"ti prego,
perdonami,
ti supplico,
faccio la brava,
ho capito d'aver sbagliato,
starò attenta ora vedrai,
perdonami, perdonami"
"farai tutto ciò che ti chiederò senza fiatare?"
"si, si.
Tutto quello che vuoi"
ti siedi sul divano
"mettiti qui davanti a me, in ginocchio"
faccio subito come mi hai chiesto, accarezzi il mio viso
“oggi ci divertiremo, quando sei così so che hai bisogno di sentire tanto male”
ti alzi e ti allontani, quando prendi la scatola delle mollette inizio a singhiozzare, vorrei dirti di non mettermele ma ho paura di farti arrabbiare, così ti supplico con lo sguardo
"non aver paura piccola, non voglio mettertele sulla fighetta"
il tuo sorriso non è per niente rassicurante, quando fai così non so mai cosa aspettarmi, ti siedi sul divano, prendi in mano il mio seno e metti la molletta sul capezzolo, il dolore è acuto, arriva dritto al cervello, mi mordo le labbra per non gridare e il fiato mi si blocca nei polmoni, non so dirti se è peggio di quando me le metti sulle piccole labbra ma sicuramente non è inferiore il dolore che provo.
"mio dio non ce la faccio, ti prego mi fa troppo male, ti supplico toglila, toglila"
ho già scordato la mia promessa ma tu no, tu non hai la testa invasa dal dolore
"se non stai zitta subito ti metto anche l'altra"
ti guardo con le lacrime che scendono, il corpo sudato per il dolore che non accenna a diminuire, è colpa mia, devo calmarmi e smettere di combattere, respiro lentamente cercando di allentare la tensione dei muscoli
"succhiami"
Questo non me lo faccio ripetere, la mia bocca si riempie di te, il movimento e lento, non do ordini col cervello, lascio che sia l'istinto a portarmi, lo sento tutto, succhio e lecco come se da questo dipendesse la mia vita
"dio come mi arrivi amore"
la tua voce è lontana, ora sono solo bocca che succhia, che ingoia che lecca avida di quel sollievo che mi porta lontano dal dolore.
Non so quanto tempo passa ma ad un certo punto qualcosa si spezza, il dolore mi strappa un gemito, torna prepotentemente a riempirmi ogni cellula tu te ne accorgi e mi fai smettere e mentre mi dici che sono stata brava mi togli la molletta nera dal capezzolo. Ora fà più male di prima ma sto zitta, non mi lamento.
Vai a prendere un'altra catena e mi immobilizzi in posizione fetale, le braccia dietro la schiena e le gambe piegate, sono sul pavimento freddo e ti guardo, tu mi sorridi
"sei bellissima"
mi gonfio d'orgoglio ogni volta che lo dici, ora sorrido anche io, sono felice
"voglio farti un clistere"
cosaaaaaaaaa, no, tutto ma non quello, lo sai che è una cosa che non voglio fare
"non possiamo parlarne un attimo"
"no"
no, un no che non ammette repliche, definitivo, il tono della voce non lascia spazio a dubbi ed il panico in inizia ad artigliare la mia mente.
"non ce la faccio, ti prego"
"ma tu non devi fare niente amore mio, stai tranquilla, penso a tutto io"
no, non posso, non voglio, NON VOGLIO.
Ma come fa a non capire, cerco di liberare le mani ma la catena fa rumore, ti volti
"se solo provi a liberarti non ti faccio un litro ma due"
sto ferma immobile, le lacrime rigano il mio viso mentre ti guardo
"dimmi cosa devo fare per evitare questo, chiedimi qualsiasi cosa, ti prego"
"ora è questo quello che voglio"
vaffanculo stronzo, io no, non lo voglio, ne ho paura, ma smetto di combattere, non serve a niente, quando decidi una cosa non torni indietro, sono ferma sul pavimento e l'unico rumore è il mio pianto.
Sento che ti avvicini, hai in mano il fallo che sicuramente hai usato con lei
(ho sofferto come non mai quando lui si è incontrato con F. il racconto di quel giorno lo farò quando non mi farà più così male ricordare) le mie gambe si chiudono e il mio sguardo diventa di fuoco
"scordati di usare quel coso che è stato dentro di lei"
"apri le gambe"
"fottiti, te lo puoi scordare"
una rabbia accecante, un esplosione di collera, vorrei farti male, le immagini di te e lei, li dove siamo anche noi mi assalgono, ora non piango più, ora voglio colpirti e farti piangere e farti soffrire e farti male come tu hai fatto a me.
"apri le gambe, non voglio ripeterlo ancora"
ti guardo dritto negli occhi alzando il mento in segno di sfida.
“puoi scordartelo”
quanto sono stupida a volte, a terra, legata con le catene e ti sfido pure, ma che ci vuoi fare, non ho un carattere arrendevole, soprattutto quando qualcosa mi ferisce.
Prendi la molletta nera e ti avvicini
"apri subito le gambe o te la metto sul capezzolo che ti fa male"
"non lo voglio dentro di me, ti prego, ma non capisci io...."
il grido interrompe le mie parole,
"va bene, va bene, apro le gambe, guarda sono aperte, ti prego toglimela"
"se rompi ancora i coglioni giuro che te le metto tutte due e non te le tolgo più"
Ti odio, ti odio con tutte le mie forze, con tutto il mio essere, ti odio fino a quando il primo orgasmo mi strappa un grido, ora non penso più ad odiarti, ora la voglia copre ogni cosa, esplode facendomi immaginare cose che non vorrei, penso che hai scopato anche lei così e vengo, penso che tra poco mi riempirai la pancia e vengo, penso che mi stai facendo eccitare così perché eccitata sono disposta a tutto e vengo, vengo, vengo.
“vado a preparare tutto, tu non andare via”
Spiritoso il mio padrone
“ti prego almeno liberami, non farmelo così legata”
“è così che te lo voglio fare”
“ma così non riesco a mettermi in piedi, come faccio a liberarmi dopo”
“non preoccuparti ti porto una vaschetta”
Dio santo, non posso credere che stia succedendo, cosa devo fare?
Cosa posso fare?
Ora piango senza ritegno, sono rassegnata mentre ti guardo preparare tutto il necessario.
Vai a riempire il contenitore con l’acqua, con mille peripezie riesco a sedermi sul divano così quando torni e lì che mi trovi
“devo essermi perso qualcosa di importante, chissà che spettacolo vedere come sei riuscita ad arrivare fino a lì, forza mettiti sul cuscino così ti porto lì”
e con la testa indichi il punto dove hai appeso il contenitore con l’acqua
“Ti prego”
“su, su, niente storie, lo sai che ho deciso”
Mi aiuti a passare dal divano al cuscino e poi mi trascini, ora sono immobile, cerco di rilassarmi, di non pensare, appoggi delicatamente la canula e l’acqua inizia a entrare nel mio corpo.
Non so cosa aspettarmi ma per ora non sento niente in particolare, guardo il liquido che scende di livello ma non ho dolori o spasmi, mi sento normale.
La tua mano mi accarezza, il tuo sguardo mi riempie il cuore, mi sono completamente lasciata andare, “ascolto” l’acqua che entra e sono felice perché tu sei felice, m i piace perché a te piace.
Quando togli la canula ho paura di non riuscire a trattenere il liquido invece non succede niente
Inizi a baciarmi con un trasporto tale che la voglia di te copre ogni cosa, ti voglio, ti voglio ora, dentro di me
“ti prego amore, entrarmi dentro, scopami dietro”
Si, è li che ti voglio, è così che lo voglio fare
“dio amore, chiedimelo ancora”
E io te lo chiedo ancora e ancora e ancora fino a quando non inizi ad entrare in me.
Se chiudo gli occhi posso rivivere quel momento, il mio corpo tuo, usato per il tuo piacere che diventa il mio.
Mi togli le catene e mi fai mettere sulla panca, entri ancora dentro di me, ora inizio a sentire i primi dolorino, ma l’eccitazione è così alta che riescono solo ad aumentare il piacere, mi scopi prima piano, poi sempre più forte, più forte.
“Bastaaaaaaaaaa”
Mi divincolo ma tu mi tieni saldamente, un dolore fortissimo mi ha trapassato la pancia
“ti prego esci”
Mi viene da ridere, non posso credere di averti chiesto di essere sodomizzata dopo un clistere, ora ho la pelle d’oca alta un centimetro e la pancia mi fa male.
Ti sfili lentamente da me, io metto una mano a bloccare eventuali perdite che fortunatamente non ci sono
“posso andare in bagno per favore”
“certo, sei stata bravissima amore mio”
Mi fiondo in bagno, tu mi segui ed io non ho il tempo di discutere che mi piacerebbe avere un minimo di privacy, devo assolutamente liberarmi, abbraccio le tue gambe mentre la pancia si svuota e tu mi accarezzi la testa.