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Mi chiamo Graf von J. e compirò cinquanta anni il prossimo anno: Da sempre sono Master, anche se a me piace più la definizione, tutta nostra, di Padrone; la terminologia inglese lascia spazio allalibi mentale di qualche cosa di più "esotico", quasi più leggero dei quello che il Sado-Maso sia in realtà. Ovviamente è solo la mia opinione, che però il tempo mi ha dimostrato essere sempre più vicina alla realtà. Fin da quando si gioca ...al Dottore, fra bambini e bambine, il mio ruolo era molto vicino ai fatti concreti e, quando in campagna trovai una bambina mia coetanea che mi incitava ad essere "vero", incominciai a trovare piacere nel farle le punture con spine tolte dai rovi di Biancospino. Non sapevo per quale motivo mi piacesse il ruolo di Dominus, e le letture classiche sul genere, mi hanno dato le solite spiegazioni che tutti noi troviamo. Il fatto sorprendente mi è capitato alcuni anni fa, quando dalla biblioteca di famiglia, per un restauro ad alcuni vecchi libri, mi capitò fra le mani un quaderno (copertina nera e risma rossa) del mio trisavolo, nascosto allinterno del vecchio tomo, che conteneva dettagliate annotazioni degli anni a partire dal 1865. Ho letto le sue esperienze di ferreo Padrone nei confronti di alcune ragazze che soddisfacevano le sue fantasie e le sue voglie. Per me è stato un momento rivelatore, in quanto mi sono accorto che lessere Sado non era solo un mio fatto personale, ma che era nel mio DNA e forse non solo mio. Nella trasposizione ad un linguaggio moderno, comprese le tipiche espressioni dialettali (in quellepoca solo pochi parlavano in Italiano, nella campagna lunica lingua era il dialetto), vi trascrivo lesperienza, per me più divertente e ricca di fantasia, del trisavolo. Lambiente è una antica casa fortificata, ex castello, ex convento, ex altro, delle colline romagnole, nella quale viveva la famiglia del trisavolo ed era al centro di numerosi poderi di sua proprietà. Al pieno terra ci sono le scuderie, i rimessaggi, la grande ed annerita cucina. Sopra i saloni di rappresentanza, la biblioteca, la Chiesetta di famiglia, e sopra ancora, dopo aver salito la scalinata a due rampe di pietra serena, le camere da letto, tutte regolarmente in fila così che per raggiungere lultima, quella del Padrone, bisogna passare da tutte le altre. Al lato nord, staccato dal corpo centrale, cè un a torre antica, non quella del Passero Solitario, ma una che decisamente ci assomiglia. Al piano terra della torre si allevavano pollo, galline, tacchini, oche ed altro del genere. Scrive il trisavolo: " 15 Agosto. Desinare alle 12 nellaia sotto il pergolato della Rotonda. La Settimia ha servito a tavola con labito della festa. Le tette spingevano il corpetto cove volessero esplodere fuori e lo scollo, ovviamente non abbondante, era comunque così prorompente che anche don Gio. (lArciprete) sbarlocchiava furtivamente, ma con evidente piacere. Mi sono ricordato quando, tre mesi fa, lho legata alla seggiola dello studio e ad uno ad uno le ho strappato i peli che aveva attorno ai capezzoli. Non ha urlato, ma ad ogni pelo le usciva un gemito che mi ha fatto godere ogni volta e le copiose lacrime che le solcavano il viso sono state uno spettacolo. Mi ha poi raccontato, con malcelato orgoglio, che quando le ha fette vedere alla sguattera, questultima era un pò invidiosa nel vedere due belle tette senza peli. A proposito della sguattera: non è brutta ed ha compiuto quattordici anni. Se ha letà canonica per sposarsi, ha anche letà canonica per farmi godere: bisogna che ci pensi. Ma torniamo alla Settemia. Le battute salaci del Notaio, lhanno fatta ridere ( rideva anche Don Gio. a voce alta e di gola, nonostante avesse benedetto il desco prima di mangiare !)ed ogni volta che mi serviva, non mancavo di accarezzarle il culo e prenderlo a pizzicotti alternativamente. Cappelletti in brodo, ilesso di cappone, piatto di mezzo con prosciutto, salame, musotto e coppa, Sangiovese. Il farmacista si è alzato più volte per andare a pisciare, lamentando la vescica debole ( lui di debole non ha solo la vescica) ed il nostro medico ha ripetuto per lennesima volta che ".. tromba di culo, sanità di corpo". Poi ciambella ed Albana dolce fresca appena tolta dal pozzo. Alle quattro avevamo finito anche con le chiacchere. Chi si è alzato per fare due passi, andare cioè a dormire dietro ai pagliai, chi andava in cappella, anche lui a dormire dentro al confessionale. Io mi sentivo tutto rimestato dalle tette e dal culo più volte tastato e volevo fare qualche cosa di non meglio definito. Ho detto alla Settimia di raggiungermi alla torre: ha provato a dirmi che doveva aiutare la sguattera, ma è bastata una delle mie occhiate a farle capire che non scherzavo. E arrivata alla torre, bella e sudata, e mia ha detto : " Signor Padrone, cosa volete che faccia ? " Non avevo le idee ancora chiare, quando mi è caduto lo sguardo sui polli che beccavano nella terra e mi è venuta una idea che mi ha entusiasmato: " Spogliati" le ho ordinato. Prima si è tolta il corpetto e le tette hanno fatto un guizzo in avanti come scoppiassero; poi si è tolta la camicetta. Mi sono avvicinato e le ho stretto, solo un pò, i capezzoli; avevo altro per la testa. Si è sfilata la sottana ed i bragoni. Il folto pelo della figa mi ha inebriato come al solito... subito la mano tra i peli e due dita dentro per farla bagnare ben bene. - Cè lha ancora bella stretta- ho pensato. Lho fatta sedere sul pavimento di terra, con le gambe ben divaricate, poi un sacco dietro la schiena, in modo che fosse quasi sdraiata, ma con il busto e la testa sollevate in mo che vedesse bene. Con le nuove corregge della Biancona (famosa cavalla diventata fattrice di tanti puledri) le ho fissato le caviglie a dei pioli conficcati nel pavimento e le braccia aperte a croce legate alla scala. Tanto per incominciare le ho messo in bocca luccello, tanta era la mia voglia, poi sono passato a realizzare lidea che mi era venuta. Ho preso del formentone (mais) dal sacco e lho sparso un pò tra le gambe della Settimia, per poi fare una fasulera (una fila di chicchi) fino alla sua figa. Qualche chicco lho messo sui peli e tra la fessura. "Cosè sta roba, Signor Padrone ?" mi ha chiesto la Settimia, pensando che fossi matto, ma ha capito subito quando i polli hanno incominciato a beccare il formentone, invece della terra. Sono arrivati tutti, anche i due tacchini, che se ne sono fregati delle gambe della Settimia e starnazzavano con le galline per rubarsi i chicchi tra loro. Sono arrivati ai peli della figa ed hanno ingurgitato formentone e peli con la Settimia che, spaventata, incominciava ad urlare ed a dimenarsi. Lho imbavagliata con la cavezza della cavalla, non volevo che arrivasse Don Gio. o qualche altro a rovinarmi la festa. Debbo dire che è stata una gallina, la più intraprendente, che si è beccata i chicchi tra la fessura della figa. E stato bello vedere gli occhi della Settemia colmi di paura per la cosa insolita e sentire i mugolii di spavento che le uscivano dalla bocca imbavagliata. Io le stringevo le tette e le dicevo " hai mai visto che un cappone ti becchi la figa ?" così da aumentarle lo spavento. I polli hanno litigato ancora un pò per cercare altro formentone e la ragazza si dimenava pensando che veramente i polli e tacchini lavrebbero beccata a sangue ! I polli poi, hanno finito. Le ho tolto la cavezza e si è messa a piangere. Avevo luccello che mi scoppiava dalla voglia. Non ho spostato la Settimia da terra: un pò sporca dai polli, sudata dal caldo e dalla paura, che piangeva legata mani e piedi, le tette che sussultavano .... mi piaceva così. Le ho messo ancora luccello in bocca e lho costretta a farmi un bocchino: io immobile e lei che muoveva la testa su e giù. " Dalle Romagne |
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