Equo canone
di Raffaele

Gabbia.com
Avevo, con grande fatica, trovato un Padrone. Per un paio di anni avevo cercato, invano, una mistress. Poi mi ero rassegnato: se volevo essere legato avrei dovuto lasciar fare a un Master. Una volta presa la risoluzione pensavo che, vista l'abbondanza di Master, di lì a qualche settimana avrei potuto, finalmente, essere uno schiavo vero. Invece, dopo la prima inserzione, iniziarono i guai. Poca serietà, nessuna gradualità - tipo:"dammi subito il tuo numero di cellulare, ci vediamo domani mattina ecc.." Persino qualche richiesta di denaro, sotto forma di ricariche per telefonini. Figuriamoci. Fortunatamente, è stato sufficiente avere molta pazienza e applicare i consigli de la Gabbia. Dopo un altro anno di infruttuosi tentativi un bel pomeriggio mi trovai in casa del mio Master. Non vi tedierò con un'ennesima descrizione di primo incontro. In poche settimane si stabilì una routine soddisfacente. Ogni Lunedì pomeriggio, dalle 1730 alle 22, mi trovavo nelle Sue mani. Facevo le scale a piedi, entravo, andavo in bagno e lì mi spogliavo controllando, poi, che fosse tutto a posto. Quindi, mi 'accomodavo' sul bidè e attendevo. Il Master entrava poco dopo. Lo accoglievo con una genuflessione, il bacio dei piedi,
la consegna del diario personale. Seguiva un'ispezione corporale, poi la depilazione anale che il Master curava personalmente ogni settimana. E poi al lavoro. Nudo, spesso parzialmente legato, sbrigavo qualche faccenda di casa sotto l'occhio vigile del Master che interveniva spesso sulle mie natiche con una racchetta da ping pong. Subito prima di cena ero
regolarmente immobilizzato sul letto con le gambe tirate all'indietro e le braccia sotto le cosce. I polsi erano uniti tra loro con una corda morbida e questa era collegata alla spalliera del letto. A volte, anche le caviglie erano legate alla spalliera. Non portavo collare. In questa posizione il Master mi penetrava con un dildo neanche troppo grosso. Mi guardava fisso negli occhi, poi se ne andava via lasciandomi lì per un quarto d'ora al
massimo, col dildo nell'ano e il pene in erezione. Quindi un altra sessione di lavori domestici e un altro po' di sculacciate. In fine, una chiacchierata tra amici, salvo il fatto che io ero nudo e in 'posizione standard'. Questo tipo di rapporto mi soddisfaceva rendendo possibile una netta separazione tra me e lo schiavo in me. Continuavo, al di fuori di quei pomeriggi, la mia vita normale: esami, lavoretti, ragazze in modica quantità. Non mi resi conto del cambiamento fino a quando.... beh, procediamo con ordine. Una settimana, l'incontro fu posticipato di 24 ore. Naturalmente non chiesi spiegazioni e obbedii. La settimana successiva una vera novità: subii la penetrazione con un rozzo cappuccio in testa ed ebbi il sospetto di essere stato fotografato. Mi allarmai un po': il rispetto della privacy era un caposaldo del mio contratto di schiavitù. Pensai di parlarne durante la chiacchierata finale ma poi, sul momento, ci rinunciai perché il Master prese l'iniziativa e iniziò un lungo discorso il cui succo era che voleva impormi una 'evoluzione'. Io, lì per lì mi sentivo estremamante vulnerabile. Le ginocchia e i muscoli delle gambe mi facevano male: ero in posizione standard (vedasi l' accademia della frusta) da un quarto d'ora. Chiesi tempo per rifletterci e un po' di esempi. Mi venne ridata la libertà e tornai a casa, perplesso, timoroso seppur curioso. La curiosità aumentò quando il Master mi inviò una mail amichevole ed esplicativa che conteneva le modifiche da Lui proposte al mio contratto di schiavitù. Per farla breve mi si richiedeva completa disponibilità a rapporti sessuali passivi e orali ( prima esclusi ), incremento quantitativo e qualitativo delle punizioni, una depilazione integrale, l'imposizione di un collare, un maggior numero di incontri, la disponibilità a contatti con altri Master. La mail non era un ultimatum ma non avevo idea di quale fosse il mio spazio di manovra. Iniziai a esaminare le proposte una ad una.
La depilazione avrebbe stravolto la mia vita sociale impedendomi qualsiasi rapporto con le ragazze 'normali' ( e dove la trovavo una slave?)
Il collare sarebbe stato ben accetto, un incremento delle sedute poteva essere gestito, le punizioni potevano essere diverse, purché non lasciassero segni, i contatti con terzi li ritenevo praticamente impossibili: anche se fossi stato favorevole il Master non mi sembrava il tipo da orge e l'organizzazione di un evento del genere sarebbe stata parecchio complicata. Rimaneva la questione dei rapporti sessuali: mi ritenevo incapace di soddisfare oralmente il mio Master. Ero più possibilista sul mio ruolo passivo, proprio perché si trattava di un ruolo passivo: con qualche precauzione il pene del Master non sarebbe stato poi così diverso dal dildo che settimanalmente trattenevo in me per un quarto d'ora. Risposi alla mail rimandando le trattative a un faccia a faccia apposito in condizioni 'neutrali' cioè al di fuori della seduta BDSM.
Arrivò il Lunedì. Il copione si svolse regolarmente ma alla fine, mentre mi alzavo per andarmi a vestire fui inchiodato lì dal Master:"Allora, accetti?" Io ero in piedi, ancora nudo e un po' meravigliato. Considerando finita la serata risposi, direttamente ahimé:"Mi vesto e ne parliam..." Loschiaffo che mi colpì in pieno volto non fu forte, ma mi sbalordì. Non per nulla sono uno slave, quindi mi resi immediatamente conto che avevo parlato a sproposito e che il Master non considerava per nulla terminata la seduta.
Per un lungo secondo rimasi impietrito, poi crollai al suolo ai piedi del Padrone cercando di baciarli. Il master fece un passo indietro e io rimasiprostrato sul pavimento. Scelsi l'immobilità. Rapidamente il Master si posizionò dietro di me, mi legò i polsi dietro la schiena con del nastro adesivo: solo un paio di giri. Poi fece lo stesso con le caviglie. Si sedette e mi ripeté:"Accetti?" Pensai, in quel momento, di essere già in 'evoluzione' e che quella novità non fosse altro che un nuovo gioco. Prima che potessi rispondere qualcosa il Master proseguì:" Non sprecare il fiato coi tuoi soliti balbettii, o mi dici di sì o ti stai zitto. Hai capito?".
Anuii. Il tono di voce del Master era sempre rimasto tranquillo e amichevole. Si alzò e si allontanò tornando immediatamente con la busta che contenteva i suoi pochi attrezzi del mestiere. Mi liberò le mani e le caviglie ma solo per sostituire l'improvvisato bondage adesivo con una classica corda di nylon. L'operazione mi costò un bel po' di peli. Alla fine mi trovai in ginocchio con le caviglie e le mani legate. la legatura delle mani fu fissata al termosifone. Poi, senza dire nulla, il master mi applicò due mollette da bucato ai capezzoli. Non era la prima volta che questo accadeva ma in precedenza le mollette erano più piccole e e avevo portate solo per pochi secondi. Si trattava di una sevizia per me parecchio dolorosa. Ma il tempo passava e le mollette aumentavano intorno ai genitali, ormai gonfi di eccitazione: ormai ero entrato nel gioco e l'argomento del contendere non mi interessava più. Non avevo deciso nulla, non ne ero in grado. Ero occupato a godermi il fatto di essere sotto tortura. Per carità, passati i pochi secondi per cui ero abituato a portare le mollette iniziai ad abituarmi. Il dolore era sopportabilissimo, avevo sofferto di mal di testa di gran lunga peggiori. Poi mi fece alzare e posò per terra una tavoletta di legno per fare il bucato. Inutile dire che ripresi il mio posto con le gambe ben allineate sulla parte zigrinata della tavola. Le cose non mutarono quando il Master iniziò al lavorare con la racchetta da ping pong sulle mie natiche. In effetti, dopo un po' il Master si allontanò e io temetti che avesse rinunciato a ottenere ciò che voleva da me. Invece si sedette al mio fianco e iniziò ad allineare per terra una serie di oggetti mai visti prima: un collare nero, forse di cuoio, con due grossi anelli metallici simmetrici. Dei dildi, due manette di acciaio, due divaricatori per braccia e gambe, delle lunghe bacchette di legno flessibile, un bavaglio con pallina e un oggetto che identificai come cintura di castità. Poi spostò la sua busta dove potevo vederne meglio il contenuto: catene e corde ben arrotolate. Il Master parlò di nuovo, con calma e sicurezza: "Ti ordino di accettare". In altre condizioni non avrei mai accettato. A casa mia, seduto nella mia stanza, non avrei maiaccettato. Ma lì e allora, mi sembrava di non aver nessuna scelta.
Desideravo il collare e al diavolo le conseguenze. Risposi solo di si. Il Master uscì dalla stanza e per qualche istante caddi in panico.
L'eccitazione svanì subito ed ero spaventatissimo: temevo che al Suo ritorno il Master mi avrebbe infilato il pene in bocca come, ormai, era Suo diritto. Invece tornò con dei fogli, una penna e...una ragazza. Il primo impulso fu di alzarmi e fuggire via. Di alzarmi mi alzai, ma il bondage mi trattenne al termosifone. Nella foga alcune mollette si staccarono e ancora una volta il Master mi zittì con un "Shhhh" detto ridendo. Poi si avvicinò mentre la ragazza rimase sulla soglia. Mi tolse le mollette mi tirò le orecchie e mentre mi slegava:" Tranquillo, lei è Sonia, va tutto bene " Sonia, mi spiegò il Master, era una sua schiava. E già io fantasticavo su una schiavitù comune con la ragazza che, curiosa e silenziosa, mi fissava da pochi metri di distanza. Sonia non era una gran bellezza. Dimostrava la
mia età, ma era alta e decisamente robusta: il suo corpo era costretto in un paio di jeans attillati e da un leggero maglioncino che non copriva le sue forme mediterranee. Il viso era caratterizzato dal naso non certo greco, da labbra spesse e marcate e da occhi marroni che teneva bassi. Non diceva una parola. Io la fissavo ma il Master mi richiamò alla realtà dicendomi:"Istruzione". Mi accovacciai sul pavimento in ginocchio sui talloni, le gambe larghe e le mani dietro la schiena. Proseguì:" Una piccola formalità: mi serve una tua firma sul nuovo contratto. Tié, leggilo prima!" Buttò il contratto a terra e io mi piegai per leggerlo. Sfogliavo le pagine con la mano destra e tenevo la sinistra dietro la schiena, sempre in ginocchio. Le modifiche rispetto alla versione precedente erano minimema sostanziali ed erano quelle scritte nella mail. Firmai e mi rimisi inposizione di istruzione. Mi aspettavo di ricevere il collare e che Sonia si unisse a me in nudità e posizioni. In effetti il Master mi ordinò di mettermi in posizione di collare, ma se ne andò subito dopo spegnendo anche la luce. Rimasi lì, in silenzio. Le voci di Sonia e del Master mi arrivavano smorzate e non capivo nulla. La mia solitudine durò solo pochi minuti. Poi, il Master e Sonia rientrarono nella stanza e si avvicinarono a me. Sonia raccolse il collare e lo passò al Master che me lo infilò senza nessun particolare cerimoniale. Il collare non era stretto ma era pesante e rigido. Ero un po' deluso per la relativa banalità del momento ma la sorpresa arrivò immediata. Mi diedero un altro foglio da leggere. Era un contratto di noleggio. Tra Il Master e Sonia. L'oggetto noleggiato ero io.
Non tenterò di descrivere la sensazione che provai. Mi ritrovai pienamente eretto e confuso. Il Master mi aveva affittato ad una perfetta sconosciuta.Nel contratto non c'era nessun riferimento a me, solo le clausole di restituzione dell'oggetto e le safewords. La durata non era specificata. Il prezzo si: un Euro al mese. Il Master, che conosceva bene il suo schiavo, non mi diede tempo di reagire. Mi disse di andare a rivestirmi ma di non togliere il collare. In bagno, mentre mi vestivo, tentai di improvvisare un discorso, di preparare una linea d'azione: potevo accettare di essere stato affittato? E la privacy? La sicurezza? I miei limiti? D'altro canto avrei avuto una Mistress!! Un Sogno che diventava realtà! Ancora una volta, tuttavia, fui anticipato: fuori dal bagno mi attendeva Sonia che mi bloccò, mi tolse il collare e mi disse: " A casa ti ci accompagno io." Poi mi porse una busta sigillata " Sono le tue istruzioni! E ora andiamocene. " Il mio Master taceva ma non sembrava particolarmente colpito dalla scena. Quindi seguii la mia nuova Padrona fuori dell'appartamento. In macchina non parlammo affatto. Tenevo la busta tar le ginocchia, le mani sotto le cosce e il capo chino. Prima di scendere ringraziai e salutai nel modo più deferente possibile ma non ottenni, logicamente, risposta. Corsi nel mio appartamento, mi masturbai per eliminare la tensione accumulata e aprii la busta. Dentro c'era una lettera del Master in cui mi comunicava le sue ragioni: si annoiava con me, coi miei limiti eccessivi e doveva un favore alla sua ex schiava che aveva scoperto il suo lato dominante. Quindi mi aveva affidato a Lei cogliendo due piccioni con una fava: da un lato si liberava momentaneamente di me sperando di potermi avere al Suo servizio dopo aver subito un po' di migliorie, dall'altro aveva mantenuto un rapporto privilegiato con la sua ex schiava (merce preziosissima) procurandole uno schiavo sicurmanente docile e fidato. La lettera terminava con un elenco di difetti caratteriali che avrei dovuto correggere prima di tornare al Suo servizio. Inoltre mi suggeriva di prendere estremamente sul serio Sonia. Passai alle istruzioni. "Ti presenterai da me domani pomeriggio alle 1730 in punto. Sarai vestito con sandali, pantaloncini corti, slip e maglietta. Porta con te solo la carta di identità e le chiavi di casa. Niente portafoglio né orologio. Non sarai a casa prima di mezzanotte. Vieni a piedi." Eravamo a metà Maggio, era un po' presto per vestirsi come prescritto. Il tragitto da casa mia a casa di Sonia mi avrebbe impegnato per una mezz'ora almeno. E così fu.
Sonia abitava in un palazzo ben tenuto ma non lussuoso. Citofonai alle 1730, mi fu aperto il portone e salii le scale fino all'appartamento. La porta era aperta. Mi bastò una rapidissima occhiata per comprendere che ero in un appartamento di una studentessa. Un ingresso quadrato e piccolo, tre porte (aperte ) per celare camera, cucina e un piccolo bagno. In camera c'erano due letti singoli. Su uno era seduta Sonia, a piedi nudi e con indosso un vestito estivo, scollato ma non troppo corto. L'altro letto era privo di materasso ( che era poggiato alla parete ). Chiusi la porta ma non mi azzardai a fare altro. In effetti avevo l'impressione che Sonia non fosse del tutto sicura di quello che stava per fare. Infatti, con un tono non troppo autoritario mi disse: "Ascolta - pausa di un paio di secondi- togliti i sandali e vieni qui". Mi avvicinai. Eravamo separati dalla retemetallica del letto e mi sembrava che Sonia sarebbe scoppiata in lacrime lì per lì. Ma, dopo aver fatto un profondo respiro mi disse di spogliarmi, questa volta in modo secco. Ebbi l'impressione di poter essere io a condurre il gioco, per una volta, vista l'inesperienza della mia nuova Mistress. Invece, saltando preliminari e consuetudini, mi fece sdraiare di faccia sulla rete metallica, gambe e braccia divaricate. Mi sistemai in modo da farmi meno male possibile cercando di salvaguardare i gioielli di famiglia. Il bondage fu esasperatamente lento e le ci vollero quasi 20 minuti prima di riuscire a immobilizzarmi in modo passabile: mi trovavo con polsi e caviglie legati alle gambe del letto. Inoltre mi applicò anche il collare che tanta parte aveva avuto nel convincermi a lasciar aumentare i miei doveri di schiavo. La rete non era propriamente comoda, fredda e appuntita. Ma era il mio ultimo problema. infatti, Sonia si spostò dal lato opposto a quello del mio viso. Poi un colpo, forte e concentrato, sulla natica sinistra. Il primo di una lunga serie. Infatti i colpi continuarono a tormentarmi le natiche: Sonia aveva, ora, tutta la mia attenzione e il mio rispetto. Il mio Master non mi aveva mai trattato così: le sculacciate erano motivate sempre ed erano, se non simboliche, comnque sopportabili anche in gran numero. Al decimo colpo avevo il sedere in fiamme ed ero sul punto di iniziare a lamentarmi ad alta voce. Mi trattenni ma qualcosa uscì dalla bocca. I colpi si spostarono sulle cosce, sempre implacabilmente forti. A un certo punto non riuscii più a trattenermi e i mugolii si trasformarono in un grido abbastanza alto. Sonia non mi aveva imbavagliato e quel mio 'argh' raffreddò i suoi bollenti spiriti. Appoggiò l'oggetto con cui mi aveva frustato proprio sulle mie natiche e se ne andò in bagno. Io mi scoprii sudato e tremante. E spaventato. E in piena, completa e ( per la posizione ) dolorosa erezione. Sonia tornò e si sedette a cavalcioni sulla mia schiena. Il suo respiro era pesante, come il mio. Il contatto col suo corpo abbondante e caldo mi eccitò ancora di più, eccitazione che non scomparve neanche quando realizzai cosa stavo per subire: In silenzio la padrona stava applicando strisce di carta depilatoria sul mio culo infiammato e sulle cosce. Il mio torace è sempre stato glabro e fu risparmiato. La depilazione fu un ulteriore shock: Sonia era rapida ed efficiente nel tirar via le strisce adesive, i miei peli e i miei rantolii di dolore. Completò l'opera con un rasoio elettrico addentrandosi fin nel solco tra le natiche, poi si alzò e, finalmente, mi parlò:" Adesso sistemerermo il tuo pisellino e il davanti. Ho sempre desiderato un giocattolino tutto mio". Mi slegò, lentamente. Quando mi liberava un arto io non lo muovevo e alla fine mi voltai e per un attimo vidi la completa figura della Padrona quasi trasfigurata. Era visibilmente eccitata e l'insicurezza precedente sembrava svanita. In mano aveva un lungo cucchiaio di legno. Mi posizionai correttamente e attesi di essere nuovamente immobilizzato. Questa volta l'operazione fu più rapida. Poi, impulsivamente, Sonia salì sul mio petto togliendomi il respiro ma donandomi la visione delle sue cosce lunghe e grosse. Poi scese e si mise di nuovo al lavoro. Applicò nuove strisce depilatorie sulle gambe e tagliò i peli attorno ai genitali con un paio di forbici e poi col rasoio. Quando strappava le strisce mi guardava dritto in faccia, curiosa. Alla fine il lavoro non fu un gran che. La depilazione genitale era incompleta, quella sulle gambe un po' meglio. La pelle era arrossata e mi bruciava. Di nuovo libero, mi vennero consegnati paletta e scopino:"Ginocchia a terra, culo in aria, PULISCI!" Ma subito Sonia cambiò idea e legò le mie caviglie con un rapido giro di corda. Mi misi al lavoro, caviglie legate e ginocchia sempre a contatto col pavimento. Potevo muovermi con gran fatica, praticamente scodinzolavo! Non mi venne risparmiato il cucchiaio di legno. La stanza non era molto illuminata e il mio lavoro non fu perfetto. Sonia ispezionò le
mattonelle dopo aver acceso la luce e decise: "Che credi che io voglia collezionare i tuoi schifosi peli? LINGUA!!!" Mi legò le mani dietro la schiena e incoraggiandomi col terribile cucchiaio di legno mi ordinò di leccare il pavimento. A dir la verità si accontentò di vedere la mia lingua strisciare su una mattonella. Finalmente, fui liberato dal leggero bondage e mi sembrò che la seduta si orientasse verso direzioni più note.
"Ipezione" sussurrò e io scattai, gambe larghe, mani dietro la nuca, sguardo basso. Non mi riconoscevo. Le mie cosce erano arrossate e senza peli, i miei genitali avevano cambiato colore. La pelle mi mandava strane sensazioni. Ma Padrona Sonia non indugiò: " Corporale!" Mi voltai e mi chinai tenendomi le caviglie. Sentivo lo sguardo della Mistress su di me e subito dopo la sua mano che mi palpava rudemente la natica destra. Poi, quasi ridendo mi ordinò di allargare il culo con le mani. E mentre ero lì fermo riconobbi il manico del cucchiaio che mi stuzzicava l'ano. Mi preoccupai: quello non era il modo giusto: anche se di piccolo diametro ricevere un dildo non lubrificato in quel modo sarebbe stato doloroso. Fui graziato e mi si comandò di rimettermi in posizione di ispezione. Padrona Sonia, allora, parlò: " Sarà compito tuo mantenerti depilato. Non ti masturberai senza permesso. Non farai nulla senza permesso. Mi piace farti male, ricordatelo. Se farai qualcosa di sbagliato.. - mi diede una debole cucchiaiata sul pene a mo' di esempio - E semplicemente se mi va.. - mi afferrò i genitali ghermendoli e facendomi abbastanza male - Ma poche chiacchiere: al lavoro! Inginocchiati e mani dietro la schiena." Fui nuovamente e sommariamente immobilizzato, due piccoli nodi attorno a mani e caviglie. La Padrona mi si avvicinò, sollevò la gonna e mi coprì con la medesima. Non avevo bisogno di istruzioni ma del comando di inizio. Che arrivò rapido con una cucchiaiata sulla spalla. Iniziai a leccarle la fica. non era certo la prima volta ma scoprii che Padrona Sonia manteneva ancora qualche abitudine da schiava: era depilata. Dopo pochi secondi si afferrò alla mia testa con le mani ma la gonna che mi copriva attenuava un po' l'effetto. La mia prestazione sembrava piacerle ma non rimase lì fino a raggiungere l'orgasmo. Si allontanò di colpo e se ne andò in bagno lasciandomi con la lingua satura di Lei. Subito temetti che non fossi statobravo e già temevo/pregustavo il cucchiaio. Cercai di rilassarmi, assaporando le sensazioni del momento. Quando Sonia tornò, mentre mi liberava, disse: " Adesso facciamo ginnastica, penso che come riscaldamento sia stato sufficiente. Poi cena ma prima -aveva finito di slegarmi- questo!" 'Questo' era un dildo nero, più grande di quello che io ero abituato a ricevere. Prima di sodomizzarmi, però, Sonia provvide a farmi infilare la cintura di castità che il mio Master mia aveva mostrato. Era di cuoio e plastica: Si trattava di una normale cinghia da cui pendeva un laccio di cuoio. Quello anteriore era collegato a un tubo di plastica largo che conteneva i genitali. Dal tubo il laccio 'proseguiva' verso l'ano e sichiudeva sul lato posteriore della cinghia. In corrsipondenza dell'ano c'era un allargamento per contenere 'in sede' un eventuale dildo. Infilai la cintura ma non mi venne stretta addosso:" Prima questo - riferendosi al dildo -Sù, sai come si fa, no?" Mi inginocchiai, gambe larghe, capo chino,natiche divaricate. Sospirai di sollievo quando sentii che mi veniva applicata una crema lubrificante. Ero, dopotutto allenato, ma me la sarei cavata meglio se la Padrona non avesse avuto tanta fretta. Non mi diede il tempo di abituarmi al dildo che già lo bloccò e strinse ben bene la cintura. Si spostò davanti a me e disse:" Ora sei mio, mio fino in fondo".
Ma si mise a piangere e per pochi isterici secondi mi colpì le natiche col cucchiaio e poi con le mani. Si fermò e si accasciò su di me. quando smise di piangere mi ordinò di fare flessioni, piegamenti, di correre sul posto.
Il dildo, bloccato lì dalla cintura di castità/contenzione, mi ricordava costantemente della sua presenza con sensazioni contraddittorie epersistenti. Alla fine, coperto di sudore, stanco, con la pelle irritata, fui congedato:"Lavati e spicciati che ho fame". In bagno mi sistemai: Via
la cintura di castità, via il dildo e poi una breve doccia. Il tutto si svolse sotto gli occhi di Sonia che, naturalmente, mi obbligò a pulire dildo e cintura col detersivo. La cena fu solo per La Padrona. Io rimasi digiuno ai suoi piedi in posizione standard ma col collare legato alla gamba del tavolo. Iniziavo a non divertirmi più: le ginocchia erano scorticate e le gambe mi facevano male: la seduta si stava prolungando troppo. Ma Sonia, terminato il pasto, appoggiò comodamente i suoi piedi sulle mie spalle, standomi di fronte. Un discreto spettacolo, col vestito che copriva appena la sua fichetta e le gambe che delimitavano il mio campo visivo. Iniziò ad elogiarmi. "Beh, per stasera basta così. TUttavia, se fossi in te non mi muoverei di lì". Seguii il consiglio. Sonia iniziò a toccarsi e a strofinare i suoi piedi sul mio viso. Poi si alzò e trascinandomi per il collare mi obbligò di nuovo sulla rete metallica. E lì, con tutte le precauzioni e le restrizioni del caso, prese il suo piacere dal corpo del suo schiavo.

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