Mattinata con imprevisti
di Ugo

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Quel giorno, per degli impegni personali, avevo preso, per andare al lavoro, un treno a metà mattina. Che differenza! Quasi vuoto invece che la solita folla di pendolari ognuno dei quali a leggere il suo giornale o a cercare di dormire ancora un po’.
Il mio treno questa volta era quasi deserto. No, ecco in uno scompartimento una splendida donna ed io non resisto e vincendo la mia timidezza entro e vado a sedermi di fronte.
Occhi scuri, capelli lunghi e scuri anch'essi, un viso molto bello e curato e, soprattutto, delle gambe e dei piedi (con dei sandaletti aperti) da sogno. Il mio sguardo non riusciva a staccarsi dai suoi piedi e dal suo corpo. Me la stavo divorando incapace di trattenermi dal fissare quei piedi deliziosi che avrei voluto baciare prendendomi cura di essi con massaggi e baci.
Rapito da questi pensieri non mi accorsi che lei mi stava guardando e che si era bene accorta verso dove fosse perso il mio sguardo.
Improvvisamente sento:
"Ma cosa hai da guardare?!"
Io con un filo di voce, imbarazzatissimo ma eccitatissimo trovo la forza di risponderle:
"Mi scusi ma sa che è letteralmente stupenda! E soprattutto i suoi piedi sono stupendi, li massaggerei, carezzerei e bacerei, insomma li adorerei per ore."
“Ma come ti permetti di dire queste cose, non amo essere importunata né per strada né in treno da sconosciuti, potrei chiamare il capotreno e dire che mi stai molestando...
“Noo la prego, mi scusi, mi scusi, non so cosa mi ha preso… accetti le mie scuse ..”
“Basta basta con queste idiozie, ho ben capito che sei un feticista del piede come ce ne sono tanti in giro. Sapessi quanti mi guardano i piedi e si capisce che sbavano e farebbero qualsiasi cosa per averli. Ma io li do a pochi, solo a quelli che decido io”
Rimase per un po’ a squadrarmi in un silenzio assoluto. Io non sapevo cosa dire, nè dove guardare. Muto ed impacciato finchè fu lei a rompere il silenzio e a dirmi
con voce padroneggiante:
"Se veramente ti piacciono tanto i miei piedi devi massaggiarmeli e baciarmeli qui e ora e non mi importa se passa qualcuno nel corridoio e vede.".
Ero troppo eccitato per non obbedire.
Le tolsi il sandalo e dopo aver massaggiato per poco tempo il suo "dono" cominciai a baciare e poi a leccare.
D'improvviso ritirò il suo piede ordinandomi di rimetterle i sandali. Non esitai a eseguire il suo ordine, sempre più eccitato.
"Bene io devo scendere qui"
“Ohhh che peccato io devo proseguire….
E lei guardandomi con aria che non ammetteva repliche mi rispose:
"E no bello il mio zerbino, no tu oggi scendi qui con me e fai quello che dico io!"
Ormai ero stregato da quei piedi, da quella voce, da quegli occhi ora dolci ora duri come l’acciaio.
Telefonai in ufficio e dissi che avevo un imprevisto e che non potevo andarci.
Scesi con lei e la seguii fino a casa sua in un elegante condominio.
"Oggi è la tua giornata sfortunata o fortunata, dipende dai punti di vista!" - mi disse appena entrati.
Mi ordinò di spogliarmi e di inginocchiarmi. Rimasi con la canottiera e gli slip ma lei con un cenno mi fece capire che dovevo togliere tutto. Mi sentivo ridicolo, ma nello stesso tempo era tutto maledettamente eccitante.
Lei si sedette su una poltrona ed io davanti a lei in contemplazione di quei meravigliosi piedi. Finalmente mi disse che potevo toccarli e baciarli devotamente. Non me lo feci ripetere due volte!!
Ma mentre ero estasiato da quel contatto inebriante me li tolse dalle mani e dalle mie labbra.
“Ora farai come dico io e cioè te ne stai fermo, immobile, chiaro?? e guai a te se urli, intesi? immobile e avrai un premio.”
Pur non capendo cosa voleva fare restai in attesa. Lei si tirò su dalla poltrona e prima che potessi accorgermi mi tirò un calcio preciso nelle palle.
Nonostante il dolore impressionante restai in silenzio a tentare di respirare per far calmare il dolore.
Appena mi tolsi le mani dai miei testicoli mi sferrò un altro calcio sempre nelle palle e questa volta caddi disteso a terra in preda ad un dolore sordo, pazzesco. Però non urlai. A cosa sarebbe servito? A farla arrabbiare ed io non volevo far arrabbiare questa creatura meravigliosa.
Si allontanò per pochi attimi e quando tornò, dopo avermi fatto i complimenti per essere rimasto in silenzio, mi avvisò che è arrivata l'ora del regalo, ordinandomi di stendermi a pancia in su.
Eseguii subito e vidi che lei si stava togliendo la gonna e poi anche il perizoma. Io ero steso a terra e lei mi venne sopra calandosi lentamente sulla mia faccia e ponendo il suo frutto prelibato sopra le mie labbra.
Che dovevo fare? Per fortuna fu lei a dirmi che dovevo muovere la lingua ed io prontamente feci come lei mi aveva ordinato.
Poco dopo mi riordinò di star fermo e che tra poco avrei dovuto ingoiare tutto senza far cadere nulla a terra, o sarebbero stati "cazzi amari". Sentii scendere un liquido caldo e lievemente salato, che con gioia e eccitazione cominciai a bere, senza far cadere la minima goccia.
Era la prima volta che mi capitava di bere quel liquido sul quale tanto avevo fantasticato leggendo su una rivista di fantastiche padrone e di schiavi addestrati a bere tutto senza mai far cadere una goccia. Questa volta era finalmente capitato a me!
Mi ordinò di rimetterle le scarpe e di ripulirle con la mia lingua fino a togliere la più piccola traccia di sporco. So che consumai molto tempo in questa operazione e poi con dei calci mi fece capire che dovevo stendermi a terra. Con lentezza ed appoggiandosi al muro pose un piede sul mio petto e poi con un saltello anche l’altro venne a pesare su di me. Finalmente potevo sentire una Padrona sopra di me con tutto il suo dolce peso. Sublime.
La mia eccitazione che si era manifestata da subito era più che evidente e la mia voglia di godere si capiva chiaramente
“Guai a te se ti permetti di venire senza che io te lo ordino, sappi che se succede ti massacro di botte “
Il tuo tono non ammetteva dubbi e cercai di tenere la mia eccitazione il più basso possibile. Ma come fare con quella splendida donna sopra di me, con la sua severità e i suoi ordini imperiosi!
Mi fece mettere carponi e mi salì sulla schiena ordinandomi di portarla in bagno. Il suo era un dolcissimo peso e sapere che la sua figa stava a contatto con la mia schiena mi dava ancora più eccitazione.
Si sedette sulla tazza accendendosi una sigaretta. Io dovetti mettermi disteso vicino a lei che fece disinvoltamente i suoi bisogni solidi senza curarsi del sottoscritto. Anzi mi usò come portacenere gettando la cenere direttamente nella mia bocca.
“Per oggi mi porgerai con la lingua i pezzi di carta igienica e ti risparmio di pulirmi con la tua lingua ma sappi che la prossima volta che ti chiamerò lo dovrai fare e la tua lingua sarà la sola carta igienica che userò, chiaro?”
Accennai un timido sì che lei mi fece ripetere più volte a voce alta.
Poi posò il suo piede nudo sul mio pene svettante e premette come per cercare di sopprimere quella erezione così forte. L’unico risultato che ottenne fu un immediato e violento getto di sperma che andò a insudiciare il suo delicato piede.
“Sei un porco bastardo e ora pulisci tutto con la tua lingua, ripuliscimi del tuo schifoso sperma”
Riluttante dovetti obbedire per non farla arrabbiare ancora di più. Con la lingua leccai tutto il mio sperma anche se non ne avevo voglia, ma come potevo disubbidire ?
Prima di congedarmi volle il mio numero di cellulare.
“Guai a te se ti fai vedere da queste parti, devi solo aspettare che sia io a chiamarti e allora ti dovrai precipitare da me, mi sono spiegata?”
Devotamente le dissi che avrei fatto come mi ordinava e ora sono qui in attesa che Ella mi chiami e io correrò anche se so quello che mi attende.