Un passo alla volta
di ShereKhan


gabbia.com
L'incontro

12,30, l'ora fissata per il nostro incontro in un piccolo e grazioso ristorante giapponese.
Erano bastate poche email per rivelare la comunanza nel nostro modo di percepire le emozioni, la complicita' e l'attrazione che entrambi avevamo per i giochi di sottomissione.
L'annuncio che avevo messo, semplice, pochi tratti essenziali dei miei desideri, niente di predefinito, nessuna descrizione di cio' che volevo, nessuna fantasia, solo la realta' di un gioco tutto da inventare, dove la mia tendenza a dominare fosse una parte di un insieme piu' complesso e composito fatto anche di aspetti ludici, di stimolante gusto del proibito e di sentimento.
Lei aveva colto appieno questi tratti e ogni parola della sua email di risposta lasciava trasparire l'indecisione e al tempo stesso l'attrazione che anche lei provava verso questa esplorazione.
Entrando, per non so quale motivo, la riconobbi subito senza averla mai vista, e fu lo st e sso per lei, non avevamo fissato alcun segno di riconoscimento se non i rispettivi nomi e fummo subito reciprocamente attratti
- silvia?
- Il Signor Carlo?
Mi sedetti, non ci fu neppure un minuto di imbarazzo e cominciammo tranquillamente a discorrere dei piu' svarianti argomenti, c'era in entrambi un desiderio di scoprire e scoprirci.
Le uniche interruzioni erano date dalla cameriera che prendeva le nostre ordinazioni e ci serviva al tavolo.
- E' da tanto che ti diletti di sadomaso? - mi chiese silvia ad un certo punto, senza alcun legame all'argomento corrente.
- Non saprei bene cosa risponderti, da un lato, si sono parecchi anni, ma dall'altro ogni volta e' diverso, particolare, speciale.
- Da cosa dipende? - continuo' lei
- Dalle persone, dal momento, dai giochi che nascono in un determinato momento e non in altri -
Mi stavo divertendo con lei, la tranquilla chiaccherata iniziale in realta' aveva peggiorato la sua tensione, stava attendendo con ansia se m pre maggiore lo svolgersi degli eventi, quell'uscita lo aveva rivelato con evidenza piu' ancora dei piccoli segnali di nervosismo che avevo notato in precedenza.
Mi attraeva e il suo nervosismo mi diceva che anch'io la attraevo, non ho mai dato per scontato che ad un incontro segua un rapporto sadomaso, e' un rapporto come lo sono altri, non c'e' nulla di scontato, deve scaturire una scintilla, una reciproca attrazione o forse piu' perche' l'incontro poi possa evolvere.
La maggior parte degli incontri si concludono amichevolmente senza che nulla nasca, ma ora ero sorpreso, tutto stava sviluppandosi rapidamente eppure in modo cosi' naturale.
- Voglio sottometterti ai miei desideri - La mia frase, cosi' diretta l'aveva lasciata un attimo interdetta, l'avevo pronunciata a voce piu' alta e lei era arrossita, temendo che ci sentissero, cosa che effettivamente si era verificata, si sentiva imbarazzata.
Attesi la sua risposta.
- Vorrei che lo facesse - bisbiglio'.
- Piu' f o rte per favore, voglio sentirlo bene -
Dovetti farglielo ripetere piu' volte, sempre piu' forte ed ogni volta la vedevo sempre piu' imbarazzata, neppure quando la cameriera passando accanto con un sorriso, fissandola, le aveva inequivocabilmente fatti capire di aver sentito perfettamente, mi accontentai, volevo sentirlo ancora piu' forte.
- Basta la prego. -
Era accaldatissima, eccitata, respirava affannosamente travolta da quell'emozione.
- Se vuoi che smetta dovrai darmi un pegno, porgimi su un vassoio le tue mutandine -
Eravamo arrivati rapidamente, ben prima di quando mi aspettassi a quella che io chiamo la prova del fuoco, i sogni le fantasie, i desideri sovente si spengono davanti alla realta'.
Un simile gesto, cosi' forte, cosi' prepotente e' come la cima di una collina, una volta superato la strada e' in discesa, i ruoli sono definiti, tutto comincia a scorrere e il gioco ci avvolge completamente.
Ma pochissime volte si arriva in cima alla collina.
Q u ella salita sovente smorza gli animi ed e' inutile proseguire, un gioco deve essere intenso, forte, completo.
Rimase alcuni attimi in silenzio, sapevo che la sua mente era pervasa da mille pensieri.
Orgoglio, desiderio, fastidio, odio, attrazione, quale avrebbe prevalso? Era davanti ad uno dei suoi timori piu' grandi e io le ordinavo di affrontarlo.
Mi intenerivano le sue gote rosse e congestionate, il suo sguardo smarrito, ero pronto a porgerle la mano per aiutarla non appena avesse fatto prevalere un sentimento.
Di scatto si alzo', si diresse verso l'uscita dove c'era anche il bar, se ne stava andando? rinunciava a salire in cima alla collina?
Scambio' due parole con la cameriera.
Era un momento cosi' incredibilmente intenso, non sapevo cosa avrebbe fatto e neppure lei lo sapeva, almeno non nei dettagli, fece alcuni movimenti, si chino' a raccogliere i suoi slip da terra, li mise sul vassoio che le porgeva la cameriera, si avvicino' al tavolo e me lo porse.
- I miei slip Signore -
Non bisbiglio' questa volta, la frase era ben udibile sia da me che dagli altri tavoli.
Era preda di quello stato particolare di quasi incoscenza che si instaura quando le emozioni si fanno troppo forti, uno stato quasi di narcosi, l'imbarazzo era stato cosi' forte che, pur continuando a persistere, generava comportamenti opposti a quelli abituali, invece che bisbigliare parlava ad alta voce, invece che nascondersi quasi ostentava.
Presi il mio trofeo, i suoi slip, chiesi il conto e, dopo aver pagato, ci avviammo.
Mentre uscivamo, molti la osservavano, nessuno sembrava contrariato, anzi sembravano tutti divertiti, forse invidiosi, e non invidiosi di me, ma invidiosi di lei del suo coraggio e lei era orgogliosa di esibirsi.
- Sai quanti avventori non ti toglievano gli occhi di dosso? - le dissi.
- Mi sono sentita come se avessi mille mani addosso oltre che i loro sguardi -
- Lo so che ti e' piaciuto - dissi guardandola divertito.Non poteva arrossire ulteriormente ma avevamo scoperto un altro elemento per i nostri giochi.
Nei brevi passi che ci separavano dalla mia auto entrambi assaporavamo l'intenso gusto dei giochi di sottomissione, uno degli elementi che rendono cosi' incredibile questo gioco.
Io il senso di potenza, di forza che da la sottomissione su un'altra persona, il piacere dell'adrenalina che dilaga nel corpo, una sensazione meravigliosa come la sua, lei provava il gusto della liberazione, dopo la prigionia si sentiva libera, libera non solo dell'imbarazzo di quella sala ma libera anche da mille altri costrizioni che volontariamente o involontariamente ci infliggiamo o ci vengon inflitte sin dall'infanzia.
Una sensazione breve ma cosi' entusiasmante.
Mi segui' verso l'auto senza che neanche glielo chiedessi, senza che neanche pianificassimo che fare, dove andare, se continuare il pomeriggio assieme o se salutarci.
Le aprii la portiera.
Il suo viso era cosi' bello e dolce, l e gote erano ancora imporporate, taceva, probabilmente provava quasi un senso di odio verso di me, ma il suo silenzio era per meglio assaporare la felicita' del momento.
Ero innamorato del suo viso, delle sue mani, dei suoi occhi, della sua pelle chiara, la abbracciai forte e lei si sciolse in lacrime, tutta la sofferenza di quella prova stava ora sgorgando a fiotti.
Le baciai un mano misi in moto e mi avviai.
Il tragitto, di pochi minuti, si era svolto in silenzio, parcheggiai l'auto vicino all'ufficio.
- Dove stiamo andando? - mi chiese destandosi improvvisamente
- Questo e' il mio studio, debbo fare una telefonata urgente e poi potremo riposarci un po' e continuare a chiaccherare -

continua ...