La metamorfosi di Laura
di freemind


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Quando Laura entrò in sala furono in molti a voltarsi a guardarla, era più bella che mai nella sua figura snella e sensuale, i capelli corvini raccolti dietro la testa e due ciocche che le scivolavano ai lati ad incorniciarle il viso, fasciata in un leggerissimo abito nero che le avvolgeva il corpo, lungo fin quasi alle caviglie e che continuava fin su a coprirle completamente il suo seno, finendo allacciato al collo con un nastro di raso irrigidito che dava l'impressione di un collare chiuso dietro la nuca.

L'unica parte del corpo che rimaneva in vista e che gli invitati poterono osservare furono le spalle, dove la pelle levigata e di una carnagione scura da farla sembrare sempre abbronzata, pareva tesa da quel suo modo di arcuare sempre un po' indietro la schiena, un vezzo che aveva fin da ragazzina quando incominciò a sviluppare le sue forme e si divertiva ad ostentarle per strada indossando camicette acquistate di una misura inferiore e sbottonate fin quasi sotto i seni.

Anche questo contribuiva a tendere il sottile tessuto che le modellava i seni come una seconda pelle, mostrando in tutto il suo splendore la loro pienezza nel rimanere sodi e sollevati senza il bisogno di alcun sostegno artificiale che infatti non c'era e che contribuiva ad evidenziare il rigonfiamento dei capezzoli turgidi che ad ogni movimento sfregavano sotto il tessuto regalandole delle sensazioni molto piacevoli e contribuendo a tenere sempre molto alto il suo stato di eccitazione.

Laura aspettò ferma ancora qualche secondo, spaziando con lo sguardo per la sala e fingendo indifferenza, sapendo molto bene che gli sguardi degli uomini erano tutti sulla sua pelle e sui suoi seni, sapeva dosare con attenzione le pause e i tempi di ogni suo gesto, sempre tesi ad appagare quella sua indomabile voglia di esibizionismo che grazie a Giorgio era diventata molto più elegante e raffinata e che le dava l'aria di una creatura dal corpo irraggiungibile.

Volse allora lo sguardo verso il suo uomo che si era allontanato e quando lo incrociò gli si aprì un sorriso sottile, quasi a chiederne il consenso a proseguire il suo gioco di seduzione; Giorgio che era appoggiato ad un tavolo e che si divertiva a spiarla mischiato agli altri uomini, fiero che quella splendida creatura fosse completamente ai suoi ordini, ricambiò con un sorriso, assecondando quindi la continuazione.

Laura cominciò ad avanzare nel salone tra luci, chiacchericci e sguardi furtivi di mariti imbarazzati dal dover distogliere lo sguardo dalle loro consorti per incrociare quella splendida figura; camminava sicura e con lo sguardo alto, costretta ad un portamento particolarmente seducente dai tacchi altissimi e sottili dei suoi sandali neri, che ad ogni passo forzavano le sottili caviglie a uno sforzo particolare per mantenere un equilibrio elegante e che arcuavano il collo del piede tutte le volte che lo poggiava in avanti fino a creare un'unica linea tra la gamba e le dita, tanto che la cucitura delle calze perdeva per un attimo la sua forma dritta sopra il tallone nudo.

Quando incominciò ad essere verso il centro del salone e ad aver passato lasciandosi alle spalle alcuni divani che ospitavano gli invitati, sentì un brivido che le percorse velocemente tutta la schiena fino a salirle nella testa, sapeva cosa stava mostrando e sapeva di aver vinto un ennesimo pudore che rappresentava la sua sfida con Giorgio per quella sera, gli invitati che erano alle sue spalle rimasero sbalorditi dallo spettacolo che videro e le loro stesse espressioni indussero i più distratti a volgere lo sguardo verso quello spettacolo.

L'abito, che sul davanti nascondeva ogni centimetro della pelle di Laura e che lasciava trasparire agli sguardi solo la silhouette delle sue forme, sul retro lasciava la schiena completamente nuda, si scorgevano appena i due lembi tesi del vestito che lateralmente risalivano i fianchi per salire fin sul davanti delle spalle, coprivano lateralmente solo in parte i seni di cui si vedeva lo splendido profilo e che per quanto erano sodi spingevano davanti l'abito lasciando un vuoto tra i lembi e il costato subito sotto i seni; la profonda scollatura fin sul fondoschiena formava un leggero drappeggio che ondeggiava ad ogni passo e che mostrava a tratti il solco dei glutei, sodi e levigati, svelando la totale assenza di biancheria intima.

Quello che però lasciò realmente sconcertati i presenti fu lo spettacolo di quelle lunghe striature brune che segnavano la schiena di Laura e che sembravano ricamarle la pelle, alcune si incrociavano tra di loro, altre sembravano sparire al di sotto del drappeggio, facendo intuire che anche il resto del corpo non in vista fosse segnato dagli stessi solchi.

Laura immaginò lo smarrimento degli invitati nell'osservare la sua pelle segnata, sembrava sentire i pensieri di quanti si stessero domandando come una donna così bella e importante avesse deciso di farsi imprimere quel marchio e come avesse potuto sopportare un dolore tanto a lungo; Laura era invece orgogliosa di se stessa, solo lei sapeva a quale supplizio era necessario sottoporsi per poter adornarsi il corpo con quei ricami e lei, quel supplizio lo aveva sopportato in piena libertà, non perché costretta ma per libera scelta, la sera prima quando Giorgio le aveva chiesto di accettare un suo desiderio.


Seduti sul letto le aveva prima mostrato il vestito che aveva comprato in esclusivo negozio del centro, sottolineandone il contrasto tra il davanti coprente e castigato ed il di dietro, un abito che richiedeva una notevole dose di spregiudicatezza per essere portato con classe e che Laura fu subito eccitata nell'immaginarsi sul suo corpo nudo in un salone affollato di persone.

Giorgio aspettò che Laura si inebriasse ancora un po' di quella sua immagine della sera seguente e guardandola sorridere sollevando l'abito, cambiò tono di voce aggiungendo che, per quanto molto osè, lei non avrebbe potuto limitare a quell'abito la prova del giorno dopo, donne con abiti scollati o in nude-look ce ne sarebbero state più d'una, lei era ben di più che una donna sexy, doveva mostrare a tutti che era disposta ad accettare sfide ben più impegnative e dolorose pur di ornare il suo corpo.

Laura al momento non capì cosa volesse dire, pensò a qualche gioiello particolarmente seducente, indossato semmai in modo un po' stravagante e provocante ma Giorgio le disse che a parte due orecchini di perle grigie e il suo splendido piercing che le forava il lembo superiore dell'ombelico non avrebbe indossato altri gioielli la sera seguente.

Quello che voleva, era vederle la profonda scollatura dell'abito incorniciarle la schiena nuda adornata sulla sua stessa pelle con i segni che lui stesso le avrebbe prodotto.

Laura rimase per un po' interdetta, non solo per il coraggio e la perversione che richiedeva mostrare a tutti i segni di una sua sottomissione, ma anche perché conosceva bene la frusta, Giorgio la usava sempre durante le sue sedute di punizione in cui si divertiva a portarla al limite della sopportazione fino a che non la vedeva contorcersi in un orgasmo misto di piacere e dolore, sapeva che anche dopo una seduta particolarmente intensa l'evidenza dei segni non durava che qualche ora, al massimo un giorno, a questo contribuiva anche il colore scuro della sua carnagione.

Alla festa della sera seguente mancava più di un giorno ed i segni che Giorgio era solito lasciare sulla sua pelle sarebbero stati appena evidenti.

Non fu necessario chiedere alcunché al suo compagno, Giorgio aveva subito letto quel quesito nello sguardo di lei, immaginava che glielo avrebbe chiesto e decise allora di anticiparla.


"Ora ti mostrerò cosa sarà necessario per rendere i segni più duraturi del solito".

Si alzò ed uscì dalla stanza, a Laura quei pochi secondi parvero un'eternità in cui provò a ripercorrere con la mente tutti gli acquisti fatti nei recenti mesi nei diversi sexy-shop che erano soliti visitare per arricchire ulteriormente l'elenco delle possibili punizioni a cui farsi sottoporre, ma non c'era nessuna nuova frusta che non conoscesse già.

Quando Giorgio rientrò l'espressione di Laura fu di terrore nel vedere l'oggetto che il suo uomo stringeva nella mano, era tutt'altro che un nuovo acquisto anzi, l'avevano comperato ai primi tempi del loro rapporto in un negozietto di Amsterdam, sapendo bene che un oggetto del genere non poteva che essere utilizzato per fare scena, il dolore che avrebbe potuto provocare andava ben al di là di quanto il lungo addestramento di Laura potesse consentire e di quanto avessero mai pensato di spingersi pur da collaudati amanti dei rapporti sadomaso.

Giorgio lo aveva confidenzialmente battezzato "Il Nervo".


Era un lungo scudiscio semirigido di nervo di bue, lucido e nero, con un manico provvisto di fibbia per la cintola e che aveva la caratteristica di assottigliarsi proseguendo all'estremità opposta.

Questo lo rendeva sufficientemente flessibile da potersi conformare sulla pelle al momento del colpo, ma nello stesso tempo era provvisto della rigidità e del peso tale da renderlo uno strumento spaventosamente efficace nel segnare la pelle della vittima, veniva per questo usato per domare i cavalli particolarmente selvaggi dimostrando egregiamente tutta la sua efficacia nel piegare la loro volontà.

Laura ricordò di quando Giorgio l'aveva utilizzato su di lei a mo' di bacchettina per stuzzicarla in qualche parte del suo splendido corpo, mai per punirla.

Giorgio sorrise nel vederla così, impietrita e senza fiato con l'abito che le scivolò tra le dita e sapeva che aveva bisogno di alcuni secondi in più del solito ma, come ormai consolidato nei loro rituali quando le presentava un nuovo gioco a cui sottoporla, sarebbe stata lei stessa a dover pronunciare la frase di accettazione.


"Se lo vuoi fare puoi farlo, ho scelto di accettare ogni tua punizione ed ogni umiliazione vorrai impormi ed il mio corpo sarà a tua disposizione anche questa volta".

"Ti chiedo solo di imbavagliarmi e di legarmi perché non credo che stavolta riuscirò come tu vuoi a sopportare il dolore rimanendo da sola in piedi e senza emettere gemiti o grida, anche perché per domani voglio essere perfetta e ti invito perciò…….a non risparmiare i colpi, ma a proseguire per il tempo che vorrai e con la violenza che riterrai necessaria, fino a che non valuterai che il risultato sia stato raggiunto".

Laura dovette fare appello a tutta la sua forza interiore ed a tutta la sua determinazione per trovare il coraggio di pronunciare l'ultima frase, sapeva che di lì a poco le sferzate del Nervo l'avrebbero fatta pentire amaramente di averle pronunciate, sapeva che ciò che avrebbe provato sarebbe stato immensamente più doloroso di quanto Giorgio non le avesse fatto mai provare fino a quel giorno, ma l'idea di mettere alla prova il suo corpo, di utilizzarlo ancora come un oggetto da violare e da sensibilizzare oltre i limiti che una comune persona potesse anche solo immaginare, le dette la forza di accettare.

Da quel momento in poi tutto si svolse senza che nessuno dei due avesse bisogno di dire niente, per quanto fosse un rituale tra loro abituale, Laura si spogliò e scese le scale che portavano nella tavernetta con un passo diverso dal solito, la mente già ubriaca di sensazioni ed il corpo tremante le davano un atteggiamento più vulnerabile delle altre volte, non c'era in lei quell'aria spavalda e di sfida che numerose sedute di addestramento le permettevano di assumere mentre si preparava alle punizioni corporali.

Giorgio le mise le polsiere e le cavigliere, legò queste ultime agli anelli a terra, distanziati in modo da costringere Laura a tenere le gambe divaricate e attaccò ciascun polso all'estremità del bastone a sua volta collegato nel centro alla catena che scendeva dal soffitto.

Dapprima con le gambe un po' flesse e i gomiti all'altezza del viso, Giorgio incominciò a tendere Laura sollevando la catena con l'argano e la vide lentamente stendere le gambe e alzare le braccia; si fermò e valutò che per questa volta Laura doveva essere più in tensione del solito, fece girare l'argano ancora due volte e rimase a guardare il suo giocattolo.


Era stupenda.


La particolare tensione della catena aveva reso il suo corpo particolarmente rigido e lo aveva disposto così teso in una perfetta verticale che di profilo le uniche linee che rimanevano curve erano quelle dei seni e del fondoschiena.

Laura, con i suoi lunghi capelli raccolti sulla testa per rendere più accessibile la schiena, aveva la testa leggermente reclinata verso il basso e lo sguardo fisso nel vuoto della parete di mattoni rossi di fronte a lei.

Era immobile, il respiro appena accennato, assaporava gli ultimi attimi prima dell'inferno che sapeva attenderla, non sentiva neppure i passi di Giorgio che impugnava saldamente il nervo nella mano destra, e che si avvicinò per sussurrarle:

"Non ti imbavaglierò da subito, anche se ti chiedo molto ti prego di sforzarti al massimo per sopportare i primi colpi senza fiatare, ti imbavaglierò solo dopo aver sentito il primo urlo esploderti da dentro, voglio che anche tu possa sentire la disperazione di aver oltrepassato il tuo ultimo limite di sopportazione del dolore".

Laura in quel momento capì che in quel giorno avrebbe conosciuto la parola "dolore".


Non sentì il sibilo, l'attesa le aveva creato uno stato febbrile che le aveva assopito l'udito e le sembrò impossibile dover accettare di aver perso anche la possibilità di potersi preparare al colpo, il dolore fu allucinante, in un attimo le arrivò al cervello offuscandolo ed impedendole di "sentire" quale fosse la zona colpita.

Giorgio osservò con attenzione la lunga striatura che percorreva il fondoschiena di Laura trasformarsi e accendersi sempre di più di un rosso vivo, vide quella linea gonfiarsi a rilievo e per qualche attimo non si accorse che Laura, la sua Laura era riuscita anche questa volta a donargli quanto lui le aveva chiesto: non un lamento, non un grido nell'aria, sembrò un silenzio irreale.

Laura in realtà aveva la bocca spalancata e rimase così per diversi secondi senza respirare in un urlo silenzioso, non fu lei a deciderlo, il suo stesso corpo non riuscì a costruire alcun gemito.

Giorgio rimase un po' a guardare quella bocca spalancata da cui incominciò a colare un rivolo di saliva.

Immaginò cosa stesse provando e capì che era per lei una sensazione del tutto nuova.

Fece un passo indietro e disse:

"Brava, come vedrai il segno che rimane impresso è proprio quello che cercavo, sottile, lungo e netto, sono certo che per domani si sarà scurito al punto giusto".

"Adesso continuerò ad accarezzarti la schiena con il nervo fino a renderti pronta per domani, la tua schiena scollata sarà perfettamente ingioiellata di striature".


Alzò il braccio destro ed impresse una rapidissima corsa allo scudiscio, colpendo con forza la pelle immediatamente sopra le natiche.

Questa volta Giorgio sentì distintamente il rumore del colpo sulla pelle, secco e forte e vide la testa di Laura appoggiata con il mento sul petto, roteare furiosamente all'indietro, il corpo teso dalla catena ondeggiò sotto la violenta contrazione che arrivò immediata e Laura rimase alcuni secondi con tutti i muscoli contratti e i pugni delle mani stretti a gonfiare le vene dei polsi.

Un gemito soffocato e lunghissimo riempì i secondi seguenti.

Questa volta Laura dovette usare tutta la sua volontà per non gridare, per soffocare quel grido dovette costringersi in una lunga apnea rotta da rapidissime inspirazioni con il naso, le mascelle serrate e sperando di avere un po' di tempo per riprendere il normale ritmo respiratorio.

Giorgio capì quel suo sforzo ma decise di essere inflessibile, alzò nuovamente lo scudiscio e lo abbatté con violenza nel mezzo della schiena, provocando un rumore più sordo dei precedenti.


"ANCORA NO !"

Giorgio lo urlò nello stesso attimo in cui la schiena fu colpita, voleva da lei l'ultimo sacrificio, poi le avrebbe dato la sua unica libertà.

Laura tornò a reclinare la testa all'indietro fino a trasformare il collo in una perfetta verticale ed incominciò un lungo, lunghissimo e roco respiro che le evitò ancora una volta ogni reazione vocale.

Sapeva che oltre non sarebbe mai arrivata e dentro di se prese la decisione che non avrebbe nemmeno voluto provarci; al prossimo colpo avrebbe dato sfogo al suo supplizio.


"Ssshhhhhhhh………..tohh !"


La reazione di Laura fu violentissima, strabuzzò gli occhi, aprì i palmi delle mani e le dita si arcuarono quasi all'indietro.

Ci vollero un paio di secondi perché l'aria potesse fluire attraverso la trachea ed arrivare alle corde vocali, poi… il supplizio esplose nella stanza con un urlo lancinante.


Dopo che Giorgio serrò il bavaglio tra i denti della sua donna, i gemiti e le urla così soffocate durarono ancora un po', ci vollero pochi colpi, poi Laura come una bambola in tensione iniziò a reagire ai colpi con soli movimenti della testa, finché al sedicesimo il suo corpo si arcuò come un arco che sta per spezzarsi, rimase così per qualche secondo per poi allentare ogni tensione.


Laura rimase così, svenuta per altri quattro colpi, Giorgio aveva valutato che venti sarebbero stati più adatti.

Quando ebbe finito, le scattò una fotografia: la sua opera d'arte era completa, la tela era dipinta in ogni sua parte.


Quando uscirono dalla villa faceva fresco, Giorgio aveva aiutato Laura ad indossare il lungo cappotto nero semplicemente appoggiato sulle spalle che lei teneva per i lembi, ad ogni passo si apriva facendo arrivare soffi di freddo sul suo corpo, il sottile tessuto dell'abito non creava alcuna barriera al freddo e fu immediata la reazione dei suoi capezzoli che si gonfiarono duri come bottoni.

La macchina partì decisa, facendo slittare le ruote sulla breccia del viale di accesso e Laura era felice, soddisfatta di come era andata la serata, aveva mantenuto un tono elegante e disinvolto mentre chiacchierava con gli ospiti, perfettamente a suo agio ormai nell'indossare quel particolare abito che Giorgio le aveva regalato.


"Ti vedo particolarmente eccitata questa sera, si direbbe che eri orgogliosa di indossare quei gioielli che nessuna altra donna possiede".

"Sai Giorgio, per quanto tu possa godere nell'infliggermi dolorose punizioni corporali, non puoi immaginare il sottile piacere che provi una donna quando arriva a sentirsi trasformata in una cagna, una cagna in calore che si muove tra gli uomini prova un piacere unico ed io ho dimostrato a tutti di essere una cagna di gran classe…"

"Credo che stasera nemmeno tu riusciresti ad appagarmi sessualmente, l'eccitazione che si è creata in quella villa mi ha provocato uno stato di tensione e di desiderio sessuale che metterebbe in crisi perfino la tua resistenza e le tue prestazioni".


Laura sorrise maliziosa con l'angolo della bocca e l'arcuarsi delle sue sopracciglia ben curate le donò un espressione molto intrigante.

La divertiva stuzzicare il suo uomo e ritorcergli contro gli effetti prodotti dalle sue stesse fantasie, ma la reazione di Giorgio fu per lei imprevista.

"Non ho alcuna intenzione di riportarti a casa con la bava alla bocca e la figa pulsante, se quello di cui hai bisogno è essere sbattuta fino allo stremo vedremo di provvedere".

"Oltretutto credo che ogni tanto faccia bene fare qualche buona azione…".


Laura non riuscì a comprendere il significato di quest'ultima frase e mentre rifletteva notò che Giorgio non aveva minimamente rallentato in vista dello svincolo che li avrebbe portati a casa, ma proseguì deciso per il raccordo.

Non volle fare domande, aveva deciso che dopo il successo della serata avrebbe continuato a condurre lei il gioco e che sarebbe stata all'altezza delle sue parole.

La Lancia svoltò decisa e per un attimo i fari illuminarono il verde del cartello che recitava GENOVA Porto - Terminal Merci.

Giorgio con una mano appoggiata al pomello del cambio prese un tono di chi illustra il panorama ad un ospite in visita in città:

"E' qui che arrivano i camion da mezza Europa per imbarcarsi verso l'Africa o la Turchia, nel piazzale in fondo i camionisti parcheggiano i loro articolati per passare la notte quando arrivano di sera tardi e sono costretti ad aspettare l'alba per i prossimi traghetti".

"Sono spesso uomini in viaggio da diversi giorni e che non toccano le loro donne da troppo tempo, vanno a sfogarsi con qualche puttana o si segano nelle loro cuccette fissando il calendario di qualche pin-up".

"Saranno sorpresi di vedere cosa li aspetta questa sera, potranno avere a loro disposizione una troia di lusso, una di quelle con la puzza sotto il naso che hanno solo potuto spiare per strada con la figa profumata ed agghindate di gran classe".

"Credo ricorderanno per parecchio tempo questa serata e passeranno mesi a raccontare ai loro amici degli sfizi che si sono tolti e di quanto troia fosse quella ricca ed annoiata signora".


Giorgio scese dalla macchina e lei lo vide che, aspirando lunghe boccate della sua sigaretta, camminava verso un gruppetto di tre uomini appoggiati ad un camion.

Dette l'impressione di uno che avesse bisogno di chiedere un'informazione, lo vide parlottare con loro, fece un cenno con il capo in direzione della macchina e lei vide i tre uomini voltarsi per scrutare la figura al suo interno, poi tornarono con lo sguardo verso di lui e sentì la risata volgare di uno di loro.

Quando Giorgio rientrò in macchina aveva un tono divertito, poggiò il braccio sinistro sul volante si girò verso di lei e disse:

"Beh, penso che ne avrai di che soddisfarti, mi hanno chiesto di poter avvisare anche gli altri che sono a dormire nei camion, sai…potrebbero rimanere offesi domattina per non essere stati invitati al banchetto".

Scese dall'auto fece il giro e le aprì lo sportello, lei allungò la gamba fuori tenendo per un lembo il vestito e gli uomini ammirarono la forma affusolata dei suoi polpacci inguainati dalla calza velata.

La videro camminare sinuosa, a fianco di Giorgio verso di loro e lei sentì il vociare di altri uomini che stavano arrivando da dietro al camion.

"Lei è la cagna di cui vi ho parlato, è aperta a qualsiasi vostro desiderio o capriccio, potete usarla a vostro piacimento nel modo e per il tempo che vi pare, se avrete qualche particolare richiesta o perversione nascosta basterà dirglielo e lei la eseguirà".

"Non fatevi alcuno scrupolo, se il desiderio di umiliare una donna ricca e di classe che fino ad oggi non vi degnerebbe di uno sguardo può servire ad appagare il vostro desiderio di rivincita, vendicatevi pure su di lei, sporcatela ed insultatela come non fareste nemmeno con un cane".


"Buon divertimento".


Finito di pronunciare queste parole Giorgio afferrò il cappotto di Laura da dietro e lo tolse via, lasciandola ferma in piedi, le braccia lungo i fianchi e sembrava irreale vedere una figura così elegantemente vestita che fronteggiava quegli uomini ruvidi e malvestiti che emanavano un odore fatto di sudore e grasso di officina, nella cornice di quello squallido piazzale di una zona malfamata e solitamente poco frequentata da donne.

Sfilò dalla tasca della sua giacca un foulard di raso nero e tenendolo steso per le due estremità lo alzò dapprima sulla testa di lei per poi farglielo scendere in basso, a coprirle lo sguardo, per poggiarglielo sugli occhi avendo cura di non coprire il suo splendido nasino all'insù.

Lo annodò quindi dietro la nuca e le disse:

"Stendi le braccia in alto e divarica un po' le gambe, so che mi farai fare bella figura, ho promesso loro che alla fine saranno soddisfatti della merce che gli ho venduto… ah, si perché forse non te l'ho detto, ma sai, loro sono abituati a pagarle le puttane e siamo d'accordo che per ogni volta che uno di loro raggiungerà il piacere incasserò 5.000 lire; ho deciso di comprarti un anello per ricordo di questa tua serata ed i più carini partono da 100.000".

Finita la frase Laura senti il rumore della clip che reggeva il vestito aprirsi dietro la nuca, il vestito le scivolò completamente sul davanti rimanendo appoggiato sui fianchi e scoprendo così i seni, resi ancora più duri dal freddo dell'aria.

Laura deglutì e in quel momento sentì di essere veramente un oggetto, un corpo in prestito, carne da sfogo alla mercé delle turpi voglie di un branco di uomini, il cui volto non era degna nemmeno di vedere.


Fremette quando sentì due mani ruvide sulla sua schiena che da dietro la cinsero per spingerle il culo sul duro dei pantaloni, sentì risalirle sulla pancia, le dita inciamparono sul piercing che si piegò tirandole il lembo di pelle ed allargando per un istante il foro nella carne ed infine si impossessarono delle sue mammelle avvolgendole completamene.

L'uomo si divertì a soppesarle come si fa con dei meloni e allungò indice e pollice per raggiungere i bottoni di carne che svettavano sul rosa delle areole, quando li ebbe raggiunti li afferrò tra le due dita e incominciò a stringerli tirandoli all'infuori fino a valutare la sua sopportazione.

Andò avanti fino ad usare tutta la sua forza senza riuscire a stapparle altro che un gemito.


"Hei ragazzi, questa sì che è una cagna vera, dovremo darci da fare per farla godere a dovere".

Un'altra mano si infilò sul davanti nell'orlo del vestito abbassato e lei la sentì scendere lungo il ventre a cercare la sua intimità.

Resistette all'istinto di chiudere le cosce e sentì un dito scorrere lungo le labbra fino a sfregarle il clitoride e scoprire il calore della sua voglia, reso ancora più sfacciato dai succhi che incominciarono a scenderle lungo la figa.

Quello che dovette sopportare quella sera sarebbe ignobile anche per una puttana, lei al contrario si scoprì a vergognarsi del piacere animalesco che provò.

Fu scavata in tutti i suoi buchi, gli uomini si divertivano a commentare a voce alta le porcate che le facevano e giocavano tra di loro ad inventarsi oscenità sempre più umilianti.

Niente le fu risparmiato, fu costretta anche a farsi scopare in bocca, in ginocchio con una mano che le teneva la nuca impedendole di arretrare e l'altra che con due dita le stringeva il naso per costringerla a tenere la bocca spalancata.

A quell'uomo piaceva possederla così, la bocca completamente spalancata con i denti bianchi in vista, affondarle violenti colpi del suo membro in bocca, lo estraeva completamente e lo affondava fino ad urtare il fondo della gola.

Laura tossiva e quel senso di soffocamento le incominciò a ricoprirle il viso di grossi lacrimoni.

L'uomo incominciò a metterla alla prova stantuffandole in bocca il suo membro senza sosta per lunghissimi secondi, impedendole così di ingoiare la gran quantità di saliva che quel tormento le faceva produrre.

Giorgio vide il suo liquido salivare colarle a terra lasciando lunghi fili appesi al suo mento ormai grondo ed impiastricciato.

Quando l'uomo estraeva il suo membro per brevi attimi, Laura approfittava per aspirare quanta più aria poteva, rimanendo con la bocca spalancata e cordoni di saliva che mantenevano in collegamento le sue labbra rosse al suo glande.

L'uomo andò avanti a scavarla in gola per molto tempo finché non incominciò ad accellerare il ritmo delle sue spinte e la stessa forza che le imprimeva sulla nuca; stava per esplodere e Laura ne ebbe la conferma quando lo sentì incominciare ad emettere un lungo e roco gemito di soddisfazione, mentre lui le teneva spinto il grosso arnese fermo nella sua gola urlandole:

"Dai troia, bevilo fino all'ultima goccia o la paghi!".


Dall'angolo delle sue labbra socchiuse sfuggì via solo un piccolo rivolo di crema bianca che lei corse subito a raccogliere con un dito per trascinare dentro le sue labbra.

Rimase per un attimo con il viso bendato rivolto all'insù, le guance gonfie di sperma prima di deglutire e permettere al liquido caldo di scivolarle in gola.

Quella sera fu costretta ad assaggiare il piacere di tutti i presenti che le vennero ripetutamente in bocca e sul volto, divertendosi ad impiastricciarle il viso ed i capelli.

Alla fine aveva il volto ricoperto di sperma che le aveva inzuppato la benda sugli occhi, una calza con l'elastico rotto le era scesa sulla caviglia a nascondere il serpente tatuato che le adornava la pelle.


Non le fu risparmiato nessuno dei suoi orifizi.

Si ritrovò ad essere sollevata di forza da due possenti braccia che la presero da sotto le gambe e messa seduta sul parafango, l'uomo le sollevò le gambe tenendole dalle caviglie e la dispose a cosce aperte, pronta a riempirla.

Laura tenendosi sollevata con le braccia stese all'indietro e i palmi delle mani appoggiati al serbatoio, vide quell'uomo con la sua rozza camicia aperta dalla quale uscivano folti peli arruffati e maleodoranti di sudore stantio, sui quali si stagliava una grossa catena dorata; scese con lo sguardo sul suo ventre, grasso e gonfio e vide il suo cazzo pronto, puntato contro la sua fighetta perfettamente depilata.

Aveva un cazzo di notevoli dimensioni, molto grosso e lungo, eccitato al punto tale che riusciva ugualmente a mantenersi eretto curvando all'insù; l'uomo le dette il tempo di completare il percorso che i suoi occhi fecero e quando li vide fermarsi sul suo membro, si impastò per bene la bocca e fece uscire un copioso rivolo di saliva che lasciò cadere sul membro eretto.

"Così non perdiamo tempo ad aspettare che la tua fighetta si abitui, voglio scoparti e sbattertelo dentro fino a farti venire i crampi tra le gambe…oggi sentirai cosa vuol dire essere un animale da monta".

Laura fu aperta con un deciso affondo e quando ebbe il tempo di sentire appieno nel cervello quella sensazione, l'uomo le aveva inferto già numerosi colpi con il suo bacino.

Non sentì di essere scopata, le sembrò più di essere aperta, esplorata a fondo da un corpo estraneo che la scavava sempre di più e con maggiore violenza fino a sbattere contro il fondo della vagina.

Immaginava che quel genere di uomini fossero abituati a sopportare gli stimoli del proprio corpo e che questo, unito alla perdita di sensibilità che la birra provocava, lo rendeva una macchina instancabile, una furia il cui ritmo continuo e violento degli affondi avrebbe dovuto sopportare per molto tempo.

Capì che il suo supplizio sarebbe finito solo con l'orgasmo dell'uomo e decise di impegnarsi con tutte le sue forze per accellerarne i tempi; cominciò a contrarre i muscoli del suo ventre seguendo il ritmo delle spinte, cercando di stringere al massimo la vagina quando l'arnese era fuori in maniera da avvolgerlo e stringerlo al massimo quando rientrava.

Sentiva che questo aumentava enormemente l'attrito contro le pareti della vagina creandole delle intense fitte di bruciore, ma si sforzò di immaginare che ogni fitta sopportata avrebbe portato l'uomo più vicino all'orgasmo, ponendo fine al suo tormento.

Per molti minuti Giorgio osservò il movimento infinito dei colpi di bacino che l'uomo applicava tra le gambe della sua donna e rimase ad osservare l'espressione di Laura che fissava l'uomo in segno di sfida, digrignando i denti ed incitandolo per aumentarne l'eccitazione e fargli accellerare il ritmo.

"Bravo bello, così…, spingilo in fondo per bene…fammi vedere se sai chiavare una donna senza farla annoiare, non sono venuta qui per sentire cazzi mosci".

Lo sguardo dell'uomo cominciò a cambiare alle parole di Laura, i suoi occhi trasmettevano un senso di violenza e di sadismo e quell'incrocio di sguardi tra i due creava un'eccitante stato di attesa dell'orgasmo.

Il respiro dell'uomo incominciò a farsi irregolare e il ritmo delle spinte aumentò sempre di più; Laura capì che di lì a poco sarebbe riuscita nel suo intento e disse:

"Si cazzo, godi e fallo per bene, scaricamelo tutto dentro, svuota i coglioni fino in fondo!".

L'uomo sentì fluire lo sperma per tutta la lunghezza del membro ed esplose il primo getto continuando a muoversi in lei all'impazzata.

La donna sentì riempirsi la figa all'inverosimile fino a che gli umori non le incominciarono a fuoriuscire dalla figa ogni volta che il membro entrava in lei.

Quando estrasse il cazzo fuori ancora teso e duro, il calore accumulato dalla carne incominciò a dissolversi nell'aria fresca creandogli intorno una nuvola di vapore che davano a quell'asta lucida e grondante di umori un aspetto di potenza e virilità.

L'uomo allungò la mano sulla testa di Laura le afferrò con rabbia i capelli ormai sciolti e con una espressione volgare aprì la bocca tirando fuori la lingua e gliela infilò oscenamente in bocca, costringendola a sentire il suo pezzo di carne che la rovistava tra i denti e finendole con il bagnarle il volto con lunghe leccate.

Gli altri vissero quello spettacolo come una sfida per loro e decisero che non sarebbero stati da meno nel dare a quella puttanella una severa lezione di cosa vuol dire saper far godere un uomo.

La presero senza sosta, usandola come un oggetto, il suo corpo snello veniva spostato, sollevato e piegato in ogni posizione con grande facilità dalle robuste braccia di quegli uomini e Giorgio vide la sua donna trasformata in un manichino il cui unico scopo era sfogare quei grossi uccelli a ripetizione, usando ogni parte del suo corpo, offrendo ogni buco.

Quando gli uomini finivano di completare il turno i primi ad avere iniziato erano nuovamente pronti ed eccitati per tornare a scoparla con voga, il venire più volte non gli creava alcun problema anzi, abbassava notevolmente la loro soglia di sensibilità e li rendeva ancora più resistenti, portandoli a durare per un tempo che a Laura pareva infinito.

Urlò con violenza quando uno di loro, quello più dotato, dopo aver steso una coperta a terra ed essersi sdraiato sopra, fece cenno ai suoi amici di portarla da lui:

"Io lo tengo in verticale, voi pensate a farla sedere sopra, è stanca e credo sia giusto farla riposare…" disse afferrando per la base la sua asta.

Tre uomini la sollevarono da terra, uno per ogni gamba ed il terzo che le sosteneva il busto afferrandola da sotto le ascelle e la portarono al di sopra del loro amico.

Quando Laura fu sopra vide quell'asta enorme dritta verso l'alto e pensò di non aver mai subito una dilatazione simile, fu invasa dal terrore quando avvertì arrivare dal di dietro uno di loro e sentì bagnarsi di freddo il solco tra i glutei.

"Questo credo si perfetto, è il multistagione e dura dei mesi a lubrificare gli steli e le canne degli amortizzatori".

Esplosero tutti in una fragorosa risata e Laura sentì l'uomo spalmargli per bene lo sfintere posteriore che reagì con piccole contrazioni ai tocchi delle dita.

L'uomo, completato il servizio, le andò davanti e sorridendo le mostrò le dita ancora sporche di un grasso giallo-verde, le pulì passandogliele sul seno e lasciandole scie di sporcizia e completò l'opera facendo uso dei suoi lunghi capelli corvini per stropicciarci bene le dita, con la stessa sufficienza che si usa con un asciugamano dei cessi pubblici.

L'uomo indietreggiò di un passo e poggiando le mani sulle ginocchia si dispose accovacciato per metà come a dirigere le operazioni: "Bene ragazzi, venite giù dritti così e cerchiamo di centrarla al primo colpo".

Laura fu fatta calare lentamente verso terra fino a che la punta dell'enorme glande toccò la rosellina del suo buchetto impiastricciata di grasso da camion.

"Bene, adesso preparati pure ad urlare quanto vuoi, qui tanto non ti sentirà nessuno".

"Sai sono state sempre un grosso problema per Giovanni le dimensioni del suo spaventoso uccello, mai nessuna donna è stata disposta a farsi inculare da un arnese così e tu oggi dovrai essere all'altezza di soddisfare questa sua lunga attesa".

E rivolgendo lo sguardo agli amici che la tenevano disse: "Calatela piano, lentamente, ma fino a farglielo sparire completamente dentro, deve avere il tempo di assaporare ogni centimetro e sentirsi il suo bel culetto che lentamente va squartandosi".

Gli uomini iniziarono a calarla e lo sfintere teso cominciò ad avvolgere la punta allargando l'anello di carne sempre di più.

Laura reclinò lentamente la testa all'indietro ed aprendo la bocca inizio ad emettere un urlo lancinante che durò per alcuni secondi.

Non le servì a donarle un momento di sosta.

Fu calata completamente con quel palo di carne che la trafiggeva risalendole l'intestino fino a che non si ritrovò seduta su quell'uomo, con il peso del suo corpo appoggiato a lui.

La lasciarono così per qualche secondo, impalata e con il busto e le gambe sollevate, con gli spasmi e le contrazioni che la sconquassavano e che le impedivano di respirare.

Fu risollevata e da quel momento in poi non le fu più possibile capire per quanto tempo dovette sopportare quella tortura, né quante volte si sentì alzare e riabbassare su quell'asta, alle volte fu violentemente lasciata cadere per tutta la lunghezza del membro che in quelle occasioni sembrò guidare il suo bacino per un percorso forzato.

Non capì cosa fu quella sensazione di onda che incominciò a stravolgerle i sensi, non seppe mai definire se quei tremori furono il preludio ad un'orgasmo che non aveva mai conosciuto prima, furono però le ultime sensazioni che ricordò, Giorgio le raccontò il giorno dopo che la vide reclinare il capo su di un lato e lasciarsi svenire.


Non seppe mai che ci volle ancora un po' perché il suo violentatore arrivasse a scaricare tutta la sua rabbia repressa nelle sue visceri.


Quando si risvegliò si ritrovo accovacciata nuovamente bendata su di uno di loro con un altro che contemporaneamente la prendeva da dietro nel suo buchetto ormai ben aperto dall'esperienza precedente e che gli palpava i seni con foga, erano passate quasi tre ore dal suo arrivo in quel piazzale ma a Laura sembrava che quel tormento dei sensi la stesse riempendo da tutta la sua vita.

Dopo aver soddisfatto per la terza volta uno di loro e con il volto ormai ricoperto di una coltre biancastra, vide il più grosso dei sette che più di tutti aveva ingurgitato birra tra un'amplesso e l'altro, con il cazzo mezzo floscio ancora sporco di sperma misto agli umori di Laura, guardarla in ginocchio in quello stato per terra e dire:

"Ehi, ragazzi, l'abbiamo lordata per benino, non credete che sarebbe giusto lavarle un po' quel sudiciume da dosso ?".

E pronunciando quella frase si dette due buffetti sul suo basso ventre facendo sorridere gli amici che intuirono subito la sua idea.

Laura che viveva quel suo stupro nel buio della benda, non capì cosa volessero ancora farle subire, sentì di un tratto la voce bassa e minacciosa dell'uomo che disse:

"Tieni la bocca bene aperta troia, che adesso provvediamo a lavarti per benino".

"Incominciamo prima con la tua bella boccuccia succhiacazzi e poi passiamo al resto del corpo".

"E mi raccomando…fai attenzione ad ingoiare tutto, ti aiuterà a pulirti meglio la gola!".

Alla sua battuta seguirono le grasse risate dei suoi amici, mentre Laura avvertì il primo zampillo colpirla alla guancia e d'istinto voltò la bocca per poter raccogliere il piscio che incominciò a riempirle presto la bocca.

L'uomo sembrava non dover mai smettere e riempiva velocemente la bocca di Laura che sembrava una scodella che si colmava fino all'orlo, producendo un rumore di scroscio che ricordava il riempirsi di un bicchiere.

Quando percepiva che l'urina raccolta stesse per traboccare dal labbro inferiore chiudeva la bocca e deglutiva meccanicamente, per poi tornare subito a spalancarla.

L'odore acre e salato gli arrivò presto fino al cervello mentre l'uomo utilizzò gli ultimi getti per colpirla sul volto.

Gli altri che nel frattempo si erano accodati gustandosi lo spettacolo, presero presto il suo posto e innaffiarono Laura a turno, a volte lei dovette riceverne due in contemporanea, mischiandosi in bocca il piscio di due diversi maschi.


Alla fine fu lasciata da sola.


Giorgio si appartò divertito con loro dando pacche sulle spalle agli uomini che gli comunicarono la loro piena soddisfazione per la serata, quando lui, dopo essersi congedato, si voltò indietro la vide nuda e bendata in piedi al centro del piazzale che a piccoli passi cercava un riferimento;

le si avvicinò e lei riconobbe il suo respiro pronunciando un tenero sorriso con le labbra.

Lui le sciolse il nodo della benda che le scivolò via dal viso e le vide i suoi occhi di un azzurro profondo aprirsi sul contorno del mascara ormai sbavato; lei ebbe la forza di pronunciare "Abbracciami ti prego…".

Giorgio le avvolse il cappotto sul corpo fremente e la strinse in un lungo abbraccio.


Quando lei uscì dalla doccia era tornata ad avere un'espressione serena, sembrava divertita per quella intensa esperienza, trovò Giorgio sul letto, seduto con la schiena appoggiata all spalliera che stava contando una mazzetta di banconote: "… e 135.000 lire…, sei molto remunerativa se vuoi…".

Lui voltò lo sguardo verso di lei e dopo un attimo che si incrociarono esplosero insieme in una fragorosa risata.

Laura si tolse l'accappatoio e si infilò nuda nel letto andando ad appoggiare il viso sul suo petto e guardando quei soldi con gli occhi che le brillavano disse:

"Allora..? Se mi vuoi più troia prova ad inventarti qualcosa di più interessante, devo confessarti che questa sera mi sono un po' annoiata!".

Quella frase sollevò Giorgio, era la prova che la sua donna era ben felice di mettere in pratica tutte le sue fantasie e gli confermò che i loro giochi potevano continuare con nuove scommesse.


(continua…)