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Hai spento la luce.
In ginocchio nella vasca, fronte a terra come devo, sento il silenzio che torna sulla casa. La nostra casa, nido d'amore come tutti gli altri eppure unico. Anche se il riscaldamento è al massimo, comincio a sentire freddo. Ogni tanto i muscoli tesi si rilasciano e scatto, come capita prima di addormentarsi. Allora c'è uno sciacquio, un rumore morbido che risveglia la mente e le narici, ormai abituate all'odore tanto da dimenticarsi quasi. Questa sera eravate in cinque. Sono stata il vostro gabinetto, umile, ubbidiente, felice di potervi servire. Ho aperto la bocca quando me lo avete ordinato, ho chinato la testa e mi sono sdraiata quando avete voluto, per farmi coprire meglio dai vostri escrementi. Immobile senza bisogno di essere legata ho sentito i vostri doni raffreddarsi nella vasca e indurirsi sulla pelle, beata della mia degradazione servile. Sono eccitata da ore e come mi hai ordinato non mi tocco, ma lascio che il mio piacere sia solo nell'umiliazione di essere la tua latrina e nell'orgoglio di essere brava in questo. Certo che faccio fatica a ingoiare. Certo che a volte una zaffata di urina e sterco rancido mi fa quasi stare male. Eppure sono felice. Anche di essere ignorata, di esistere solo nel tempo in cui la porta si apre, la luce si accende e tu o i tuoi amici vi servite di me. Questa sera ho provato invidia per le tue ospiti: sentivo le vostre risate, i rumori del sesso e dei giochi e avrei forse voluto essere come loro. Ma so di non esserlo. Sono la più inferiore fra le schiave, niente di più. So che mi ami quanto io amo te, ma ormai non sono più una ragazzina e so anche che devo esserti grata perché continui a giocare con me, indegna del tuo piacere. Per quello c'è Valeria, che sento ridere con te nella camera da letto. E' bellissima e so che ti darà più di quanto potrei mai fare io, così in silenzio la ringrazio. Quando gli altri se ne sono andati è entrata qui, facendomi bruciare le guance con i suoi commenti volgari e le sue provocazioni crudeli. Si è tolta una calza, la ha arrotolata e nel piede ci ha defecato dentro. Poi me la ha fatta annodare, perché non voleva sporcarsi le mani, e mi ha ordinato di prenderla in bocca e succhiare. Ha detto che godrà ancora di più nel fare l'amore con te mentre sa che io sono qui, a succhiare la sua cacca. Io ubbidisco, con devozione. Te l'ho detto che il sapore presto invade e anestetizza la bocca. Il peggio è l'odore, che sembra non vada più via, ma in questo modo sono costretta a concentrarmi sulla lingua e il palato e mi piace questa ulteriore umiliazione. Domani mattina sarò orgogliosa di farle trovare la calza vuota, i suoi doni assaporati con ogni attenzione. Domani mattina forse mi userete ancora prima di uscire, poi so che dovrò lavarmi e riordinare la casa in attesa del tuo ritorno. Per ora resto in ginocchio, eccitata a succhiare, a tremare e ad annullarmi. Sono il tuo gabinetto e sarò per sempre la tua schiava più devota, infinitamente grata di ciò che mi hai insegnato. |
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