Mettiti una gonna corta e larga oggi, fatti trovare pronta per le 11,30.
Non mi hai telefonato come al solito, mi hai scritto una e-mail, poche parole, concise, secche, cerco di leggere tra le righe di questa tua insolita richiesta, non ti è mai importato il mio abbigliamento e poi e da tantissimo che non mi comunichi più le tue decisioni via e-mail , inizio a pensare a cosa ho detto e fatto, se ho sbagliato qualcosa, se non ho fatto qualcosa che avrei dovuto fare, ma non riesco a venirne a capo, eppure sono inquieta, sento che qualcosa non torna, il formicolio sotto la pelle me lo conferma.
Maledizione, perchè non ho guardato prima la posta, ora sono le 11 e devo fare tutto di corsa, non voglio assolutamente arrivare in ritardo e rischiare di farti arrabbiare.
Corro come una forsennata, sono già in ritardo di 5 minuti, sono così in ansia che mi viene da piangere, spero solo che il traffico ti abbia rallentato, ma non sono così fortunata, la tua macchina e lì, in attesa, le gambe tremano mentre mi avvicino, apro la portiera e entrando ti sorrido
“Ciao” cerco di mettere una nota di allegria nella voce, ma risulta forzata anche alle mie orecchie,
Mi guardi senza rispondere, se il tuo intento è quello di mettermi in agitazione più di quanto sono già ci riesci benissimo, metti in moto e parti, ho paura anche a respirare ora, rimango in silenzio con le mani conserte tra le gambe, vorrei chiederti mille cose ma la voce non esce, rimane imprigionata nella mia gola.
Arriviamo in un parcheggio, dicono che dove si fermano i camionisti di soliti si mangia bene, ma non sempre è così e poi io ho lo stomaco chiuso per la tensione, quindi non ho fame
Mi giro per guardarti, che sciocca sono, chissà cosa credevo, volevi solo portarmi a mangiare fuori
“togliti le mutande”
Le tue parole mi bloccano, poi sorridendo
“stai scherzando, è pieno di camionisti sto posto”
Il tuo ceffone mi fa girare la testa di lato, per un attimo ho visto tutto nero, la guancia in fiamme, il collo indolenzito per il colpo inatteso, non voglio piangere ma le lacrime scivolano sul viso senza che riesca a fermarle.
Ora non ho più il coraggio di guardarti in faccia, non voglio fare quello che mi chiedi, ma non posso non farlo.
Ti passo le mutandine che ho tolto
“ora scendi dalla macchina”
Non posso, non posso, ma mentre la mia testa pensa queste parole la mia mano ha già aperto la portiera.
“Sdraiati sul cofano a allarga le gambe”
Oramai piango con i singhiozzi ma la cosa sembra non interessarti, si avvicina un uomo, giro la testa dall’altra parte, mi vergogno troppo, non voglio vederlo
“sei arrivato finalmente, ti stavamo aspettando, così questa è a tua schiava, bene carina, ci divertiremo, tiragli su la maglietta però cosi la vediamo meglio”
Ti giri verso di me e mi dici di togliermi la maglietta.
Ora ho solo la minigonna e le scarpe, la brezza accarezza la mia pelle ma i brividi non sono dovuti a questo, sento dei passi che si avvicinano, la mia testa rimane girata e poi voci che si salutano come se niente fosse , come se una donna nuda con le gambe aperte sul cofano di un auto fosse assolutamente normale.
“visto che ci siete tutti possiamo iniziare, i primi cinque si aggiudicheranno le attenzioni della mia schiava, a voi iniziare con le offerte”
Mi stai vendendo, mi vendi in un parcheggio come una puttana di strada, sarò usata da altri per il tuo piacere, secondo le tue modalità.
Sono persa nei miei pensieri così quando una mano mi afferra per il braccio ho un sussulto, vengo trascinata su un camion e nella cuccetta inizia il mio calvario.
Non so quanto tempo è trascorso quando anche il quinto uomo si ritiene soddisfatto e mi riconsegna a te.
Mi prendi per mano, mi aiuti a salire in macchina e quando chiudi la porta mi sussurri all’orecchio
“Ti amo”