IL PENNINO
della gabbia

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ATTENZIONE: il contenuto dei racconti è frutto della fantasia degli Autori, può dunque fare riferimento a rapporti o pratiche pericolose o illecite se attuate nella realtà. Suggeriamo quindi di gustare la lettura dei racconti ma sconsigliamo vivamente dal mettere in pratica quanto in essi descritto. Ricordiamo anche che i seguenti testi possono trattare argomenti sessualmente espliciti e pratiche NON sane sicure consensuali (sadomasochismo estremo, schiavitù, violenza ecc.) che in alcuni paesi sono illegali. In tal caso o qualora tu sia minorenne o qualora tali argomenti ti disturbino, ti preghiamo di non proseguire la lettura e di andare via da questa pagina. Proseguendo la lettura sollevi implicitamente l'autore, l'editore ed il provider da qualsiasi responsabilità per i contenuti. La pubblicazione di un racconto non implica che la Gabbia riconosca come attività BDSM sana sicura e consensuale né approvi o incentivi la pratica di quanto narrato nel racconto stesso. Se vuoi pubblicare il tuo racconto scrivi al Pennino della gabbia

Umile servitore di Dado 26 09 2007
Le erano bastati pochi mesi ed aveva fatto di me un aspirante provetto colf. Mi aveva abituato a svolgere per lei i lavori di casa in modo impeccabile, affinché non facessi pentire il suo lui di avermi concesso quel privilegio. Le bastava concedermi un briciolo di confidenza, un sorriso malizioso, uno sguardo veloce per portarmi in brodo di giuggiole. Era comunque sempre pronta a ristabilire subito le distanze e rimettermi in riga quando pensava fosse il caso. Mi chiese di andare da lei prima due e poi una sola volta a settimana, il venerdì pomeriggio per farle i lavori. Mentre io lustravo l’intero appartamento, lei, per lo più, attendeva appartata in camera sua, lavorando al computer o conversando al telefono, sola, a volte in compagnia di Piero o di Carlo. Volle che imparassi ad essere per lei il colf del venerdì.
Lo schiavo bendato di G.H. 26 09 2007
Le erano bastati pochi mesi ed aveva fatto di me un aspirante provetto colf. Mi aveva abituato a svolgere per lei i lavori di casa in modo impeccabile, affinché non facessi pentire il suo lui di avermi concesso quel privilegio. Le bastava concedermi un briciolo di confidenza, un sorriso malizioso, uno sguardo veloce per portarmi in brodo di giuggiole. Era comunque sempre pronta a ristabilire subito le distanze e rimettermi in riga quando pensava fosse il caso. Mi chiese di andare da lei prima due e poi una sola volta a settimana, il venerdì pomeriggio per farle i lavori. Mentre io lustravo l’intero appartamento, lei, per lo più, attendeva appartata in camera sua, lavorando al computer o conversando al telefono, sola, a volte in compagnia di Piero o di Carlo. Volle che imparassi ad essere per lei il colf del venerdì.
Torture e sesso nella Villa del Padrone di Sonia 26 09 2007
Nella villa del padrone, a sua disposizione. Tre schiave pronte a tutto, pronte a subire qualsiasi cosa. Io, spaventata e affascinata da questo mondo così violento e così vero e per me tutto da scoprire. Carla, da sempre schiava e cagna di master Giancarlo. Ludmilla, una polacca disposta a farsi frustare e umiliare pur di guadagnare qualcosa. Ma un fondo di masochismo ce l’ha pure lei, altrimenti solo per soldi è impossibile sopportare certe cose e … anche godere come ho visto fare a lei. Siamo state tre giorni a disposizione di Giancarlo, che mi ha fatto tenere infilato il doppio vibratore per un sacco di tempo, mentre si è sfogato con il culo di Carla e frustando Ludmilla. Sono stata molto tempo con Carla mentre Ludmilla è rimasta legata nella sala delle torture. La sentivamo urlare e gemere e con questa musica nelle orecchie, Carla mi ha coccolata e mi ha fatto venire almeno due volte con la sua bocca e le sue mani. Eravamo entrambe legate con una lunga catena che non ci permetteva di uscire dalla stanza, altrimenti sarei scesa di sotto per andare a vedere cosa succedeva, come Giancarlo stesse torturando Ludmilla.
Una partita di calcetto di Bonellino 05 09 2007
La giocatrice si sta divertendo e gli si siede sopra il petto per stare più comoda. Fa un cenno ad uno degli aiutanti di campo e si fa portare una candela ed un accendino per colare della cera calda sulle cosce e risalire verso il pene. Alcune gocce lo centrano e la strana reazione è quella di una erezione prima appena abbozzata ma poi sempre più evidente. La giocatrice insiste, stupita degli effetti che sta provocando la sua tortura, evidentemente una tortura erotica. Con mossa decisa lei gli scopre il glande che pulsa di piacere sotto le stilettate di dolore. Gocce di cera calda cadono anche sul glande e in breve lo ricoprono. Per il giocatore è troppo e con alcuni rantoli indecifrabili tra piacere e dolore lui viene con fiotti improvvisi di sperma.
La Prof.ssa Tina di Giobbe 06 09 2007
“Bene, ora cominciamo e come prima cosa da oggi non mi chiamerai più ma , come fanno tutti miei allievi” Così iniziammo la lezione, ma mentre lei parlava spiegandomi cosa avremmo fatto io ero terribilmente distratto dai suoi piedi nelle ciabattine che lei muoveva nervosamente tanto che i lembi della vestaglia si aprivano di molto lasciandomi vedere le sue bellissime gambe. Lei le accavallava e poi cambiava posizione mentre leggeva da un suo grande quaderno di appunti e io guardavo senza più ascoltare nulla di quello che diceva completamente preso dalla visione di quelle gambe. Lei con la mano libera chiudeva la vestaglia ma i miei occhi erano lì, spesso per qualche frazione di secondo vedevo le sue bianche mutandine che contrastavano con il colore scuro della vestaglia. E i piedi! Avrei voluto baciare i piedi di questa donna stupenda, ma ad un tratto lei alzando gli occhi dal suo quaderno mi chiese di ripetere quello che aveva detto.
La confessione di Bodymaster 27 08 2007
Viola infilò il bigliettino in borsa e titubante uscì dal bar infilandosi nella chiesa di fronte. Nel frattempo, mi ero seduto nel primo confessionale a destra sul lato dove solitamente si siede il prete quando deve confessare. La chiesa era molto cupa e buia. La poca luce veniva dalle candele che i fedeli accendevano per chiedere qualche favore alla Madonna o qualche Santo loro protettore. Non appena gli occhi di Viola si abituarono al buio, si diresse sotto la navata a destra ed entrò nel confessionale che le era stato indicato. "Inginocchiati!" le ordinai con voce perentoria, attraverso la finestrella che collegava le due parti del confessionale, subito dopo che Viola era entrata. "S..si...signore" sospirò, inginocchiandosi immediatamente.
I giochi di Sara - 4 di Massimo 13 08 2007
D’improvviso si mise seduta e mi guardò con una luce negli occhi. Il programma televisivo l’aveva ispirata. Così nacque il gioco del quiz, che ripetiamo ogni tanto con leggere modifiche. Io e Sara siamo i concorrenti, uno contro l’altro ed abbiamo a disposizione una serie di domande su varie materie. Ogni volta che uno risponde male alla domanda deve pagare una penalità. Ma il gioco è un po’ asimmetrico. Infatti quando risponde male Sara tocca una sorta di striptease: si toglie i vestiti cominciando dalle scarpe, poi i pantaloni, la camicetta e così via. Invece io parto già completamente nudo e quando rispondo male ad una domanda, merito una punizione, commisurata al livello della domanda. Certo è un po’ arbitrario ma non giochiamo certo per vincere un premio in tv. Questa è la cronaca del nostro ultimo quiz.
Padrona Ornella - 3 di footass 13 08 2007
"Ahhh, continua a leccare, cagna schifosa” mentre continuava sempre più freneticamente a masturbarsi ed a schiaffeggiarmi, ed Alex subito dopo altri devastanti colpi di frusta mi impose di risalire dai piedi di Ornella fino al suo buco del culo nel quale cercai di affondare la mia lingua. Ero stravolto ma i miei aguzzini non avevano pietà eccitati dalla situazione con Alex che con grande forza continuava a stantuffarmi in culo. Mentre continuavo a leccare il culo di Ornella notai che contemporaneamente stavo leccando anche la sua ciprigna, poichè era bagnatissima da tanto era eccitata e gli umori le colavano fino al culo.
Padrona Ornella - 2 di footass 12 08 2007
Ormai non avevo più ritegno, mi sentivo un oggetto in loro possesso , non avevo più una mia dignità ed al tempo stesso mi rendevo conto che tutto ciò mi piaceva e mi eccitava in un modo indescrivibile. Quindi era chiaro che avrei eseguito qualsiasi cosa mi avessero ordinato di fare. Iniziai così a leccare il cazzo di un uomo, era la prima volta che lo facevo, ma l'istinto sopperiva all'inesperienza. "Dai, troia che ti piace" mi umiliava lei, dopodichè giù a ridere entrambi "Succhialo adesso, segaiolo!" mi ordinò tonante Alex, e mi infilò la sua cappella in bocca riempendomela completamente. Era molto dotato, 22-23 cm. Circa! Mentre i due erano avvinghiati uno addosso all'altro, baciandosi e palpandosi continuamente, Ornella accostò il suo piede al cazzo di Alex
Vuoi osare? di Stephen 07 08 2007
Ormai non c'era possibilità di tornare indietro. Sentirsi legata al letto … un sogno a lungo cullato. Mille pensieri turbinavano nella mente di lei mentre altre corde alle caviglie e alle ginocchia la bloccavano al letto con le gambe oscenamente aperte tanto da offrire il suo succoso frutto al Suo Padrone e da renderla ispezionabile e utilizzabile anche dietro, dove il suo liquore denso passava colando.
Mentre attendeva di essere presa, ormai pronta a qualsiasi penetrazione, mentre aspettava di poter finalmente gridare il suo orgasmo... sentì la porta della camera che si apriva e si chiudeva... un giro di chiavi. Lui se n'era andato.
Sola, al buio, a gambe aperte, tentò (con poca convinzione) di liberarsi dalle corde, ma erano legate strette, più tirava più stringevano. Pensò di gridare
Groviglio di emozioni di Angie 07 08 2007
Le corde colorate, facevano buona mostra di se stesse, attorcinate ai vari ganci infissi nel soffitto, e molte candele, aumentavano il " calore " di quell' atmosfera. Talvolta le caviglie erano doloranti, ma tanto valevano come pegno per un intenso incontro, gli stivali alti e attillati, ne erano la causa, producevano in lui, un risultato strabiliante: in termini di emozioni, da dividere con lei, e di intesa fisica.
Caratterialmente si identificava senza difficoltà nel suo compito, e nelle aspettative di lui, lei era cosi, e anche peggio nella vita quotidiana. Decido io, stop. Tutto questo però, la meravigliava, quando in lui produceva un risultato inatteso e mai vissuto.
L’attrazione fra loro era molto forte, anche incentivata dalle pratiche che vivevano insieme, pertanto il sesso, non era escluso, come dovrebbe avvenire in un rapporto SM, anche soft, come il loro.
Al mare di Marc 06 08 2007
E mi avevi parlato che se continuavo a comportarmi male mi avresti punito con il battipanni e anche sculacciato con la spazzola dei capelli. Terribili minacce che so che avresti messo in pratica prima o poi. Terribili perché mi era capitato di leggere una rivista in cui c’era dei racconti di spanking con foto di natiche punite da questi terribili strumenti di punizione.
Quella sera avevamo appena finito di cenare. Stavo lavando i piatti mentre tu terminavi di riassettare la cucina, quando all’improvviso suonò il campanello del citofono.
“Chi poteva mai essere che veniva a casa nostra a quell’ora ?” mi chiesi subito, con un certo timore di fondo che iniziavo a sentire.
Questo timore aumentò quando vidi che tu, al contrario di me, non eri per nulla sorpresa e, in tutta tranquillità andasti a rispondere.
“Si ..? .. ah, buonasera signora, si, salga pure, l’aspettavo. Ultimo piano.”
Dunque tu sapevi chi era, lo sapevi e non mi avevi detto niente. Tutto questo non fece altro che aumentare la mia paura e farmi balenare un certo presentimento terribile, per me, su quanto sarebbe potuto succedere quella sera.
Un’altra storia vera di un secolo fa di Graf von J. 03 08 2007
L’ho fatta sedere sulla scrivania e nuovamente le ho legato i polsi dietro alla schiena.
Settimia mi diceva, come fa sempre quando la prendo, di stare attento e non farle male anche se con un tono ed una voce che sembra volermi solo invitarmi a farlo.
Ero pronto e lei pure, così l’ho infilato tra le sue gambe.
In quella posizione lei si è avvinghiata a me e le ho ordinato di non mollare le gambe e tenerle strette alla mia vita.
Poi ho preso le pinzette, le ho chiesto se le avessi fatto male ed al suo “ Orca, Sgnor Patron” (Molto Signor Padrone) le ho sorriso, l’ho baciata e le ho detto che avrei tolto tutti i peli che aveva nelle tette, ad uno ad uno, lentamente e che non avrebbe potuto ribellarsi.
Padrona Ornella 1 di footass 31 07 2007
Poi la svolta. Durante un incontro, dopo aver iniziato come di rito a leccarle scarpe e piedi lei si spogliò, io già nudo rimasi in ginocchio a carponi sul pavimento, e lei mi mise le decolletè che si era appena tolte sotto il naso, ordinandomi di annusarle internamente e poi leccarle. Lei era dietro di me e sentii qualcosa di sottile e duro premere contro il mio ano: mi stava infilando un dito in culo, lentamente ma fino in fondo, e quando si accorse che io preso dall'eccitazione cominciai ad ansimare e leccare sempre più velocemente l'interno delle sue scarpe lei me ne infilò un'altro e cominciò a farli andare avanti e indietro, dapprima lentamente e poi sempre più velocemente.
I giochi di Sara - 3 di Massimo 16 06 2007
Lei mi disse che aveva la tentazione di lasciarmi così com’ero ed esitò. Io la pregai, la supplicai. Pisello e palle erano paurosamente violacei. Non avrei retto a lungo in quella posizione e un mio cedimento avrebbe significato la seria compromissione della mia vita sessuale. Quindi lei si avvicinò e cominciò ad armeggiare delicatamente con le sue dita intorno al cappio. Purtroppo era diventato così stretto che non era facile scioglierlo. Allora Sara fece dei movimenti più decisi per liberarmi ma ogni gesto, seppur controllato, mi procurava fitte di dolore tremendo. E la situazione non sembrava migliorare. Io le urlai in faccia di prendere una forbice. Offesa dal mio tono mi replicò che non ne aveva bisogno e anzi continuò ad armeggiare sul cappio con nessuna attenzione e premura verso le mie sofferenze al cazzo e alle palle. Nel tirare e strattonare per sciogliere il nodo mi fece vedere le stelle e non potei trattenere delle urla.
Incontro a casa di Ugo 16 06 2007
Il pensiero volava alla sera precedente, a suo marito. Avevano cenato a lume di candela, nudi, pronti per un dopocena ardente. Lui, seduto sotto il tavolo, aveva preso il cibo dai suoi piedi, come facevano quando lei decideva che voleva dominarlo. Avevano acquistato insieme, alcuni mesi prima, una ciotola per cani, e lei aveva sistemato la cena lì dentro. Lui, appena era tornato, aveva capito le intenzioni della moglie, si era spogliato ed era andato da lei con gli oggetti che indossava in quei momenti: un guinzaglio ed un tanga di cuoio che lo costringeva, impedendogli l’erezione; ma che gli procurava dolori fortissimi quando, incapace di trattenersi, si trovava con il cazzo che si inturgidiva. Marta stava ripensando a lui, in ginocchio per terra, che prendeva il cibo dai suoi piedi, leccandoglieli. E lei, anch’essa nuda, che lo imboccava lentamente, e che ogni tanto gli spingeva la testa nella ciotola. Era una situazione che la eccitava moltissimo e, prima che finisse la cena, la sua figa era gocciolante di voglia e di umori.
La trasformazione di Divinapura 16 06 2007
Appena alzati la reggente di giornata viene a farci una visita., si mette comoda su una immensa poltrona e ci ispeziona, tocca, sfiora e bacchetta col suo meraviglioso frustino. Quando ha assolto il suo compito chiude la porta e se ne va.. Nel cervello rimbombano solo il rumore dei suoi tacchi. Durante il pasto, dà ordini su cosa dobbiamo indossare, sui lavori da svolgere e spesso il vestiario è la nostra pelle. Un’altra signora stabilisce le regole e le eventuali punizioni. A volte decide atti impuri dinanzi a tutti. Blocca il pasto e si eseguono in una sottomissione estrema, legati come salami.
Splendida giornata di Sabrina 04 06 2007
E’ mattino. Mia madre mi suggerisce di restare a letto per un po’, dato che non avrei lezione in mattinata, ma solo un’oretta nel pomeriggio, tuttavia, stamattina, così come per tutte le altre, non ho pensieri per nessuno, ne posseggo solamente per il mio adorato Padrone. Inoltre, oggi è una giornata speciale. Il mio amatissimo Padrone mi ha concesso l’onore di trascorrere una giornata con Lui, giornata nella quale mi sottometterà, proteggerà, guiderà ed insegnerà tante cose, un giorno di ricchezza e splendore insomma, come tutti quelli trascorsi ad essere la Sua schiava.
Memorie di uno schiavo di Gianmarco 04 06 2007
«…e tu, mezza sega, cosa ne pensi?» io purtroppo non ero attento al dialogo, e così balbettai un «N-non saprei…» Era probabilmente il pretesto che lei aspettava per iniziare a divertirsi con me. «Allora non ascolti eh? Pensi di poter fregartene!» Prima che io avessi avuto il tempo di replicare lei si abbassò verso di me e mi mollò un sonoro ceffone, il cui schiocco fu notevole. Subito dopo Loredana attirò la mia attenzione toccandomi la testa col piede e ordinandomi di chiedere scusa a Letizia, cosa che feci all’istante, tra le risate generali delle due. A questo punto Letizia scese dal muretto e mi fece mettere in ginocchio, eretto, vicino al muro sempre davanti in mezzo a loro; mi tolse il cappello dalla testa, «questo non ti serve più» e, rivolta a Miro, «Amò! Vieni, ho un regalo per te»
I giochi di Sara2 di Massimo 04 06 2007
Sara stava vicino al letto con indosso solo una mutandina di pizzo. Aveva in mano un vassoio con due flaconi. Mi disse che in uno aveva messo dell’olio profumato, nell’altro dell’olio al peperoncino. Mi ordinò di scegliere uno dei due, senza sapere quale dei due flaconi corrispondesse all’olio profumato e quale all’olio al peperoncino. Io scelsi quello di sinistra. Posò il vassoio, prese il flaconcino di sinistra ed un paio di guanti di lattice. Si sedette sul letto accanto a me e con calma si infilò i guanti. Versò l’olio nel palmo della mano coperta dal guanto e mi venne a dare un bacio sulla bocca. Io ero teso come una corda, temendo di aver scelto l’olio al peperoncino, perché leggevo nei suoi occhi una forte determinazione e sapevo che non si sarebbe fermata lì. Infatti circondò il mio sesso con il guanto e cominciò a far scorrere la mano su e giù, spalmando l’olio su tutto il pisello.
Una sera in famiglia di Angelo 01 04 2007
- Ti sei bagnata di nuovo! Lei si vergogna, non risponde. Mentre lui le affonda la mano tra le cosce strette geme un “sì, perdonami”. Eppure l’uomo non l’ha mai punita, nonostante lei a volte intimamente l’avesse desiderato. Al massimo, quando lei lo respinge o si chiude in se stessa, in preda a ingiustificate fisime, lui la ignora, come se non esistesse. Infine, quando non può più sopportare la sua indifferenza, lei si toglie i maglioni over-size e gli altri feticci in cui si imprigiona e si offre nuovamente a lui perché le dia libertà.
Il mio strano rapporto di coppia di Mister Pisellino 30 03 2007
"“Voglio fare l' amore con te, ti desidero”. Io mi sono abbassato ai suoi piedi fasciati da quei begli stivali, li ho baciati per poi alzarli delicatamente sul bracciolo mentre il corpo di lei andava a sdraiarsi comodamente tra i cuscini sul divano. Messomi di lato a questo mi tolsi i calzoni e infilai il membro tra le scarpe di lei che stringevo con le mani. Sntivo i tacchi di lei sul mio pene, le suole sul mio pube e il cuoio degli stivali che abbracciava il mio pene per tutta la sua lunghezza. Prima lentamente, poi con sempre più foga muovevo il bacino avanti e indietro, assaporando sensazioni indescrivibili.
La Conversione di Gabrizur 13 03 2007
"Sei una stronza! ma che scherzo è questo! troia!" Mi agito, vorrei liberarmi e fuggire, ma non posso. Marta si rivolge a quel José, lo bacia dolcemente, se lo slingua appassionatamente e intanto lo spoglia. Io continuo a gridare forsennatamente, ma non riesco a distogliere lo sguardo da quello che fanno i due porci bastardi. Ora è nudo, un fisico praticamente perfetto, tutto definito e muscoloso al punto giusto, un pene enorme. Con voce piena di desiderio mi dice: "Hai visto che bel cazzo che ha?" e come se non bastasse lo accarezza con le sue mani abili.
L'Incontro di Franco 24 11 2006
Lui, seduto sotto il tavolo, aveva preso il cibo dai suoi piedi, come facevano quando lei decideva che voleva dominarlo. Avevano acquistato insieme, alcuni mesi prima, una ciotola per cani, e lei aveva sistemato la cena lì dentro. Lui, appena era tornato, aveva capito le intenzioni della moglie, si era spogliato ed era andato da lei con gli oggetti che indossava in quei momenti: un guinzaglio ed un tanga di cuoio che lo costringeva, impedendogli l'erezione; ma che gli procurava dolori fortissimi quando, incapace di trattenersi, si trovava con il cazzo che si inturgidiva.
L'iniziazione di Viola di Bodymaster 22 09 2006
“Cosa desidera signore?” mi domandò con tono professionale il cameriere.
Come molti camerieri nei bar del centro aveva i pantaloni neri e la camicia bianca. Osservandolo rapidamente prima di rispondergli, notai che aveva il colletto sporco ed i capelli unti, il che mi diede un senso di disgusto. Non sopporto le persone poco pulite e che tendono a coprire i propri odori corporei con profumi o deodoranti.
“Se non le dispiace aspetterei una persona, prima di ordinare. Anzi le chiederei un favore. Dovrebbe arrivare una ragazza che le chiederà di indicargli il signor Kràtesis. La conduca qui da me subito.”
Eurostar di Roberto D M 22 09 2006
I graffiti sui muri di fianco alle rotaie correvano sempre più veloci, Federico provava una strana ammirazione per gli autori di quei segni, per quanto in genere ormai fossero uniformati fra loro e, cosa ancor più grave, non rappresentassero più ciò che erano agli inizi, un grido dissonante nel coro delle parche asservite al potere.
Il potere ha un’abilità cinica ed estremamente efficiente, ha capito, da tempo immemorabile, che il sistema più efficace per combattere la protesta e il dissenso non è metterli a tacere, bensì assorbirli, fingere una compiaciuta tolleranza, se non addirittura un apprezzamento. Una volta ristretta, circoscritta, canonizzata, qualsiasi protesta perde tutta la sua forza, diviene innocua.
Regalo di compleanno di LST 09 03 2006
E' sabato 11 marzo 2006.
Uno uguale a tanti, non ho in testa grandi programmi.
Me lo prevedo pigro e lento con le solite cose da fare, la spesa, qualche compera rimandata dalla settimana prima.
Sistemare i conti, la banca, qualche telefonata, un giro in internet, ecc ecc.
E' pomeriggio inoltrato.
Faccio la doccia sperando di finire il più tardi possibile per ingannare il tempo. Non ho impegni per la sera.
Mi depilo dappertutto con cura.
La mia fighetta è più morbida di una pesca. Il mio Padrone la vuole così.
OSSESSIONE di R.E. 05 11 2005
Lo studio era avvolto nella semioscurità, la luce emanata dal grande camino non riusciva ad illuminarne che una piccola porzione. I pesanti mobili alle pareti davano l'impressione di voler rendere ancora più scura la camera, mentre i trofei di caccia, appesi ai muri, parevano ghignare verso l’uomo, avanti con l’età, che si crucciava dinnanzi ad una gigantesca mappa del continente nero. Sulla scrivania di mogano la lampada a petrolio gettava la sua fioca luce su numerosi fogli sparsi, su cui risaltavano le fitte righe di una scrittura elegante.
Lei... il mio dono per Lui di Brigitte 05 11 2005
Dopo assidue ricerche la trovai... era come la immaginavo, come la sognavo... esposta, prostrata... come in un mercato di schiave... i suoi lunghi capelli le coprivano il seno celato solo da poveri veli... la fissai finché alzò il suo sguardo su di me... uno sguardo dolce, umile... ingenuo.
Capii subito il suo stato, lei era come me... schiava.
Rividi me stessa molto tempo prima... non voleva altro che sentirsi appartenere... rifugiarsi in un angolo per molti oscuro, ma per lei pieno di luce e calore... le tesi una mano e la feci alzare. Mi guardava con una sorta di curiosità e speranza come se mi stesse aspettando da tanto tempo.
La rassicurai abbracciandola... “ora sei al sicuro penserò io a te... vuoi?”
Mattinata con imprevisti di Ugo 05 11 2005
Quel giorno, per degli impegni personali, avevo preso, per andare al lavoro, un treno a metà mattina. Che differenza! Quasi vuoto invece che la solita folla di pendolari ognuno dei quali a leggere il suo giornale o a cercare di dormire ancora un po’.
Il mio treno questa volta era quasi deserto. No, ecco in uno scompartimento una splendida donna ed io non resisto e vincendo la mia timidezza entro e vado a sedermi di fronte.
Occhi scuri, capelli lunghi e scuri anch'essi, un viso molto bello e curato e, soprattutto, delle gambe e dei piedi (con dei sandaletti aperti) da sogno. Il mio sguardo non riusciva a staccarsi dai suoi piedi e dal suo corpo. Me la stavo divorando incapace di trattenermi dal fissare quei piedi deliziosi che avrei voluto baciare prendendomi cura di essi con massaggi e bac
C’era una volta un master di LadyBlue 05 11 2005
C’era una volta un master, seduto sul sofà, diceva alla sua schiava, raccontami una storia. La storia incominciò... C’era una volta un master, descritto in un racconto che percorreva passi in volta di cronologia, in un percorso di una prima volta...Quel racconto, inviato ad un concorso, non selezionato perché non conteneva catene e sangue, fu poi assurto agli onori della cronaca scritta su carta da una scelta successiva...Parlava di una donna, che sceglieva, come si fa con un mappamondo per una località remota, quando si ha voglia di girare il mondo, il suo punto di inizio avventura, in veste di persona. Parlava di emozioni descritte in movimenti e gesti, e di una scena chiusa in una camera di motel.
Silvana di lory
Era una vita normale la mia, sposato da 10 anni, mia Moglie carina, servizievole, umile, mi faceva vivere una vita beata e soddisfacente. Ero servito e riverito fino al punto che il rapporto stava degradandosi per la troppa monotonia. Non si faceva l'amore da mesi e così, una mattina che mi buttava male ho letto un annuncio sul Corriere di una massaggiatrice a pagamento che prometteva massaggi energici e rinvigorenti. Era da parecchio che avevo voglia di provare qualcosa di diverso dal solito, così telefonai e concordammo un appuntamento nel dungeon della Mistress per il giorno stesso.
Andrea di sogno_x
A dire il vero la mattina era iniziata nel peggiore dei modi …. la mia macchina non era più dove l’avevo lasciata la sera prima. Tirando giù qualche improperio, mi diressi alla prima stazione della benemerita con la moto. Finite le prassi, per brindare al ‘lieto’ evento decisi di andare al centro con l’intenzione di visitare qualche negozio. Erano le 12,00 ero ormai stufo, stanco di camminare tenendo tra le mani buste di varia grandezza, con un movimento goffo (senza pensare che c’era gente) mi bloccai e cercai di entrare in un bar. Il famoso Ragionier Fracchia non avrebbe fatto di meglio: centrai con precisione certosina una signora che stava passando da quelle parti facendole cadere a terra tutto quello che portava con sè. L’imbarazzo fu tantissimo, ma passato il primo momento di gelo totale scoppiammo in una risata sonora, aveva uno sguardo e un sorriso che in poco tempo…………., era molto che non avevo di queste sensazioni, devo dire che più passavano i secondi e più quello sguardo mi stava ipnotizzando…
Tutto di Lobo
Accadde senza che me ne accorgessi, senza lasciarmi la possibilità di sottrarmi, le donai tutto, mi abbandonai e lasciai scivolar via tutto!
Laura ha 21 anni, ha i capelli neri e lisci che le cadono appena dietro le spalle, gl'occhi verdi il viso liscio e severo. Ha un fisico atletico è alta 1.75, fa pallavolo da quando la conosco e le ha giovato...Il seno non è troppo grosso ma è ben fermo e sodo e d'estate, dalle strette magliette che indossa, si può vedere il duro capezzolo che fa forza contro il tessuto...la pelle è liscia e senza imperfezioni e lungo le braccia si indovinano le linee dei muscoli che affiorano dolcemente; la cosa è ancor più evidente sulle cosce!
Come il ghiaccio nel Martini di isoscele e Master_Ita
Noiosa la festa, Debora stava in un angolo a osservare la varia umanità convenuta nel locale, dio che squallore. La cena di chat sembrava la corte dei miracoli, nell'angolo due master che avevano visto troppe volte Gioventù bruciata chiacchieravano giocherellando con le manette usate come cinture, più a destra due coppie con entrambi gli uomini stesi sotto i piedi conversavano amabilmente, o meglio le due donne conversavano i due si guardavano negli occhi, avevano uno sguardo complice. Debora si chiedeva cosa ci faceva in quel posto, conosceva parecchia gente in chat ma quasi nessuna era presente e quelle presenti si erano dimostrate di una pochezza indicibile. Ancora uno sguardo verso la sala e ancora spiccioli di persone intente ad un gioco di cui tutti conoscevano le regole meno lei, tutti si agitavano, si spostavano da un capannello all'altro o, viceversa, rimanevanofermi ad attendere gli altri in qualche posto strategico della sala, tutti sembravano girare a vuoto e nello stesso tempo sapere perfettamente dove andare o meglio da chi andare.
Fine settembre di Stefy
Quella sera che Carlo mi comunicò, al telefono, di essere uscito a cena con una ragazzina sua allieva incontrata pochi giorni prima, ma che già faceva la gatta morta con lui, ripensai all’ultima volta che aveva fatto l’amore con me.
Eravamo ormai separati da un paio d’anni, è vero… ma ogni tanto ancora ci vedevamo. In fin dei conti avevamo deciso entrambi di separarci perché troppo simili. Lui, come me, aveva un carattere dominante. Eppure, vederci ogni tanto continuava a piacerci, anche se entrambi stavamo ricostruendoci una vita in proprio.
Disse che la sua nuova spasimante si chiamava Lyse, era molto carina, aveva la metà dei suoi anni ed aveva appena interrotto la storia con un coetaneo, studente come lei, con cui, per alcuni anni, aveva fatto la fidanzatina.
Un passo alla volta di Sherekhan
L'incontro - 12,30, l'ora fissata per il nostro incontro in un piccolo e grazioso ristorante giapponese. Erano bastate poche email per rivelare la comunanza nel nostro modo di percepire le emozioni, la complicita' e l'attrazione che entrambi avevamo per i giochi di sottomissione. L'annuncio che avevo messo, semplice, pochi tratti essenziali dei miei desideri, niente di predefinito, nessuna descrizione di cio' che volevo, nessuna fantasia, solo la realta' di un gioco tutto da inventare, dove la mia tendenza a dominare fosse una parte di un insieme piu' complesso e composito fatto anche di aspetti ludici, di stimolante gusto del proibito e di sentimento.
La trasformazione di Leslie (5) di Nan Gilbert
Più tardi, quella sera, Marie lo stava aiutando a spogliarsi per andare a letto, e gli chiedeva com’era andata la giornata. Leslie gli raccontò tutto quello che gli era successo tranne l' episodio con la signorina Staylace. Marie era affascinata dal fatto che la scuola aveva delle serate di gala ogni sabato sera per propri allievi. "certamente, state aspettando con impazienza di partecipare alla prossima festa" disse Marie. Vedendo lo sguardo sconcertato di Leslie all’idea, continuò: "sono sicura che vostra zia insisterà perché andiate. Anzi, ha già deciso che andiate." Quella notte, Leslie rimase sveglio meditando sul suo triste destino, desiderando di non aver mai sentito parlare della signorina Staylace e della sua scuola orribile. E quando infine crollo in un sonno profondo, sognò di essere fuori nella legnaia dietro la casa di sua zia che strappava i suoi orribili vestiti da ragazza in brandelli molto piccoli.
Weekend con Daniela di Delfino78
Erano le 12:30 di un venerdì, una normale giornata, ma non per me… proprio quel giorno avrei dovuto incontrare la mia futura Padrona, conosciuta tramite la Gabbia. Sapevo poco di Lei, sapevo solo che era giovane, ambiziosa e piuttosto fredda, dopo un paio di e-mail di conoscenza mi comunicò solo di presentarmi presso un bar vicino alla sua abitazione, di essere puntuale e di indossare un cappello da cow-boy.Io mi presentai lì puntualissimo e con il cappello… devo dire che la cosa mi imbarazzava, perché in effetti non è usuale in una città bacchettona come la nostra vestire in questo modo… tant’è vero che mi sentii subito addosso gli occhi di tutti e sentii pure volare qualche commentino… ma il mio interesse era per Lei, Lei mi aveva detto di fare ciò ed io lo avevo fatto.
Il seminarista di Fate
La finestra non era sufficiente per illuminare decentemente il gran soggiorno dove il seminarista era concentrato nella lettura di sacre scritture. La luce artificiale della lampada da tavolo proiettava le sagome dell’uomo, scrivania e libri confondendole in un’unica ombra china sul pavimento. Nel silenzio. Un vecchio pendolo scandiva i quarti delle ore che lentamente avevano ormai consumato un’altra afosa giornata. Lieve e lontano, sempre più insistente, fino a diventare fastidioso, un suono diverso ripeteva a intervalli regolari i suoi acuti quando, finalmente, riuscì a distrarre il ragazzo dai propri studi. Con la pigrizia di chi non aveva intenzione di sprecare energie per un’azione dovuta e sgradevolmente inaspettata, Raimondo attraversò la stanza e, imboccando il corridoio che conduceva all’ingresso, si diresse verso la porta principale dell’abitazione.
Sonia e Veronica erano stanche di cercare quello strano indirizzo e in torno, non c’era anima cui chiedere informazioni.
La morte del playboy di Anselmo
Una banalissima sera d'estate, il solito itinerario di caccia: oramai avevamo creato una vera e propria tradizione per andare a rimorchiare a colpo sicuro. I soliti locali, le solite faccie anonime dietro un paio di occhi azzurri incorniciati da stopposi capelli biondi... una routine per noi in quella nota stazione di villeggiatura dell'alto adriatico, frequentata per lo più da tedesche e austriache nei mesi estivi. Anche la tecnica di approccio oramai era protocollata, nessuno di noi si distaccava dal solito clichè: ogni domanda ed ogni risposta erano state programmate secondo una sorta di algoritmo che avevamo affinato col tempo. Quella sera nell'aria sentivo però strane vibrazioni, il Cielo minacciava pioggia e per non correre rischi andammo a colpo sicuro in un locale al coperto, che conoscevamo per essere frequentato da ragazze rovinatissime, spesso minorenni, nella quasi totalità ubriache fradicie o impasticcate già verso la mezzanotte.
Una calda serata estiva di Master E
Una calda serata estiva, un elegante bar sulle rive del lago, la brezza serale stempera la calura. I tavolini all'aperto sono affollati, gruppi di persone che chiacchierano,discutono, coppie che flirtano, poche persone sole. In un tavolino leggermente appartato sorseggio un a coppa di vino bianco, ghiacciato, accanto a me D., la mia dolce slave, compagna, amica. Alzo gli occhi e noto una donna, sola, seduta nel tavolino accanto a noi. Una donna elegante, vestita con un leggero abito estivo, senza maniche, il viso leggermente triste, la pelle candida, con le labbra disegnate da un rossetto forse un po’ troppo acceso. La guardo, incrocio il suo sguardo che subito mi sfugge, poso gli occhi su D., lei legge immediatamente il mutamento che è avvenuto in me, si irrigidisce sulla poltroncina, assume, involontariamente l'atteggiamento che sa pretendo da lei: il busto eretto, i seni protesi in avanti, appena coperti dalla leggera camicetta.
Il non pensiero di Iram Abif
"Taci e godi!"- Dalle profondità del suo cuore, guardava ora l'oggetto a cui stava per regalare tutta la sua furia, che si prestava a rendere immortale nel suo ricordo, facendole sfiorare il bordo dell'abisso, incarnata creatura del Godimento Estremo, schiava di un folle, folle di desiderio di raggiungere quei limiti che soli ormai fanno rabbrividire. "Taci e godi!"- urla più forte il Padrone, e l'oggetto sente appena, costretta com'è, chiusa, legata, serrata, ma forse il dolore saprà urlare più forte. E' come se il loro Amore si fosse fatto gesto e il gesto sopraffazione, annullamento totale e totale abbandono al Padrone Assoluto. Vorrebbe, l'oggetto, la schiava, la cagna, vorrebbe porsi ancor più totalmente sotto il controllo dell'amanto, sogna che Egli le regali la sottomissione totale, il non pensiero, il diventare cosa per Lui. "Taci e godi!"- Ripete il Padrone alla serva, e un fremito passa in entrambi, sanno bene, infatti, che sta accadendo ciò che hanno sognato: spingersi oltre i limiti, ammutinarsi alla coscenza e alla ragione, sprofondarsi nelle tenebre perenni in cui soggiornano i fantasmi più feroci: sangue, morte, annullamento; tenebre di follia cupa, esperienze di diventar tutt'uno con l'oggetto delle proprie brame, e, proprio per questo, riuniti finalmente.
Realizzazione di un sogno di Magic50
Nelle orecchie mi sono stati inseriti due tappi, non sono diventato sordo, rumori arrivano solo più attenuati, quasi a livello sublimale, quasi immaginati, ma sono veri. Vengo bendato, per ampliare le sensazioni che sto per provare, inoltre un divaricatore da dentista è applicato alla bocca per impedirmi di gridare l’eventuale rifiuto a quello che sta per avvenire, potr0 solo ricevere tutto quello che mi sarà versato in bocca. Tutti i miei sensi si stanno ribellando, vorrei gridare, ma non posso; vorrei ascoltare, ma non posso; vorrei guardare quello che si apprestano a farmi ma non posso. Posso soltanto immaginarlo, e non è facile accettarlo. Dei collari per cani di grossa taglia mi vengono applicati al collo e alle cosce, a quest’ultime attaccano delle manette per bloccarmi i polsi affinché non possa avere nessuna possibilità di movimento. Sono ancora in piedi che le caviglie sono imprigionate da un bastone di contenimento che tiene le mie gambe aperte e bloccate senza nessuna possibilità da parte mia di poterle chiudere. Ancora in piedi vengo fatto girare su me stesso per svariate volte,
finche non ho più il senso dell’orientamento, mi fermano, <cosa vorranno ancora> penso. Non ho il tempo di realizzare nessun pensiero, che due mani s’insinuano sotto i piedi vengo sollevato e spinto all’indietro. PANICO.
Storia vera di un secolo fa di Graf von J.
Da sempre sono Master, anche se a me piace più la definizione, tutta nostra, di Padrone; la terminologia inglese lascia spazio all’alibi mentale di qualche cosa di più "esotico", quasi più leggero dei quello che il Sado-Maso sia in realtà.
Ovviamente è solo la mia opinione, che però il tempo mi ha dimostrato essere sempre più vicina alla realtà.
Fin da quando si gioca ...al Dottore, fra bambini e bambine, il mio ruolo era molto vicino ai fatti concreti e, quando in campagna trovai una bambina mia coetanea che mi incitava ad essere "vero", incominciai a trovare piacere nel farle le punture con spine tolte dai rovi di Biancospino.
Non sapevo per quale motivo mi piacesse il ruolo di Dominus, e le letture classiche sul genere, mi hanno dato le solite spiegazioni che tutti noi troviamo.
Il fatto sorprendente mi è capitato alcuni anni fa, quando dalla biblioteca di famiglia, per un restauro ad alcuni vecchi libri, mi capitò fra le mani un quaderno (copertina nera e risma rossa) del mio trisavolo, nascosto all’interno del vecchio tomo, che conteneva dettagliate annotazioni degli anni a partire dal 1865.
La metamorfosi di Laura di Freemind
Quando Laura entrò in sala furono in molti a voltarsi a guardarla, era più bella che mai nella sua figura snella e sensuale, i capelli corvini raccolti dietro la testa e due ciocche che le scivolavano ai lati ad incorniciarle il viso, fasciata in un leggerissimo abito nero che le avvolgeva il corpo, lungo fin quasi alle caviglie e che continuava fin su a coprirle completamente il suo seno, finendo allacciato al collo con un nastro di raso irrigidito che dava l'impressione di un collare chiuso dietro la nuca.
L'unica parte del corpo che rimaneva in vista e che gli invitati poterono osservare furono le spalle, dove la pelle levigata e di una carnagione scura da farla sembrare sempre abbronzata, pareva tesa da quel suo modo di arcuare sempre un po' indietro la schiena, un vezzo che aveva fin da ragazzina quando incominciò a sviluppare le sue forme e si divertiva ad ostentarle per strada indossando camicette acquistate di una misura inferiore e sbottonate fin quasi sotto i seni.
La sorpresa di Stiv Alti
Sono sdraiato sul letto, semiaddormentato, nudo. un rumore di passi, alcuni sospiri e un mormorio sommesso poi una mano mi accarezza la testa come per rassicurarmi, sento un rumore di cerniere lampo che vengono aperte, un movimento e nello stesso tempo avverto una forte pressione sul collo che mi impedisce di muovermi. rimango immobile in silenzio. e’un piede nudo, ne avverto il forte odore di sudore e di cuoio. una striscia di pelle morbida mi benda gli occhi, piombo in un mondo nero, con gli altri sensi amplificati. qualcosa mi forza la bocca, e’ una specie di museruola che mi impedisce di parlare, posso solo mugolare, ma rimango in silenzio, sdraiato a faccia in giu’. una mano guantata ed energica mi afferra il membro e i testicoli e li tira in giu’ tra le gambe verso i piedi, poi sento stringersi un collarino fasciante che collegato ad un guinzaglio tiene il mio organo in costante trazione con una sensazione un po’ dolorosa ma eccitante.
Patti chiari (2) di Magister
Ormai erano due settimane che vagavo nei pressi della stazione, mangiando di nascosto gli avanzi dai treni a lunga percorrenza fermi per la manutenzione; avevo finito i soldi che avevo in tasca quando "Lei", mia moglie, quella sera nella quale l'avevo contraddetta in pubblico mi aveva dato il benservito al termine di un periodo di matrimonio/educazione /dominio che, evidentemente, non l'aveva soddisfatta pienamente. Ormai avevo maturato la mia decisione; sarei tornato da lei supplicandola di riprendermi alle sue condizioni; meglio sottomesso a mia moglie che lasciarsi lentamente morire di stenti, anche se ero cosciente che il livello di dominazione da parte sua sarebbe notevolmente cresciuto.
L'aspettai sotto casa quella sera stessa, erano passate da poco le 23 quando una macchina scura si fermò davanti al portone e scesero 2 persone; riconobbi subito lei, piccolina, perfetta nelle sue misure, ben curata in ogni particolare; lui non l'avevo mai visto prima; sembravano affiatati.
La separazione di Sandro
La prima telefonata era una come tante; la solita ragazza appena sposata che non andava d'accordo con il marito, che "non lo riconosceva più", che "la vita con lui è ormai impossibile". Una delle tante che si erano rivolte al mio studio legale per separarsi. Una delle tante, dicevamo, anche se forse più fastidiosa delle altre. "E' tutta colpa sua! E' lui che è cambiato, io ha fatto di tutto per salvare la nostra storia ora lo voglio subito fuori di casa e che mi paghi il mantenimento" Io paziente a spiegarle che con dieci mesi scarsi di matrimonio, senza figli, entrambi impiegati con un buon stipendio e di giovane età era ben difficile ottenere l'assegnazione della casa (tra l'altro di proprietà del marito) e un assegno di mantenimento; ma lei niente. "Non capisco, la colpa è sua, io ci avevo investito tanto in questo matrimonio, ho sofferto troppo, merito un risarcimento"
La cameriera di Ginko
Avevo invitato a cena a casa mia Elisabetta la prima sera che suo marito e mia moglie erano lontani per lavoro, l’uno a Torino e l’altra a Roma. Per non sapere né leggere né scrivere, tuttavia, avevo informato la mia metà che a casa avrei fatto una cena tra amici, e inoltre ad ora di cena le avevo telefonato all’albergo per augurarle una buona serata. Tutto bene dunque, aveva fatto la doccia e si stava preparando per una cena di lavoro. Ottimo, pensai e mi dedicai agli ultimi ritocchi.
Lisa suonò alla porta esattamente alle 8. Aprii e la feci accomodare. Portava un vestitino scuro di seta leggera e sapevo che sotto portava solo uno dei suoi tanghini microscopici. La accompagnai in salotto e la feci accomodare. Lei accavallò generosamente le gambe e prese il fiato.
"Uffa!" — sbottò. — "Che giornata!"
"Adesso la giornata lasciala fuori e rilassati." — le dissi sorridendo dolcemente. E lei lasciò andare la testa indietro.
Entrò Pina, una mia amica che avevo fatto venire quella sera affinché ci facesse da cameriera funzionale. Era una sorpresa per Elisabetta che non se lo aspettava proprio ed ero curioso di raccogliere le sue reazioni.
"I signori desiderano?"
Appuntamento di Master E
Il nostro primo incontro, senza esserci mai visti prima, neppure in fotografia, certi che le nostre menti e le nostre sensazioni sono in sintonia assoluta, ti ho dato appuntamento in un pub, chiedendoti di indossare una gonna leggera ed una camicetta, e... senza slip. Entri nel pub, ti siedi e ti guardi intorno, nervosamente, molte facce, molti uomini, ci sarò? chi sarò? Improvvisamente il tuo cellulare squilla, lo guardi, è il mio nr rispondi guardandoti intorno la mia voce nelle tue orecchie "Ciao, bene arrivata, sei intrigante, molto" ti guardi intorno nervosa, chi sarò? quell'uomo che ti guarda le gambe di nascosto? quello che finge di leggere il giornale osservandoti? "non cercarmi Daniela non per ora" ti blocchi vedo il tuo viso leggermente arrossato il respiro un po più rapido per la situazione e forse per una lieve eccitazione, dovuta anche al fatto di essere senza intimo, con la sensazione che tutti lo sappiano, che tutti ti guardino "accavalla le gambe daniela, lascia che ti guardi".
Clarisse: la schiava di Sileno
Clarisse; le era stato dato quel nome da una infermiera, l’avevano trovata davanti alla porta di un piccolo ospedale nella sua cittadina Moldava. La madre, probabilmente una ragazza che non avrebbe mai potuto mantenerla, l’aveva lasciata davanti all’uscio ed era sparita. Aveva forse uno o due giorni quando era stata abbandonata. L’orfanotrofio che la ospitò successivamente, non era certo all’altezza di poter mantenere uno standard di vita molto alto per quei bambini che vi erano ospitati, ma nonostante tutto, le assistenti cercavano di profondere il massimo delle loro energie per dare una qualche piccola speranza a tutti quegli occhietti pregni di disperazione. Le speranze dei piccoli, perlomeno di quelli che cominciavano a capire, erano date dalle visite che di tanto in tanto alcune coppie andavano a fare. Erano persone che venivano da paesi stranieri, che non avevano avuto la possibilità di avere figli e avevano deciso di adottarne uno. Clarisse era una bambina deliziosa, aveva un visino triste ma dolcissimo, capelli a caschetto neri, occhi azzurri.
In treno di Paolo
Erano quasi le 5 del pomeriggio quando il solito locale comparve, in lontananza, agli occhi di chi lo attendeva alla stazioncina di un paesino della provincia bolognese. Quando fu a pochi metri dall’inizio del marciapiede, il suono della sirena e lo stridio dei freni coprì il vociare delle poche persone che non vedevano l’ora di salire sul treno per tornare a casa dopo la giornata di lavoro.
Fu proprio quando il treno mi passò davanti lentamente, quasi fermo, che vidi, attraverso un finestrino, il viso dolcissimo di una ragazza non più che ventenne senz’altro assorta nei suoi pensieri. Salii sul treno; era quasi vuoto. Decisi subito che mi sarei seduto vicino alla ragazza, dall’altro lato del corridoio e di fronte a lei. Mi sembrava un buon modo per osservarla senza che lei se ne accorgesse. E così fu. La prima cosa che balzò ai miei occhi era senza dubbio la sua aria innocente. Il suo viso, praticamente non truccato era splendidamente contornato da due ciocche di capelli che sfuggivano dalla molletta che raccoglieva gli altri.
I sette giorni di Uccellino ed Orso di OdP
La città era nel buio più profondo, l’aeroplano aveva accumulato un grandissimo ritardo perché era dovuto restare in quota sopra la città per più di mezzora a causa del forte vento sulla pista che impediva l’atterraggio, Uccellino era nervosa e non riusciva a stare ferma seduta sul sedile posteriore del taxi. Erano ormai passate alcune settimane da quando Orso le aveva rivelato la vera natura del suo carattere raccontandole tutto quello che avrebbe desiderato da lei e Uccellino aveva provato a scordare quell’esperienza, aveva tentato di odiare il suo amante per quell'umiliazione alla quale l’aveva sottoposta ma qualcosa dentro di sé le impediva di cancellare il ricordo non facendo svanire l’emozione violenta dell’attimo. Quando il taxi si fermò davanti all’hotel Uccellino, scese con un balzo pagò la corsa e trafelata entrò nella hall trascinando la valigia sul pavimento di marmo lucido. “bonsoir Madame” le disse cordiale il portiere “buona sera, ho una prenotazione ..... per caso è già arrivato il Signor ..... ” rispose lei “oui Madame è già arrivato però deve essere uscito perché la chiave della camera è qui al suo posto”. Uccellino ebbe un piccolo gesto di stizza afferrando la chiave dalle mani del portiere e dirigendosi verso l’ascensore, “stupido” pensava “ho ritardato e lui è già uscito”.
Patti chiari di Magister
Tutto si può dire ma non che i patti tra di noi non fossero chiari. Lei, figlia del titolare dell'azienda, impegnata in amministrazione e contabilità, piccola ma carina, direi quasi perfetta; io, giovane di bell'aspetto, brillante venditore dei prodotti dell'azienda con ottimi risultati, uno dei migliori, sempre in giro per il nord Italia. Ogni volta che avevo un problema amministrativo con la ditta lei era la mia interlocutrice; molto al telefono, a volte di persona. In poco tempo me ne innamorai. Il corteggiamento durò qualche settimana, un invito, a cena, una bella serata, parlammo molto di me, del mio viaggiare e dell'azienda; un lungo bacio al momento del congedo e iniziò la nostra relazione. Dopo sei mesi decidemmo di andare a vivere insieme; la proposta (indecente) che mi fece fu quella di farmi assumere dalla ditta con il ruolo di responsabile dell'intero parco venditori (significava raddoppiare lo stipendio e ridurre drasticamente i chilometri, le notti in albergo ed i pranzi a ristorante, dei quali, confesso, non ne potevo più); un salto di qualità nella professione e nel ritmo di vita che conducevo, pensai, e non feci molto caso alla contropartita. Mi disse semplicemente che, in cambio, in casa avrebbe comandato lei, in tutti i sensi; sarebbe diventata la mia padrona.
Il marito di Buonpadrone
- Chi? Mio marito? Ma fammi il piacere. Non gli verrebbe il minimo sospetto neanche se ci vedesse insieme tutti e quattro. Il suo unico pensiero è il lavoro: solo e soltanto lo stramaledetto lavoro e nient’altro. - Ma come fai a giustificare i tuoi rientri all’alba? - Gli dico che vado a cena con le mie amiche. - E lui ci crede sempre? - La donna ebbe un gesto di impazienza: non era per fare due chiacchiere che si era imbarcata in quella squallida avventura; e poi, non era per niente contenta che le fosse ricordato il marito. - Ehi bello, sei qui per scopare o per farmi un interrogatorio? Vieni qui; lo vedi a forza di chiacchiere come ti è diventato il pisellino? Tutto piccolo e raggrinzito. Vieni, dammelo in bocca che ci penso io a fartelo diventare nuovamente duro. -
Vento d'Aprile di Spear
...Elena arrivo' in Ufficio. Poso' il bicchierino di plastica pieno di un liquido inqualificabile e rovente sulla sua scrivania, "Espresso senza zucchero", cosi' lo definiva ottimisticamente la Macchinetta delle Bevande. Si libero' in fretta della borsa e della giacca di vera finta pelle, si sedette lentamente e comincio' a sorseggiare con cautela il suo caffe'. Tommaso il Fattorino le passo' vicino quasi di corsa, lasciandosi dietro un "Ciao Fatina, attenta che brucia!" L'orologio alla parete diceva che erano le otto e trentanove. Il calendario accanto al Monitor diceva che era Lunedi' 8 Aprile. In quella cazzo di mattina tutti avevano qualcosa da dire. Lei accese il Computer, scruto' lo schermo strizzando un po' gli occhi ancora assonnati. La solita lista di rotture di palle, Clientidementi li chiamava lei, gente che s'incazzava perche' la connessione non funzionava e poi scoprivi che avevano dilaniato i cavi del Modem mentre si scopavano la Segretaria, la sera prima, e mai nessuno che lo ammettesse, ovviamente.
Delamort di Bluevelvet
Mi ero offerto con un’inserzione sulla gabbia come schiavo e ricevetti varie proposte di padroni più o meno interessanti. Una in particolar modo mi colpì giacché insolita e stuzzicante. Mi rispondeva che mi aspettata due sere dopo (venerdì) in un bar della periferia e mi diceva di tenermi libero per tutto il fine settimana in quanto sarei stato messo alla prova per 48 ore, dopodiché avrebbe deciso se prendermi al suo servizio o meno. Il tono era perentorio, asciutto ma nello stesso tempo invitante. Fui molto indeciso se presentarmi o no giacché non avevo dettagli e non sapevo cosa avesse in mente il mio possibile padrone. Non avevo fissato bene le regole e quindi ero indeciso.
Pirillino e la zia Rosaria di Mario
Mi accingo a raccontarvi come è nata la mia passione per i piedi femminili e la totale sottomissione alla donna. Tutto è cominciato quando ero bambino ed una zia, molto carina, direi in termini più materiali, bbona, venne a casa in assenza dei miei. Lei, bella, alta e, naturalmente, sui tacchi a spillo, entrò e mi chiese dove fosse mia madre, accomodandosi sul divano; io risposi che era uscita. Ricordo che ero seduto su una poltrona di fronte al sofà, e lei si tolse le scarpe ed appoggiò i piedi sulle mie ginocchia. In quel momento io sentì un forte odore che, in qualche modo, mi piaceva e cominciai a sentire una sorta di eccitazione. Poi mi chiese ancora dove fosse andata la mamma e, mentre parlavo, la Zia cominciò a carezzarmi il viso con i piedi, facendo aumentare il profumo e la mia eccitazione.
Sabrina di First52
Scoprii internet un giorno della scorsa primavera e con esso un mondo strano, affascinante e per me nuovo. Divenne presto piacevole fare delle pause durante la giornata passata al pc, usando la rete come strumento, strumento di collegamento con l’umanità varia che frequentava, al pari di me, questa specie di "bar" virtuale. Conobbi Sabrina in rete. Interloquivo pubblicamente, tra il serio ed il faceto, in un canale dedicato al bdsm… fu lei a contattarmi con un "toc-toc". Affermò che ciò che stavo scrivendo (parlavo di fruste e fustigazione) interpretava il suo pensiero sul dominatore ideale. Feci un sorriso virtuale - due punti ed una parentesi - cominciando a digitare e conducendo il nostro discorso su banalità quotidiane; non mi interessava intrattenere la/il solita/o slave virtuale che digita con una sola mano mentre con l’altra si masturba.
Giulio di Sileno
Da quella mattina è passato un mese, sono andato in discoteca due volte, Cesare quando mi ha visto la prima volta, dopo l'incontro a casa sua, mi ha chiesto scusa per il suo comportamento, io gli ho sorriso e gli ho detto la verià è stata la serata più intensa della mia vita. Una sua pacca sulla spalla chiude la discussione, ma durante la serata e l'altra in cui ci siamo visti, le sue allusioni a un replay erano evidenti, ma sinceramente io avevo voglia di riflettere. Ora però avevo maturato la mia decisione, non serve vivere a metà, poi soprattutto una vita scialba come la mia, certo se avessi avuto delle alternative forse avrei potuto rifletterci, ma io non ne ho; sono una sottomesso e non posso che aspirare a esserlo fino in fondo, non credo proprio che ci sarà mai una qualche metà di genere femminile che mi amerà come uomo. Forse qualche povera donna sola come me potrei anche convincerla, ma la nostra sarebbe solo una unione per non restare soli, no, non mi sento pronto per una roba simile.
Cuore di cuoio di Vescovo
Chi altri potrà mai ascoltarmi, ora che sto sbranando le uniche orecchie che si siano mai lasciate sfiorare dalle mie parole. Eppure, tu hai deciso di ascoltarmi. Dimmi allora: tornerò ad essere invisibile come un tempo? Tornerò ad essere invisibile come quando non ero ancora la sua schiava? Ora che non appartengo più a lei, non apparterrò di certo neanche a me. La mia tragedia pare scandita da tre momenti di mortale, elettrica attesa. Un’ attesa del sapore della mela, poi mi sembra ci fosse un’ attesa fredda come il pavimento e l’ ultima è stata sicuramente un attesa limpida come l’acqua corrente. La prima attesa, aveva il sapore della mela. Divoravo quella mela, ultimo atto di una cena consumata, quella sera, con terribile impazienza. Poi dissi ad alta voce: -Ho finito di mangiare, vado al pub con le mie amiche, nonfacciotardiciaociaociao. Non tornai mai più. Andai da Maria e il suo appartamentino, come un grande cassetto, si richiuse su di me, colmo di giochi cattivi e dolcissimi. Li subivo e me li gustavo tutti.
L'ultima prova (4) di Frandal
Il Professore si era assentato per alcuni giorni e lei aveva vissuto in barca, in navigazione continua, stranamente ignorata dai marinai, quasi non esistesse se non per essere servita ai pasti che consumava sola nella sua cabina. Prendeva il sole sdraiata in prua, completamente nuda e senza remore, oppure leggeva o guardava la televisione, le ore non passavano mai. 'Il professore al telefono, è per te' disse il marinaio entrando improvvisamente nella stanza e le porse la cornetta "da adesso sarai a disposizione dell'equipaggio, fa tutto ciò che ti ordinano, hanno istruzioni e limiti precisi che non oseranno varcare, uno di essi è lì per rendermi conto di come ti comporterai, sii con loro come saresti con me e attenta, ti conviene assecondarli in tutto e bene, ripassami il marinaio", Sara chiamò l'uomo e gli ripassò la cornetta,
Il gioco di Yat di Plexx
Nei giorni di marzo Bangkok è una enorme serra dove qualsiasi movimento ricopre il corpo di un oleoso sudore, l’unico sollievo è attendere la notte più profonda e perdersi dentro questa insonne, odorosa, insalubre, sensuale, luccicante città. Fu durante questi vagabondaggi che incontrai Yat, un piccolo vietnamita di circa 30 anni. Ero nei dintorni di Nana Plaza preda di tutte le possibili offerte, donne, rolex, pietanze e come in un clip musicale vedevo solo volti, colori e luci. Yat mi prese per un braccio e con la diretta profondità degli orientali mi disse: "tu sei un giocatore, ti farò conoscere un gioco che nemmeno pensi!" E’ vero sono un giocatore, ma il gioco che il piccolo Yat mi proponeva era oltre ogni mia immaginazione.
Il cagnolino di Mariella di Petboy
Passavo di lì ogni giorno, andando e tornando dal lavoro. Ogni giorno la vedevo all’angolo, con l’aria annoiata e quell’espressione imbronciata che tanto mi piaceva. Era una puttana, e anche piuttosto in là con gli anni, ma aveva ancora molto fascino. Doveva essere stata splendida un tempo, ma sapeva ancora difendersi. Era bassa, non più alta di 1.60, ma il Suo corpo era ancora ben delineato, rotondo dove doveva esserlo, un seno prosperoso senza eccedere, un sedere magnifico, gambe tornite. Sapevo che si chiamava Mariella e avevo sempre pensato a Lei come a una Padrona perfetta, con quei Suoi occhi dolci, i capelli color miele che scendevano fino alle spalle e quell’espressione disincantata, ma ovviamente mi era sempre mancato il coraggio di farmi avanti, di propormi a Lei. Passavo di lì, la guardavo e sognavo senza sperare nulla di più. Eravamo a fine settembre e il clima si manteneva mite. Nella pausa andavo a leggere il giornale ai giardinetti proprio di fronte a dove Mariella batteva. Quel giorno la trovai seduta a fumarsi una sigaretta sulla panchina vicina a quella dove mi sedetti io.
Lyse (2) di Dado
"Ora vai" fui congedato, "Sarà Lyse a richiamarti quando riterrà opportuno". La porta si chiuse. Ero felice, mentre andavo a casa. Pensavo a loro, che probabilmente in quel momento si sarebbero amati. Provai un’umiliante dolcezza. Lyse ora rimaneva con Carlo. Accanto al suo più anziano amante. A lei dava piacere quella sorta di sensuale potere che Carlo solo si poteva permettere di farle provare, e che era tutto l’opposto della petulante e spesso insopportabile gentilezza con cui veniva trattata da me. Il signor Carlo accettò quindi che io andassi a trovarla. Sembrava provare piacere del fatto che fossi così desideroso della sua bella amante e del sapere che lei non mi si sarebbe comunque mai più concessa. Lyse mi telefonò dopo alcuni giorni. Scherzava. "Bada che avendo promesso di mantenerti casto per me, hai deciso di non farlo per il resto della vita" disse schernendomi. Io, dal canto mio, sapevo di non poter mostrare desiderio per il suo corpo.
La cena aziendale di Aldo
Stavo facendo rapidamente carriera nella mia azienda. I miei capi avevano apprezzato l'abilità con la quale avevo saputo gestire un paio di situazioni imbarazzanti, tirando l'azienda fuori dai guai ed ero diventato dirigente. Mi venne accordata una prima assistente, Katia, poi una seconda, Luisa e le cose andavano molto bene. Io non ero un capo autoritario, non sono mai stato capace a comandare, le trattavo alla pari e loro erano molto gratificate e contente. Poi mi venne assegnata una terza assistente, Nadia, che godeva di pessima fama. Era una donna di circa 50 anni, molto alta e grossa, di aspetto mascolino ed energico, anche se piacevole, e che vestiva sempre con minigonne e tacchi a spillo che la facevano sembrare mastodontica e mettevano in risalto i suoi splendidi polpacci muscolosi.
Weekend con Sara di Robert
Sara ed io ci siamo conosciuti tramite un annuncio in una messaggeria BDSM circa tre anni fa, il suo nick era toilet slut. Sono stato io a contattarla, attirato dal suo nome e dal contenuto dell’annuncio in cui lei si offriva a Mistress o coppia dominante come schiavetta tutto fare e soprattutto come latrina. Avendo io la stessa predilezione per la pioggia dorata ho deciso di rispondere al suo annuncio per avere con lei qualche scambio d’opinione e per parlare delle nostre reciproche esperienze. Cominciammo uno scambio di e-mail dal quale emerse che entrambi sognavamo di entrare a servizio presso una coppia e di metterci a loro totale disposizione come schiavi. Così dopo qualche mese decidemmo d’incontrarci. Fissammo l’appuntamento in un bar in zona stazione centrale a Milano. Lei aveva allora 24 anni e io 26, eravamo due sconosciuti ma ci conoscevamo intimamente. Sapevamo i desideri più nascosti l’uno dell’altra e sapevamo di condividere lo stesso desiderio di sentirsi degradati ed umiliati.
La prova di Hagrid
La rivista è completamente accartocciata dalle mie mani nervose mentre aspetto l’arrivo di Roberta, in questa fresca serata di fine estate. Osservo distrattamente il passaggio dei turisti, per la maggior parte stranieri, mentre cerco di controllare la tensione che cresce dentro di me. Sono diversi mesi che ho l’onore di poter servire la Padrona, ed ogni volta c’è un po’ di preoccupazione per quello che accadrà, il timore di non essere all’altezza, di non riuscire a tenere il suo passo, e insieme l’emozione per il nuovo incontro. Ogni volta è diversa dalle altre, ogni incontro finalizzato all’esplorazione di un nuovo aspetto del rapporto di sottomissione, alla realizzazione di una nuova esperienza. Anche quando le azioni sono le stesse, queste sono caratterizzate da un dettaglio specifico, una variazione che mira alla individuazione di eventuali limiti, alla comprensione di una piccola nuova parte di noi stessi.
Le ripetizioni di matematica di Zerbino 22
Erano belli gli anni del Liceo, vero? Tutti bene o male ne ricordano la spensieratezza e il leggero senso di inquietudine mentre i Prof invece di "spiegare" decidevano di interrogare a "sorpresa", allora il dito scorreva giù e giù la lista degli alunni, chi era tra i primi dell’elenco spesso tirava un sospiro di sollievo una volta passato il dito, ma a volte rimaneva di ghiaccio quando d’improvviso sentiva dire: "mmm.. vieni tu M."… e a chi poteva succedere? Al sottoscritto quasi avessi una calamita per quel diavolo di dito. C’erano poi i Prof che quasi si scusavano con lo sguardo dopo aver chiamato un impreparato e chi sembrava davvero godere dell’aver inflitto un brutto voto a un impreparato, ad esempio la Prof di Inglese che sprizzava cattiveria dallo sguardo quando poteva mettere un 4 un misto di cattiveria ed eccitazione, che piu volte ho provato.
L'ultima prova (3) di Frandal
La scelta - Il grande veliero dalle vele color amaranto procedeva lentamente, il porto di Amsterdam si allontanava e cominciava a perderne i contorni, all'orizzonte un grande motoscafo bianco si avvicinava velocemente ed alcuni marinai si apprestarono ad allestire la scaletta. Eccolo, era lui, il Professore. Come salì a bordo le andò incontro, le baciò la mano, 'grazie di avere accettato la mia offerta, se sei come penso non te ne pentirai e riuscirai a trovare te stessa sin negli aspetti più reconditi'. La ragazza si stupì di quella gentilezza, si aspettava da subito l'atteggiamento duro e sprezzante con cui era stata accolta alla villa, quando Marco la aveva offerta in dono, ed il suo stupore fu colto dall'uomo che proseguì 'sarò il tuo padrone solo quando saprai sino in fondo ciò che ti aspetta e lo avrai accettato, per ora sei solo una gradita ospite ed è giusto che tu sia trattata come tale.'
Lyse di Dado
Imploravo Lyse che non lo facesse. La supplicavo. Ero pentito di averla tradita con quella ragazzina. Mi stavo rendendo conto adesso della sciocchezza che avevo commesso. Avevo tradito la bellissima donna con cui stavo da circa sei anni, tutto il periodo compreso tra la fine del liceo e l'Università. Avevo ceduto alle tentazioni di una matricola, presentata dal mio compagno di casa, un altro studente. E appena avevo rivisto Lyse le avevo immediatamente confessato l'avventura. Ed ora lei ne stava traendo le conseguenze. Mi stava mollando. Decisa a non tornare sui suoi passi, la vedevo più bella e lontana che mai, in piedi nella stanza. Lei mi spiegava con tranquillità che forse era destino che dovesse finire, che probabilmente era giusto che intraprendessimo altre avventure visto che, prima che ci fidanzassimo, avevamo avuto ben poche esperienze amorose.
Equo canone di Raffaele
Avevo, con grande fatica, trovato un Padrone. Per un paio di anni avevo cercato, invano, una mistress. Poi mi ero rassegnato: se volevo essere legato avrei dovuto lasciar fare a un Master. Una volta presa la risoluzione pensavo che, vista l'abbondanza di Master, di lì a qualche settimana avrei potuto, finalmente, essere uno schiavo vero. Invece, dopo la prima inserzione, iniziarono i guai. Poca serietà, nessuna gradualità - tipo:"dammi subito il tuo numero di cellulare, ci vediamo domani mattina ecc.." Persino qualche richiesta di denaro, sotto forma di ricariche per telefonini. Figuriamoci. Fortunatamente, è stato sufficiente avere molta pazienza e applicare i consigli de la Gabbia. Dopo un altro anno di infruttuosi tentativi un bel pomeriggio mi trovai in casa del mio Master. Non vi tedierò con un'ennesima descrizione di primo incontro. In poche settimane si stabilì una routine soddisfacente. Ogni Lunedì pomeriggio, dalle 1730 alle 22, mi trovavo nelle Sue mani.
Dopo la festa di Maria
Hai spento la luce. In ginocchio nella vasca, fronte a terra come devo, sento il silenzio che torna sulla casa. La nostra casa, nido d'amore come tutti gli altri eppure unico. Anche se il riscaldamento è al massimo, comincio a sentire freddo. Ogni tanto i muscoli tesi si rilasciano e scatto, come capita prima di addormentarsi. Allora c'è uno sciacquio, un rumore morbido che risveglia la mente e le narici, ormai abituate all'odore tanto da dimenticarsi quasi. Questa sera eravate in cinque. Sono stata il vostro gabinetto, umile, ubbidiente, felice di potervi servire. Ho aperto la bocca quando me lo avete ordinato, ho chinato la testa e mi sono sdraiata quando avete voluto, per farmi coprire meglio dai vostri escrementi.
Il buio de l'Inquisitore
Elena fu spinta all’interno della stanza buia. Alle sue spalle l’inquisitore, avvolto in un pesante saio e da una cappa profonda tanto da nasconderne il viso anche in piena luce, reggeva una candela che permetteva di illuminare quel tanto che bastasse alla novizia per non inciampare lungo il percorso. Ella esitò per un attimo, poi mosse i suoi primi passi nell’oscurità che sapeva, l’avrebbe avvolta per tutta la notte. E la notte sarebbe stata lunga. L’inquisitore la sorpassò e la prese per la corta catena che ne cingeva il collo, quasi spazientito da quel lento e timoroso incedere della novizia, trascinandola di fronte ad un nudo muro di mattoni, sul quale trovavano spazio catene e ceppi.
Tornando a casa di Aldo
Ho sempre desiderato essere sottomesso da una Padrona, ma solo da poco ci sono riuscito, e adesso vi racconto come. Una cosa che, devo ammettere, mi è sempre piaciuta è avere incontri con prostitute vecchie e di brutto aspetto, meglio se grasse e volgarmente provocanti. Mi eccita l'idea di dovermi umiliare a pagare per poter godere di carni sfatte e repellenti, mi eccita soprattutto quando sono loro che prendono l'iniziativa di fermarti ed importunarti, mentre per la strada tutti ti guardano incuriositi, perchè colpisce l'immagine di un giovane bello ed elegante che si fa accalappiare da una battona brutta, vecchia, grassa e volgare. Durante questi incontri non ho mai osato chiedere loro di maltrattarmi, me ne vergognavo troppo, solo qualche volta sono riuscito a dare qualche bacio ai loro piedi.
La trasformazione di Leslie (4) di Nan Gilbert
La mattina successiva, Leslie fu accompagnato a casa di sua zia, la sua testa era ancora stordita per l'ondata di piaceri della notte precedente. Quando sua zia gli domandò se si fosse divertito il giorno prima, Leslie arrossì timidamente e guardò il pavimento. Sua zia e Marie si scambiarono un occhiata di consenso. Il loro piano, con l'aiuto e l'incoraggiamento di Alice e di sua madre, stava proseguendo perfettamente. L' idea era semplice associare nella mente di Leslie il vestire in abiti femminili con sensazioni estremamente piacevoli in modo da non fargli mai più desiderare di vestire ancora come un ragazzo. Il punto seguente sarebbe stato iscriverlo in una scuola per ragazze in modo da non dover più indossare i vestiti da ragazzo.
Sessanta ceffoni di Carpet
Ecco, era giunto, finalmente, il momento in cui l'avrebbe incontrata... Era da tanto tempo che sognava questo momento e adesso che era arrivato si sentiva un pò spaventato, ma non si sarebbe mai tirato indietro, per nessun motivo al mondo. Era una fredda giornata di Dicembre e la via nella quale si trovava gli sembrava quasi uscita da un fumetto di Dylan Dog, il citofono diceva semplicemente "KM" e non lasciava assolutamente intendere quello che era in realtà quella semplice sigla. Dopo qualche secondo d'esitazione si decise a suonare: BEEEEEP! -... sì? Chi è? La Sua voce era come una corrente d'acqua calda che ti avvolge quando fai il bagno nel mare e ti dà sollievo sentirla. -...sono io, Carpet... avevamo un appuntamento.
Victims di s8messo
Suono la fisarmonica, qui sotto. Non so poi... domani, nemmeno stasera. Quanto ancora. Forse mi sposterò, ma non so. La testa è vuota, la testa mi fa male. Suono la fisarmonica, qui sotto. Giro tutte le stazioni, conosco tutte le fermate a memoria, le scritte che si rinnovano sui muri a testimoniare il passaggio delle nuove generazioni. Tutti mi conoscono ormai, qui sotto. Io no. A volte non mi conosco. Mi guardo le mani sporche e non so se sono le mie. Poi vedo le braccia con i tanti segni di sigarette spente... allora ricordo.
La storia di Valentina di Peppe
Anna Ferretti era una bella ragazza. Dopo una gioventù passata con i severi genitori tra studio e sport, che ne aveva modellato lo splendido corpo, si recò a Londra per continuare gli studi all’istituto d’arte. Qui, all’eta di ventiquattro anni, incontrò Robert Venk, aitante e intelligente archeologo che tenne una conferenza nei locali dell’università. La sera, al party organizzato dalla stessa università in onore dell’insigne ospite, la professoressa Jones, volle presentare la sua allieva più promettente, Anna, al professor Venk. L’interesse reciproco tra i due fu subito evidente, e culminò con la promessa di una cena privata la sera successiva. La scintilla scoccò subito e i due si ritrovarono, quasi senza accorgersene, nella stanza d’albergo dell’uomo avvinghiati in una seduta di sesso animalesco, quasi brutale, che diede ad entrambi un piacere mai provato prima.
Il Master e la slave di subbie ele
Quella notte non aveva chiuso occhio, non poteva, fra poche ore avrebbe vissuto un sogno il suo sogno e la sua mente si affollava dei pensieri più disparati. La sveglia…finalmente una liberazione. La mattina, presa una giornata di ferie, preso un taxi per l’aeroporto era andata di corsa all’imbarco….era in ritardo e non poteva, non DOVEVA perdere quell’aereo. Ce l’aveva fatta…l’aereo era decollato e lei stava volando incontro al suo desiderio più intenso e profondo. Sull’aereo aveva preso un piccolo beauty case ed era andata alla toilette dove si era spogliata completamente dei suoi abiti ed aveva indossato solo un paio di calze autoreggenti e l’impermeabile che aveva accuratamente allacciato in vita.
Un amore sofferto (2) di Luca
La risata di Sara era dolcissima, rideva per puro divertimento perché la faccia di Luca era stata veramente buffa e spaventata. Infatti lui era quasi caduto all’indietro quando la porta sulla quale era appoggiato da ore si aprì di scatto, era stupito ed incredulo, si aspettava di vederla apparire davanti a lui mentre saliva con l’ascensore invece lei era adesso sopra e dietro di lui che ancora non capiva, aveva suonato e non aveva udito risposta ma questo ora non gli interessava, lei ora era li e a lui bastava. "Scusami" disse "Oh non ti preoccupare, sei stato molto bravo ad aspettare" ora lui la vedeva bene, era scalza con una camicetta bianca innocentemente mezza aperta e un jeans chiaro, semplici capi a cui lei dava però vita propria. "Non posso farti entrare ma dimmi una cosa, ti è piaciuto ieri? Ne sei contento?" "Si" lei lo prese e lo baciò, un bacio strano non solo perché inaspettato ma anche perché era lei a baciare lui, ma era fredda non provava nulla e lui lo sentiva.
Il cinema di soloschiavo
Ci sono dei giorni in cui non mi va proprio di andare in università, in quei giorni di solito finisce che me ne vado in un cinema a luci rosse. La cosa che mi eccita di più è sedermi e, quando gli occhi non si sono ancora abituati all'oscurità, lasciare che qualcuno mi si avvicini e cominci a toccarmi. Ho 20 anni, non sono un ragazzo particolarmente bello, ma ho un bel personale e una faccia a posto; i frequentatori di questi posti sono in genere over 50, affamati e senza delle grosse possibilità di praticare sesso in modo diverso, per cui io pur non essendo Adone risulto spesso un bocconcino prelibato. A me eccita guardare il film mentre uno, due, più uomini si danno da fare per toccarmi. Qualcuno mi invita ad andare in bagno o dietro una tenda, ma io preferisco stare li, in mezzo a quelle persone, che non costituiscono mai una folla ma sono pur sempre un pubblico eccitante. Mi piace essere toccato da sconosciuti, sentire le mani che percorrono il mio corpo tramando per l'eccitazione, sentirne una fredda, una calda, una ruvida e l'altra liscia: una diversità che testimonia quanti individui stanno godendo della mia pelle.
Due settimane in paradiso di Corallo
Era un pomeriggio di una domenica di giugno, mi trovavo all’Aeroporto di Cagliari in attesa di partire per Roma dove avrei dovuto frequentare un corso di aggiornamento per conto della società per la quale lavoro. Ero un po’ scazzato, avevo già fatto il check-in consegnato la valigia e aspettavo che chiamassero l’imbarco. Ad un certo punto la mia attenzione fu attirata da Lei, una Dea, sui quarant’anni, alta più di 1,70 due grandi seni rotondi, minigonna bianca, camicetta scollata ma soprattutto due bellissime gambe che terminavano con due fantastici piedi curatissimi, laccati di rosso e calzati in due splendidi sabot aperti con tacco vertiginoso. Lei ha degli occhi castani magnetici, assomiglia tantissimo ad una nota attrice e soubrette, ma il mio sguardo è catturato dai suoi piedi. Lo confesso sono un amante dei piedi femminili, ma non avevo mai avuto nessuna esperienza, solo fantasie. Quando chiamarono l’imbarco sperai fortissimamente che Lei si accomodasse vicino a me, fortuna sfacciata eccomi accontentato.
Per favore di Daemon
Per favore.. mi diceva cosi' quando voleva darmi un ordine.. e lo faceva con un tono suadente, deciso anche se apparentemente gentile, delicato, comunque indiscutibile nella sua perentoria fermezza.. sapevo di appartenergli.. la coscienza della mia dipendenza assoluta da ogni sua fantasia mi rendeva nello stesso tempo ansiosa e incredibilmente serena.. pronta ad offrirmi a lui come una vittima sacrificale.. priva del libero arbitrio.. legata per sempre alla sua volonta'.. la volonta' del mio signore.. del demone custode del mio inferno personale.. per favore.. e quelle due semplici parole erano infinitamente piu' dure e pesanti di mille catene.. impossibile reagire.. impossibile opporsi.. impossibile persino indugiare o trovare delle scuse.. la mia mente era la sua mente in quel momento.. desideravo le punizioni che mi avrebbe inflitto.. sentivo le sue mani plagiarmi come una statua di creta.. lui era artista ed io opera d'arte.. risuonava nella mia anima la sua ispirata passione..
Il piacere di Daniel di Daniele
Daniel era in ansia per l’incontro a cui stava per partecipare, come al solito del resto. Superate le prime insicurezze aveva deciso di rispondere alle chiamate di chi gli prometteva di avverare i suoi sogni. Non era andata mai bene come lui avrebbe voluto : a lui interessava farsi travestire da donna di tutto punto, in ogni minimo dettaglio e poi poter godere come gode una femmina. Per questo scese a compromessi dei quali ebbe poi a pentirsi. Non gli piaceva affatto essere picchiato o torturato con fruste, legacci e corde che gli sfrizionavano la pelle, odiava le ciaffate in maniera atavica e la condizione di impotenza di fronte a simili violenze. Il fatto che venisse anche travestito come bellissime donne non gli procurava che un piacere e un godimento temporaneo subito interrotto dalle angherie dei vari Master che a livello pratico si somigliavano tutti. Ma le sua voglia di farsi travestire da donna rimasero intatte così si rimise sempre in cerca di qualcuno che lo potesse soddisfare.
La mia solitudine di Sileno
Lavoro come contabile di una piccola impresa, il titolare mi considera solo uno che si prende i suoi soldi senza un motivo valido, se solo lo stato italiano non gli imponesse tutta quella cartaccia mi avrebbe mandato via subito. Orario di lavoro teorico dalle 8,30 alle 17,00 ma non vado via mai prima delle 19. Spesso fa capolino in ufficio la moglie del signor Franco, dice al marito qualcosa, poi mi dà le chiavi della macchina, ciò significa che deve andare a far la spesa e vuole che la accompagno per portare i pacchi. Si siede dietro mentre io guido, mi fa fermare per delle commissioni, mi dice solo: fermati e aspetta. Al supermercato, lei davanti e io dietro a lei col carrello, prende e butta dentro.
Il padrone di mia moglie di Stephen Slave
Era l'estate del 1988 ed io, appena 27enne, ero per la prima volta in vacanza con quella che allora era mia moglie, Paola. Ci trovavamo in campeggio in un villaggio in Calabria, tra i pochi italiani poiché era frequentato quasi esclusivamente da tedeschi e per giunta di età abbastanza avanzata. La prima settimana se n'era andata via noiosamente, era lunedì, Paola decise di andare in spiaggia un paio d'ore, io invece di andare con un paio d'amici al paese più vicino a comprare qualcosa, senonché avemmo un guasto all'auto che ci impedi di partire, feci così inaspettatamente ritorno alla mia tenda.
Il limite, il pozzo di EmilyD
Emily teneva entrambe le mani al bordo del tavolo, sulla tovaglia fiorata della prima colazione. In mezzo, la tazza del caffè macchiato, e più in là, burro, marmellata, pane e brioches. Lo yogurt del suo Signore, la sua tazza di caffè nero, i loro due succhi d’arancia. Un bicchiere di latte freddo, piccole porzioni di formaggio.
"A cosa pensi ora?" Emily aveva il capo abbassato. Per rispondere alla domanda di Scott forse avrebbe dovuto alzarlo, per guardarlo negli occhi, nel normalissimo tentativo di eseguire un gesto automatico tra i più consueti nello svolgersi di una conversazione. Si accorse invece di quanto le riuscisse difficile, ora, quel muoversi del collo e della nuca insieme, così naturale per lei, prima di quella mattina.
L'ultima prova (2) di Frandal
'Si alzi, debbo prepararla, è ora'. Sara obbedì, e subito fu presa da quella piacevole ansia che precedeva i giochi a cui veniva sottoposta. Nuda, solo il collare, i polsi legati sul davanti con un semplice laccio di corda. Un guinzaglio, sempre di corda, che la cameriera annodò con cura. Si incamminarono per un lungo corridoio illuminato da poche candele. Come avrebbe voluto che Marco fosse accanto a lei, a mitigare questa sua apprensione, a condividere l'emozione di questo momento, ad assaporare il frutto dei suoi insegnamenti. Non era innamorata di lui, ne era consapevolmente plagiata, ne subiva il fascino. Lui aveva saputo interpretarla quando, anni prima, all'uscita dal cinema in cui aveva visto Histoire d'O, la aveva abbordata e, senza mezzi termini, le aveva sussurrato all'orecchio che avrebbe voluto vivere quella storia con lei.
Dall'altra parte del cuore (2) di Maya
Mi sentii come una bambola matrioska, un guscio vuoto, riempito di desiderio, volatile, dentro di me Mattia stava scoprendo lati ignoti. Tremavo ma sapevo di voler soddisfare le sue richieste. Mi faceva sentire inondata dalla mia bellezza. Laura aveva partecipato con lo sguardo al nostro gioco quando Mattia le impose di avvicinarsi. "
toccala, prendila. Lei e’ anche tua. Mi appartiene" "tu vuoi, vero?"
Chiusi gli occhi, non so se per la vergogna o per la paura di perdermi nella realta’. Sussurrai, con la voce che scaturiva dal profondo del mio cuore "si
". Le nodose mani di Mattia lasciarono spazio alle carezze di Laura. Laura con i capelli corti rossi e gli occhi scuri. Laura con il viso ricoperto di lentiggini e quel piccolo delizioso neo all’angolo della bocca. Laura e le sue unghie colorate a seconda dell’umore. Laura e i suoi capezzoli rosei. Laura e il suo ventre rossiccio.
Racconto quasi d'amore di Ciccio
Anna, l'avevo conosciuta in una delle tante Chat, per una affinità che non saprei definire le nostre personalità subito si fiutarono, dalle nostre frasi, prima superficiali, convenievoli, sempre più si sviluppavano i nostri pensieri, tiravamo fuori e dichiaravamo le nostre emozioni l'uno all'altro, la nostra spontanea affettuosità risplendeva impudica come se gli altri fossero spettatori, tra i vari ciao, buongiorno buonasera e cazzatelle, l'intesa fino allo scherzo, al complimento, alle confessioni, quasi alla libido, in quella Chat le nostre anime quasi si rincorrevano come in un gioco danzando, le ore passavano sfuggenti e liete. Fin dal primo momento ci domandavamo chissà chi è l'altro, come sarà, che farà nella vita, nei nostri pensieri c'era già la curiosità di un incontro che pure temevamo, chissà quanti brufoli avrà visto da vicino, la paura che la nostra esteriorità, il nostro quotidiano si frapponesse alle nostre anime che già si erano incontrate in quel luogo virtuale, paura di intaccare quella magica armonia.
Brenda rischia grosso di noname
Ancora quella sensazione che conosco bene: l'urgenza di lavar via l'eccitazione ed al tempo stesso la frustrazione di aver goduto nel fare la troia passiva... dovrei essere al riparo qui nel box della doccia: l'acqua scivola giu' dalle spalle fino ai piedi, è calda, profumata di bagno schiuma, ma...sono agitata(o) e non riesco a rilassarmi. Sono in confusione, mi sono spinta(o) troppo in là, non volevo arrivare fino a questo punto...avevo soltanto bisogno di una piccola ambigua morbosa emozione di sesso esagerato ma facile da lavar via dalla coscienza con una doccia ed invece... stavolta è stato diverso. Sono in grande ansia ed è inutile nascondermi a me stessa/o: stavolta mi è maledettamente piaciuto, anzi stavolta mi sono sentita/o appagata come mai prima, e nulla sarà piu' come prima. Il problema è proprio questo: sessualmente sono stata com-ple-ta-men-te soddisfatta da Lui, sì, lo devo ammettere: il suo sperma è ancora dentro di me e non voglio lasciarlo uscire, il suo cazzo mi è arrivato fino nel cervello, sono disorientata, assoggettata, inebetita come una bambola di pezza... ora, ahimè, sono diventata totalmente passiva nel corpo e nella testa.
Sono un Master di Dom
Sono un Master. Non è mia intenzione nascondermi dietro ad un dito. Ho 42 anni e da 22, ormai, sono un Master. La mia iniziazione risale ai tempi delle prime serie esperienze erotiche. Lei era bella, più grande di me e adorava il sesso, quello violento, duro. Mi chiese un giorno di prenderla dopo averla legata e il solo pensiero mi eccitò tanto che non riuscii e trattenermi e venni una prima volta mentre la legavo. Compresi allora qual’era la mia strada. Cominciai a chiederle sempre di più e quando capii che potevo punirla se non obbediva con prontezza ai miei ordini, il mondo del mio immenso potere si spalancò davanti a me. Adoravo vederla in ginocchio, timorosa e tremante, ma nel profondo anelante e supplice di un mio sguardo, una mia parola. Impazzivo solo a vedere l’effetto che faceva su di lei una mia carezza, quando bendata, in ginocchio e legata, non sapeva se e quando le avrei inflitto dolore.
La cena di Hagrid
E' quasi sera quando esco dalla villa di campagna e, con passo incerto, mi avvio verso la macchina. Apro lo sportello alla Padrona, poi mi accomodo lentamente nel posto di guida e mi dirigo verso il ristorante. Lungo la strada apprezzo la conversazione della Padrona, ascolto la analisi dei vari eventi del pomeriggio e le sue considerazioni, mentre guido con cautela cercando di evitare le asperità della strada di campagna. Maledico mentalmente l'ANAS ogni qualvolta le ruote incontrano una buca od un avvallamento e trasmettono vibrazioni all'abitacolo che gli ammortizzatori non riescono completamente ad assorbire. Mi sento a disagio ... sono in compagnia della Padrona, splendida come sempre, ho trascorso un'intero pomeriggio ai suoi ordini nella villa e nel suo giardino nascosto alla vista di tutti, sto per avere il piacere di cenare con lei ... perché mi sento a disagio?
Dall'altra parte del cuore di Maya
Lei era dall'altra parte. Potevo immaginare la sua voce mentre guardavo le labbra di Vito muoversi per sussurrare al telefono. Dallo spiraglio della porta socchiusa vedevo gli occhi di Vito pieni di emozione, cercavo di carpire le sue parole e vedevo, immaginavo il sorriso di lei, le sue dita arricciarsi i capelli, i suoi piccoli denti bianchi mordersi le labbra per contenere il nervoso, vedevo la sua mente concepire le parole da dire. Le stesse che avrei detto io "no, non mi disturbi, mi fa piacere sentirti. Puoi parlare? Ho voglia di vederti. Ho voglio di sentirti in me". Lei era dall'altra parte del telefono, in un'altra casa, ma era accanto a Lui. Io stavo per diventare un ricordo. Il ricordo di una storia che stava per concludersi. Ma io non dovevo amarlo. Io ero dietro la porta socchiusa della camera da letto. Vito era gia’ con il cuore dall’altra parte accanto a lei. Mi aveva tradito. O forse stava meditando di farlo, non me l’hai mai detto con certezza. Avevo appena bevuto il vino del tradimento, un vino caldo, dolce, bollente, rosso che attanaglia la gola. In un calice di delusione.
Vacanze da schiavo di MisterG
L'estate a volte riserva sorprese incredibili al punto che mentre sto per raccontare la mia vacanza terminata pochi giorni fa, sono ancora completamente sopraffatto dalle sensazioni provate. Tutto è cominciato a Maggio quando, parlando con una amica intima, ho saputo dell'esistenza di un posto davvero eccitante. Anna conosce molto bene il mio desiderio di essere dominato e lei stessa di tanto in tanto si concede un week end a casa mia per sfoderare le unghie ed esprimere su di me le sue arti di perfetta domina. Anna mi racconta di un club "particolare" in un isoletta della Yugoslavia, che è stato messo su da alcuni suoi amici slavi. Mi racconta che funziona così: se ti piace essere dominato puoi trascorrere lì una settimana in un bungalow, spesato di tutto, purchè ti conceda ai desideri degli altri ospiti per un minimo di quattro ore al giorno. Gli altri ospiti, a parte gli schiavi e le schiave, sono tutti dominanti che pagano un prezzo piuttosto salato per accedere al villaggio.
Un amore sofferto di Luca
"Pronto?…ciao nana sono Luca, dove sei?…ah sei a casa di tua nonna?….senti io sono al parchetto….si proprio qua sotto, scendi?" "Non lo so…scendo, voglio vedere il tuo cane". A Luca non sembrava vero, aveva fatto il numero convinto di trovarla in università o a casa, quasi non ci sperava che Sara fosse li, sette piani sopra di lui. Era emozionato, conosceva Sara dalla scuola e anni addietro erano stati insieme, una storia finita ancora prima di incominciare infatti non avevano fatto nulla sessualmente e a Luca questo era sempre costato gli sfottò dei compagni e tanti ripensamenti su quello che sarebbe potuto accadere. Erano però rimasti in contatto e talvolta si sentivano, per l’esattezza se si sentivano era grazie a Luca che la chiamava perché lei mai lo chiamò, ma a lui questo non importava, non ci faceva caso, a lui interessava solo vederla e parlarci un po’.
Insolito intermezzo di Strega
Non è difficile visualizzare l’ambiente: freddo pungente, umidità quasi tangibile… una penombra accennata, a fenderla solo la debole fiammella di una candela… Unico arredo: il treppiede in ferro che sorregge la semplice fonte di luce, un materasso di crine abbandonato in un angolo direttamente sulla terra nuda; la coperta di ruvida lana marrone. Il tempo appare sospeso, la giornata scandita dai battiti del tuo cuore… notte o luce, nulla ha senso nel buio forzato che è la tua sola compagnia. Non mi interessa conoscere i pensieri che ti affollano la mente durante le ore di solitudine, né tantomeno ciò che provi nel momento in cui la pesante chiave della tua prigione libera il lucchetto, permettendo alla catena di scorrere…
Conversione di NavigatoreMatto
Tra poco il cellulare dovrebbe squillare, e io sarò pronta ad eseguire gli ordini. Mi alzerò da questa panchina, mi dirigerò verso la macchina che mi sta aspettando, salirò. Quindi comincerà il mio compito. Mi sento strana, mentre aspetto. Come può, chi mi vede, immaginare quello che sto provando. Sono una normale ragazza seduta su una panchina, dall'aria per bene. Ho i capelli scuri, a caschetto, altezza media, vestiti sexy, ma non appariscenti. Nessuno potrebbe immaginare il motivo per cui sono qua, né che sotto i vestiti non porto biancheria intima. A nessuno verrebbe in mente di abbordarmi come si fa con 'una di quelle' una puttana. Ma chi mi vede non può sapere che io sono una puttana, ma una speciale. Una sgualdrina. Una schiava-sgualdrina, per utilizzare la traduzione letterale del titolo di un sito dove ci sono delle foto di ragazze la cui vita deve essere pressapoco come la mia.
Sono solo fantasie di Gaia
.. Con te ... è tutto il giorno che il dolore non m'abbandona ed ora è devastante m'annebbia l'intelletto lo sento invadermi i pensieri resta solo lui e la realtà di ciò che sono la TUA schiava ... una sola ne hai usato una sola l'hai fissata saldamente al mio capezzolo sinistro e sei stato chiaro "nessuna pietà" ... un oggetto nelle Tue mani è strano particolare eccitante sentirmi tale ... eppure i Tuoi occhi mi scrutano continuamente alla ricerca della mia sottomissione che oramai hai manifestamente nelle Tue mani e non tanto il dolore, che t'accorgi oramai intollerabile ma quanto la mia tacita abnegazione per compiacerTi l'assoluta non ribellione l'essere Tua.... Quando mi hai fatto varcare la soglia di ciò che sarebbe stato il Nostro rifugio per pochi giorni Hai fugato ogni mio dubbio "Noi siamo perché ci amiamo ... ma da ora sei solo la mia schiava ed io il Tuo Padrone ... non dimenticarlo mai ...." ... ed è bello esserlo abbandonarsi interamente alle Tue amorevoli dedizioni ...
Il topo di Ciccio
Attraverso la fessura, nella gialla e soffusa luce di una zozza lampadina appesa un filo elettrico, si intravedeva l'ambiente. La porta era mal verniciata in grigio, con crepe e tarli in basso, per l'umidità; con una rozza maniglia d'ottone, e appena più in basso un chiavistello arrugginito per chiudersi all'interno, come quello di certe gabbie. D'innanzi, nello spazio ristretto, vi era il nero e rotondo buco della turca, e sopra vi era lo scarico, con la tipica catenella e il tipico sibilio del ricaricamento. Sopprattutto col caldo estivo, l'odore forte e dolciastro del piscio, soprattutto operaie ma anche la segrataria non disdegnava la turca, la posizione è quella naturale femminile, e eviti il disgusto del contatto con una tazza lercia e imbrattata. Gli schizzi di piscio, merda, l'umidita avevano impregnato da anni quell'intonaco, e quasi raccontava la storia delle innumerevoli pisciate e cacate lì consumate.
Nel calice di cristallo di Aldo
Avevo da poco divorziato. Non vi nascondo che sono un bell'uomo ed anche piuttosto ricco, inoltre sono un chirurgo affermato, perciò le donne non mi mancavano e non mi sono mai mancate, non voglio sembrarvi un presuntuoso, ma ho avuto moltissime donne belle ed anche famose. Quella sera accettai l'invito di una mia amica per la festa che dava a casa sua. Tra le altre mi presentarono Edvige, e devo confessarvi che di primo acchito fui infastidito dalla sua presenza. Era una donna di piccola statura, con le gambe piuttosto grasse, i seni piccoli ed avvizziti (insomma l'esatto contrario di come piacciono a me), ma con uno sguardo ed un atteggiamento molto aggressivo e provocatorio. Per questo mi stava sulle scatole e cercai tutta la sera di evitarla, ma lei sembrava mi seguisse e non mi mollava mai, io ero nervoso e cominciai a bere come un matto, non vedendo l'ora di andarmene. Ad un certo punto mi sedetti sul divano e lei si fece accanto a me, eravamo circondati da un sacco di gente, ma nessuno faceva caso a noi, era come se fossimo soli. Le mi disse " sei molto bello e molto ricco, ho deciso di sposarti. Farò un figurone accanto a te, ma tu sarai solo il mio servo e nient'altro".
La trasformazione di Leslie (3) di Nan Gilbert
Arrivati a destinazione, furono accolti dalla signora Jones che suggerì a Marie di tornare a prendere Leslie intorno alle sette e trenta. Mentre Marie tornava sul taxi che la stava attendendo, Leslie si sentì improvvisamente solo e senza la protezione di quella che ormai considerava un'amica. La signora Jones l'aiutò a togliersi il cappotto e il cappellino e ripose il tutto nell'armadio. Voltandosi verso di lui, esclamò: "che vestito adorabile indossi, Leslie! Sei veramente una ragazza molto graziosa." Lei sue parole lo incoraggiarono tirandolo in qualche modo su di morale, almeno momentaneamente. "Grazie, signora Jones" disse, piegandosi in una perfetta riverenza. "Sei assolutamente incantevole!" commentò, affascinata dal cambiamento dei suoi modi. Lo prese per mano stringendogliela affettuosamente e lo condusse giù per il corridoio verso il salone della festa. Era un po' spaventato dallo schiamazzo delle voci delle ragazze che provenivano dal fondo del corridoio.
La trasformazione di Leslie (2) di Nan Gilbert
Davanti al portone della casa della zia, Marie, la sua domestica personale, li attendeva, rimase stupefatta nell'ammirare la trasformazione di Leslie. "Non è dolce, Marie?" chiese la zia, dando risalto al pronome femminile. "Oh, effettivamente, signora. Presumo che sarà la signorina Leslie d'ora in poi?" "Proprio così, Marie! Aiuti la signorina Leslie con il suo cappotto e cappello." Quando Marie tolse il cappotto, esclamò, "mio, che grazioso vestitino che indossate, signorina Leslie!" C'era un tono beffardo nella sua voce. "Non chiamatemi così vi prego" la supplicò. Ma sua zia gli disse che d'ora in poi lei sarebbe stata chiamata così, e la baciò affezionatamente sulla sua guancia rossa dalla vergogna. Leslie si precipitò sulle scale, il fruscio della sua gonna lo seguiva, ma fu fermato nella sua corsa dalla voce della zia che gli ordinò " torna subito! Che idea, Leslie, correre via così ! Ricordati - le ragazze per bene non corrono!" Leslie tornò per subire il rimprovero: "Vi odio! Vi odio!"
Grazie di tutto di Cinzia
...Il Maestro mi porta a casa sua. Finalmente lo posso vedere da vicino, è molto bello e mi piace. Ho aspettato a lungo questo momento... qualche ora fa, nella mia stanza, guardavo le lancette dell'orologio... lo scorrere dei minuti sembrava interminabile. Una tempesta di domande mi offuscava la mente. "Come mi dovrò comportare... cosa dovrò dire?" ...non riuscivo a concentrarmi, l'immagine del mio divino Padrone era lì, non mi lasciava tregua e io ero sospesa in una terribile dolce attesa... Tengo gli occhi bassi finchè non mi rivolge la parola. Arriviamo in una stanza, la sua forse, e mi dice che ora m'ispezionerà. -Sì Maestro- rispondo in tono sommesso. Si avvicina, mi fissa, non posso guardarlo perchè con lui devo tenere gli occhi bassi, ma sento il suo sguardo su di me. Apre la camicetta, scosta il reggiseno ed esamina i seni. La richiude. Mi ordina di andare sul letto e mi fa mettere carponi, mi alza la gonna, tocca lievemente il perizoma e controlla se sono depilata.
Amore sbandato? di Ciccio
Non me ne intendevo molto di politica, e neanche di Storia. Guardavo quel quadro, quella foto ingiallita, mio padre non osò mai staccarla e mai avrei pensato di farlo io, vi ero quasi cresciuto sotto, avevo letto una volta quel Romanzo di Solgenitzin: ....quei Baffi spioventi, quel volto fermo, lo sguardo impenetrabile alla paura o alla spensieratezza.... fissavo quel ritratto, quel ritratto di Stalin, non come il personaggio storico, ma come una sublimazione di mio padre, che portava gli stessi grossi baffoni, anche lui suo modo d'essere totale, lineare, forte e rigido, la massima espressione della determinazione, in ogni prova mai un passo indietro, ad ogni domanda diceva c'è una sola risposta, quella giusta, ma ormai di risposte non poteva più darmene. Dio mio quanto l'ho odiato, anacronistico, retorico, insopportabile, i suoi consigli e moniti sempre inadatti, quanta sofferenza, ma ora capivo... non lo avrei così odiato se non l'avessi almeno altrettanto amato.
La trasformazione di Leslie di Nan Gilbert
Leslie era profondamente costernato per come sua zia si dirigeva con decisione verso l' entrata di uno dei negozi più esclusivi che erano presenti nella strada più alla moda della città. La costernazione di Leslie derivava dal fatto che era un negozio per ragazze. Esitò ad entrare nel negozio e sua zia lo prese per il braccio e gli disse, "vieni avanti, Leslie!" "Ma, zia, questo è un negozio per ragazze; perché desiderate portarmi là dentro?" "Ora vieni, Leslie. Non fare storie, per favore." Leslie imbarazzatissimo si ritrovò in un locale dove dominava la fragilità e il profumo della femminilità. Mentre una signora vestita in modo austero si affrettava a venire loro incontro, sentiva che tutti gli occhi lo stavano guardando, pensando alla disapprovazione per la sua intrusione. Se non fosse stato per la forte presa della zia, sarebbe sicuramente fuggito. "Buon giorno, sig.ra Smythe" disse la donna a sua zia. "Presumo che questo è il giovanotto di cui mi avete parlato."
Polissena di Slash
Slash: "Cosa significa, che devo firmare? Quando ho scritto questa cosa, non mi aveva annunciato che stavamo stipulando un contratto. E' come essersi condannati con le proprie mani" Polissena: "Dovresti esserne lusingato, ti ho dato la possibilità di scrivere il copione del nostro primo incontro. IO allo stesso tempo in questo modo sarò in grado di capire, quanto di vero c'è in quello che sinora mi hai detto. Nessuno ti obbliga, ma una volta che firmi questo documento non potrai più tornare indietro. Ti consiglio di leggerlo ancora se lo desideri, ma sappi che ormai la mia decisione è presa". POLISSENA - 1 Sono stato piuttosto puntuale, forse troppo. Capisco che è meglio far trascorrere qualche minuto prima di suonare, poi mi decido e suono il campanello.
Strana idea di Coccodrillo del Nilo