Tornando a casa
di Aldo

Gabbia.com
Ho sempre desiderato essere sottomesso da una Padrona, ma solo da poco ci sono riuscito, e adesso vi racconto come.
Una cosa che, devo ammettere, mi è sempre piaciuta è avere incontri con prostitute vecchie e di brutto aspetto, meglio se grasse e volgarmente provocanti. Mi eccita l'idea di dovermi umiliare a pagare per poter godere di carni sfatte e repellenti, mi eccita soprattutto quando sono loro che prendono l'iniziativa di fermarti ed importunarti, mentre per la strada tutti ti guardano incuriositi, perchè colpisce l'immagine di un giovane bello ed elegante che si fa accalappiare da una battona brutta, vecchia, grassa e volgare. Durante questi incontri non ho mai osato chiedere loro di maltrattarmi, me ne vergognavo troppo, solo qualche volta sono riuscito a dare qualche bacio ai loro piedi.
Una sera, mentre tornavo in auto dall'ufficio vidi una vecchia grassa, dall'aspetto davvero repellente che mi faceva l'occhiolino. Ripassai due o tre volte davanti a lei: era piccola di statura, obesa, com il mento sporgente ed un doppio mento gigante, capelli scarmigliati e mal tinti in biondo, ma aveva una gonna corta che lascava vedere due grosse gambe cellulitiche inguainate da calze nere. Questo particolare mi eccitò molto e decisi di farla salire. Quando ci fummo appartati in una viuzza buia la guardai meglio e notaia che era davvero brutta, ma questo mi eccitava ancor di più, guardavo quella sua grossa bocca deformata da una dentiera instabile e desideravo di baciarla. In compenso lei era molto loquace e simpatica, anche se molto impicciona, sembrava non aver fretta di concludere e continuava a farmi domande. MI chiese quali erano i miei gusti personali, mi chiese se mi piacevano le orge con altre donne, quelle con altri uomini. Io ero imbarazzato e rispondevo evasivamente, ma lei continuava con il suo lungo elenco di perversioni. Quando mi chiese se mi piaceva baciare i piedi capii che era la mia occasione, e con la voce rotta dall'emozione dissi "SIII". Lei fece una espressione del tipo "Ci avrei giurato, l'avevo capito subito" e con una rapidità impressionante si tolse le scarpe, si girò verso di me e mi mise i piedi in faccia. Io ero pazzo di eccitazione, comincia a baciarglieli, lei ne infilò uno sotto la camicia, sulla pancia, poi dentro le mutande.Dopo si sfilò le mutande, mi prese per i capelli e mise la mia faccia tra le sue gambe. Devo dire che la pulizia non era il suo forte, sentivo un terribile odore di figa e culo sporco, ma mi piaceva da pazzi e mi tuffai a capofitto con la lingua nella sua vagina, leccando freneticamente. Lei intanto cominciò a graffiarmi la schiena con le unghie, mi faceva davvero male, la troia, poi, non contenta salì sulla mia schiena e mi infilò un dito nel culo. Aveva unghie lunghissime ed io sentii chiaramente l'unghia che mi lacerava le carni, ebbi un sussulto, ma lei mi strinse la testa tra le cosce e cominciò a scoparmi su e giù col dito. Era la prima volta che venivo penetrato e non immaginavo che potesse essere così doloroso e fastidioso, ma al tempo stesso così eccitante. Quando fu stanca disse che voleva molti più soldi e, sempre tenendomi la testa tra le cosce, mi sfilò il portafogli e lo svuotò. Quando potei svincolarmi rimasi un attimo a godermi il dolore che mi saliva dal culo rotto e l'odore di vagina sporca che avevo sulla faccia. Le dissi che però io non ero ancora venuto, lei mi disse "Andiamo a casa di un mio amico, ci divertiremo in tre" e prese ad indicarmi la strada. Io ero felice, al settimo cielo, finalmente avevo conosciuto una padrona, qualcuno che poteva introdurmi in quel meraviglioso mondo dell' SM.
Arrivammo a casa di un signore piccolo e tarchiato, con la corporatura da ex pugile che mi guardò storto senza rispondere al mio saluto. Lei gli disse "Questa volta te ne ho potato uno bello e giovane, mi devi dare molto di più". Lui mi ordinò "Spogliati!" e quando fui nudo cominciò a palpeggiarmi e toccarmi come fossi davvero uno schiavo da comprare "Ed è pure stretto stretto" disse lei, lui mi infilò violentemente un dito nel culo e cominciò a rovistarvi. Disse "OK" poi i due cominciaro a contrattare sul prezzo. Io ero eccitatissimo ma molto spaventato, pensai che avevo forse l'ultima occasione per sfuggire al quel duo inquietante. Ma poi pensai che quella era certamente anche l'ultima occasione della mia vita per poter vivere in prima persona una esperienza che tanto avevo desiderato e sognato. Così mandai al diavolo tutte le mie remore e decisi di calarmi fino in fondo nella parte di schiavo. Mi misi in ginocchio davanti a lui e cercai di prendergli il cazzo e fargli un pompino. Ma lui non gradì la mia iniziativa, mi sferrò una ginocchiata sul labbro che mi fece sanguinare e poi un gran calcio nelle palle che mi fece rantolare. I due mi afferrarono le mani e me le ammanettarono dietro la schiena. Poi sulla testa mi fu calato un cappuccio che mi lasciava vedere solo un piccolo spiraglio in basso. Poi mi trascinarono in una altra stanza. Sentivo rumori di strumenti metallici e sapevo che erano per me. I due sembravano non avere fretta e mi lasciarono a lungo tremante in attesa della mia sorte. Poi arrivò l'ordine del Master: "Accovacciati e apri bene le chiappe", eseguii appoggiando la testa a terra e sollovando bene il culo. Pensai adesso mi incula a sangue ed ero eccitatissimo al pensiero che il mio dolore si sarebbe trasformato in piacere per il mio Master. Invece arrivò un tremendo dolore alle palle, una pinza chirurgica o qualcosa del genere me le aveva afferrate alla radice e adesso me le stava ruotando. Il dolore mi lasciò senza fiato ed era terribile. Per resistere pensavo "adesso smette, adesso smette", ma continuava a stritolarmi le palle. Davanti a me vidi i piedi di lei che si avvicinavano e subito cominciarono ad arrivare delle frustate sulla schiena. Cercai di baciare quei deliziosi piedini, ma lei disse "Prima te li devi guadagnare, eccome se te li devi guadagnare!" Lui mi sollevò in piedi e il dolore ai testicoli non cessò, ma divenne più forte, sentivo la pinza che penzolava in mezzo alle mie gambe. Poi mi infilarono un cappio al collo e lo fissarono ben teso in alto in modo che al minimo movimento mi avrebbe strangolato. Dopo pochi vidi le manone tozze di lei che si avvicinavano brandendo un grosso ago da siringa. Mi prese un capezzolo, lo sollevò e lo trafisse da parte a parte. Poi si allontanò e tornò con un altro per l'altro capezzolo. Continuò per innumerevoli volte con movimenti lenti e cadenzati, mi sembrava di vivere un incubo e stavo per svenire, ma se avessi ceduto sarei stato strangolato. Poi lui mi afferrò un piede e me lo sollevò. Sentii che mi metteva qualcosa di metallico e pungente attorno al piede. Non appena lo poggiai in terra mille aghi mi trafissero la pianta del piede, ma non feci in tempo a risollevarlo perchè mi aveva già afferrato saldamente l'altro e lo stava sollevando per metterci un'altra scarpa uguale. Il dolore che mi procuravano era terribile, io cercavo di sollevare a turno un piede, ma non avevo scampo. Loro intanto si sedettero comodi a godersi la scene mentre lei cominciò a fargli un pompino. Il tempo passava, i due facevano i loro comodi ed io ero allo stremo. Quando sentii che lui stava venendo decisi di farla finita e di lasciarmi cadere. Con mia grande sorpresa la corda non mi strangolò, ma cadde con me, ed i due si fecero una gran risata.
Dopo un po' lei mi si avvicinò, mi liberò dal cappuccio e della pinza e mi salì sulla pancia. Disse che ero stato bravo, avevo resistito parecchio e meritavo un premio. Si sdraiò su di me e cominciò a limonarmi, ma mentre mi eccitavo il sangue che rifluiva nelle palle mi procurò un terribile dolore, i due lo sapevano perchè si scambiarono un sorriso d'intesa. Si accovacciò sulla mia faccia e cominciò a pisciarmi in faccia, a lungo e ben bene. Poi anche lui svuotò la vescica su di me. Mi liberarono dalle manette e dalle scarpe e mi ordinarono di ripulire tutto alla svelta. Mentre eseguivo vidi che andarono in un'altra stanza e tornarono con abiti da donna e una parrucca. Mi fecero indossare calze, giarrettiere, tacchi alti, mi truccarono volgarmente. Intanto suonarono alla porta. Lei mi disse "Adesso ti prostituirai per noi: c'è un nostro amico che ci pagherà bene, ma tu lo devi accontentare in tutto. Entrò un tizio grassissimo e pelato con l'aria del camionista truce ed il pugile disse "Eccolo, non è magnifico? Ed è pure vergine!". Il ciccione gli diede un paio di biglietti da 100 e lui gli augurò buon divertimento. Rimasi solo nella stanza col ciccione e tremavo. Lui si sdraiò sul divano, tiro fuori un enorme uccellone e mi ordinò di spogliarmi, ma di tenere su le calze. Poi mi disse di andare da lui e cominciò a palpeggiarmi, pizzicarmi, poi mi baciò in bocca. Per tutta la notte fui costretto a subire le sue violenze. Mi inculò ripetutamente, mi sborrò sulla faccia, mi riempì di lividi. Al mattino, quando se ne andò avevo la faccia pesta come quella di un pugile messo Ko. Ma la prima cosa che feci quando rividi i due in cucina fu di chiedere loro il permesso di tornare ancora a trovarli.