![]() il Segnalibro |
TAROCCHI Florence Dugas ***** |
|
| Titolo: Tarocchi Autore: Florence Dugas Editore: ES Anno: 2001 Prezzo: Lire 16.000 |
Un racconto di una sessantina di pagine diverso dagli altri libri di Florence Dugas: scritto in terza persona, ha una protagonista che non prende né il nome né l'aspetto fisico dell'autrice. Somiglia se si vuole più alla 'sorella' di Dolorosa soror che a 'Florence'.Una giovane e bella donna parigina parte verso il sud senza una meta e un'intenzione precisa, incontra dei misteriosi e taciturni libertini giocatori di tarocchi che in un'atmosfera totalmente onirica la portano in un luogo chiuso e isolato, un ricco castello del piacere protetto dagli occhi indiscreti ed estraneo alla vita della città. Là ogni stanza è dedicata a una carta del loro mazzo di tarocchi e vi si svolge le scena erotica rappresentata nell'illustrazione della carta. Vestita da cameriera la protagonista è chiamata da una stanza all'altra per ogni genere di servizi, senza troppo tempo per riflettere nel corso di una sola notte fa esperienze etero ed omosessuali, con un generale connotato di sottomissione, ma senza SM esplicito fino al finale da incubo tragico. L'atmosfera è surreale: l'ambiente è una villa lussuosa dove tutto dall'arredamento agli abiti è dell'inizio del Novecento, ad accentuare l'impressione di fuga dalla realtà. La giovane prova un piacere immenso fin dall'inizio e continua a drogarsi di piaceri sessuali, stordita e come senza volontà. Verso la fine del suo tour nelle stanze della villa scopre il suo profondo desiderio di subire, di essere dominata, sopraffatta e punita. Ma l'umiliazione è sempre coperta dal piacere dei sensi e dall'annebbiamento della sua mente. Lei si lascia trascinare, trovando in questo un aumento di piacere. Tutto va avanti come un gioco preordinato in cui lei è solo una pedina, felice di esserlo, di abdicare alla sua libertà individuale. Nelle illustrazioni delle carte ogni cosa che si può fare è già raffigurata, ogni passaggio della storia: l'unica variabile è la scelta delle carte e quindi delle stanze. In un ulteriore gioco di specchi la storia ingloba la sua stessa narrazione: i personaggi ripetono in certe scene le parole appena scritte dall'autrice, o si interrogano su possibili varianti, come se la storia scrivesse se stessa. Il tutto concorre a dare l'idea di un mondo a sé: un universo autonomo e chiuso su se stesso. Alla fine affiora, come altrove negli scritti di Florence, il tema del sacrificio, di Thanatos come parte di Eros, i riferimenti alla religione greca e la mescolanza tra sesso e religione. Dugas sa giocare con le varie sfumature del torbido e con gli stereotipi dell'erotismo senza mai risultare sgradevole. La storia è costruita come un mosaico di tanti temi, di richiami: a Sade (il castello dei libertini, oltretutto collocato in Provenza), a Pauline Réage (la villa ha qualcosa di Roissy, c'è un 'comandante', che tra l'altro somiglia un po' a Sir Stephen). Caratteristico è qui il lasciarsi andare della protagonista, che non è trascinata da nessuno, non è succube dell'amore e nemmeno della violenza. Non c'è né amore né odio tra lei e i signori, non c'è il gioco di due volontà: lei rinuncia alla sua, gli altri potrebbero benissimo essere delle bambole meccaniche caricate a molla. Il racconto stesso è un gioco: sembra scritto mescolando un mazzo di carte (vari elementi ripresi da altre opere, sue e altrui); più esercizio di scrittura che esternazione viscerale e affermazione del proprio stile è un'opera minore, ma non per questo da trascurare. Ce ne fossero di libri così! |
|