di schiavitù con le clausule che abbiamo concordato via mail, è un contratto temporaneo, vale solo per questo weekend, poi decideremo se prolungarlo a tempo indeterminato o chiudere tutto. Sappi che non infrangerò nulla del contratto, ma applicherò tutto ciò che non è espressamente vietato, capito? Ora firmalo"; io annuii, non sapevo che dire, che fare, avrei voluto subito buttarmi ai Suoi piedi ed iniziare a leccarLe le scarpe, ma non potevo prendere iniziative, per cui firmai il contratto senza quasi neanche leggerlo e restai in attesa di istruzioni. "Ora spogliati nudo e togliti quel cappello, sei proprio ridicolo hai fatto una figura da stronzo al bar, ahahhhh"; senza esitare mi tolsi tutti e restai completamente nudo: paradossalmente mi sentivo meno a disagio ora, nudo, perché la situazione si era sbloccata, anche se il senso di inferiorità ed umiliazione era forte, ma era quello che avevo sempre sognato "Mmmhhh sei un magrettino, però hai un bel cazzo vero?" e mi strusciò la scarpa sopra al membro che ora si stava davvero ingrossandosi. "Si Signora mi scusi se sta diventando duro, ma la situazione ." dissi imbarazzatissimo. "Non me ne frega niente, allora, io non ho tempo da perdere, mi puoi chiamare Padrona quando ti devi rivolgere a me, ti consiglio di non usare termini più confidenziali, ahaahhh, poi, parla solo se sei interrogato o per dire qualcosa di intelligente, non voglio sentire una cifra di stronzate quando parli, se voglio sapere qualcosa o voglio farti dire qualcosa lo chiederò io, daccordo?", intanto si alzò perse la borsetta, gli occhiali e mi disse: "Oggi pomeriggio curerai la casa, pulisci i pavimenti, lavami la cucina, il bagno e poi nel cesto ci sono miei indumenti lavali a mano e stendili, capito? Datti da fare a trovare loccorrente, in casa cè tutto, non trovarti scuse, ora vado al lavoro, la pausa pranzo è finita, quando tornerò stasera voglio che sia tutto come ho detto io, ok?" "Si Padrona, cercherò di fare tutto " "Sono stufa di pagare la donna delle pulizie e poi è ingiusto far fare i mestieri ad una donna, quando ci sono i vermi come te che lavorano gratis è ora di piantarla con questa civiltà maschilista voi uomini un giorno sarete tutti schiavi ahaaahh Ora vado, ti chiuderò dentro, non fare il furbo ad usare il telefono o il computer o a curiosare dappertutto, sappi che è tutto controllato, sono una perfezionista, non lascio nulla al caso, cosa credevi.. poi non avrai molto tempo per giocare con tutto quello che hai da fare ahaahhh ah, dimenticavo, dammi il tuo portafogli coi documenti e i soldi, le chiavi della macchina e il cellulare, non ti servono, li metto in cassa forte ." "Si Padrona eccoli ", li prese, si soffermò sulla mia carta di identità, sogghignò, poi sbattè tutto in cassa forte, la chiuse e "Stronzo, è tardi devo andare ciao verme, a stasera" chiuse e se ne andò. Rimasi cinque minuti attonito mi trovavo nella casa della Padrona da solo dopo dieci minuti che La conoscevo e dovevo sbrigare tutte le faccende domestiche senza esserne assolutamente capace ed io che credevo che avrei leccato piedi, sesso, ano, che avrei ricevuto sculacciate, frustate e sputi nulla, ero un domestico, un servo ero comunque eccitatissimo e mi buttai a capo fitto a lavorare. Pulii i pavimenti, spolverai, feci del mio meglio e pensai di aver fatto un buon lavoro, poi entrai in bagno ed il mio istinto feticista si accese cera il wc, il bidè, il Suo detergente intimo, i Suoi asciugamani i Suoi prodotti di bellezza . Poi scorsi il cesto della biancheria sporca ebbi quasi un mancamento avevo davanti a me un paio di maglie, un minigonna, un reggiseno e due tanga, uno nero ed uno rosso, un paio di collant scuri ed un paio di autoreggenti nere tutto indossato e tutto da lavare Non potevo fare a meno di annusare le mutandine.. erano odorose, un paio portava le tracce di uneccitazione me le passai sulla faccia, le leccai, le annusai a pieni polmoni poi le calze idem, odoravo la zona del piede, avevano un tenue odore . dovetti masturbarmi, non ce la facevo più, il pene era al massimo dellerezione, mi infilai un tanga in bocca e uno in testa, mi avvolsi il pisello nei collant ed indossai le autoreggenti. Smanettai per qualche minuto, arrivò subito il momento dellorgasmo ero in estasi, un po lintimo della Padrona addosso, un po lidea del weekend che mi aspettava sborrai dappertutto e mi stramazzai a terra mi ripresi dopo una decina di minuti tornai in me, passata leccitazione, mi ritrovai tutto quellintimo e quei collant inondati Mi diedi da fare e pulii il bagno, oltre tutto le gocce di sborra finirono in giro e mi venne lansia di non averle pulite tutte se me le avesse beccate Uscii dal bagno per prendere una spugna e vidi che lorologio in sala segnava le 17:25! Non sapevo quando sarebbe tornata, ma la paura era che nel giro di un quarto dora sarebbe stata lì corsi in bagno finii alla bene in meglio la paura del ritrovamento di gocce mi assaliva, stavo andando in tilt poi ebbi un flash, cerano gli indumenti da lavare e pure i collant sborrati . Non capivo più nulla avevo paura ed ero pentito avevo subito disubbidito alla Padrona, godendo con il Suo intimo ormai davo per scontato che non avrei finito il bucato, ma dovevo a tutti costi lavare i collant ed il tanga sbausciato.. mi precipitai. Il cuore mi palpitava, già immaginavo che punizioni avrei ricevuto, certo le prospettive non erano buone, pensavo al contratto a cosa escludesse sangue, segni permanenti, non ricordavo . Cominciai a mettere in acqua i collant e mettere il detersivo quando sentii girare la chiave e la porta si aprì era Lei mi sentii gelare giunse subito verso di me, guardò la situazione, non fece commenti, mi diede un sonoro schiaffo in faccia e andò in camera non sapevo cosa fare continuai a lavare tremavo e mi rimproveravo mentalmente ciò che avevo fatto mi sentivo uno stronzo, un verme Passò un lungo lasso di tempo io stavo finendo di lavare, mi mancava il reggiseno, non sapevo neanche se avevo lavato bene, male avevo solo paura, quando ad un tratto comparve la Padrona che mi disse: "Allora schifoso, sono le 18:30 e non hai ancora finito?" "P-p-pad-drona.. mi dispiace.." ed abbassai lo sguardo Lei mi colpì con un altro sonoro schiaffo e disse "Finisci in fretta e vai a stendere, poi ti voglio in sala da me!" "Si, Padrona". Finii, mi sentivo un pochino sollevato, in fondo non mi disse nulla dello sperma era solo, giustamente, incazzata per il ritardo ma era impossibile che non avesse visto i collant sborrati, era anche tanta non sapevo più cosa pensare solo che ora dovevo uscire sul balcone nudo a stendere e la vergogna era molta daltra parte non mi sembrava il caso, in quella situazione, di chiedere alla Padrona di poter indossare qualcosa o di seguire qualche istruzione sicchè uscii sul terrazzo, stesi, cercando di fare in fretta.. purtroppo la ringhiera era in ferro battuto e si vedeva tutto eravamo al secondo piano, per giunta . Buttai locchio in strada e incrociai lo sguardo con un ragazzo ed una ragazza sui diciottanni proprio mentre avevo in mano unautoreggente mi risero in faccia io non potei dire nulla, anche perché a vedere una scena del genere cera ben poco daltro da fare poi un vecchiaccio mi fece un fischio mi girai e lo vidi fermarsi, ridere e guardare tirai avanti passarono un paio di macchine che mi suonarono il clacson, riconobbi su di una, una donna sui cinquantanni, una mia ex-prof. del liceo e se mi avesse riconosciuto? che umiliazione ma non ci pensai, ora avevo altre preoccupazioni, dovevo andare dalla Padrona. Rientrato, riposto il portabiancheria, andai diretto in sala, dove Daniela stava guardando la tv. Rimasi in piedi.. non sapevo che dire possibile che Lei non si fosse accorta di me non sapevo se chiamarla intanto restavo lì dopo cinque minuti dattesa mi disse "Che cazzo fai? Fammi da poggiapiedi!" "Si, Padrona", dissi e assunsi la posizione, mentre Lei adagiava i Suoi divini piedi, ancora infilati nelle scarpe, sulla mia schiena. Per dieci minuti non successe nulla, poi, "Basta - e spense la tv - mi sono rotta i coglioni stronzo portami il cordless - tirandomi un calcio sulla schiena - dai, sbrigati!" Mi alzai di scatto e glielo porsi. "Non ho certo voglia di cucinare, stasera e se aspetto te, addio, vedendo che non sai neppure fare le faccende in un bilocale con tutto un pomeriggio a disposizione allora mi ordinerò una pizza a domicilio " chiamò, parlò molto cordialmente, fece anche una battuta simpatica al pizzaiolo e salutò. "La pizza arriverà tra un quarto dora, quando suonano, tu apri e la ritiri, capito, cane?"; era evidente che avrei dovuto fare tutto questo nudo per cui non mi restò che ubbidire Dopo aver apparecchiato per la Padrona, suonò il citofono, risposi e dissi "Secondo piano", suonò il campanello, andai alla porta e aprii: cera un ragazzo sulla trentina.. che mi guardò esterrefatto e sorrise maliziosamente, io non feci altro che dargli i soldi, ritirare la pizza e dirgli grazie grazie di avermi umiliato Portai la pizza in tavola, Lei si accinse a mangiare, io senza istruzioni, avevo ormai preso labitudine di mettermi in ginocchio vicino alla Padrona. Dopo qualche minuto disse "Ma tu non mangi, verme?" ed io: "Non so, Signora " e Lei: "Ma stronzo, vai in cucina, guarda nella pattumiera se cè qualcosa di avanzato da ieri, no? Ma ti devo sempre dire tutto? Cazzo!" "Ed ora che devo fare? Devo davvero estrarre qualcosa dalla pattumiera? Quella sicuramente ci avrà lasciato qualcosa, altrimenti non mi avrebbe detto nulla ." Pensavo tre me e me, ma io avrei preferito non mangiare Andai alla pattumiera, laprii e ci scorsi dentro un po di pasta in mezzo ai rifiuti avevo davvero schifo questa volta, tornai e dissi che non cera nulla di commestibile Lei andò su tutte le furie: "Ma stronzo, impossibile che non ci sia nulla ma come? Prendi un cellophane, porta qua il sacco della spazzatura e vuotacelo sopra, vediamo se non cè nulla!", la Padrona sembrava abbastanza arrabbiata ed io ne avevo combinata unaltra fatto sta che ubbidii e vuotai il sacco "Allora? Quella cosè, merda di cavallo? Guarda ci sono anche quelle croste di formaggio, quel po di bistecca, sotto quei cotton fioc, e quei due avanzi di pomodori, sono dellaltro ieri allora, hai da sfamarti per bene, un pasto completo bugiardo di merda!" Dovetti iniziare a mangiare, in mezzo agli altri rifiuti, presi quel pezzetto di bistecca e lo portai alla mia bocca. "Ma che fai, non inizi dal primo?" "Si Padrona " allora, presi quei maccheroni col sugo ad uno ad uno e li mangiai erano freddi, disgustosi Lei mi guardava, poi mangiava un po della Sua squisita quattrostagioni poi mi riguardava divertita; terminati quei bocconi, presi la bistecca e la mangiai tutta in una volta, mi veniva da vomitare.. ma continuavo poi presi quei pezzi di pomodori, mezzi conditi, puzzavano e li mangiai non ce la facevo più e chiesi: "Padrona, posso prendere un po dacqua, per favore?" "No verme, prima finisci la cena " erano rimaste quelle croste, davvero immangiabili "Dai, mangia! Che fai rifiuti il cibo? Vuoi restare a digiuno il resto del weekend?" "Si Padrona, scusi " e mi mangiai le croste, separandole dal caffè di cui erano impregnate avevo i conati di vomito, io che avevo uno stomaco delicato e che mangiavo solo ciò che mi piaceva Finito, scrutò limmondizia e disse "Mmhhh, non cè rimasto altro daccordo, fai sparire questa schifezza, prendi la tua ciotola nellarmadietto nel ripostiglio e riempila dacqua calda ." Feci tutto e mi presentai a Lei con la ciotola piena dacqua calda posandola in terra: la scrutò, ci sputò dentro un paio di volte e mi disse "Dissetati " Gli sputi erano giallognoli, in quanto Daniela stava mangiando la pizza ed io come un cane bevvi dalla ciotola; nonostante gli sputi, almeno un po dacqua calda mi aiutò a togliermi la sensazione di vomito ero comunque stremato. "Sparecchia, lavami il piatto poi torna subito qui, intanto, dammi il cordless!" Mentre lavavo La sentivo parlare al telefono, penso con unamica, parlava della serata, di locali terminato di rigovernare andai da Lei e mi inginocchiai. " Scusa unattimo allora stronzo, fammi da cuscino!" Mi fece sdraiare sul divano e mi pose il Suo meraviglioso sedere, ancora avvolto in quei jeans sulla mia faccia e continuò a dialogare. Terminata la telefonata, chiamò unaltra amica, una certa Paola, con la quale sembrava in grande confidenza. Parlarono un po poi il discorso cadde sullo schiavo.. Daniela raccontava che cosa mi avesse fatto fare, mi insultava, mi prendeva in giro, poi rideva mentre io ero quasi soffocato da quel culo, che tra laltro era abbastanza odoroso Credo che Paola volesse conoscermi ed usarmi, ma Daniela le disse che non era ancora il momento solo se mi avesse accettato come servo a tempo indeterminato lavrebbe invitata tutto tra una risata e laltra la mia sensazione era comunque che io fossi per la Padrona un giocattolo, un oggetto, mi sentivo completamente spersonalizzato, tanta era la tranquillità con cui Lei parlava di me e di ciò che ero diventato in un pomeriggio, in mia presenza Terminata la telefonata, mentre mi scappava da orinare enormemente, mi disse "Dai, su, vieni a farmi da seggiola, devo truccarmi e prepararmi per uscire " "Si Signora " e vedendo un mio palese blocco disse "Beh che hai.. non vuoi vedere la tua Padrona nella Sua intimità?" "Si Padrona, mi piacerebbe, ma devo . devo andare al bagno " "Beh , e allora? Andiamo fammi vedere come pisci ." Mi salì sulla schiena e a quattro zampe ci recammo in bagno . Lì mi fece sedere sulla tazza, mi fece pisciare . guardandomi fissa e facendomi bloccare ogni tanto mi controllava il getto ed io facevo fatica a smettere e ripartire finita questa tortura mi disse "Allora, non caghi? Non lamentarti poi se ti scappa, perché devi sempre chiedere il permesso sai? E credo che fino a domani non potrai più ahaaahaahhhh" Cercai allora di cacare, ma Lei mi bloccò: "Cagati in mano voglio vedere che cacca fai ahahhaaahh" Mi cacai in mano, la mostrai, ma Lei: "Annusala ti piace? Annusala bene, quando ti permetterò di sentire la mia.. dovrai dirmi le differenze ahahhaaahhh" Annusati un paio di pezzi grossi, me li fece buttare e ripetei loperazione un paio di volte ormai ero un automa un robot non facevo più caso a nessuna umiliazione o degradazione come si cambia in poche ore "Dai lavati e lava il cesso, non mi siederò mai dove ti sei seduto tu ogni volta che evacui devi pulire, capito?" sembrava comunque soddisfatta Passammo alla preparazione . Si spogliò, gettò lintimo nella cesta (indossava un completino bianco in pizzo, piuttosto normale) e mi ordinò di farLe il bidè, io mi insaponai con il Suo detergente intimo e le lavai le Sue parti proibite ebbi unerezione improvvisa, stavo toccando il sesso della Padrona Lei improvvisamente mi diede una zampata sul pacco, facendomi un po male Poi Le dovetti lavare i piedi, poi le ascelle, il tutto con uneccitazione incredibile La sottile perfidia della Dea fu quella di non farmi leccare o annusare, ma di lavarLa, quasi come se fossi una macchina per ligiene personale. Dovetti poi accompagnarLa, sempre a quattrozampe, con Lei in groppa in camera da letto a prendere gli indumenti: Le dovetti indossare un paio di mutandine in lycra nere, quasi a perizoma, un reggiseno nero ed un paio di autoreggenti nere con una balza piuttosto larga in pizzo (saranno costate un occhio della testa ), Poi Le indossai una minigonna in pelle lucida molto corta, che, a seconda dei movimenti, lasciava intravvedere la testa delle autoreggenti. Poi un top succinto bianco, che lasciava traspsarire il reggiseno infine, aprii la scarpiera, ammirando una certa quantità di scarpe sexy e stivali, la Padrona scelse la calzatura per la serata: "Questi ti sembra che si addicano?" disse, mostrandomi un paio di stivali neri come di vernice, con tacco a spillo da 12-14 cm. "Si Signora, mi sembrano perfetti", "Dai puliscili in fretta, su ", li pulii e glieli indossai. Fece una giravolta davanti a me con il pene in tiro, che quasi mi scoppiava, "Come sto?" "E stupenda Padrona!" esclamai . "Bene, ora al trucco " Si truccò seduta sopra di me, in modo pesante, ma non volgare, indossò poi qualche anello, tra i tantissimi che possedeva, due bracciali e gli orecchini, si diede una sistemata ai capelli, castani chiari, tendenti al rosso, piuttosto corti e disse "Ok, a posto, ti ho eccitato, verme? Pensa a quanti maschi ecciterò stasera ma non gliela dò, li faccio morire ahaahhaaahh" "Bene ora vieni in sala " ci arrivammo ed estrasse dalla credenza catene, lucchetti, dildos, pinze, spille, ecc. Non credevo ai miei occhi, immaginavo che tutto quello era per me e per chi se no "Dai su che devo andare", mi prese in malo modo, fece pendere una catena dal soffitto e mi legò le braccia da dietro, nella tipica posta da schiavo in attesa di punizioni ero piegato in giù, in piedi, con le braccia che mi tiravano enormemente poi mi fece allargare le gambe un po , mi mise delle cavigliere in pelle e vi legò due catene ai lati della stanza vi erano gli appigli tutto era già predisposto mi abbassai un po in questo modo e le braccia mi tiravano ancor di più la posizione era durissima da sostenere sempre senza commentare, mi mise le pinze ai capezzoli, io emisi un gemito Lei si limitò al solito schiaffo e a dire "Zitto, stronzo!" , poi vi aggiunse un pesetto che tirava fastidiosamente mi mise qualche spillo sulle chiappe del culo dolore immenso per me che non avevo mai fatto prima di allora tali esperienze poi mi lego il cazzo in tiro e le palle, stritolandomele un po dopodichè prese tra i dildos che aveva, il più grosso, con pure i pallini in rilievo, lo cosparse di una crema e me lo infilò di botto nel culo "Ahhhhhhhhhh" gridai, fu un dolore lacerante "Non provare a cagarlo fuori, quando torno dovrà essere ancora lì e non lamentarti perché ti ho facilitato il compito usando questo con i rilievi.. ahahaahh" Mi contemplò per un attimo, poi andò a prendere gli slip bianchi che aveva appena tolto e me li sventolò sulla faccia "Allora verme.. tu oggi hai disubbidito non solo non hai fatto i mestieri in tempo non li hai neanche fatti bene.. e perché, sentiamo.." "Non so Padrona, sono un incapace " il dolore era insopportabile, facevo fatica a parlare "No te lo spiego io il perché dovevi lavare il mio intimo indossato e non sei stato capace di non masturbarti con quei capi e quei profumi davanti, vero?" Mi gelò il sangue allora se ne era accorta.. ed io che credevo che ormai "Ehm.. si Padrona è vero mi dispiace non ho resistito " "Lo sapevo schifoso, lho fatto apposta è ovvio che una merda come te davanti ad un tanga e ad un paio di calze non potesse resistere sseehh e che sborrata che hai fatto eh? hai goduto come un porco in casa mia a mia insaputa..." e subito mi tirò un calcio nelle palle legate e gonfie "Eh? " e un altro, "Allora?" Io stavo morendo dal dolore.. riuscii a dire solo "Si P-adr-ona.." "Chiedi scusa e prometti che non lo farai più " "Scusi, Padrona, sono stato uno stronzo, non lo farò più promesso " "Domani indosserai la cintura di castità e risolveremo il problema.. e per le chiavi.. vedremo che fine fargli fare " "Si, Padrona, me lo merito, la prego mi tolga da questa posizione non resisto più!" "Che cosa? Tu in questa posizione ci rimani tutta la notte, mentre io vado a divertirmi che avevi capito? Credevi di non venire punito?" "Si, Padrona " "Dì che è giusto e che te lo meriti, forza, devi essere convinto!" "Si, Padrona è giusto, me lo merito ", ero rassegnato, ma il dolore era insostenibile. "Ok, prenditi queste in bocca così oltre a goderti il sapore.. se ti viene voglia di miagolare, non svegliamo i vicini " cacciandomi le sue mutandine in bocca "Non sputarle fuori e non cagare il cazzo che hai nel culo, mi raccomando se no domani mi arrabbio sul serio.. guarda che già sono stata buona così.. devi essermi grato stronzo! Ahahhhaaahhh" Annuii, ero terrorizzato dalla notte che mi aspettava "Ora vado, buon divertimento, io vado a ballare ciaoooo!" spense la luce, chiuse la porta e se ne andò erano le 23:00 e poco più, Daniela sarebbe andata a divertirsi a veder cadere gli uomini ai Suoi piedi, in discoteca, mentre io mi dovevo divertire con un cazzo nel culo, spille e pinze varie, le palle strozzate ed una posizione insostenibile ci aspettava una lunga notte (Continua) |
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