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Scoprii internet un giorno della scorsa primavera e con esso un mondo strano, affascinante e per me nuovo. Divenne presto piacevole fare delle pause durante la giornata passata al pc, usando la rete come strumento, strumento di collegamento con lumanità varia che frequentava, al pari di me, questa specie di "bar" virtuale.
Conobbi Sabrina in rete. Interloquivo pubblicamente, tra il serio ed il faceto, in un canale dedicato al bdsm fu lei a contattarmi con un "toc-toc". Affermò che ciò che stavo scrivendo (parlavo di fruste e fustigazione) interpretava il suo pensiero sul dominatore ideale. Feci un sorriso virtuale - due punti ed una parentesi - cominciando a digitare e conducendo il nostro discorso su banalità quotidiane; non mi interessava intrattenere la/il solita/o slave virtuale che digita con una sola mano mentre con laltra si masturba. Ci ritrovammo spesso nei giorni successivi scambiando chiacchiere ed informazioni riguardanti le nostre vite: appresi che era operaia, 33 anni, sposata ancor per poco, attratta da un Sado Maso "fisico" (qualunque cosa intendesse così lo classificò lei), che stava traslocando. Di me raccontai la verità comè mia abitudine, risposi alle domande, le inviai una mia foto. Abito a Torino, mi disse. La lontananza raffreddò linteresse per lei "persona reale" -ammesso che ci fosse ma consentì ad entrambi di parlare rilassati, dacquisire reciproca fiducia ed instaurare una complice intimità. Un giorno irruppe in chat, torrentizia come sempre scrisse - compio gli anni oggi sai! non digiterò per un po, cambio casa e là, dove andrò, non avrò la linea telefonica per collegarmi ad internet mi spiace dover perdere il contatto con te!! Mi salutò con il numero del suo cellulare ed usci di scena dicendomi addio. Provavo un affetto strano e dolce per lei e quello stesso pomeriggio le regalai senza dietrologia alcuna - una ricarica telefonica accompagnata da un messaggio: non voglio umiliarti scrissi- so che sei "a secco" ed avrai molte spese da sostenere per la nuova casa , tanti auguri Sabrina - un bacio ed un sorriso! Rispose dopo due giorni: la parola "umiliarti" disse - laveva fatta sognare. Spiegò: lentità virtuale, da me rappresentata fino al quel momento, era diventata dentro di lei una presenza fisica. Era successo per merito di quel semplice verbo. Cominciammo a sentirci al telefono: parlavamo di tutto e di niente, da buoni amici, di nessun argomento preciso e senza altro impegno se non il piacere reciproco di scambiare chiacchiere; chiacchierammo fino al giorno in cui scherzando un po - le proposi un incontro . La sua risposta fu immediata e molto seria: Nessun problema, tincontro! quando, come e dove tu vorrai .si, Ti voglio vedere! saprò decidere se vorrò giocare con te e mi basterà guardarti negli occhi per farlo, poi toccherà a Te! Se ti avrò accettato e se io ti piacerò mi offrirò felice a tutte le decisioni che vorrai impormi! Mi colpì limmediatezza, la spontaneità del pensiero di Sabrina - la disponibilità ad esser dominata - a patto desser sedotta, a patto di riconoscere tra noi il giusto feeling, la rispondenza fra parole e pelle, tra neuroni ed ormoni. Sulla soglia dei 50 anni feci il punto della situazione: vittorie e sconfitte, un bilancio positivo in fondo, tanto da rendermi sufficientemente soddisfatto della conduzione della mia azienda "Vita". Carattere estroverso, buon lavoro, situazione familiare invidiabile, conoscenza del mondo e delle cose che lo riguardano, vita agiata, aspetto gradevole, cultura medio superiore, incline alla conversazione, dotato di attitudine al comando. Percorsi così mentalmente le doti ed i limiti: so daver talenti, di fare alcune cose davvero bene, tanto bene da esser convinto che non serva la modestia, che sia giusto anzi ammetterlo con se stessi e con gli altri. So di saper guidare una moto fino a diventare tuttuno con essa, so condurre un paio di sci nella stessa maniera; so esprimere con la mia mano idee disegnando; so comandare a uomini, lo faccio quotidianamente per professione. So blandire e picchiare i sentimenti della gente, mediare - usando pugno di ferro in guanto di velluto riesco a mettere in discussione me stesso. . So fare lamore, ad un gradino molto più su del semplice sesso . so donare <piacere>! A tutti succede suppongo - di vivere uno stato della mente senza saper definirne i contorni. Perché First52, lio narrante della storia, si considera "Dominatore". Il concetto "dominare", più o meno sancito e rivendicato dalluso delliniziale maiuscola nel nickname con il quale digitavo nel canale in internet da che cosa era originato. La risposta si formò piano ma con intensità, era il fastidio di uno spot pubblicitario ripetutamente urlato dalla televisione e mai sentito fino a quel momento: << un uomo domina il prossimo carpendone i desideri, facendoli propri espropriandone lautore, restituendoli godendo nel farlo e godendo dessi>> Lo ripetei dentro di me a lungo cercandone difetti ed i limiti dellenunciazione, lo scrissi per esserne sicuro, scrissi ciò che avevo pensato e questa mia verità provocò una sorta di vertigine, mi nauseò!!! Era davvero perversa. Nulla dellesteriorità rappresentata da corde, manette, molle ai capezzoli, cera; "cose" usate per giochi condivisi con alcune mie partner, non erano gli oggetti alla base del rapporto Il piacere, il mio piacere era dominare il bene più grande intimo e caro delle persone, capire e possedere il loro proprio desiderio!!!! Qualera il desiderio di Sabrina?? Le chiesi una dimostrazione di grande fiducia, confidando nel potere "virtuale" acquisito, sottoponendola alla prima e più importante prova: fidarsi di me! Le scrissi un sms chiedendole lindirizzo di casa, non avendo altra possibilità di comunicare se non col telefono cellulare. Da lì in poi avrei usato solo il verbo "voglio" - imperativo presente e duro - tralasciando volutamente condizionale e futuro . Tutto, subito, senza appello pena la rinuncia! Rispose immediatamente: lsms conteneva nome, cognome, via, codice postale. Scrissi una breve lettera manoscritta ragguagliandola su miei pensieri appena espressi compiutamente, su quello che significava per me "dominare". Le chiesi se, alla luce di ciò, intendeva proseguire il nostro rapporto, attenendosi alle poche e semplici norme riassunte nel verbo "voglio" ed al profondo significato desso. Rispose con un messaggio il giorno stesso che ricevette la lettera: un semplice, minuscolo "si" Le inviai per posta un elenco di cose da acquistare e da indossare durante il nostro primo incontro, nessuna premessa, nessuna spiegazione: un giacca sobria di buon taglio, una camicia chiara di seta, una gonna adeguata, scarpe con tacco, calze di seta naturale, reggicalze, reggiseno senza coppe mutandine. Allegai un congruo assegno e le imposi di spendere tutto il denaro. Le spedii un biglietto ferroviario con data ed orario aperti per la stazione di Verona porta Nuova sullintercity proveniente da Torino ed attesi la sua risposta. Arrivò dopo tre giorni con una lettera: la sua calligrafia attenta e rotonda era tranquilla e sicura. Aveva fatto gli acquisti, incontrando qualche difficoltà solo per le calze, le aveva prese con la cucitura dietro. Le erano rimasti circa 150 euro che mavrebbe restituito. Non sapevo non avevo voluto sapere - che aspetto avesse, sapevo solo, lo confessò lei un giorno, che era minuta e molto piccola - solo 1 metro e 50. . La chiamai al telefono la sera successiva informandomi sulla data e lora del treno che lavrebbe portata a Verona: sarebbe giunta il venerdì successivo, alle 18,15. Le chiesi dacquistare un foulard di colore giallo e dindossarlo allarrivo in stazione come segno di riconoscimento. Mi preparai con cura allincontro, una giacca di tweed su pantaloni grigi, camicia azzurra, cravatta, calzai stivaletti neri completando labbigliamento con una margherita allocchiello. Partii per tempo e non le telefonai. Non avevo bisogno di conferme. Il treno arrivò puntuale e lei scese. Fui invaso dalla tenerezza appena la vidi: era piccola davvero e tanto smarrita . Indossava gli abiti acquistati con la velata insicurezza di chi porta un abbigliamento desueto, di chi va ad un matrimonio vestito a festa; aveva una borsetta in mano camminava verso luscita sicura, nonostante i tacchi ai quali non era probabilmente abituata. Mi piacque molto e sorrisi, lei incontrò il mio sguardo, mi riconobbe ed io, senza parlare, le offrii la margherita. Ho depilato il mio pube per te disse guardandomi negli occhi: . Immaginavo - speravo tu mi piacessi - volevo che questo accadesse, volevo poter donarti la mia pelle totalmente nuda! Ora potrai farne ciò che vuoi. Dopo queste parole, sussurrate a fior di labbra, mise le braccia lungo i fianchi ed abbassò lo sguardo. Le tolsi il foulard accarezzandole i capelli piano e baciandole la fronte, la girai prendendola per le spalle e circondandole il collo con il collare che avevo preparato per lei; aveva due catene piatte che finivano allestremità con fermagli agganciati a due piccole molle per appendere i capezzoli. Le dissi dapporre le molle ai seni e lo fece con grazia, discrezione e una sorta di pudore scevro da imbarazzo. Ci muovemmo a piedi verso piazza Brà e lArena: lei, la chiacchierona spumeggiante che avevo conosciuto al telefono, rispondeva alle mie domande per poi rimanere in silenzio, passeggiando serena ad occhi bassi leggermente discosta da me! La portai per via Mazzini, lieto della sua presenza silenziosa al mio fianco. Cenammo al Maffei in Piazza Erbe: laccompagnai ad un tavolo vicino alla finestra mentre scelsi per me il tavolo al centro della sala. Ordinai lo stesso cibo per entrambi senza chiederle nulla, mi feci servire da lei il vino e lacqua durante il pasto lo fece con attenzione amorevole alzandosi senza fretta dal proprio tavolo. La cena fu breve e gradevole: dopo aver sorbito il caffè con un cenno la chiamai, rimase in piedi al mio fianco finché saldai il conto, uscimmo insieme nella sera fredda ed animata di Verona. Presi un taxi, scegliendo una normale berlina al posto del monovolume che era accorso al mio segnale; laiutai a sistemarsi sul sedile posteriore aprendo la portiera, tenendole la mano e sollevandole la gonna per farla sedere sulle natiche coperte dalle sole mutandine. Le ordinai, sussurrando, di levarle e di infilarle nel taschino della mia giacca appena lautomobile si fosse mossa; mi sedetti al suo fianco girando intorno alla vettura, con una lieve pressione le feci scostare le ginocchia appena tolse lo slip. Raccolsi il suo seno nella mano passandole il braccio attorno alle spalle durante il breve tragitto che ci condusse alla stazione; sentivo la pesantezza tiepida assieme alla forma del capezzolo e della molla che lo stringeva, scostai appena il risvolto della camicetta per guardare laureola: era rosa e piacevolmente ampia. Inalavo lodore gradevole della sua pelle senza profumo. Il traffico era scarso e impiegammo meno di dieci minuti. La feci scendere aprendo la portiera del taxi ed offrendole il braccio . le consegnai il biglietto affinchè svolgesse le formalità di rito attendendola seduto nella sala daspetto semi deserta. Tornò dopo un attimo e rimase in piedi a fianco della poltrona che occupavo. Non parlai, godevo semplicemente della sua presenza silenziosa mentre lorario della sua partenza si avvicinava. Attesi che laltoparlante annunciasse il treno per farle sollevare la gonna ed allargare le cosce, volevo si mostrasse a me le accarezzai piano il pube glabro e la vulva con il palmo della mano, la penetrai dolcemente per un attimo e scoprii che era madida! La baciai brevemente sulle labbra senza abbracciarla prima di farla salire sulla vettura . lei, con molta serenità, guardandomi negli occhi per la seconda volta quel giorno, disse: grazie Signore! Non potevo sperare di più . e salì con un sorriso i gradini della carrozza. Facemmo lamore la settimana successiva .laccarezzai a lungo, teneramente; la volli frustare legata e bendata per cominciare a carpire i suoi desideri. Mi ringraziò delle carezze e del dolore, mi ringraziò quando lorgasmo mi raggiunse; lo fece tenendo il mio sesso appoggiato su entrambe le mani, guardando grata il mio piacere salire dal fondo, offrendomi il viso e le sue labbra aperte . |
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