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Domenica, 8 aprile 2007Prima delle vacanze
Sono felice, mi sembra di fluttuare su di una bellissima nuvola spinta da un dolcissimo refolo di vento verso il paradiso.
Quando ti ho chiesto un giorno tutto per noi prima della mia partenza per le vacanze pasquali ero quasi certa che mi avresti detto di no, so che hai molto lavoro arretrato, anche per "causa" mia, quindi già immaginavo la tua risposta "devo fare ancora mille cose, vediamo cosa riesco a fare" invece il tuo si inaspettato mi ha portato la gioia intensa di un dono inatteso. Sono emozionata come un bimbo la vigilia di natale, la mia instancabile fantasia vola altissima e mi trascina verso orizzonti lontani, ogni tanto un pensiero porta il sorriso sulle mie labbra, un altro invece mi fa contrarre i muscoli e la tensione cresce. L'attesa, leggendo le varie esperienze mi rendo conto che per tutti è una parte importante, direi fondamentale, l'attesa che ti toglie il fiato, che ti fa battere il cuore, l'attesa che accresce l'ansia e che infondo prepara il tuo corpo, l'attesa che regala mille emozioni dolci e amare, l'attesa che riempie di giochi le fantasie, l'attesa amica nemica che ci separa, da gustare ed assaporare perchè ogni volta, unica e diversa, ci porta in luoghi diversi e sconosciuti. Questa volta però la mia attesa è stata diversa, sono a pezzi, una congestione mi ha fatto passare una notte infernale, sono le sei ed io non riesco a stare anche solo cinque minuti in piedi, un attacco di cervicale non migliora certo la mia già precaria situazione, ma non voglio pensarci ora, ho bisogno di dormire, di immagazzinare le energie per poter sperare in un miracoloso recupero.
Apro gli occhi e sono le otto, l'attacco di cervicale non mi è passato del tutto ma in compenso riesco a reggermi in piedi, un the e butto giù un antidolorifico, vado ancora a letto sperando di migliorare la situazione. Nove e trenta, il corpo è ancora indolenzito ma sto decisamente meglio, ti telefono e la tua voce riesce come sempre a portarmi con se, lontano, nel mondo incantato delle nostre fantasie, il tuo saluto con la promessa di coccolarmi mi accompagna mentre mi preparo, avrei voluto fare le cose con più calma, ma non c'è tempo, non voglio sprecare nemmeno un attimo di questo giorno che non è iniziato sotto i migliori auspici. Arrivo che mi sembra tardissimo invece sono, nonostante tutto, abbastanza puntuale, sono convinta di trovarti già li, ma non sei ancora arrivato "ciao, io sono qui, pronta per te" "arrivo subito" passa mezzora, poi quaranta minuti, il mio piede inizia a battere ritmicamente, sarà che mi sto leggermente innervosendo, ma no, non voglio rovinare la giornata, calma, molta calma, avrà avuto da fare qualcosa all'ultimo minuto. Il citofono interrompe le mie riflessioni sul perchè nonostante tutto sia sempre io ad arrivare prima, questa volta chiedo chi è, perchè l'ultima volta che non lo fatto mi sono beccata una paternale, apro la porta e corro di la, uno sguardo a controllare che sia tutto a posto e subito in ginocchio in attesa del tuo ingresso. La porta si apre, sento il respiro che ti riempie i polmoni, mi giri intorno, ti allontani per poi riavvicinarti, mi prendi per i capelli e i trascini fino al divano, mi tocchi il seno, prima forte poi piano, accarezzandolo e poi stingendolo ancora forte fino a farmi lamentare. La mano si spinge giù, in mezzo alle gambe, sono pronta, eccitata, bagnate per te, per poterti accogliere dentro il mio corpo, inizio a spogliarti come mi hai chiesto di fare e poi è la fusione dei nostri corpi, delle nostre anime, uniti in una sola cosa dimentico tutto. Nei giorni scorsi ti sei sentito con una schiava, la cosa mi ha innervosito "un pochino" ma poi mi è passato visto che tu vuoi che diventi il nostro giocattolo, e sempre nei giorni passati abbiamo avuto diverse fantasie su cosa fare con lei, come divertirci con il suo corpo, anche questa mattina l'hai menzionata, abbiamo fantasticato di lei, lì con noi, poi alle 13 arriva il suo messaggio "sono libera ora, se puoi chiamami" ora non ricordo se queste erano le esatte parole ma il senso non cambia "vuoi chiamarla?" alla mia domanda serve solo una risposta "ora no, più tardi, lascia che aspetti" Siiiiii, io penso che lo fai perchè ora stimo vivendo un momento di unione particolare, non vuoi rovinare l'incanto che ci circonda e questo accresce il mio desiderio di te, la mia voglia di appartenerti, di donarmi. Sono le due meno un quarto, ho bisogno di riposarmi, la nottata si fa sentire nelle ossa e nei muscoli, non parliamo delle giunture, te ne rendi conto anche tu, quindi ci accoccoliamo ed iniziamo a parlare delle emozioni vissute in queste splendide ore, di come siamo riusciti ad essere vicini, a donarci reciproco piacere, mentre mi coccoli "passami il cellulare che la chiamo" il primo istinto è quello di mollarti un cazzotto ma, haimè, non riuscirei a stenderti è questo sarebbe un problema "la devi proprio chiamare ora" il mio tono lascia intendere esattamente cosa penso della tua idea e subito penso che prima allora non è stata una scelta dettata dal momento come pensavo io "si, la chiamo ora, hai qualche problema?" "che palle, è tutta la mattina che è come se fosse qui con noi, chiamala così ci togliamo sto cavolo di pensiero" non ti ho tirato un cartone ma il colpo è andato a segno comunque "tu sai chi sono io, tu sai cosa sono ti ho forse mai ostacolato quando volevi provare qualcosa, non ti ho lasciata libera di essere esattamente ciò che sei, di sperimentare tutti i lati del tuo essere, di scoprirti, Non capisco perchè tu debba rovinare una cosa che mi da piacere, perchè tu non possa condividerla con me, ti ho già detto che non voglio una schiava per me ma per noi" Non c'è molto da capire, sono gelosa e questo mi rende irrazionale, ora mi sento in colpa, hai ragione, anche questo avrebbe dovuto essere uno dei nostri giochi, da fare insieme per il nostro piacere, mi dispiace ma comunque è come se l'aria che ci circonda fosse in qualche modo cambiata, ci chiariamo, io ti chiedo scusa ma non è più come prima. La telefonata non và come sperato, mentre ne stiamo parlando mi butti li, quasi per caso "alle sei dobbiamo andare" Il sangue mi và al cervello, scollego i fili, non ragiono più, sono amareggiata, certo, con il senno di poi mi rendo conto che avrei dovuto sfruttare al meglio il tempo che ci rimaneva, viverlo senza comportarmi da bambina capricciosa, ma in quel momento ero bambina, una bambina a cui hanno detto che deve scendere dalla giostra prima di quello che credeva, una bambina che ti ha aspettato per quasi un ora, che ha ascoltato una telefonata interminabile e che ora si sente defraudata di qualcosa, si lo so che se ti avessi detto tutto questo mi avresti risposto che se a te va io devo aspettare anche tutto il giorno, lo so che sei tu il padrone e so anche che non devo lamentarmi ma non sono ancora in grado di gestire queste emozioni. Le cose che mi fanno incavolare in realtà sono due, se sapevi che alle sei dovevamo andare via perchè non me lo hai detto prima, secondo perchè hai passato più di mezz'ora al telefono con quella. Di colpo mi sento svuotata, vorrei andarmene via, correre lontano da te, da noi, prendere le distanze da questa situazione. Forse il fatto che sono stanca e a digiuno influisce sul mio umore, quanta pazienza hai a volte(mentre ci penso scrivendo questo racconto mi viene voglia di abbracciarti forte e dirti quanto ti amo) comunque mi proponi di andare a mangiare qualcosa, per poter uscire dalla situazione creatasi. Tengo il muso, so che questo mio atteggiamento ti infastidisce molto, anzi lo faccio proprio perchè voglio farti arrabbiare "sei proprio sciocca sai, stai buttando via il tempo che ci resta" mi viene alle labbra una risposta sferzante ma devo stare attenta a non tirare troppo la corda, per cui non rispondo, quando rientriamo stiamo lontani, distanti, ci stiamo studiando, vorrei che tu venissi da me a stringermi tra le tue forti braccia ma so già che non lo farai "se fai così è meglio che te ne vai" "se è questo che vuoi me ne vado" il silenzio è una risposta eloquente, mi rivesto con tutta la dignità di cui sono capace, il cuore stretto in una morsa di disperazione, poi non riesco più a trattenere le lacrime, mi odio per questo, non voglio fare la donnina che piange disperata per commuovere il suo uomo, eppure non riesco a fermarle, mi guardi negli occhi e a quel punto sappiamo entrambi che non me ne andrò. Mi trascini nell'altra stanza, alzi la giacca con la camicia sulla mia testa scoprendomi la schiena e cominci a frustarmi, non voglio, non voglio abbassare la testa, non voglio cedere, cerco di alzarmi ma tu me lo impedisci, le sferzate della frusta bruciano ma è il mio orgoglio che soffre di più, non voglio essere dominata ora, sono troppo arrabbiata per il fatto che mi hai cacciato via, mi verrebbe voglia di dirti "lei non sa chi sono io" mi lasci andare, sono tutta sudata, mi tolgo la giacca "spogliati completamente e mettiti qua" "non voglio, non voglio spogliarmi e non voglio averti dentro" "non te lo ripeto un'altra volta, o vieni qua tu o ti ci porto io con la frusta" come ti odio in questo momento, se potessi saresti ridotto in cenere a questo punto, vorrei tenerti testa ma ho pura, oggi ti ho provocato molte, troppe volte, faccio quello che mi hai ordinato, con stizza, con rabbia ma lo faccio, cristo posso solo immaginare quanto ti stia godendo la scena e mi ci sono infilata io in questa situazione. Entri dentro di me con forza, vuoi farmi sentire che sei tu il maschio, il dominante, beh fai pure il figo, io non godo, neanche un gemito, ci provo, mi concentro, devo riuscirci, non te la darò vinta e poi vengo, un orgasmo in piena regola, sono furente con me che non so resisterti, con te che sai come fare, mi butto in avanti, so che ti incazzi quando ti faccio uscire da me così, di solito succede quando mi fai andare in cortocircuito, ma questa volta lo faccio per prendermi una parte del controllo, mi spingi a terra e inizi a frustarmi, dove capita, cerco di coprirmi con il cuscino ma tu me lo strappi di mano, allora cerco di allontanarmi ma il tuo piede mi schiaccia contro il pavimento, sto zitta, non dico niente, non voglio peggiorare la situazione, quando pensi che possa bastare mi fai alzare, mi fai vedere una goccia di sudore che ti cola lungo il braccio "guarda stronza come mi hai fatto sudare" vorrei leccartela, ne ho una voglia matta, ma so che è questo che vuoi ed un ultimo barlume mi orgoglio mi impedisce di farlo. Mi guardi negli occhi aspettando "scordatelo, io non ti lecco" "a no, va bene" mi trascini per i piedi fino all'argano, intuisco quello che vuoi fare quando tiri fuori i calzari, ora ho paura, faccio quello che mi dici perchè non voglio più contrariarti, tra poco sarò appesa per i piedi con le gambe divaricate, è la prima volta che lo fai, quindi non so cosa aspettarmi, è meglio adottare un profilo basso, anzi bassissimo. Inizi a girare l'argano e i miei piedi si alzano da terra, poi le gambe, poi, un pezzo alla volta anche la schiena, infine la testa, mi vedo riflessa allo specchio e non mi riconosco, aspetto, con l'ansia che mi divora, di vedere che gioco vuoi fare, dio fai che non sia la cera, ti allontani e poi torni, i capelli mi coprono la visuale così non riesco a vedere cosa hai in meno, e se fossero le mollette, inizio a singhiozzare per la paura. I tuoi piedi sono sotto alla mia testa, mi tocchi "dio amore, come sei bagnata" la paura è il più potente afrodisiaco per il mio corpo, mi infili il fallo iniziando a muoverlo furiosamente, quando poi mi tocchi il clitoride esplodo in un orgasmo che mi bagna letteralmente dai piedi fino ai capelli, sento che cola sul mio corpo, sul viso, vai avanti così per un eternità, oramai ho un orgasmo dietro l'altro e sono senza forze, non riesco nemmeno più a reggermi sulle braccia "basta ti prego, tirami un po’ giù, non ce la faccio, mi gira la testa" di colpo smetti e ti allontani, non posso credere che tu mi abbia ascoltata con questa prontezza, il mio cervello si focalizza sulle ultime parole e allora trattengo il fiato, "proprio non vuoi capire che non mi devi dire quello che devo fare, che non devi mai dire basta, mi rendo conto che non ti sto educando a dovere" mi si gela il sangue nelle vene, cosa vuoi dire con educare, ti avvicini con la frusta in mano, cerco il modo di chiudere le gambe, mi avvito, tiro, mollo, alzo, chiudo, mentre ti supplico, ti imploro di avere pietà. Ti abbassi, la mia bocca ti riceve avida per farsi perdonare, mentre tu ricominci a giocare. Quando mi sleghi mi accascio sul pavimento, per un attimo rimango frastornata, non riesco a orientarmi "veloce, in piedi se non vuoi che ti riappenda" non ho le forze nemmeno per mandarti a quel paese "conto fino a tre" non so come ma mi trascino al letto, m sento una bambola con la batteria scarica, tu ti stendi di fianco e mi avvolgi nel tuo abbraccio, ora mi sento al sicuro, sono tranquilla rilassata, inizi a raccontarmi le tue fantasie, all'inizio superano appena la cortina che circonda il mio cervello, ma poi, poco alla volta si apre uno squarcio, la tua mano inizia a toccarmi e la mia voglia cresce come prima, "amore, mi metti le mollette e poi mi scopi, pero dietro?" quando sono sotto l'effetto dell'eccitazione perdo il senso della ragione ovviamente dopo un secondo sei li con le mollette in mano, la prima mi fa gridare, è strano ma il ricordo affievolisce il dolore, non mi ricordavo fosse così intenso, ora cosa faccio, non posso certo dire basta mi spela viva se lo faccio, niente, posso solo lasciare che tutto accada, come deve accadere. Ora sono a casa, stanca ma felice, la nuvola che mi fa volare è ancora qui con me. Trackbacks
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