A volte i doni più preziosi arrivano per vie inaspettate.
I giorni passati non sono certo stati i migliori e quando la tua voce mi comunica che una tua schiava ti ha telefonato l’adrenalina mi schizza a mille.
La tua schiava, ma schiava de che.
IO sono la tua schiava, lei al limite può essere una con cui giochi ogni tanto e basta!!!!
Ma non dico tutto questo, non voglio litigare ancora, non quando siamo così lontani.
“mi ha detto se oggi sono libero”
Non mi stai chiedendo il permesso ovviamente, stai solo sondando le mie reazioni e questo mi fa infuriare ancora di più, cerco di stare tranquilla, voglio vedere dove vai a parare.
Si, la gelosia è presente ma non è il sentimento che predomina in questo momento, più che altro è
invidia quella che provo, vorrei essere io lì con te, vorrei fosse il mio corpo quello con cui giocherai, purtroppo il tempo non ci viene mai in aiuto ed io non posso parlare liberamente così ci lasciamo con la promessa di sentirci più tardi. La mia testa non si ferma un attimo, mille pensieri vorticano incessantemente e poi, come la calma dopo una tempesta arriva la consapevolezza, tu farai con lei i tuoi giochi ma la tua mente sarà piena di me, vedrai me distesa sulla panca, saranno le mie le grida che riempiranno le tue orecchie il mio odore ti entrerà nel corpo, ti scrivo un messaggio, la tua telefonata arriva immediata, ancora una volta siamo uniti dagli stessi desideri, dagli stessi pensieri,
“voglio che sia nostra”
Mi dici
“io ti telefonerò e tu sarai qui con me, godremo insieme di lei”
Quanto sono eccitata, non vedo l’ora di ricevere il tuo squillo e per placare i sensi in subbuglio vado a passeggiare in riva al mare.
E’ il tramonto quando mi chiami, non scorderò mai i momenti che mi hai regalato,
“ora inizio a frustarla”
mi hai detto. Le sue urla riempiono il mio auricolare, il mio respiro diventa affannoso, chiudo gli occhi e sono lì, al tuo fianco, ti vedo mentre la colpisci, i segni rossi sulla pelle, la sua pelle che diventa la mia, che diventa la tua, la gente che mi passa accanto mi guarda ma non mi importa, non possono capire, io sono altrove.
“i suoi capezzoli sono molto sensibili, vuoi sentirla gridare?”
“ oh dio si, ti prego”
Lei cerca di trattenersi lo sento ma non ci riesce, grida forte povera piccola, se solo potesse sentire come sono eccitata, vorrei essere li e accarezzarla e coccolarla mentre tu la fai gridare
“ora gli prendo l’altro capezzolo e mi dirai tu quando smettere”
Le sue grida sono musica per le mie orecchie, vorrei che non smettessi mai ma so che tutto deve avere un limite purtroppo, cosi di dico basta, vorrei potergli succhiare il capezzolo dolorante, ho sempre creduto di non essere portata per la dominazione, invece scopro un sottile piacere che poi tanto sottile non è, il potere, il gusto di godere attraverso il dolore inflitto mi affascina ora, quando inizi a frustarla in mezzo alle gambe una serie di contrazioni al basso ventre mi portano all’orgasmo, sento quando gli ordini di tenere le gambe larghe, di non chiuderle, la mia memoria vola al giorno in cui hai fatto subire a me questa dolce tortura, si continua vorrei gridarti, falle male così che io possa godere, decisamente mi sento padrona, solidale, alleata ma padrona.
Il cielo e tinto di rosso il sole sta calando, l’odore del mare riempie le mie narici ed io mi sento felice, appagata, sento di amarti infinitamente, amo un po anche lei, la sento vicina, senza di lei non potrei provare quello che sto provando.
La linea cade……………
Torno in fretta verso casa, così da poter vivere il finale di questo bellissimo incontro senza limitazioni, in libertà.
Ecco che squilla di nuovo, corro in bagno a rispondere
“gli ho messo le mollette sulle grandi labbra, ora le metto sulle piccole”
Capisco quando gli metti la prima perché il suo gemito di dolore si spezza per salire subito dopo di tono, dopo gli metti anche la seconda, immagino il suo dolore, l’ho provato anche io ed è come se lo provassi ancora insieme a lei.
Quando inizia a pregarti di toglierle perché non le sopporta più gli dici
“non devi pregare me devi chiederlo a S., pregala chiamandola per nome”
E lei lo fa, mi prega di fargliele togliere, il mio nome sulle sue labbra mi inebria.
La voce non mi esce, sento che non resiste più, ma giuro, non trovo la voce per dire basta, non so come ma il mio viso si bagna di lacrime, piango con lei, eppure quella semplice parole non esce dalle mie labbra.
Non so perché ma sento che non è ancora il momento, i suoi gemiti di dolore, la sua voce che mi implora, non posso ancora rinunciarci.
“ancora un po dolce tesoro, ti prego fallo per me, non sai quanto verrei essere li con te, sei bravissima, non puoi immaginare quello che mi stai dando”
Poi l’incanto come è incominciato finisce ti dico di togliere la prima, il dolore fortissimo che inonda tutto il corpo quando si tolgono le mollette di ferro è ancora vivido nei miei ricordi
“toglile tutte, una dopo l’altra” ti dico
Mi sento un po perfida ma voglio godermi fino in fondo questo momento di potere, lo voglio assaporare appieno.
Cade ancora la linea e quando ci risentiamo sei solo, come primo assaggio può bastare, ma sappi che ho fame, e presto dovrai trovare il modo di saziarmi, mi piacerebbe provare con uno schiavo, quando ci vedremo ti chiederò questo dono, lo so che dovrò meritarmelo, ma tu sai che quando voglio una cosa sono disposta a tutto pur di ottenerla.
Come farei senza di te,
cosa faresti senza di me…..