E’ già un paio di giorni che ci sentiamo e la sua voce mi ha portato ad esplorare luoghi a me finora sconosciuti. E’ tutto molto esaltante, mi sento in bilico tra sogno e realtà, il bisogno di sentirti riempie ogni mia fibra rendendomi impaziente. Finalmente ci siamo accordati per il nostro primo incontro, sono molto emozionata.
Quando gli ho chiesto di vederci in un posto pubblico per poterci conoscere prima di andare nel suo dungeon mi ha risposto che, una volta incontrati, mi avrebbe concesso tre secondi per capire cosa volevo fare, su questo punto è stato irremovibile, ma su cosa non lo è.
Il giorno è arrivato, Le immagini che si susseguono nella mia testa mi parlano di passione ed estasi ma anche di paura e titubanza, non riesco a trovare un equilibrio, ho volo in cielo oppure scivolo inesorabilmente giù, fino in fondo, questo altalenarsi di sensazioni mi strazia rendendomi particolarmente nervosa ed apprensiva. Inizio a prepararmi, una domanda continua a tormentarmi “chissà se gli piacerò” come un ritornello che scandisce lo scorrere del tempo, mi lavo, mi vesto e, stranamente, metto quello che avevo deciso senza cambiare idea cento volte. Sono pronta, almeno credo. Il tremore del mio corpo non mi abbandonerà per tutto il giorno, facendo compagnia ai miei dubbi. Salgo in macchina è mi avvio verso quello che ancora non conosco ma che da una vita sogno. Cerco di stare tranquilla dicendomi che, se la cosa non mi dovesse piacere , me ne posso andare quando voglio, che sicuramente lui non è un pazzo, io mi fido di lui, sento che mi posso fidare...........
e se invece mi sbagliassi, il telefono interrompe i miei pensieri “dove sei” la tua voce profonda mi fa battere il cuore più ancora di quanto non lo stia già facendo “sto arrivando” rispondo con voce sorridente, spero di riuscire a non farti capire quanta è l’agitazione che sto provando, infondo sono una donna e non una bambina, anche se i miei nervi non la pensano allo stesso modo “ti ho fatto una domanda precisa, voglio una risposta precisa” oddio, adesso si è arrabbiato, caspita che carattere, che cavolo vuole con stò tono, adesso mi arrabbio io e poi vediamo chi la spunta, il mio momento di stizza sembra darmi un pò di forza, ti dico dove sono e vorrei aggiungere di usare un tono meno stronzo la prossima volta che mi parli ma, non so come, riesco a trattenermi. Parcheggio la macchina e mi avvio verso la via che sarà ignara testimone del nostro incontro, ti faccio uno squillo per avvisarti che sono arrivata. Mi guardo in giro cercando di scorgerti arrivare poi mi giro ed eccoti lì, a pochi passi da me, i tuoi occhi che catturano i miei, la mia mente che non riesce a formulare un pensiero coerente, non sei come mi aspettavo e questo se da una parte mi delude un po’, dall’altra mi da più forza. Prendi la mia mano e mi dici “vieni”, io vorrei chiederti di andare a prendere un caffè, ma non ho il coraggio di parlare, tutta la baldanza che solitamente mi contraddistingue sembra essersi dileguata non so dove, mi sento un automa.
Pochi passi ci portano davanti ad un portone come tanti altri mi fai strada in modo gentile ma fermo, dio che voglia di gridare che ho, se solo potessi sapere cosa mi aspetta potrei prepararmi, essere in qualche modo pronta, è l’ignoto che mi terrorizza, io abituata a tenere tutto sotto controllo per la prima volta non posso controllare niente. Entriamo nel dungeon (prima di conoscerti non conoscevo questa parola) luci basse, soffuse, danno un senso di irreale, mi guardi, scruti ogni mio movimento anche il più impercettibile, i miei sensi sono così all’erta che potrei sentire cadere una piuma, ti siedi sul divano io sono in piedi davanti a te “le gambe devono rimanere sempre aperte come la bocca, per far vedere che sei sempre disponibile” mi sale alle labbra una risposta sferzante ma, grazie al cielo, si ferma prima di uscire e prendere voce. Faccio come mi dici, ma evidentemente a te non sta bene perché mi metti una mano tra le cosce e con delle pacche mi fai allargare le gambe ancora un po’, mi sento goffa ed impacciata, non so dove mettere le mani e cosi le congiungo dietro la schiena. Improvvisamente mi rendo conto che devo assolutamente andare in bagno, non so come chiedertelo, temo quello che potresti dirmi, poi non ce la faccio più cosi con fare timido ti dico che devo andare a fare pipì, tu ti alzi e mi dici “andiamo” mi viene da ridere, cavolo, non penserà mica di venire con me, ma è proprio quello che fai, a nulla serviranno le mie richieste di privacy,dal momento che “io sono tua e come tale non ho diritto a nessun tipo di privacy.”
Quando torniamo al divano mi chiedi di spogliarmi, mi sento così imbarazzata che vorrei sprofondare, ti guardo negli occhi per cercare di trasmetterti il bisogno di un contatto che possa tranquillizzarmi, ma tu non ti muovi, rimani a guardarmi aspettando che io faccia quanto mi hai chiesto, il mio abbigliamento non è certo dei più provocanti, non ho messo la gonna appositamente, per sentirmi più sicura, protetta, un maglioncino nero e stivali completano il mio abbigliamento, inizio a togliere il maglioncino per poi passare ai pantaloni Un attimo di esitazione, quando ho indossato il bustino con reggicalze mi immaginavo davanti a te, fiera e indomita, ora invece mi sento una bambina che ha rubato il rossetto alla mamma. Provabilmente non ti aspettavi di vedermi indossare biancheria così perchè quando mi guardi mi dici una parola che rimbomberà nella mia testa per tutto il giorno "che puttana", no, non me la prendo perchè è esattamente così che mi sento.Iinizi ad accarezzarmi il corpo e dopo m fai inginocchiare tra le tue gambe, mi ordini di toglierti le scarpe, poi le calze, infine mi orini di leccarti i piedi, ecco lo sapevo che non sarei riuscita ad andare fino in fondo, solo l’idea di appoggiare la mia bocca alle tue estremità mi infastidisce, mi butto sul tuo petto pregandoti di non chiedermi di fare questo, cerco di convincerti strusciandomi su di te, infondo sono sempre riuscita ad ottenere quello che volevo, perché non dovrei riuscirci anche questa volta? Non avevo capito niente, solo ora me ne rendo conto, mi guardi negli occhi e mi dici che se non mi sento di fare quanto mi chiedi sono libera di andarmene, tu non mi trattieni, non vuoi costringermi, anche se in realtà lo stai facendo in modo diverso, la tua voce suadente scaccia i miei pensieri, la mia fronte si appoggia sui piedi come in un rituale già conosciuto, mi parli ma non sento quello che mi dici, la tua voce accarezza la mia anima facendogli mille promesse segrete, il mio corpo si rilassa, la mente lontana porta via con sé tutte le inibizioni, la mia bocca si apre, la lingua incomincia a giocare e succhiare, mi sento euforica, incantata delle sensazioni che il gesto mi procura, piacere, si, piacere intenso di sentirmi finalmente libera da tutto, gli schemi, le aspettative, i doveri, ed è in questo momento che capisco a pieno di essere tua, forse lo sono sempre stata senza saperlo, tu mi hai accompagnato nella vita fino a quando, divenuta pronta, mi hai condotto a te.
Quando mi dici che sono stata brava e che sei fiero di me tocco il cielo con un dito, ci sono riuscita.
Mi dai una carezza e ti allontani, vai ad alzare le luci, i miei occhi si posano sulla zona rimasta sino ad ora immersa nel buio, il cuore che ora è un pò più calmo riprende la sua folle corsa, mi prendi per man e inizi a farmi vedere tutte le cose che useremo nei nostri futuri incontri, mi spieghi come si usano, a cosa servono, mi fai adagiare su di una sedia stranissima a muro, suadente continui a raccontarmi di fantasie bellissime che vivremo insieme. Ora niente ti è negato, sai che riuscirai a farmi fare tutto ciò che vuoi, senza pretendere, perchè nel momento che mi sono arresa il mio sangue ha iniziato a scorrere nelle vene, i miei occhi si sono aperti ed io sono nata, nata libera di appartenerti.