pennino della gabbia

I giochi di Sara - 4
Il quiz

di Massimo

           
           
           
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Sono molteplici e impreviste le occasioni che possono scatenare la fantasia di Sara. A volte in un tranquillissimo momento di pace domestica le brillano all’improvviso gli occhi e la sua testa partorisce immagini davvero eccitanti. Mi ricordo di una volta in cui dopo cena stavamo pigramente davanti alla televisione ascoltando un quiz, senza prestare molta attenzione ma comunque divertendoci a gareggiare sulle risposte. Io stavo seduto sul divano e Sara era sdraiata tenendo la testa sulle mie gambe.
D’improvviso si mise seduta e mi guardò con una luce negli occhi. Il programma televisivo l’aveva ispirata.
Così nacque il gioco del quiz, che ripetiamo ogni tanto con leggere modifiche.
Io e Sara siamo i concorrenti, uno contro l’altro ed abbiamo a disposizione una serie di domande su varie materie. Ogni volta che uno risponde male alla domanda deve pagare una penalità. Ma il gioco è un po’ asimmetrico. Infatti quando risponde male Sara tocca una sorta di striptease: si toglie i vestiti cominciando dalle scarpe, poi i pantaloni, la camicetta e così via. Invece io parto già completamente nudo e quando rispondo male ad una domanda, merito una punizione, commisurata al livello della domanda. Certo è un po’ arbitrario ma non giochiamo certo per vincere un premio in tv. Questa è la cronaca del nostro ultimo quiz.
Cominciò a farmi una domanda lei che era piuttosto semplice e così non ebbi difficoltà a rispondere. Quindi il turno passò a lei ed anche lei rispose velocemente. Superai anche la mia seconda domanda. Invece Sara sbagliò sulla sua seconda e così si tolse le scarpe, come da regola. Cominciava bene per me. La terza e la quarta domanda filarono giuste per tutti e due.
Il mio primo errore fu alla quinta. Toccò pagare pegno.
Lei si avvicinò, mi accarezzò il petto solleticandomi piacevolmente ma questo d’improvviso si trasformò in una fitta dolorosa perché aveva preso a pizzicare e torcere un capezzolo.
Il quiz continuò. Lei commise un secondo errore, così si sfilò i pantaloni. Qualche domanda più in là la fece cadere ancora così di pezzo in pezzo si tolse la camicia, le calze, quindi il reggiseno. Era uno striptease molto divertente per tutto il contesto. Il problema era che anch’io non ero immune da errori. Anzi.
Così al secondo errore mi si piazzò davanti senza che io sapessi cosa avesse intenzione di fare. Mi arrivò un improvviso schiaffo sul viso, dato con forza e precisione. Un alto ceffone mi giunse con l’errore successivo, ancora più violento del primo. Al quarto errore lei mi fece voltare e sentii la sua bocca baciare il mio culetto quando i suoi denti affondarono e morsero la carne, talmente forte che cacciai un urlo. Non si staccò subito ma morse finchè ebbi le chiappe marchiate dal segno dei suoi denti.
Al quinto errore toccò subire al mio alter ego, giustamente: il mio pisello.
Dopo averlo accarezzato un po’ prese la punta tra le mani e strinse il mio cazzo con le unghie affilate, strinse e strinse e non si fermò neanche dopo che ebbi gridato e implorato. Quando lo lasciò aveva un sorriso diabolico stampato in faccia per questo excursus così tremendo nelle torture genitali.
Per fortuna il prossimo errore fu di Sara, che quindi si tolse l’ultimo indumento rimastole addosso: le mutandine. A questo punto ritenevo di aver vinto ma lei non ci stava e mi disse che il gioco continuava. Alla mia obiezione che non aveva altro indumento da darmi rispose che sì era vero, da darmi non aveva niente ma da farmi chissà quante cose. Come lei decideva di volta in volta le mie penalità,così anche io da quel momento avrei deciso la penalità che le toccava. Questo mi eccitava da morire, pensando a quante cose potevo farle subire. Così il quiz proseguì.
Non solo ma fu di nuovo lei la prima a sbagliare. L’aveva voluto lei pensai io. Così mi avvicinai a lei, la guardai negli occhi e feci per baciarla sulla bocca cingendole le spalle con il braccio ma poi la spinsi con determinazione verso il basso, fino a portarla sulle ginocchia. Quindi glielo offrii da baciare e lei sorridendo accettò volentieri. Lo baciò, lo leccò, cominciò a succhiarlo lentamente. Mi piacque molto e volevo continuare ma lei si fermò e mi disse che questo bastava per il livello della domanda.
Così riprendemmo. Stavolta il prossimo errore lo commisi io, un errore stupido. Sara prese in un cassetto delle mollette e poi me le applicò ai capezzoli. Io pensai che fosse finita lì, in fondo non sembrava tremendo. Ma lei disse che ancora mancava qualcosa. Prese una sorta di corta canna di bambù, non gliela avevo mai vista. Forse l’aveva comprata per qualche gioco più duro.
Si piazzò di fronte a me e mi disse che mi doveva togliere le mollette ai capezzoli con questa sorta di frustino. Ebbi un nodo alla gola. Prese le misure e fece partire dall’alto verso il basso un fendente. La punta della canna colpì violentemente la molletta e la fece saltare via. Ma il dolore che sentii fu lancinante, pensai che un coltello mi avesse ferito. Un dolore acutissimo al momento dell’impatto che mi fece gridare. Ma il dolore rimase anche dopo.
Sara mi disse che toccava all’altra molletta ma io avevo il terrore di questo. Poi mi preparai e aspettai. Il secondo colpo di frustino colpì la molletta ma non in pieno e l’unico risultato che ottenne fu di farmi gridare. La molletta aveva solo cambiato posizione e ora pendeva lasciandomi un fortissimo bruciore in quel punto. Stavo per togliermi la molletta con le mani quando la cannula mi colpì violentemente proprio sul dorso della mano. Un dolore tremendo, abissale. Sara mi disse che la penalità consisteva nel togliere entrambe le mollette a quel modo. Io la guardai con rabbia.
Poi la sfidai e mi preparai per il colpo successivo. Non volevo arrendermi. Stavolta Sara prese molto meglio la mira e con un sibilo fece cadere un colpo preciso che staccò la molletta e mi fece gridare a squarciagola.
Cercai di toccarmi delicatamente i capezzoli per alleviare il dolore, allora Sara spostò le mie dita e le sostituì con la sue dolci labbra, baciando e leccando delicatamente i miei capezzoli. Quindi il quiz ripartì. Ed ebbi subito la mia rivincita perché Sara dette una risposta solo parzialmente corretta. Io insistetti e non le feci passare la risposta. Doveva pagare la penalità.
Le comandai di mettersi di nuovo in ginocchio, ma stavolta mi meritavo un bel lavoro. Così me lo feci succhiare a lungo e bene. Passò prima la lingua lungo tutta l’asta, come mangiasse un gelato, lo mordicchiò. Poi si infilò la punta tra le labbra. Lo introdussi e lo tolsi più volte. Approfittai della sua attenta lingua, lo immersi bene in fondo mentre lei lo succhiava lentamente. Davvero un gran pompino. Quindi lo sfilai e le indicai le mie palle. Volevo che le trattasse con cura. Lei sorrise e cominciò a leccarle, baciarle, succhiarle. Ne ingoiò una alla volta, una dopo l’altra. Allora io le infilai contemporaneamente un dito in bocca e le feci allargare la bocca in modo smisurato perché volevo farmi succhiare entrambe i coglioni contemporaneamente. Con tono brusco la minacciai nel caso avesse fatto minimamente male ai miei cari gioielli. Doveva fare uno sforzo incredibile per tenerle così, tutte e due dentro, senza premere o stringere, respirando a fatica, movendo la lingua contro la rugosa pelle che conteneva quelle due sfere.
Le chiesi se le piacevano le mie grosse palle e la sfottevo perché non poteva rispondere con la bocca occupata. Dissi che chi tace acconsente e quindi se le doveva proprio gustare. Quindi con prudenza le feci uscire una alla volta. La lasciai riprendere fiato. Quindi la schiaffeggiai forte sulla guancia con il pisello durissimo, più volte. Lo infilai di nuovo nella sua bocca e mi lasciai cullare beatamente finchè lei se lo sfilò e mi disse che quello poteva bastare.
Si tornò al quiz. Andammo avanti con una lunga serie di domande senza che nessuno incappasse in qualche errore. Poi purtroppo capitò a me. Sara mi fece voltare e mi fece divaricare leggermente le gambe. Non avevo idea di cosa mi aspettasse. So solo che avevo il cuore che batteva all’impazzata. Sentii la voce di Sara che mi diceva che prima non le avevo dato il modo di rispondere, che adorava le mie grosse palle così tanto che voleva tenersele per sé e non lasciarle a me.
Contemporaneamente mi arrivò un calcio nelle palle. Un calcio ben studiato e piazzato, forte e deciso.
Non riuscii neanche a urlare per il dolore tremendo. La voce mi si strozzò in gola, la vista mi si annebbiò. Caddi per terra in preda ad un dolore che arrivava dal profondo, non dalle viscere ma dagli abissi del mio spirito. Facevo fatica a respirare. Non poteva esserci un organo che facesse così male, non era umano. Non sapevo se toccare il punto colpito o no, qualunque tocco era inutile o dannoso.
Ora sapevo finalmente cosa era il ball busting, una vera tortura!
Rimasi a terra per un bel pezzo per far passare quella sensazione tremenda. Sara sembrava davvero dispiaciuta, diceva che aveva esagerato e voleva fermarsi. Ma io mi ripresi e dissi che volevo andare avanti nel gioco. Lei era sorpresa ma accettò, dopo che si assicurò che stessi di nuovo completamente a posto. Oramai le domande erano tutte difficili ed era probabile sbagliare.
Per mia fortuna fu il turno di Sara che infatti non conosceva la risposta. La feci mettere carponi sul divano. Cominciai a massaggiarle e leccare i piedi, sapevo che le piace da matti. Baciai, strinsi, accarezzai, succhiai, mordicchiai le sue estremità.
Allo stesso tempo con una mano strusciavo la sua micia che presto si inumidì. Baciandole e leccandole i piedi le infilai il dito nella passera e cominciai un movimento lento ed efficace che la faceva bagnare sempre di più. Il dito accelerò. Le dita diventarono due. Sara mugolava e fremeva di piacere e avevo la mano completamente bagnata dal suo nettare che facilitava il passaggio. Le strinsi forte ed insieme i piedi con una mano, quasi a volerla bloccare. Tolsi dolcemente le dita dalla sua micia e in un attimo, con il dito più grosso, completamente zuppo e lubrificato dai suoi umori, la penetrai di colpo nel culo. Sì. Un movimento deciso e senza esitazioni che non le lasciò il tempo di realizzare.
Urlò per il dolore e la sorpresa. Il dito entrò per meno di metà e ora lo tenevo ben stretto fra quelle pareti, godendomi le pulsazioni del corpo di Sara intorno a quella sonda. Infatti il culo di Sara non sapeva se espellerlo o risucchiarlo, batteva freneticamente contro quel dito, stringeva e allentava. Allora lo mossi lentamente avanti e indietro, molto lentamente, fino a constatare che il passaggio si fa era meno ostile.
Così mentre con il dito medio guadagnavo millimetro dopo millimetro nello stretto budello, con il pollice sfregavo le labbra della sua passera. Il dito si introdusse sempre di più e notai che il dolore in Sara si sta affievolendo rapidamente. Il mio movimento cominciò a piacerle e la eccitava, così aumentai la velocità. La tenevo con una mano per i capelli, con l’altra muovevo vigorosamente il dito avanti e indietro nel suo culo, mentre il pollice esplorava le molli pareti della sua figa.
Inutile dire che avevo il cazzo durissimo per l’eccitazione. In questo modo la portai ad un estenuante orgasmo che espresse senza remore con il corpo e le voce. Dopo che si fu rilassata, il gioco riprese. Riuscii a rispondere alla domanda successiva ed anche lei superò la sua. A quel punto decidemmo di terminare il gioco ma ci venne ancora in mente una malsana idea. Un ultima domanda a cui avremmo dovuto rispondere entrambi. La stessa domanda per me e Sara.
Leggemmo la domanda scelta a caso. Io non sapevo assolutamente la risposta mentre sospettavo che Sara la conoscesse. Era una materia in cui era molto ferrata. Capii che l’ultima penalità sarebbe toccata a me. Eppure Sara disse che non conosceva la risposta. Cosa cui non credetti mai.
Comunque aveva deciso così. Tutti e due dovevamo pagare la penalità. Io le dissi subito la mia intenzione: scoparla, fare l’amore nel più classico dei modi. Sapevo che sarebbe stato anche il suo desiderio, che aveva una voglia pazza di essere amata e presa a quel punto del gioco. Sara invece non propose questo per me. La sua espressione si fece severa e crudele. Mi fece mettere di nuovo in piedi con la schiena rivolta verso di lei. Avevo una paura fottuta che mi desse un altro calcio nei coglioni. Certo Sara è una donna di buon senso e sapeva che sarebbe stato pericoloso. D’altra parte l’eccitazione era altissima e non era facile ragionare in questo stato. Inoltre la mia mossa, con quella rozza violazione del suo di dietro, avrebbe potuto spingerla a vendicarsi in maniera irrazionale.
Mentre facevo questi pensieri, preso da un’ansia angosciante, sentii risuonare nell’aria un sibilo, subito seguito dall’impatto sul mio culo della canna di Sara. Scattai in avanti per il dolore. Avvertivo una striscia infuocata sulla pelle del mio di dietro. La voce di Sara mi ordinava di rimettermi in posizione perché me ne aspettavano altri nove. A giudicare dal bruciore del primo colpo, non sapevo se ce l’avrei fatta. Per ora mi disposi a prendere il secondo colpo. Sara mi colpì con pazienza, aspettando con calma prima di dare ogni nuovo colpo.
Sapeva che facevano molto male e che non poteva concentrare i colpi di canna nello stesso momento, né nello stesso punto del mio sedere. Infatti la posizione dove cadevano era di volta in volta differente. Questo non riduceva il bruciore terribile che avvertivo ogni volta. Comunque dopo i primi cinque sei, colpi era difficile trovare un posto non percorso da strisce rosso infuocato. Stringevo i denti e avevo le lacrime agli occhi.
L’unica cosa che potevo fare era urlare. In particolare gli ultimi colpi di questa energica fustigazione furono strazianti. Si sovrapposero ed intensificarono alla massima potenza il continuo dolore di sottofondo. Era meglio che non avessi la visione del mio di dietro perché forse mi sarei spaventato. Ero così concentrato a scacciare da me il dolore che non mi accorsi quando i dieci colpi furono terminati. Sentii solo un nuovo contatto e sobbalzai ma non era la canna.
Era la bocca di Sara che stava teneramente baciando la mia pelle, nei punti non toccati dalla canna. Poi con estrema delicatezza leccò una delle ferite riaprendo in me il bruciore ma lo faceva con molta grazia. Così la lasciai percorrere le strade del mio sacrificio.
A quel punto Sara mi condusse a letto. Si sdraiò mollemente ed io mi adagiai su di lei. Ci baciavamo e sfioravamo ma presto il mio pisello durissimo trovò la sua destinazione e si immerse nella calda ed umida femminilità della donna. Di nuovo pensai al paradiso, alla beatitudine dei sensi. Scopammo lentamente, gustandoci ogni momento di quell’unione, fondendo le nostre pelli. Fu così che mi persi in lei, lasciando che la sorgente della mia virilità generasse un fiume dolce e strabordante che irrigò la sua valle incantata.