Non so dove attingere la forza di scrivere se non dalla voglia di rivivere e così riassaporare le emozioni di oggi, sono stanca, ogni muscolo del mio corpo reclama il dono del riposo, ma non ora, ora devo scrivere per ricordare, per rivivere.
La luce delle candele non manca mai, guardo il gioco di ombre e luce mentre aspetto il tuo arrivo, il citofono suona, il cuore fa un salto e inizia il suo galoppo, corro ad aprire e mi preparo, nuda in ginocchio come sempre ti attendo, la chiave gira nella serratura, la porta d'ingresso si apre, sento i tuoi passi farsi vicini, poi il silenzio, cerco di immaginare le tue mosse, forse ti stai togliendo la giacca, forse stai... la porta si apre, nella tua mano la cinghia dei pantaloni, tante volte ho sognato una scena come questa ma ora che la sto vivendo ho paura, ti avvicini, mi prendi per i capelli e mi fai tirare in dietro la testa.
"non sai quanto è bello arrivare qua e trovarti ad aspettarmi"
non userai la cinghia dopo queste parole penso, invece mi sbaglio, il primo colpo mi fa gridare, mi aggrappo alle tue gambe cercando di schivare i colpi successivi, ti prego di smettere, ma invano, certo non mi dai tantissimi colpi ma dove hai colpito il bruciore è forte.
Inizia così il nostro incontro oggi ed io capisco che sarà un giorno di quelli speciali, forti e travolgenti, che ti lasciano spossata nel corpo ma che liberano l'anima.
Non riesco, non riesco a tenere le gambe aperte, sono troppo sensibile, mi si chiudono anche se non voglio ogni volta che mi tocchi, vorrei, ti giuro, vorrei fare come mi chiedi, ma l'istinto prende il sopravvento e supera il mio volere
"se chiudi ancora le gambe ti lego"
ma come faccio, come faccio se la sensazione è così spaventosamente forte da non permettermi di assecondare i tuoi voleri nonostante la mia volontà, grido, grido forte per cercare di placare il tormento che le tue mani mi stanno procurando, i muscoli delle gambe si contraggono, non resisto
e così si chiudono ancora
"forza alzati, vai alla panca"
"ti prego, ti prego, vedrai che ora ci riesco, sai che quando sono così è impossibile anche solo sfiorarmi"
"appunto, se ti lego non puoi più opporti, su forza vieni"
cosa posso dirgli per fargli cambiare idea, cosa posso fare, pensa a qualcosa, pensa, ma la testa è in tilt, sono paralizzata, non riesco ad avere un pensiero lucido, mi sento in trappola, una dolcissima trappola che mi farà impazzire.
"appoggiati alla panca"
sono così spaventata che quando ti avvicini mi scanso per paura di non so cosa, ora ti stai arrabbiando, non sopporti quando faccio così, lo so che non vuoi, lo so ma sono tesa, come in attesa di non so cosa, ecco lo sapevo, prendi la frusta, colpi secchi, forti, mi fanno male, mi fanno gridare
"ho sbagliato ti prego, basta ti prego"
"cosa hai detto, non ho capito"
io si, capisco al volo
"grazie padrone... ancora, frustami ancora ti prego"
pronuncio la frase sperando che le mie parole riescano a far diminuire almeno l'intensità dei colpi, ma no, tu continui come prima.
"sdraiati sulla panca"
ho un attimo di esitazione, ma solo un attimo e tu subito
"se non vuoi che ricominci a frustarti muoviti, devi fare le cose che ti chiedo senza nessun indugio hai capito"
certo che ho capito, la schiena è un fuoco, come potrei non aver capito
mi sdraio, mi leghi le gambe e le braccia, ora non posso muovere nemmeno un muscolo, le cinghie mi fanno male, e quando te lo dico mi dici di pensare alle donne durante l'inquisizione, a come venivano costrette a stare, pose innaturali, dolorose e nella mia mente si formano immagini che mi zittiscono.
Mi giri la testa prendendomi per i capelli e ti spingi dentro la mia bocca fino in gola, fino a farmi soffocare, arrivano i conati di vomito ma tu non esci, mi sento la gola in fiamme, come mi piace sentirti così, sentire il mio corpo invaso dal tuo. Quando esci non riesco a respirare, gli occhi pieni di lacrime, tossisco cercando di far entrare l'aria che mi è mancata
"brava, brava piccola mia, sei bravissima"
mentre pronunci queste parole apro la bocca per riceverti ancora, lo voglio, lo voglio tutto.
Non so esattamente come è successo ma ad un certo punto sei con una candela in mano, io odio la cera, tutto ma non la cera, sopratutto non da legata, con le gambe aperte, no, non voglio, ho paura ma paura vera, una paura mai provata
"ti prego R. ti prego, ti prego"
piango, singhiozzando e continuo a ripeterti ti prego, tu mi giri intorno, mi guardi, passi la mano tra le gambe aperte, quasi a voler controllare, perdo completamente il controllo, la paura sommerge ogni cosa, non c'è più razionalità, piango disperata come mai prima, le lacrime rigano il mio viso stravolto, ma non ci penso, non riesco a pensare al altro che alla candela che hai in mano e che continui a tenere sul mio corpo legato, ripenso al racconto che mi hai fatto per telefono ieri sera
"ho visto su un sito il trailer di un video, cera una schiava legata con delle mollette di ferro sulle grandi labbra con un filo che si attaccava alle gambe così da aprirla completamente"
si anche io ho sognato molto questa situazione in effetti
"il suo padrone si avvicinava con un cero, di quelli grossi, la guardava e all'improvviso gli colava tutta la cera, le sue urla erano fortissime"
E’ questa la parte che mi terrorizza, certo tu non hai in mano un cero ma una candela, ma se penso al dolore che ho provato sul seno non posso credere di essere in grado di sopportarlo in una zona così sensibile.
Tu continui a giocare, come il gatto con il topo, assapori il mio terrore, lo spingi al limite alimentandolo continuamente, tremo, sono sconvolta e il mio corpo cede, mi sento svenire, non riesco più nemmeno a parlare, piango disperatamente e basta.
Il tuo telefono mi salva, ma l'illusione viene subito spazzata via, metti la candela con il suo supporto vicino al mio corpo, se mi muovo si rovescia e la cera potrebbe andare proprio dove più mi spaventa.
"Mi raccomando piccola, non muoverti"
Che stronzo lo dici sorridendo, esci dalla stanza, sono stanca, sfinita, sfibrata, mi sento un mucchietto di carne inerme, spero solo che l'agonia sia finita, non muovo un muscolo per la paura che la candela possa cadere, non piango nemmeno più, non respiro quasi e poi torni, mi guardi accarezzandomi le lacrime sul viso, mi sleghi e mi porti sul divano, mi fai sdraiare sulle tue gambe a inizi ad accarezzarmi, è il momento delle coccole, sono felice, gli occhi si chiudono e i muscoli si rilassano, le tensioni abbandonano il corpo e la mente inizia a sognare ciò che potevi avere e che non hai avuto, mi sento sicura ora, mi sento forte
"vuoi provare la cera sulla mia schiena"
Ti chiedo in un sussurro
"la vuoi ora amore"
"si ti prego, cosi sdraiata, voglio vincere la mia paura, la mia ossessione"
ti alzi e prendi la candela, ti rimetti seduto sul divano e io mi sdraio sopra le tue gambe, come prima
"sei pronta"
"si...no...oddio aspetta..."
non so perchè mi fa così male, forse è una cosa psicologica, vedo gente che si fa colare addosso quantità incredibili di cera e resiste, io inizio a gridare con solo poche gocce, e vero che mi hai frustato quindi la pelle magari è più sensibile, ma il dolore è forte in qualsiasi punto, anche dove non mi hai colpito con la frusta, ma resisto questa volta voglio che tu sia fiero di me, stringo i pugni. le unghie conficcate nei palmi, si resisto, resisto
"amore ti prego basta, ti prego"
non volevo pronunciare quelle parole ma non ce la faccio più, non sono riuscita a domare la mia bestia nera.
Sposti la candela e inizi a togliermi con infinito amore le scaglie di cera, mi accarezzi, dicendomi parole d'amore, le tue mani come un balsamo placano le mie ansie e così torno a sognare, cullata dal suono armonioso della tua voce.
Ora sono qui, a rivivere quei momenti raccontandoli ad altri, con la gioia nel cuore e la soddisfazione nell'anima.