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Era un pomeriggio di una domenica di giugno, mi trovavo allAeroporto di Cagliari in attesa di partire per Roma dove avrei dovuto frequentare un corso di aggiornamento per conto della società per la quale lavoro. Ero un po scazzato, avevo già fatto il check-in consegnato la valigia e aspettavo che chiamassero limbarco. Ad un certo punto la mia attenzione fu attirata da Lei, una Dea, sui quarantanni, alta più di 1,70 due grandi seni rotondi, minigonna bianca, camicetta scollata ma soprattutto due bellissime gambe che terminavano con due fantastici piedi curatissimi, laccati di rosso e calzati in due splendidi sabot aperti con tacco vertiginoso. Lei ha degli occhi castani magnetici, assomiglia tantissimo ad una nota attrice e soubrette, ma il mio sguardo è catturato dai suoi piedi.
Lo confesso sono un amante dei piedi femminili, ma non avevo mai avuto nessuna esperienza, solo fantasie. Quando chiamarono limbarco sperai fortissimamente che Lei si accomodasse vicino a me, fortuna sfacciata eccomi accontentato. Mi sembrò di svenire, ero imbarazzatissimo e non riuscivo a spiccicare parola oltre al buonasera di rito. Premetto che non sono da buttare, ho 35 anni, 1,90, bruno con gli occhi azzurri e abbastanza asciutto. Lei ruppe il ghiaccio e durante il volo parlammo del più e del meno. Mi disse che era unimprenditrice romana e che si trovava in Sardegna per affari e ne aveva approfittato per farsi alcuni giorni di mare. Il suo sguardo mi scrutava nellanima, mi inquietava. Arrivati a Fiumicino andammo al ritiro bagagli, io presi la mia valigia e feci per andarmene per prendere il treno, lei mi chiese di aiutarla in quanto aveva due valigioni e mi invitò a raggiungere Roma con Lei in taxi. Non mi sembrò vero. Avevo prenotato lalbergo vicino a Santa Maria Maggiore, Lei chiese al tassista di accompagnarla in via comunque vicino a Piazza di Spagna. Arrivati a casa Sua mi chiese di aiutarla a portare su le valigie e di fermarmi per prendere un caffè, più tardi avremmo chiamato un altro taxi per accompagnarmi in albergo. Salimmo le scale, Lei davanti con la valigia più piccola ed io dietro con la Sua pesantissima e con la mia. Entrammo in casa, grandissima bellissima ed arredata con gusto, ad attenderci cera una bella ragazza mulatta che doveva essere la cameriera. Ero sudatissimo, per il gran caldo, per la stanchezza e per leccitazione. Lei mi fece cenno di seguirla nella stanza degli ospiti, mi diede un asciugamano grande e mi invitò a farmi la doccia, ci saremmo rivisti più tardi in salone, freschi di doccia e davanti a un bel caffè fumante preparato da Iside, la cameriera. Non sapevo che fare, mi feci la doccia, mi asciugai e mi recai in salone. Lei era già lì, seduta sul divano bevendo il caffè. Bevvi il caffè quasi tutto dun fiato a causa dellimbarazzo, Lei mi scrutava con uno sguardo gelido. Ad un certo punto mi disse con tono secco "Sai in aeroporto a Cagliari mi sono accorta che guardavi continuamente i miei piedi" prima che io potessi rispondere Lei aggiunse "Se vuoi li puoi baciare, so che ti piacerà!" Non sapevo cosa dire, ebbi unerezione istantanea e Lei se ne accorse, senza pensare a ciò che stavo a fare mi inginocchiai ai Suoi piedi e cominciai a baciarglieli e leccarglieli forsennatamente. A quel punto Lei mi scostò con un calcio in faccia e con tono perentorio mi disse "Mi ero accorta che sei uno schiavo, che sbavi per me, ora ti farò una domanda, te la farò una volta sola, vuoi essere il Mio schiavo personale?" Non avevo nessuna esperienza in merito, ma senza pensarci due volte feci cenno di si con il capo, mi pareva di sognare. Mi ordinò di spogliarmi (avevo solo lasciugamano che mi copriva le parti intime) e di prostrarmi ai Suoi piedi. Obbedii immediatamente e Lei mi disse "Da questo momento sei il Mio Schiavo personale, ti utilizzerò sempre per il mio piacere e puro divertimento, ti dovrai rivolgere a Me sempre con lappellativo di "Padrona" mentre io mi rivolgerò a te chiamandoti "schiavo" o "servo". Ero eccitatissimo, stavo scoppiando, leccavo quei piedi magnifici e Lei sembrava godere di questo. Ad un tratto mi disse "schiavo, mettiti in ginocchio e masturbati davanti a Me stai però attento a non venire, ti devo battezzare". Senza pensarci due volte iniziai a masturbarmi velocemente, quando stavo per venire Lei mi ordinò di sdraiarmi a terra ai Suoi piedi, indossò una scarpa col tacco altissimo, mi premette con forza il membro e incominciò a strofinarlo. Per me era un misto di dolore e di piacere, così facendo mi fece venire in maniera allucinante, Le sporcai il piede e la scarpa e Lei mi fece leccare il tutto, unumiliazione grandissima. Lei mi guardava con sguardo crudele e allo stesso tempo compiaciuto e mi spiegò che per Lei quel rituale aveva il significato di estrema sottomissione ai Suoi voleri e che da quel momento cessavo di essere un uomo libero e diventavo una "cosa" di Sua proprietà. Chiamò Iside, la cameriera, e mi fece leccare i piedi anche a lei. Ero un po contrariato perché Iside non era la mia Padrona, ma fui costretto a leccarglieli. Per aver esitato ad un Suo ordine la Padrona decise di punirmi, mi ordinò di leccarle i piedi e mentre lo facevo Iside mi mollò una decina di frustate, pazzesco nonostante il dolore continuavo imperterrito a leccare i piedi della mia Padrona. Questa fu la mia iniziazione. Più tardi la mia Padrona mi diede degli ordini: 1) durante la mia permanenza a Roma di due settimane avrei dovuto alloggiare da Lei, dormire legato ad un guinzaglio ai piedi del Suo letto, a meno che Lei non decidesse diversamente; 2) sarei dovuto uscire di casa la mattina per andare a frequentare il corso e sarei dovuto rientrare al pomeriggio immediatamente a casa ed aspettare il Suo ritorno; 3) non avrei potuto fare niente senza la Sua autorizzazione; 4) non era Sua intenzione tenermi legato in quanto io dovevo essere conscio della mia situazione di schiavo e Lei avrebbe potuto farmi di tutto senza la necessità di legarmi. Non riuscivo a capire cosa mi stava accadendo, Lei aveva preso la mia mente, io volevo essere il Suo schiavo. E impossibile, ero perennemente eccitato. Nei giorni di permanenza la mia Padrona mi fece di tutto, mi utilizzò come scendiletto, come zerbino, poggiapiedi, leccapiedi, mi frustò una decina di volte solo per implorarLa di smettere. Ma la Sua specialità era quella di farmi impazzire, si divertiva in tutti i modi ad eccitarmi, era sempre nuda con quel Suo fisico mozzafiato. Non mi ha mai permesso di toccarLa, però mi ha strusciato in tutti i modi, mi ha masturbato in tutte le maniere senza farmi "quasi" mai venire. Si infilava dentro di me, se ne veniva ed impediva a me di farlo, terribile. In due settimane mi ha permesso di venire 5 o 6 volte, ciò mi legava sempre di più a Lei. Per cena andavamo sempre al ristorante come una qualsiasi coppia. Lei non perdeva occasione per umiliarmi, mi trattava davanti a tutti se non come uno schiavo come un gigolò. Una sera, mentre mangiavamo, Lei si tolse una scarpa e incominciò a masturbarmi con il piede sotto il tavolo, pensavo si fermasse, invece mi fece venire dentro i pantaloni, unumiliazione assurda. Mentre mi masturbava mi guardava fisso negli occhi con aria gelida, tuttora quando ci penso mi eccito tremendamente. Non posso fare a meno di pensarLa, mi ha preso completamente lanima. Le due settimane passate con la mia Padrona sono state le più eccitanti della mia vita, la mattina che ci congedammo mi buttai ai Suoi piedi piangendo, Lei mi desse che ero stato veramente bravo, uno dei migliori schiavi che avesse mai avuto. Lei leccai i piedi per lultima volta e Lei mi fece masturbare da Iside, mi disse che era un regalo che mi voleva fare. Uscendo di casa mi diede il Suo numero di cellulare e mi ordinò di chiamarla almeno una volta al giorno per tenermi così sempre legato a Lei. Mi disse inoltre che se per qualsiasi motivo fossi tornato a Roma avrei dovuto dirglielo. Laltra mattina mi è stato comunicato che a fine ottobre devo riandare a Roma per effettuare un corso sullEuro della durata di tre giorni. Ho immediatamente avvisato la mia Padrona e mi ha detto che mi ospita e che mi vuole presentare ad una sua amica. Inutile dire che starò tutta la settimana a Roma e che sto contando le ore che mi separano dalla mia Padrona. |
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