![]() |
|
||||
|
|
|||||
|
"Ora vai" fui congedato, "Sarà Lyse a richiamarti quando riterrà opportuno". La porta si chiuse. Ero felice, mentre andavo a casa. Pensavo a loro, che probabilmente in quel momento si sarebbero amati. Provai unumiliante dolcezza. Lyse ora rimaneva con Carlo. Accanto al suo più anziano amante. A lei dava piacere quella sorta di sensuale potere che Carlo solo si poteva permettere di farle provare, e che era tutto lopposto della petulante e spesso insopportabile gentilezza con cui veniva trattata da me. Il signor Carlo accettò quindi che io andassi a trovarla. Sembrava provare piacere del fatto che fossi così desideroso della sua bella amante e del sapere che lei non mi si sarebbe comunque mai più concessa. Lyse mi telefonò dopo alcuni giorni. Scherzava. "Bada che avendo promesso di mantenerti casto per me, hai deciso di non farlo per il resto della vita" disse schernendomi. Io, dal canto mio, sapevo di non poter mostrare desiderio per il suo corpo. Il corpo di Lyse era totalmente dedicato ai piaceri di Carlo: le sue gambe, che continuavo a sbirciare di nascosto appena possibile; i suoi seni, con i quali lei già un tempo amava schiaffeggiarmi facendo lamore sopra di me quando eravamo fidanzati un tempo; il suo sesso, che ora sapevo rasato; i piedi, che adoravo e le sue labbra, un invito allamore lumacoso, le sue voglie, la sua gestualità raffinata e sicura. Questo ora tutto era per il signor Carlo; con me aveva chiuso. Fortunatamente lei non mi impediva di guardarla, osservarla, almeno finchè il signor Carlo lo avesse permesso. Sicchè io nutrivo riconoscenza anche per lui, che ancora mi permetteva di vedere Lyse. Lyse non mi diede appuntamenti, ma semplicemente mi lasciò dicendo che avrebbe richiamato per accordarci. Telefonò allora di pranzo, dopo un paio di settimane; disse che voleva vedermi; il pomeriggio stesso potevo raggiungerla a casa sua. Arrivai con una bottiglia di champagne comperata in un autogrill lungo la strada, pensando che quella sera, se tutto fosse andato per il verso giusto, avrei potuto festeggiare un nuovo ritorno di fiamma. Chissà che tutto non fosse cambiato e che il tempo non avesse potuto riavvolgersi come un nastro al videoregistratore; chissà che non fosse tornata la Lyse innamorata di me. A questo pensavo mentre percorrevo la strada. Era la prima volta che la rivedevo dallultima volta a casa sua col signor Carlo. Ero confuso.
Arrivai da lei e quando venne ad aprirmi la porta, capii subito, senza bisogno di alcun chiarimento, che lei rimaneva la mia padrona; non poteva essere altrimenti. A distanza di settimane, nulla era cambiato. Eppure latmosfera era dolce. Indossava una camicia beige ed una gonna che le scendeva sotto il ginocchio, in lana, color ghiaccio, interrotta da rigoni camoscio obliqui, abbottonata solo in parte sul davanti. Aveva fatto la permanente ai capelli, che le ricadevano fino alle spalle. Notai le scarpe aperte, con tacco, allacciate da lunghe stringhe, che le arrivavano appena sotto lorlo della gonna e le calze color carne. Mi fece entrare in casa, sembrava felice, gioviale. Dopo un bacio sulla guancia andò a sedere sul divano; la gonna le scopriva in parte le gambe, che io non potevo fare a meno di sbirciare di nascosto. "Sai" disse "attendo una telefonata di Carlo. Se riuscirà a sbarazzarsi di quella troietta di sua moglie e mi chiamerà forse dovrò uscire con lui. Spero che non rimarrai male se dovrai tornare via" Mi spiegò che Carlo aveva ripreso a frequentare la sua ex moglie. Rimasi gelato nellapprendere ch,e nonostante disponesse di una così grande grazia quelluomo potesse intrattenere rapporti con altre donne ed ancor più mi stupì che Lyse fosse ancora così devota a lui. Ero meravigliato ma, al tempo stesso, eccitato dalla nuova situazione. Sebbene non mi vedesse da tanto, già mi stava mettendo al corrente che ora mi trovavo lì in quel momento perchè il signor Carlo non aveva potuto uscire con lei, impegnato con sua moglie, che lei, forse per gelosia, definiva troietta. Trovai il coraggio di chiederle se col signor Carlo stesse davvero tanto meglio di quanto non fosse stata con me.. "Lui mi ha insegnato molte cose in fatto di amore e di sesso" rispose "Ha voluto sapere tutto della mia vita, ed anche di te. Ed è stato lui a suggerire che ti rivedessi. Non vorrei che ciò ti sembrasse offensivo ma, in verità, io non avevo voglia di incontrarti. Lui invece trova eccitante lidea che tu sia qui. E sicuro che starai sempre a sbavarmi dietro, dice che i cagnolini, anche da abbandonati, sono sempre fedeli ai loro tutori, per natura. E pensa che tu sia il cagnolino giusto per me.. Una volta gli avevo confidato che ne avrei desiderato uno e lui mi ha suggerito te. Oltretutto dice che tu, oltre ai vantaggi di un cagnolino vero, puoi aiutarmi anche a svolgere i lavori domestici. E poi credo che gradisca immaginare il fatto che ora io sia qui in tua compagnia, mentre tu stai sperando di godere in qualche modo con me, pur sapendo che ciò non succederà, perchè non ne ho alcuna intenzione. Oggi, quando ha saputo che saresti venuto, ha voluto che io mi masturbassi in sua presenza. Vuole sviluppare la tua parte femminile ..". Così dicendo, con la massima naturalezza mi sorrise cordialmente continuando a sedere sul divano. Stentai a credere a quanto stavo sentendo e, fremendo dal desiderio, ebbi la netta consapevolezza di essere lì a pendere dalle sue labbra. Mi accontentavo di ammirarle quei tratti di gambe che, intenzionalmente o meno, di tanto in tanto, lasciava scoperti. Preso da una voglia improvvisa, tentai di accarezzarla languidamente. Fu inutile poiché, mollandomi subito un ceffone, si ritrasse. "Eh no, guardare ma non toccare" mi disse. "Ti prego" supplicai. "Se hai voglia puoi chiedere di usare il bagno" disse con voce più suadente che imperiosa. Non osai obbedirle. Dopo un attimo di esitazione, fu lei a riprendere il discorso, si alzò e si avviò verso la camera; al ritorno mi mostrò, con fare quasi innocente, un paio di collant colorati alla maniera di certa pittura astratta. "Ieri ha voluto che li indossassi senza avere sotto le mutandine e mi ha fatto godere senza toglierli, strusciando la sua spada contro il mio sesso" disse. Fece un attimo di pausa. Credo che fosse consapevole di eccitarmi. Poi aggiunse senza scomporsi: "Stasera dovresti indossarli tu. Ti ricordi cosa ti aveva detto lultima volta". Divenni rosso in volto. "E dai . ti prego" ribattei cercando di sdrammatizzare. "Ti ho detto di indossarli" disse, questa volta in modo deciso, "fallo, oppure tornatene pure via, e comunque, non farmi ripetere più volte. Se non vuoi, sei libero di scegliere. Ma non cercarmi più ". Nel parlare, scoprì, forse intenzionalmente, un altro po le gambe. Capii quello che mi rimaneva da fare; presi i collant, sorridendo nervosamente, con lintenzione di farmi perdonare gli attimi di tentata ribellione. "Vai in bagno" disse lei "indossali sotto i pantaloni e torna quì" Si risistemò la gonna.. Avevo visto fin troppo. In fondo anche questo aveva detto il signor Carlo. Feci come disse, e, mentre ero intento ad eseguire i suoi desideri, dal bagno, sentii che stava telefonando. Quando tornai nella stanza la trovai comodamente seduta sul divano. Abbozzò un sorriso in segno di approvazione e mi informò di aver appena parlato a Carlo. "Vuole che tu ti impegni formalmente ad eseguire quanto ti verrà ordinato, devi sottoscrivere un contratto simile a quello della Venere in pelliccia. Ricordi il libro che mi hai regalato qualche anno fa? E sul secondo scaffale, prendilo" disse indicandolo con lo sguardo"...il segnalibro è alla pagina in cui è riportato il contratto che ti deve ispirare". Glielo porsi. "Carlo vuole che sia tu a decidere come formalizzare i tuoi prossimi rapporti con me. Scrivi su un foglio di carta il contenuto del contratto che, se sarà di mio piacimento, sottoscriveremo. Ora scendo a comperare le sigarette. Non ti autorizzo a sollevarti dalla sedia. Intesi?". "Si " risposi dimesso. Mise il soprabito e andò senza lasciarmi il tempo di fare altre domande. Tornò dopo pochi minuti. Aprì la porta ed entrò, bellissima, lanciandomi unocchiata. Come mi aveva ordinato, ancora ero seduto al tavolo con il foglio di carta sotto gli occhi. Mi sorrise ordinando con tono suadente: "leggimi ciò che hai scritto". La guardai mentre si avvicinava, soffermandomi sulle gambe, ammaliato. Cominciai a leggere vergognandomi un poco: "Il sottoscritto Silvio Bapa accetta di essere a completa disposizione della signora Lyse Venera, la quale potrà disporre di lui come meglio crede, senza che questi debba pretendere alcunchè o rivendicare qualsivoglia diritto. Ogni cenno alla ribellione potrà essere punito nella maniera che la signora desidera". Avevo scritto questo solo, rimanendo impacciato di fronte al foglio. "Va bene ma sei proprio di scarsa fantasia" disse. Si avvicinò a me, camminando lascivamente, e, giunta al mio fianco, rimanendo in piedi, mentre io stavo seduto, prese a carezzarmi dolcemente il collo con indolenza. Mi bisbigliò con voce suadente: "Dovrò dettarti io unaggiunta. Sù scrivi". Dettò: "la signora Lyse Venera potrà, a sua completa discrezione cedere il sig Silvio Bapa a chiunque desideri. Il sig Silvio Bapa si impegna ad obbedire, senza pretendere alcuna spiegazione, a questa terza persona come se fosse la stessa sig.ra Lyse ad impartirgli disposizioni. Per intanto il sig. Silvio prenderà ordini sia da Lyse Venera che da Carlo Chele. Non potrà rivolgersi a loro in tono confidenzialmente in pubblico né in privato. Dovrà sempre usare il Lei nelle conversazioni col sig Carlo, mentre quando si rivolgerà alla signora Lyse potrai avere il diritto di usare il Tu, a discrezione dello stesso Silvio. Il signor Silvio sarà chiamato Sissi. Lui, quando userà la forma del Lei rivolgendosi alla signora Lyse Venera, in pubblico, dovrà chiamarla Signorina, mentre in privato la dovrà chiamare Domina. Il signor Carlo dovrà invece essere, per lui, Domino. ". Volle che scrissi tutto di mio pugno sul tavolo di cucina, poi si accomodò sul divano osservando, divertita, la mia faccia per alcuni secondi. Infine si alzò, tornò verso di me, prese il contratto ed andò nella sua stanza da letto a riporlo in un qualche luogo; fece ritorno dopo pochi minuti. Quando riapparve cambiò tono di voce affermando severa " Va bene ora puoi pure cominciare. In ginocchio". Era bellissima ed ammaliante. Obbedii. "Bene, molto bene" affermò "Ora telefoneremo al tuo padrone, cosi che tu possa esprimergli la tua felicità ". Fece il numero di telefono e la sentii dire: "Ciao, tesoro, come ti ho promesso, lho fatto venire, quì. E pronto, te lo passo" mi raggiunse col telefono senza fili, mentre continuavo ad essere in ginocchio nel mezzo della stanza, imbarazzato ed eccitato. Mi allungò quindi la cornetta. "Pronto?" bisbigliai. La voce maschile allaltro capo del telefono mi apostrofò: "Oh" disse "finalmente sarai felice. Dopo averla tanto stressata al telefono, con le tue voglie piagnuccolose, ti ha concesso la grazia di rivederla, dimostrale quindi riconoscenza. Sei felice oggi vero Sissi?" mi chiese il signore. Guardai lei, in piedi di fronte a me, che mi osservava sorridendo dallalto in basso. La gonna le arrivava al ginocchio; lo spacco era una calamita. Lei mi stava esponendo in modo così arrogantemente sensuale al suo "uomo". Un uomo già sposato, più anziano di noi, grande per me ma non per lei. Pensavo a questo quando la voce sicura e tranquilla di Carlo mi riportò alla realtà "allora, Sissi, la tua padrona non ti ha insegnato a rispondere alle domande? Sei felice di avere potuto ri-incontrarla?" "Si" risposi timidamente. Un manrovescio di lei mi arrivò sulle labbra. "Non hai ancora capito, coglionetto, come lo devi chiamare? Dammi quà" Fece un passo verso di me e mi tolse , di mano, la cornetta per rivolgersi a lui. Mentre stava in piedi le sue gambe erano a pochi centimetri dal mio volto. Io, in ginocchio, ero come paralizzato. Lei si rivolse a lui "Stà indossando il paio di calze che avevo ieri. Scusalo se non ha ancora imparato a rivolgersi a te nel giusto modo, glielo farò capire presto, non ti preoccupare, fidati amore, te lo ripasso." "Per te è Domino" mi disse porgendomi delicatamente la cornetta. "Si?" risposi senza pensare. Un nuovo schiaffo mi colpì. Mi corressi "Si signor Domino?" Sentii allora la mano di Lyse che mi accarezzava i capelli ed intuii cosa volesse da me: dovevo mostrarle di essere docile. "Bene, sai che lei è la tua padroncina ora, vero?" chiese il signor Carlo. "Si signor Domino" risposi. "Non ho capito, parla più vicino alla cornetta, Sissi" . "Si signor Domino" ripetei scandendo bene la voce. "Allora sappi mostrarle la giusta riconoscenza Sissi. Dimostrale quanto sai di essere privilegiato" disse e staccò la comunicazione. La mia signora mi venne vicino per prendere la cornetta e mi porse la mano perchè potessi poggiarle sopra le labbra. "Cosa ti ha detto?" mi interrogò Lyse. "Che devo esserle riconoscente, signorina" dissi. Un nuovo schiaffo mi colpì. "Signorina, quando siamo in pubblico, Silvio" mi corresse. La mia ex dolce fidanzata era come trasformata, rinata. "Sai, Carlo è eccitante da morire" mi disse con tono confidenziale e più umano "se sarai obbediente con noi anche tu potrai avere la tua parte di soddisfazione, non te ne pentirai; devi soltanto promettermi, se davvero mi ami, di rendere veloce il tuo addestramento. Farai qualsiasi cosa ti sarà chiesta, vero?" . Per un attimo fui rapito da quella atmosfera confidenziale e, dimentico di quanto accaduto, risposi con una semplice affermazione. Fui colpito da un terzo ceffone e capii che, quandanche mi avesse concesso le sue confidenze, ormai dovevo dimenticare di essere al suo pari. "Mi scusi Domina" mi affrettai a correggermi. "Puoi alzarti. Seguimi in camera. Questa sera con Carlo voglio essere bellissima". La segui. Si cambiò dabito, non prima di avermi chiesto di voltarmi, verso un muro, in ginocchio in un angolo. Indossò un vestito bianco corto senza spalline e calze nere, scarpe con qualche centimetro di tacco. Mise un paio di orecchini lunghi in oro bianco che io stesso le avevo regalato in occasione di un suo compleanno quando eravamo fidanzati. "Che te ne pare?" mi chiese. "E bellissima Domina" affermai. "Stasera voglio scopare il tuo signore, fino a sfinirlo". "Sarà orgoglioso di lei, Domina". Sorrise maliziosa e prima di uscire mi raccomandò "Devi stare quì in ginocchio ad aspettarci. Potremo rientrare allimprovviso in qualsiasi momento e se ti troveremo in diverso atteggiamento sarà lultima volta che avrai potuto vedermi. A proposito, Silvio, abbiamo già deciso che puoi anche darmi del Tu". "Grazie, signora" risposi. Andò e rientrò con lui, dopo alcune ore, aprendo la porta senza suonare. Ridevano tra di loro, sembrava avessero bevuto allegramente anche se senza eccesso. Li sentii raggiungere la cucina ed aprire il frigorifero, forse si erano dimenticati di me, solo, inginocchiato in un angolo della camera di Lyse sui cui letti un tempo avevo fatto lamore. Li sentii raggiungere il salotto, sempre scherzando; supposi che si fossero accomodati sul divano perchè mi arrivavano indistintamente cenni di risolini e fusa da parte di lei. Dopo alcuni minuti Lyse mi raggiunse da sola. "Vuole vederti" mi disse "Questa volta sarò io a preparare te". Raggiunse un cassetto del comò ed estrasse un rossetto poi si avvicinò a me e mi dipinse le labbra di un colore rosso-bruno, accuratamente. "Sii molto gentile con lui" disse mentre mi preparava; lei era seduta sul letto io continuavo a rimanere in ginocchio sul pavimento. Con il piede mi toccava leggermente , in modo intenzionale, il sesso. Come quando mi aveva lasciato, ero nudo, eccetto il paio di collant multicolore che aveva voluto indossassi. "E fai vedere che sei eccitato" aggiunse mentre i suoi piedini, velati dalle calze, limonavano i "miei" collant. "Sei pronto" disse ad un tratto "seguimi camminando in ginocchio". Entrai nella sala seguendola e mi apparve il signor Carlo, seduto sul divano. "Guarda il padrone " disse Lyse alzandomi la testa tirando per i capelli. Lui era là seduto che accennava un mezzo sorriso silenzioso, la cravatta scompigliata e la camicia fuori per metà dai pantaloni; sorseggiando un bicchiere di whisky. Io, allaltro capo della stanza, Lyse era in piedi vicino a me. Poi rimirandomi ordinò a me rimanendo immobile "vieni a farti vedere. Sù!". Mentre la mia signora mi guardava attraversare la stanza, dopo essere andata a sedere comodamente al suo fianco. Tese una gamba in mia direzione e si divertì: "Fai la puttana" ordinò. "Pensa a quando lo convinceremo " disse colui che era ormai il signor Domino rivolto a Lyse "ad indossare un godemichet ogni volta che vorrà comparirci di fronte. Voglio saperlo sempre pronto, anche mentre passeggia per la città". Lyse, nel frattempo, si era ranicchiata sul divano e lentamente gli sbottonava la camicia, accarezzandogli il petto. Leccava le sue labbra socchiuse. Lo limonava tranquillamente. Eccitata, cercava la sua attenzione. Non badava più a me.. Portò le gambe sul divano e potei scorgere il chiaro della pelle sopra lorlo delle calze; intravidi le mutandine di pizzo nero. "Sei contento vero che te lho messo a disposizione" sentii lei sussurrare al signore "ora mi farai scopare con te vero?". Quel distinto signore in cravatta laveva convinta a cedergli me, il suo ormai ex amore.Lei faceva la gattina per lui. Lapprendere che dalla mia sottomissione poteva dipendere anche la soddisfazione di Lyse faceva sì che mi impegnassi ancor più in quellanomalo gioco erotico. Sapevo che quanto più avessi dato soddisfazione al signor Carlo, sottomettendomi docilmente a tutti i suoi voleri, tanto più lui sarebbe stato grato alla mia signorina e lavrebbe ripagata nel modo che lei desiderava: essere scopata da lui. Volevo che lei fosse felice scopando con lui. Il signor Carlo, alzandosi , porse una mano a Lyse. "Hai svolto un discreto lavoro" le disse "anche se bisogna ancora ammaestrarlo, meriti una ricompensa, andiamo in camera". Notai lei che gli donava le labbra cercando un bacio appassionato. Poi, avvinghiati, raggiunsero la camera da letto senza più badare a me. Rimasi a riflettere su quella situazione: la mia ex ragazza mi aveva usato come uno strumento di piacere per il suo uomo. Per lei ero ormai solo questo. La sentivo gemere; mugolava tra le sue braccia nellaltra stanza, come mai lavevo sentita fare con me durante gli anni del nostro fidanzamento. Quella porta della camera che, a volte in passato, si era schiusa anche per me, da cui ora rimanevo fuori. Quando si aprì, dopo circa unora, fu lui ad uscire, era in boxer ed indossava ancora la camicia, completamente sbottonata; ai piedi le scarpe slacciate, al polso lorologio dacciaio. Aveva in mano il preservativo appena usato con lei, ancora pieno del suo succo. Stava andando al bagno, quando, passandomi vicino, mi mostrò il preservativo dicendomi "Ti piacerebbe pensare tu a svuotarlo? Forse un giorno, se ti comporterai bene .". Non attese risposta: Quando tornò dal bagno, un quarto dora dopo, mise in chiaro: "Ho dato disposizioni alla "tua" Lyse affinchè dora innanzi tu compaia, anche in mia presenza, indossando, sotto i pantaloni, collant da donna e , se mai lo vorrò, porterò anche un godemichet. Ogni volta che ti chiamerò dovrai rispondere <Si signor Domino> e disporti sulle ginocchia. Quando non ci sarò delegherò la tua padroncina ad esercitarti allarte della sottomissione. Se ti atterrai alle regole, lei potrà concederti di leccarle i piedi. Nel caso, dovrai accogliere il suo alluce nella tua bocca con lo stesso piacere con cui lei sa accogliere il mio sesso. Intesi?" "Si signor Domino" risposi timidamente. "Più forte, checca". "Si, signor Domino" scandii. "Bene ora devo andare" disse afferrandomi il viso con una mano perché potessi guardarlo in faccia. Abbassai lo sguardo, quindi mi lasciò. In breve uscì di casa. Notai che, mentre Lyse mi aveva anche schiaffeggiato, il signor Carlo non si scomponeva; parlava e basta, al massimo mi poneva due dita sotto il mento. Feci in tempo a scorgere, appoggiata sulla porta della camera aperta, Lyse sorridente. Indossava una vestaglia di raso corta ed aveva assistito alla scena. Il signor Carlo uscì quindi di casa e Lyse, schernendomi in modo allusivo, venne verso di me affermando: "In fin dei conti le dita dei miei piedi sono molto preziose". Poi aggiunse: "Carlo mi ha autorizzato a farti rimanere quì per la notte, fino a domani. Come vedi, sa essere molto buono se vede che obbedisci; mi raccomando non deluderci, ok?" "Si" affermai. Si avvicinò con fare molto lascivo, lentamente, nelle sue pantofole aperte, il cui tacco slanciava le caviglie. Mi venne vicina e porse due dita sotto il mio mento, come aveva fatto il signor Carlo, lo sollevò dolcemente; mi guardò con uno sguardo soavemente indifferente. Credevo volesse dimostrarmi riconoscenza; invece un manrovescio mi colpì improvviso. "Non ho sentito" sussurrò. "Si Domina" ricordai. "Bene, non ti devi approfittare del fatto che lui non sia presente per permetterti confidenze che non ti possono essere concesse. E sempre con devozione che ti devi rivolgere a me in solitudine. Ricordi il tuo patto?". "Mi scusi Domina" aggiunsi con tono sommesso ma scandendo bene. "E così che ti voglio, docile e dolce. Ora mostrami ciò che ti ha appena detto Carlo; fammi vedere come ciucceresti un cazzetto rosa, tira fuori la lingua". Mi porse il piede. Presi il suo alluce sinistro in bocca e lei, in piedi, cominciò a muoverlo avanti e indietro sulla mia lingua. "Vieni" disse andando quindi a sedere sul divano, la gamba sinistra estesa, protesa verso le mie labbra. Potevo intravedere di nuovo il suo sesso, che non mi era più permesso toccare, bellissimo, lo immaginai bagnato. "Va bene" affermò dopo un paio di minuti "ora và pure in bagno, Carlo ha appena fatto la doccia e sicuramente avrà lasciato da pulire. Tu mi sembra di ricordare che sei più portato per le pulizie, vero? Le volevi sempre svolgere anche quando stavi con me. Quando hai finito accomodati sul divano dove potrai trascorrere la notte. Domattina io uscirò alle otto per andare in studio. Non voglio vederti quando mi alzo. Se gli sei piaciuto, uno dei prossimi giorni chiederà di te. Per ora voglio stare almeno 20 giorni senza averti intorno. Ti prego di non cercarmi. Però, perchè mi è piaciuto che tu sia stato così dimesso, nel frattempo, sebbene mi faccia piacere che tu viva in castità per me, ti autorizzerò a scopare di nuovo, ma solo una volta, con la tua cara Bea. Devi farlo considerando che sia un premio giusto per te. E comunque non prima di quindici giorni a partire da ora". Nel dire questo, sottolineò maliziosamente il nome di colei che qualche mese prima - ma mi sembrava fosse trascorsa uneternità - era stata lapparente causa della fine del nostro rapporto di fidanzamento. "Ma non appena lo farai" aggiunse "dovrai inviarmene un dettagliato resoconto per lettera ..credo che, più ancora che la castità, mi faccia piacere poter controllare le tue voglie. Sei contento che ti ho del premio? Sei contento di poter di nuovo scopare con Bea? ..Ah dimenticavo, prima di andartene, domattina, ricordati di prendere quel pacchetto sul mobile. E per Bea". Volsi lo sguardo e lo notai; aspettò che le rivolgessi di nuovo lo sguardo con aria interrogativa e solo allora aggiunse: "E un godemichet . Tienilo a disposizione, conservalo per conto nostro. Non devi darglielo subito, decideremo noi come debba averlo, a tempo debito; per ora tu lo hai in custodia. E poi non è detto che anche tu, qualche volta, lo debba indossare, magari quando ti ripresenterai di fronte a me o a Carlo, se lo decideremo. Chissà". Allungò un piede verso di me. La divertiva probabilmente lidea che fosse lei stessa ad autorizzare la mia scopata con Bea ed il fatto che avrebbe poi deciso come mi sarei dovuto ripresentare a lei. Da quando Lyse mi aveva lasciato, avevo, di tanto in tanto, rivisto Bea; anche se non avevo più avuto rapporti sessuali nè con lei né con altre. La frequentavo per rompere la monotonia. L'abbandono di Lyse mi aveva fatto capire quanto avessi perso con la fine del nostro rapporto; sarei stato ora pronto a lasciare 100 donne come Bea per avere una donna eccitante almeno la metà di quanto adesso lo era Lyse. Ma ormai era tardi, ciò non era più possibile. Da quando Lyse, o meglio il signor Carlo, in sua vece, mi aveva concesso di poter continuare a vederla non facevo che pensare a lei. Ogni volta che squillava il telefono speravo che fosse lei. Mi ritrovavo invece a rispondere, con una certa delusione, di volta in volta, a Bea, ad amici od amiche. Lei continuava a non farsi sentire ed io mi sentivo come una cosa abbandonata; mi sentivo non considerato. Aspettavo che trascorresse il tempo che aveva deciso. La immaginavo a scopare in ogni momento con il signor Carlo. Avevo il timore che lui potesse stancarsi del rapporto che lei ancora mi permetteva e che potesse magari decidere che lei smettesse di accettare che io la frequentassi oltre. Più volte fui tentato di prendere l'iniziativa di sentirla al telefono per cercare di intuire il corso degli eventi; mi avvicinavo alla cornetta di quel silenzioso telefono; ogni volta riuscivo a trattenermi a fatica, e ciò soltanto per il fatto che non volevo che lei pensasse che non fossi in grado di ubbidirle. Ero combattuto tra la voglia di chiamarla per sentirmi rassicurare che non avesse magari deciso di non vedermi più e il desiderio di dimostrarle obbedienza, non cercandola, come aveva chiesto. Contavo tuttavia i giorni che lentamente trascorrevano. Ne erano passati ormai diciotto; diciotto lunghi giorni quando decisi: dovevo pur scopare con Bea. Mi stimolava l'idea di poter, dopo averlo fatto, tornare a casa ad accendere il computer per dettagliare il rapporto a quella che ormai era totalmente la mia padroncina. Lo feci per poi poterle scrivere: "Signorina, padrona, è appena passata la mezzanotte e lei sarà forse in compagnia del signor Carlo, o starà forse istruendo qualche altro pretendente alla docilità che si conviene. Assolvo al gradito compito che mi ha assegnato facendole rapporto di quanto poco fa è accaduto tra me e Bea. Sono passato a prenderla alle 21 e 30 dopo averle proposto di venire a bere qualcosa a casa mia. Lei indossava un abitino corto multicolore che richiamava le tonalità dell'arcobaleno, leggere calze di seta velate color bianco trasparente e scarpe con tacco alto poco più di 5 centimetri, portava un filo di piccole perle come collana che faceva risaltare i lunghi capelli neri che ora porta lisci, sì che le arrivano a sfiorare i capezzoli. Certo non poteva competere con la sua eleganza. Io, sapendo che saremmo tornati a casa mia ,mi ero già preparato, indossando una tuta da ginnastica. Durante il viaggio in macchina parlammo poco, lei scherzava e mi provocava ridendo, raccontandomi che nel tardo pomeriggio, alla fermata dell'autobus un giovane di diciotto anni le aveva attaccato bottone. In tal modo cercava di provocarmi e mi chiedeva se fossi geloso, sporgendosi verso il mio posto di guida. Quando arrivammo a casa, appena chiusa la porta d'ingresso, dal dietro, la cinsi con le braccia all'altezza dei fianchi. La trovai disponibile anche se meravigliata. Si struscio contro di me cominciando subito a gemere, quindi si voltò, la sollevai, le sue gambe mi serrarono i fianchi e la portai così di peso in camera da letto. La limonai un po', taccandole le gambe e leccandole le labbra; quindi le dissi di attendere e mi recai in cucina a prendere i pasticcini che avevo posto nel frigorifero, giocammo un po' con quelli, con lo champagne e coi nostri corpi. Poi trovai il coraggio per proporle scherzando di legarle i polsi e le caviglie ai piedi del letto. Lei accettò sorridente. Una volta legata con la pancia appoggiata sul materasso presi un cavetto d'acciaio rivestito di gomma (che le massaie usano come stendipanni) e cominciai a batterla sulle cosce e sulle natiche. Lei non cercava di opporsi, timidamente gemeva "Mi fai male" tuttavia le frasi erano sempre più mugolate. "Dai, che ti piace" le ripetevo calmo, lei gemeva: quando la legai indossava ormai soltanto i collant che strappai poi in corrispondenza del suo culetto mentre continuavo a batterlo con insistenza ma senza fretta, una frustata dopo l'altra, forte. Mentre lo facevo pensavo a lei, mia padrona. "Dimmelo che ti piace" continuavo a ripeterle; e quando mi misi nudo a sedere sul suo fondo schiena e le appoggiai il mio sesso sul corpo capii dai suoi movimenti che stava godendo. Muoveva le natiche cercando il contatto con me. Andai allora a sedermi sul cuscino su cui lei appoggiava il volto. La frustavo questa volta sulla schiena ed il mio sesso era a contato coi suoi capelli, cercai di scivolare sul cuscino così da portarlo al contatto delle sue labbra e lei era estasiata. Continuavo ad avere in mano quell'improvvisato frustino con cui la battevo e lei continuava a leccarmi poi scivolai sotto il suo corpo e la penetra, mentre ancora era così legata. Si dibatteva come una pazza. venni in lei, che risucchiò avidamente tutto il mio seme. Quindi la slegai. Fu lei, in seguito, a cercare di scherzare sull'accaduto, dicendo sorridendo come fosse normale "la prossima volta però ti lego io". La riaccompagnai a casa pensando che lei, mia padrona, forse sarebbe stata soddisfatta di me. Spero che presto mi permetterà di vederla. A sua completa disposizione." Firmai Sissi, ed inviai la lettera. Il ventesimo giorno tuttavia non mi cercò. Lo fece solo dopo altri tre giorni. Feci addirittura congetture sul momento: forse lei aveva notato dalla data della lettera che avevo scopato con Bea dopo 18 giorni e non 15 da quando me ne aveva dato il permesso, sicchè anche lei mi aveva chiamato dopo 23 giorni e non dopo 20, come mi sarei aspettato da quanto mi aveva detto la volta precedente. Forse tutto era una combinazione. Comunque, limportante era che il cellulare, verso mezzogiorno, fosse squillato; era lei. Mi invitò a casa sua per il giorno dopo, disse che avrei dovuto pulire la casa. Arrivai e controllò, sulla porta, che avessi i collant sotto i pantaloni. Quindi mi fece entrare. "Comincia pure a pulire" disse soltanto e si ritirò in camera. Supposi avesse da fare al computer portatile che usava tenere su un comodino in quella stanza e spesso usava. Cominciai le pulizie. Così andò avanti per alcune settimane. Quando terminavo le pulizie bussavo per avvertirla e lei semplicemente mi salutava con un ciao dandomi il nuovo appuntamento.. Lei stava con Carlo ed io ogni tanto potevo andare a trovarla, parlare, lavorare, rimirarla, purchè non toccassi..... Non faceva più cenno ad argomenti sessuali con me. Un giorno lei era di una bellezza arrogante; indossava semplicemente un paio di pantaloni scampanati, scarpe alte dal cinturino alla caviglia e una maglia di cashemere. Non resistetti ai miei doveri. Cedetti e, cercando un contatto fisico, tornai a implorarla di permettere che ci vedessimo ancora da fidanzati. Mentre mi rivelavo mi sentivo ridicolo. Intuivo lassurdità della richiesta eppure non fui in grado di trattenermi dal farlo, era troppo bella. Lei mi mise alla porta con classe, indifferente; dicendo che forse sarebbe stato meglio che stessi un altro po senza vederla; non specificò quanto. Passai brutti giorni, settimane. Ogni tanto passavo sotto casa di Lyse per guardare la luce alle finestre. Non avevo il coraggio di suonare al citofono, sapevo di averla offesa e di averla fatta grossa: avevo pensato di rivaleggiare col signor Carlo. Ero dispiaciuto per quanto commesso. Una sera mi nascosi dietro il palazzo facendole la posta fino a tardi, fino a che lei rientrò dopo la mezzanotte, la intravidi alcuni secondi ma furono sufficienti a provare rinnovata adorazione. Era accompagnata da Piero, un ragazzo nostro ex amico comune, compagno duniversità. Si trattata di una persona decisamente bella, noto per la simpatia di molte donne. Ridevano mentre cercavano di aprire il portone. Sapevo che anche con lui era solamente amica, ma la gelosia cera ugualmente. Almeno lui poteva godere della sua presenza. Io, invece, da settimane non ero stato più neppure sentito al telefono; ero fuori dal gioco. Mentre Lyse, ormai, era tutta per il signor Carlo. Dopo altri giorni, non resistendo oltre per il desiderio, poiché lei non pensava minimamente a farsi viva con me, le inviai un messaggio sul cellulare: "Bellissima dea, scusami. Ho nostalgia dei momenti in cui permettevi di rendermi utile. Vorrei mostrarmi degno di tuo perdono. Mettimi alla prova, te ne prego, sono dispiaciuto. Sissi". "Sei perdonato. Ma fai che non succeda più". Il messaggio di risposta di Lyse mi giunse inatteso; mi sarei aspettato che non mi avesse risposto. Lavevo inviato tanto per provare. "Posso venire a casa tua domani a rimettere ordine?" ne approfittai per chiederle subito, col timore che si pentisse di avermi concesso una nuova occasione. Volevo sfruttare la buona stella finchè il momento fosse favorevole, forse lei me lo avrebbe concesso. Infatti: "Ok alle cinque del pomeriggio" arrivò la risposta. Il giorno dopo, puntuale la raggiunsi. Mi aprì la porta sorridendo, indossava una gonna che le arrivava sopra il ginocchio, le bellissime gambe erano tese su scarpe dal tacco alto. Si mise a sedere sul divano accavallando le gambe, ma notai che in casa cera anche, seduto vicino a lei, Piero, quel nostro amico coetaneo. Lui sapeva che eravamo fidanzati, o meglio, che lo eravamo stati, ma non credo sapesse di come si era trasformato il nostro rapporto. Ci pensò lei a metterlo al corrente. Mentre mi stavo anchio accomodando sul divano come fosse normale (ero un po intimorito di rivelarmi a Piero nella nuova veste, non volevo che lo sapesse), Lyse, scherzosamente, mi bloccò: "Non volevi essere perdonato? Non dovevi venire per le pulizie di casa?" Non potei, allora, fare a meno di lasciarmi andare, anche se di fronte a Piero. "Sono orgoglioso di essere stato nuovamente accolto da te. Non vedo l'ora di farmi perdonare" riuscii a bisbigliare con tono dimesso. "Allora mettiti all'opera. Gli attrezzi sono nel ripostiglio, lo sai no?" nell'affermare ciò, accavallando le gambe, aprì la borsetta che aveva al fianco per prendere un chewin-gum. Lo scartò, gettando la carta sul pavimento. Quindi ne seguì con gli occhi il tragitto e fece a me un cenno con lo sguardo, indicandola in silenzio. Feci il gesto di chinarmi per raccoglierla quando lei, sempre scherzando, coprì la carta con una scarpa, continuando a rimanere seduta comodamente, sorrise a Piero. Incrociai gli occhi della mia bellissima ex. Lei mi lanciò unocchiata neutra, senza dire nulla. Non riuscivo a capire cosa volesse. Lyse scostò finalmente il piede e, quando mi accingevo a cogliere la carta piegando le ginocchia, si alzò, invitando Piero a seguirla nell'altra stanza. Mi lasciarono solo. Rimasero assieme al computer alla scrivania in camera sua dopo aver chiuso la porta. Non so cosa le avesse raccontato di me e come lui lavesse presa, ma ora lui sembrava di gradire solo linteressamento di lei, non certo il mio, anche se era un ex amico di coppia. Daltronde come biasimarlo? Senza che nessuno badasse a me, scopai e lavai per terra nelle altre stanze, poi spolverai. Quasi due ore dopo la raggiunsi. Bussai alla porta ed attesi nel corridoio. Lei venne ad aprire. "Devo fare anche la tua camera?" chiesi. Lei mi guardò e sorridendo maliziosamente non rispose. Lasciandomi in attesa sulla porta della camera, si recò in cucina, poi in sala e nel bagno. Era andata a controllare le pulizie. Tornò e disse "No, la camera no, puoi andare". Mi stava congedando. "Posso fermarmi a prepararti cena?" chiesi. Non lavevo mai fatto prima. "No, grazie, esco con Piero tra poco rispose". "Quando posso tornare?" le chiesi. "Ti farò sapere" affermò tranquilla. Era la risposta che temevo. Già immaginavo che avrei dovuto attendere chissà quanto. Quando non mi dava subito un altro appuntamento preciso, dovevo poi attendere uneternità. "Posso chiamarti qualche volta?" le chiesi. "No" rispose sicura Lyse. Abbassai il capo, speravo di commuoverla. "Non sono sempre disponibile a sentirti o risponderti, Sissi, e tu non devi abusare della mia pazienza. Mi da fastidio quando fai linvadente". Era doveroso che lei mi parlasse così francamente. Abbassai lo sguardo. Avvertii lei guardarmi e sorridere. Ci fu un attimo di silenzio, poi capivo che dovevo salutare. "Ciao Piero" dissi imbarazzato. "Ciao" rispose lui "mi ha fatto piacere rivederti" aggiunse con tono formale. Ma quale piacere! pensavo, guarda a che punto deve arrivare lipocrisia, Non è stato un attimo distante da Lyse .. Ma non arrivai in fondo ai miei pensieri "Su, ora vai" disse Lyse indirizzando unocchiata alla porta dingresso. Scendevo le scale avvertendo la sensazione di essere domato, addestrato, da Lyse, come voleva Carlo. Lei sempre di più si aspettava da me, ricevendola, gratitudine per il permettere di pensare a lei, svolgere i lavori di casa per lei, scrivere di lei. Io per conto mio avevo il mio bel piacere di sbirciarla quando indossava gonne, corte od austere, accompagnate da scarpe dal tacco alto o stivali. E non potevo fare a meno di chiedermi perché, quando era fidanzata con me, non mi avesse reputato allaltezza di godere di certe gioie. Sì perché ero convinto che con me non fosse stata così sensuale. Quando eravamo fidanzati non faceva mostra di tanta grazia. Evidentemente già fin da allora, Lyse sapeva cosa poter permettere ad un uomo e cosa ad un altro. Ora a me non rimaneva che pensarla, in castità (a parte quella volta che mi aveva fatto concessione con Bea), mentre lei si abbandonava tra le braccia del suo amante, divertendosi ad assecondarlo, adulandomi ma non permettendomi altro. Mi ricercò ed andò avanti alo stesso modo per mesi Un pomeriggio arrivai a casa sua, come da accordi, perché voleva che riverniciassi la ringhiera del terrazzo. Lei mi accolse, uscendo dalla camera con indosso un accappatoio, calze e ciabatte da camera con un po di tacco.. Ebbi limpressione che avesse appena fatto lamore. Non mi sbagliavo, intravidi, dalla porta della camera aperta, il signor Carlo ancora a letto. Lyse mi guardò e dando unocchiata di meraviglia allorologio (erano già le sedici?), sorridendo, mi raggiunse. "Ti dispiace, Sissi, prima di cominciare in terrazzo, fare i piatti?" mi disse cordiale. Mi accompagnò in cucina e mi porse un grembiulino a fiori. Sembrava nuovo; ebbi l'impressione che fosse stato acquistato per l'occasione. Me lo porse mentre mi venne spontaneo mettermi sulle ginocchia di fronte a lei. Feci per metterlo sopra i vestiti, quando mi fermò. "Non così. Nudo" ordinò continuando a stare in piedi al mio fianco. Cominciai a spogliarmi mentre lei tornò verso la camera dal suo Carlo non prima di avermi concesso un piede a contatto di labbra, in silenzio. Lasciò che lo baciassi velocemente. Fui lusingato. Era come se un po avesse tradito Carlo, pensavo; anche se lei ora era di nuovo in camera con lui. Chissà se glielo avrebbe detto. Continua |
||||