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Venerdì, 6 giugno 2008ELOGIO AI PIEDI
DA uno spettacolo di Erri de Luca e Gianmaria Testa
Perché sono lontani dalla testa. Perché conoscono il suolo, le spine, i serpenti, l'aspro e lo sdrucciolo. Perché sono tutto l'equilibrio. Perché sono la superficie che spetta quando si sta in una folla e si sopporta un gomito altrui in una costola, un braccio sotto il naso, una cartella nell'addome, ma non si permette di calpestarceli. Perché sono il minimo ed inviolabile confine. Perché reggono l'intero peso. Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi. Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare. Perché portano via. Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta. Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali. Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica. Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare. Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura. Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin. Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante. Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio. Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo. Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella. Perché non sanno accusare e non impugnano armi. Perché sono stati crocefissi. Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio. Perché, come le capre, amano il sale. Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte. dafne. Martedì, 15 aprile 2008POVERA PATRIA
15.04.2008.
" RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE!". Povera Patria ( franco battiato). Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos'è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili BUFFONI! Questo paese è devastato dal dolore... ma non vi danno un po' di dispiacere quei corpi in terra senza più calore? Non cambierà, non cambierà no cambierà, forse cambierà. Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? Nel fango affonda lo stivale dei maiali. Me ne vergogno un poco, e mi fa male vedere un uomo come un animale. Non cambierà, non cambierà si che cambierà, vedrai che cambierà. Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali che possa contemplare il cielo e i fiori, che non si parli più di dittature se avremo ancora un po' da vivere... La primavera intanto tarda ad arrivare. Dafne. Sabato, 12 gennaio 2008MI FIDO DI TE, SEMPRE.
Non so spiegare come a volte mi vengano in mente certi pensieri.
Non sono voluti, non sono ragionati, arrivano così, all'improvviso, chissà come, chissà da dove. Mi lasciano perplessa, o allegramente stupita o altro ancora. Sono legata in posizione ginecologica, le mani legate e sollevate oltre la testa. Mi stai torturando i genitali - mi sembra incredibile vedere come adesso sopporto "bene" questa tortura, sentire quanto la desidero - e per la precisione ora mi stai frustando la figa. L'ho desiderato tanto, mi sono eccitata al pensiero, l'ho fantasticato nelle mie fantasie masturbatorie. Ma ho sempre paura. Quando sono legata e pronta ho sempre paura di quella frusta "piccola", con le lacinie di cuoio cattive, corte e dure. Continua a leggere "MI FIDO DI TE, SEMPRE." Domenica, 23 settembre 2007HAPPY DAY
Una calura soffocante, il sole abbaglia, veloce salgo gli scalini, entro, sono ancora in tempo.
Il fresco della chiesa ristora. E la penombra dona pace agli occhi. Mi siedo, assaporo il contrasto fra il fuori ed il dentro, caldo e fresco, luce ed ombra, cerco di riprendere fiato ed energie. Gli sposi sono sotto l'altare, fatico a vederli bene, mi guardo intorno, cerco con gli occhi le persone che conosco, i colleghi che sono invitati. E poi, quasi all'improvviso, un coro gospel inizia a cantare, e canta benissimo, da brivido, ed un brivido mi percorre, regalandomi un attimo di freddo e la pelle d'oca, nonostante gli almeno 28 gradi qui dentro. Il cuore aumenta i suoi battiti, lacrime agli occhi. Ma perchè mi devo "commuovere" così?. Forse l'emozione. Forse sto invecchiando. Non so. "Oh happy day..." Il coro intona happy day, è un matrimonio, quale musica piu' indicata? I pensieri volano. "...oh happy day" Sì... Non capisco perchè mi prende questa specie di malinconia, né del resto in questo momento ho voglia di indagare, e così mi lascio andare, cullata dalle onde delle voci del coro... "oh happy day.." Giorno felice, sì... che siano sempre giorni felici... Ma quand'è che cominciano a cambiare i giorni? Perchè i giorni, prima o poi cambiano, e non va sempre bene, le ho tutte presenti le situazioni, tutte nel cuore le amiche che non hanno piu' voglia, entusiasmo, che fanno fatica, che non credono piu' di aver avuto quei giorni felici...però io c'ero, come ci sono ora, e so che quel giorno erano felici. Quand'è che la felicità inizia a trasformarsi in fatica? "oh happy day..." La gente chiacchiera, qualcuno si fa aria col ventaglio, altri escono ed entrano, i bambini corrono in giro, silenziosi, due persone si stanno trastullando col cellulare... Il coro canta, mi domando per chi, certo canta per gli sposi, certo canta per me, le voci salgono, tornano i brividi. La vita cambia, sì è vero, ma cambia o siamo noi che la cambiamo? Non riesco mai a trovare una risposta definitiva a questa domanda. Forse è tutto scritto, tutto già "deciso", fatica e leggerezza, tristezza e allegria,pene e gioie. E noi a cercare il nostro "stare" il nostro equilibrio. "oh happy day..." I mie pensieri corrono ancora, si popolano di fatti, voci, parole. Di situazioni cambiate, di vite tirate coi denti, faticose, amori finiti, amori rinati, amori non piu' amori ma sopportati, del resto non si puo' fare altrimenti... "OH HAPPY DAY..." E penso a lei, alla mia amica-madre- sorella, che non c'è piu'. A quanto mi manca. Quanti "happy day" abbiamo avuto insieme? Se fosse qui canterebbe anche lei a piena voce, e terrebbe il ritmo con le mani, partecipe fino in fondo a questi attimi di felicità. Ricaccio indietro le lacrime. "OH HAPPY DAY..." Giorno felice, sì, vi auguro tantissimi giorni felici, anche se la vita cambia, o cambiamo noi, o chissà cosa succede, ma ora happy day, di tutto cuore happy day Paolo e Dina, happy days, e che la vita vi sia lieve. Dafne. Domenica, 12 agosto 2007DESIDERIO E PAURASono seduta a scrivere e mi tocco la figa con una mano. E' ancora indolenzita per le attenzioni di ieri... Ieri...un incontro importante, dove paura, passione, orgoglio, fiducia, coraggio si sono alternati, miscelati, contrapposti. E venuto il momento, la sessione è stata intensa, ma ora è venuto questo momento. La fustigazione della figa. Mi sono chiesta, e ti ho chiesto piu' volte in questi giorni, quale fosse la frusta corta, con la quale mi avevi promesso la fustigazione. Non mi avevi mai risposto, lasciando scivolare via la domanda. La fustigazione della figa... Non qualche colpo isolato, ma una vera e propria fustigazione, immobilizzata, spalancata. Ed ora la vedo la frusta corta, anzi me la fai vedere: "Eccola qui la famosa frusta corta, guardala...adesso ti frusterò la figa con questa..." La guardo, l'ho già provata altre volte in altri parti del corpo, e ne ho già paura. Le strisce di cuoio piatte sono "dure", e danno un dolore bruciante. Sono eccitata, ma sento la paura farsi strada e salire. Sono stesa sul lettino, mi stai legando. Appoggiata solo con parte del sedere, la parte restante del qlo e le gambe sono fuori dal lettino, "libere". Un "tubo" , al quale sono fissati non ho ben visto come i moschettoni delle cavigliere, mi tiene le gambe divaricate al massimo che posso sopportare senzo rischio di crampi. Le caviglie a loro volta tenute dalle corde fissate dall'argano . E tenute lateralmente da un'altra corda. E poi corde ai polpacci, alle cosce, le gambe non pesano, sono ben tenute, sospese, in asse col resto del corpo. Mi inviti a provare a piegare le gambe, riesco ad avvicinare le ginocchia fra loro. Un giro di corda alle ginocchia e sono fissate lateralmente, questo movimento ora mi è impossibile. Tu ti muoverai nello spazio compreso fra la mia figa e le mie caviglie. Hai appoggiato la frusta sul monte di Venere, con noncuranza. La sento, la temo, la voglio. Continua a leggere "DESIDERIO E PAURA" Sabato, 28 luglio 2007TIZIANO TERZANI, VIAGGIATORETiziano Terzani: “…E se poi mi capitasse di avere una tomba, mi piacerebbe che fosse una pietra con un incavo perchè ci vengano a bere gli uccellini e con su scritto il nome, le due date d'obbligo e la parola « viaggiatore ». Il 28 luglio di 3 anni fa ( sono un giorno in ritardo, lo so), moriva Tiziano Terzani, o meglio Tiziano "lasciava il suo corpo terreno". L'avevo conosciuto, come scrittore, grazie ad un'amica: " Sto leggendo un bellissismo libro di un giornalista, prendilo, ti piacerà" Il libro era " Un indovino mi disse". Con quel libro è iniziato il mio viaggio verso mondi lontani, verso pezzi di storia, viaggio visto attraverso gli occhi di una persona che sapeva vedere, e che vedeva veramente, non attraverso i vetri di finestre di grandi hotel. Con " Un altro giro di giostra" Tiziano ha compiuto un grandissimo ultimo viaggio, non tanto verso il fuori, ma verso il dentro. Io ho iniziato un viaggio, per nulla facile, verso una consapevolezza diversa della vita, ma soprattutto della morte. Lo ricordo così, i suoi libri, il suo sorriso, la luce nei suoi occhi, il vestito bianco, la sua speranza, la sua serenità vera. Ciao Tiziano, ciao " viaggiatore". dafne. Sabato, 21 luglio 2007IL VOLO DEI RONDINI
Li ho visti anche quest'anno, nel nido sotto al portone.
Come ogni anno, come quando ero bambina e alzavo il volto alle travi del portone, e guardavo con una sorta di attesa i nidi delle rondini. Abbassavo il capo delusa nel vederlo ancora vuoto, ed una sorta di timore di prendeva, forse quest'anno sarebbe stato diverso, forse non sarebbe nato nessuno, forse... E invece un bel giorno ECCOLI: i rondinini. Vederli mi emozionava, mi "allargava il cuore", ecco era tutto a posto ora, i rondinini erano nati, la mia piccola gioia di bimba si era compiuta ancora una volta, tutto si ripeteva, rassicurante, come ogni estate. Veder spuntare la loro piccola testa, il becco aperto in attesa , la rondine che volava avanti e indietro col cibo, i cinguettii lievi e poi piu' decisi dei piccoli, lo stridere della madre nei suoi giri alti e le discese in picchiata verso i gatti...non mi stancavo mai di guardarli, di guardare, tutto aveva un ritmo, tutto aveva un senso, ed io lo sentivo dentro di me, come si sente un suono, lo percepivo come un profumo, e ne restavo inebriata. Poi per un po' le rondini non sono piu' tornate, o chissà forse c'erano ma non dentro di me e non le ho viste, non ho dato loro importanza... Sono riapparse qualche anno fa, a dire con la loro presenza che in fondo non tutto è cambiato. E anche quest'anno sono nati i rondinini, e i giorni scorsi hanno iniziato a volare, orma non stavano piu' nido, troppo piccolo per la loro crescita. Mi sono sorpresa a guardarli ammirata durante le lezioni di volo, ad avere paura per loro quando sbattevano le ali forte forte - oddio ora cade no, non farlo cadere! - Mi sono sentita per un attimo bambina, ho guardato con gli stessi occhi di allora, ed ho avvertito lo stesso senso, lo stesso ritmo, ho percepito lo stesso profumo, lo stesso suono... Anche quest'anno i rondini sono nati ed hanno volato. Non so se è tutto a posto, anzi nulla mi appare uguale, ma mi hanno donato un"intermittenza del cuore". Dafne Domenica, 15 luglio 2007SONO FATTO COSI'
Sono fatto così
Sono fatto così uomo e donna albero e foglia mi stanco, ondeggio, lievito, cado lentamente a terra, urlo e grido resto sospeso Certo e non certo luce ed ombra volo e muoio e ogni volta rinasco. Mario Frighi Ho letto per caso, in rete, questa poesia. Mi è piaciuta subito. Sono fatta così...quante volte l'ho detto, l'ho pensato. A volte era un pretesto per non cambiare, il cambiamento, pur voluto, costa fatica, ed allora è piu' facile dire "sono fatta così". Restare attaccati a qualcosa di scomodo, ma in fondo conosciuto. A volte è una constatazione, una accettazione, ma che puo' diventare punto di partenza per un viaggio dentro la mia anima. Però è vero, sono fatta così. Così come? Già...così come? Sono donna di parole, amo le parole, per questo dò loro "importanza", anche se molta parte delle persone sembra averne perso il senso, e le usa così, non riconoscendo loro il significato che hanno, abusandone, sprecandole, sciupandole, vomitandole. Non me ne faccio nulla di queste parole, le chiudo fuori, come si fa di fronte ad una bufera di vento quando ci si affretta chiudere la porta. Ma amo molto anche i silenzi, sono donna di parole e silenzi, anche qui, nel blog, non scrivo secondo un tempo definito, non riesco e non voglio programmare. Amo il silenzio, esteriore ed interiore, come si ama una pioggia che viene rinfrescare dalla calura. " Luce ed ombra", sì anche io mi sento luce ed ombra, sono Dafne dai molteplici aspetti, come dice il mio nick. "luce ed ombra volo e muoio e ogni volta rinasco." Dafne Mercoledì, 4 luglio 2007NUDA DAVANTI A TE 3
...
"il Tuo cazzo in bocca,in gola, e altre mani che mi sfiorano e so che non è finita, che ci saranno poi altre torture, che ancora mi farai naufragare in questo mare di dolore e piacere... Sto così un po' , a riprendermi, a godere delle sensazioni che ho: il culo bollente, dolorante, il piacere delle carezze delle altre tue mani che lo sfiorano, il Tuo cazzo in bocca e me lo godo proprio tutto, con la bocca, con la lingua, le labbra, i denti, mi piace adorarlo, sì mi piace adorarlo e lo farei per ore e ore e ore, e poi ricomincerei, la tua tortura e la mia adorazione, la tua tortura e la mia adorazione, la tua tortura e la mia adorazione... fino allo stremo. Qualcuno mi toglie il plug, un breve dolore leggero, piacevole e poi una certa sensazione di vuoto. Mi sleghi i polsi, posso muovere le braccia, tu ti sposti, riallacci i pantaloni e mi dici di alzarmi, sono insicura sulle gambe, faccio 2 passi, ti vengo vicino, e resto lì, in attesa. Mi abbracci stretta, un abbraccio veloce, è bello, è un contatto diverso. Non so descrivere il mio stato d'animo: il dolore, il piacere, l'eccitazione, il timore, la voglia di essere sottomessa ed in qualche modo "costretta", la curiosità ed anche una certa ansia per quello che accadrà ora...tutto questo è per me me un mix troppo forte da tradurre. Mi allontani quasi rudemente, e mi guardi nuovamente, uno sguardo "diverso". So che ora riprenderai a punirmi, a farmi punire. Avverto questa certezza a livello fisico, di nuovo sono eccitata, di nuovo avverto "fisicamente" il desiderio del Tuo male. Dafne Continua a leggere "NUDA DAVANTI A TE 3" Domenica, 1 luglio 2007STATI D'ANIMO.
Amo la poesia, la amo da sempre, da quel che mi ricordo.
La amo per quello che mi suscita. E' come se le parole entrassero dentro di me, a sfiorarmi il cuore, ad accarezzarlo, a stringerlo, a farlo sanguinare. La amo perchè "parla" al mio posto. Ho una poesia per ogni mio "stare", per ogni mia parte, anche per quelle piu' segrete, solo mie. Amo la poesia perchè, per me, contiene tutti gli aspetti dell'animo umano: gioia, speranza, paura, dolore, allegria, disperazione, felicità, illusione, amore, odio e altro ancora. Non penso ci sia nulla che non sia stato già espresso da una poesia. A volte le parole fanno fatica ad uscire, a volte è meglio il silenzio. E nel silenzio sempre c'è una poesia. Dafne Io sono verticale Ma preferirei essere orizzontale. Non sono un albero con radici nel suolo succhiante minerali e amore materno così da poter brillare di foglie a ogni marzo, né sono la beltà di un'aiuola ultradipinta che susciti grida di meraviglia, senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali. Confronto a me, un albero è immortale e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa: dell'uno la lunga vita, dell'altra mi manca l'audacia. Stasera, all'infinitesimo lume delle stelle, alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi. Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso. A volte io penso che mentre dormo forse assomiglio a loro nel modo più perfetto - con i miei pensieri andati in nebbia. Stare sdraiata è per me più naturale. Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio, e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre: finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me. Sylvia Plath Martedì, 26 giugno 2007NON ANDARTENE DOLOREDa qualche parte, nella mia mente, stava e sta questa poesia. Ed oggi è tornata a "galla". Parla del dolore. C'è dolore e dolore. Non amo il dolore "inutile", quello che non fa andare avanti, quello che trattiene. Quello che sembra annientare. Quello che, a volte, diventa una scusa per non vivere davvero, per non assumersi responsabilità, per non fare delle scelte. Non mi crogiolo quindi di fronte a storie finite, persone che decidono di scegliere altre strade. Soffro, mi interrogo, ma poi lascio andare questo dolore. Lo libero nel vento, ed anche io così posso essere più leggera. Senza questi pesi si vive meglio. Ma c'è anche altro dolore, ed a questo altro penso nel leggere la poesia. E' il dolore che avverto ora, che vorrei non andasse via. E il dolore dato dalle Sue mani, dalla Sua mente. E' un dolore diverso, "buono", anche se difficile a volte da sopportare. E' un dolore che fa sentire piu' leggeri, che non ha razionalità, che piega Continua a leggere "NON ANDARTENE DOLORE" Giovedì, 14 giugno 2007MI MANCHI ( AD UN'AMICA)
MI MANCHI.
Te ne sei andata via un giorno di dicembre, senza preavviso, passata da una telefonata alla morte, o meglio al coma e poi alla morte. Non so dire e non voglio descrivere il dolore che ho provato. Ti ricordo ancora nell'ultimo saluto, mentre stavamo andando via, il tuo volto sorridente nel sole, il braccio a salutare, le tue parole " venite ancora a trovarci presto..." Te ne sei andata tu. All'improvviso, come un tradimento. Nel pieno della vita ancora, con tanto entusiasmo e gioia di vivere sei dovuta andare via. So che non avevi paura della morte, tante volte ne avevamo parlato, e la tua profonda e vera fede non te la faceva temere, ma so anche che eri tanto contenta della vita, ancora di piu' ora che avevi le tue nipotine, seppur lontane, ancora di piu' ora che avevi trovato il tuo paradiso terrestre, in quella magnifica collina dove eri andata a vivere, e che era diventato il paradiso anche per noi, anche per me, perchè la tua porta è sempre stata aperta per tutti, la tua tavola apparecchiata per chiunque vi passava, la moka sempre pronta, la sigaretta sempre accesa, il bicchiere sempre pieno per chi varcava la soglia della tua casa. Madre, sorella, amica, eri la prova vivente che il proprio passato non sempre condanna, tu che avevi vissuto l'abbandono ed il collegio sapevi amare, amare veramente. Ed in tanti siamo passati da te, ed in tanti ora siamo orfani. Le chicchierate, le risate, le confidenze, il dolore delle cose, i corsi, i seminari, tu - voi - mi avete preparata al matrimonio, tu madrina della mia piccola che ancora tanto ti nomina. Non manchi solo a me. Le partite a carte, interminabili, dove io però facevo da spettatrice, troppo complicati per me quei giochi, la settimana enigmistica, tu facevi le parti piu' difficili ed i rebus, io le piu' facili. I tuoi puzzles da 12000 pezzi, ed io ogni volta ti dicevo " ma come fai a farli?" Da te ho imparato che c'è un diverso modo di stare, un diverso modo di vivere, ho visto cosa vuol dire accogliere, ho imparato un modo di amare. Io ho perso una madre, un'amica ed una sorella, e mi manchi, mi manchi tanto. Non mi sono ancora rappacificata con la tua morte, non l'ho ancora accettata veramente ed ancora provo rabbia nel pensarci e nel pensare perchè, con tutte le persone cattive, te ne sei dovuta andare proprio tu. Non mi sono stupita che di tutti gli organi solo il cuore non hai potuto donare, e come avresti potuto? Tu il cuore l'avevi speso in vita, qui , per me e per tutti quelli che sono passati da te. Da te venivano gli amici dei tuoi figli a parlare, da te venivano a confidarsi, a raccontarti problemi, difficoltà. Venivano ragazze a presentarti le loro "fidanzate", quando ancora non avevano il coraggio di farlo coi loro genitori, e tu sempre nessun giudizio, nessuna condanna, ma voglia di capire e accettazione, e consigli, aiuti, un sorriso. Mi manchi, dio quanto mi manchi! E anche adesso vorrei parlarti, vorrei vederti, vorrei abbracciarti ma tu non ci sei, e non mi basta guardare il cielo e pensarti, lo so che stai bene ma mi manchi e scusami per il mio egoismo, scusami se ancora piango. Dafne Martedì, 5 giugno 2007ADDOMESTICARE
ADDOMESTICARE
Mi piace " Il piccolo principe", ed ogni tanto lo rileggo. Qualcuno mi prende in giro per questo, dice che è peggio del libro Cuore. Ma a me piace, suscita sempre emozioni. So che non c'entra nulla col Sadomaso, lo dico a scanso di equivoci e non voglio assolutamente dare intenzioni mie all'autore del libro. Ma ogni libro è anche di chi lo legge, ed è anche vero che quando leggo poi faccio associazioni mie, e mie sono le sensazioni e le emozioni. Piccolo grande libro, ha parole che mi arrivano dirette al cuore, e che posso respirare, che posso sentire in profonda sintonia con qualcosa che mi appartiene. Ha parole che possono, talvolta, farmi "male". Sono addomesticata? a volte mi chiedo. Impossibile, tutto sommato mi sono sempre sentita una "randagia", con un qualcosa che non puo' essere davvero di nessuno. Sono addomesticata? Me lo chiedo quando non coincidono i tempi ed io sento con un certo dispiacere la mancanza di un incontro, me lo chiedo quando qualcosa non gira bene ed io ho timore di deluderti. Sono addomesticata? Continua a leggere "ADDOMESTICARE" Venerdì, 1 giugno 2007PAESAGGI INTERIORI
Paesaggi interiori
C'è un'acqua dentro che non corre né ristagna, una nube che alla sua ombra la illumina e, in mezzo ai giunchi trasparenti, un passero che annida nel suo trillo, come in un letto di fuggitive piume. La fuga di una cerva inseguita -non l'animale né la sua corsa gentile-, un dialogo di specchi, una urna il cui interno non posso vedere, un remo al lato di un roseto, foglia in costante caduta un disegno al di là di una parete. Una città sotto la sabbia, tracce di passi nell'aria, un talismano, un battello, una luce che tenta di arrivare alla riva del sogno, questo mare -dentro di me, senza come né quando. Angel Crespo Lunedì, 28 maggio 2007NUDA DAVANTI A TE (seconda parte)
...e mi sussurri che la punizione non è ancora finita, che mi farai male e che mi farai fare ancora molto male...
Seconda parte. Mi fai alzare, mi sleghi i polsi e mi dici di sedermi, prima di farlo mi tocco le natiche, è incredibile il calore che trasmettono! Sembra di posare le mani su una stufa. Non piango piu', assaporo le sensazioni che mi dà il mio culo caldissimo e contuso ed il contatto delle mie natiche roventi con la pelle dello sgabello mi procura dei veri e proprio brividi. Brividi di freddo ma anche brividi di eccitazione. Commenti con i tuoi amici il mio comportamento durante la punizione, mi vieni vicino, mi sfiori il sedere procurandomi un piacere che vorrei continuasse a lungo e : " Mettiti in posizione sul cavalletto, vogliamo godere della vista del tuo sedere rosso fuoco". Queste parole mi imbarazzano, abbasso lo sguardo immaginandomi la posizione, il culo tutto rosso per aria, alla vista tua e dei tuoi amici. Sollevo il viso e Ti guardo: i tuoi occhi che mi scrutano, il tuo sguardo deciso, duro, e assieme all'imbarazzo ora si fa strada una certa fierezza, sono cosa Tua ora, puoi fare quello che vuoi, e sento una nota di esibizionismo farsi strada fra il turbinio di emozioni che provo e... sì, sono pronta per essere esposta, guardata, umiliata. Sento l'eccitazione che sale. Mi accompagni e mi metti in posizione, ben piegata sul cavalletto, le braccia sotto, ad abbracciarlo, mi rileghi i polsi, il sedere ben esposto, mi divarichi le gambe e mi sollevi ancora un po' il sedere. Ti facilito in questa manovra, alzando piu' che posso il culo, che sento dolente, caldo, gonfio. Mi sento osservata, scrutata, consapevole della mia posizione che accentuo ma sono in imbarazzo, piacevolmente in imbarazzo, Tu lo sai e godi di questo, ti piace farmi vergognare, umiliarmi, ed io sono consapevole di questo Tuo piacere, così come Tu sei consapevole di tutto quello che provo ora. Continua a leggere "NUDA DAVANTI A TE (seconda parte)" Mercoledì, 23 maggio 2007MORTE DI UN EROE "QUOTIDIANO"Giovanni Falcone, "Cose di Cosa Nostra" (Rizzoli, 1991): "Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande". Il 23 Maggio 1992 Giovanni Falcone , sua moglie, e la sua scorta sono barbaramente assassinati. Era rimasto solo, ed era entrato in un "gioco troppo grande" iniziando a capirne i segreti. Buscetta lo aveva avvertito: "L'avverto, signor giudice. Dopo quest'interrogatorio lei diventerà forse una celebrità, ma la sua vita sarà segnata. Cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. E' sempre del parere di interrogarmi?". "Qualcuno" sapeva che Falcone era in Sicilia e che sarebbe passato in quel tratto di autostrada. Lo disse anche il Cardinale Pappalardo, nella sua omelia: "Ma è certamente motivo, e lo sappiamo, di particolare sgomento l'avere appreso che il giudice Falcone si muoveva in via e con mezzi che dovevano rimanere coperti dal più sicuro riserbo. Chi li conosceva? Chi li ha rivelati ai nemici dei giudici?" Dafne. Sabato, 19 maggio 2007CONTANO ANCHE I SENTIMENTI ( risposta ad Ivano)
Rispondo qui ad Ivano, riportando un suo commento al mio scritto nuda davanti a te.
Commenti: No,Dafne,puttana non mi piace più. Non la leggerò più, contano anche i sentimenti. Addio. Contano anche i sentimenti. Hai ragione. Ma quali sentimenti, o meglio i sentimenti di chi? I miei sentimenti? Mi sento di tranquillizzarti. I miei sentimenti, la mia autostima, la mia sensibilità, il mio essere non sono messi in pericolo da sessioni come quella che ho iniziato a descrivere. I MIEI sentimenti non vengono mai feriti dai giochi con Lui. Qui il termine puttana non è assolutamente inteso come sfruttamento, obbligo, bieca costrizione senza piacere alcuno, situazione che trovo abominevole. Questo significato del termine è molto lontano da questa situazione. Qui la parola puttana ha un'altra valenza, una valenza anche fortemente erotica. La Sua puttana, desiderosa di esserlo, orgogliosa di esserlo, eccitata nell 'esserlo. Dono della mia persona. Il piacere di essere Sua, il desiderio di essere cosa Sua, di essere nelle Sue mani, per le Sue voglie, che sono anche, e talvolta ancora prima, le MIE voglie, Lui puo' farmi tutto quello che vuole e puo' farmi fare tutto quello che vuole. Ed io so che MAI prevaricherà il mio essere. In quel momento è Suo il mio corpo, Sua la mia mente, Sua la mia anima. Ed è solo il mio corpo che puo' essere " violato, usato" da altri, la mia mente è sempre con Lui, la mia anima è sempre con Lui, ed io in ogni momento avverto fin nella piu' remota cellula del mio essere la magica alchimia ed energia che si viene a creare fra il mio piacere ed il Suo piacere, fra la Sua eccitazione e la mia eccitazione, fra la Sua mente e la mia mente, fra i mie desideri ed i Suoi desideri. Davvero è una situazione magica! Molto difficile da capire immagino, specie per chi guarda solo al di fuori, all'esteriorità, specie per chi non sa che "l'essenziale è invisibile agli occhi", o lo sa solo con le parole, non con il cuore. Forse è ancora piu' difficile, per alcuni, accettare che una donna abbia queste fantasie, forse è addirittura incomprensibile che se le abbia possa viverle! Come si permette? Così non mi piace più! Contano anche i sentimenti. Hai ragione. I Suoi sentimenti? Quelli sempre contano. E mai ho sentito venir meno, anche nelle sessioni piu' "estreme", il Suo affetto, la Sua Amicizia, il suo profondo e VERO rispetto. Rispetto mentre mi sta "dando" ad altri? Sì! . Puo' sembrare inconciliabile ma non lo è. Io sento il Suo rispetto, e lui sente quello che nutro nei Suoi confronti. Sempre il Suo sentimento per me è presente in ogni momento della sessione, ed è fatto di attentissima partecipazione ad ogni mio gemito o lamento, è fatto di estrema cura in ogni gesto che fa, è fatto di attenzione verso il mio corpo, i miei movimenti, attenzione che non scema mai un solo istante, è fatto di occhiate di intesa con gli altri. Il gioco è sempre Suo, lui lo guida. Io Gli sono profondamente grata e sono profondamente grata al destino che mi ha fatto incontrare un compagno di giochi che NON HA PAURA delle mie fantasie, non le giudica, anzi fa in modo che possa viverle, perlomeno quelle che sono vivibili. Contano anche i sentimenti. Hai ragione. I tuoi sentimenti Ivano? Quelli non li conosco, non li posso sapere. Posso solo dire, dal commento che mi hai fatto, che non siamo vicini come modo di sentire. Vediamo le cose in modo diverso, come spesso accade fra le persone. E che, visto che rispetto i tuoi sentimenti come forse tu NON rispetti i miei, capisco che il non leggermi piu' possa essere la scelta giusta per te, e senz'altro è un tuo diritto. Dafne. Giovedì, 17 maggio 2007NUDA, DAVANTI A TE
Nuda, davanti a Te. - prima parte-
Sono nuda davanti a te, ancora vestito. Mi hai fatto spogliare sotto il Tuo sguardo duro, io quasi intimorita, ma piacevolmente eccitata. So che mi punirai. "Mi hai disobbedito"? Tu sai già la risposta. Io sto in silenzio. In questo momento non so dire sì, non so dire no, so solo stare zitta, a capo chino, guardo i miei piedi, il pavimento, e desidero un contatto con te. Una carezza, una sberla, una strizzata di capezzoli ... qualsiasi cosa che sia contatto fra i nostri 2 corpi. Da aggiungere al contatto delle menti. Mi prendi il viso e lo sollevi, mi tieni il mento con una mano, ed inizi a schiaffeggiarmi, lentamente, un colpo a destra, uno a sinistra, uno a destra... "Aspetto la risposta" "Sì" - dico semplicemente. Tu sorridi. E' un sorriso che mi mette una strana inquietudine, che fa accelerare i battiti del mio cuore. "E io ti punirò oggi, a lungo". Sì, sì sì puniscimi, dice la mia mente. Fammi male, fammi urlare, fammi piangere. Lo voglio, lo desidero, non importa se sotto i colpi poi non lo vorrò più, ora lo voglio, lo bramo. Bramo il tuo male "E non sarò solo, ci saranno 2 amici con me, per aiutarmi, per farti male, per umiliarti..". Il mio cuore perde un colpo, - o forse più d'uno - ma ho un brivido di eccitazione. Quella che fino ad ora era stata una mia fantasia sembra tradursi in realtà. Mi guardo in giro, come se dovessero materializzarsi i tuoi amici, ma non vedo nessuno. Mi stringi a Te, mi afferri i capezzoli, sussurri: "Credevi di vederli"? No, non è ancora il momento, manca poco. Pensa, io e altri 2 uomini, tutti per te, per punirti, farti male, umiliarti, abusare di te .. .posso fare tutto quello che voglio di te... è vero?" Lo guardo e... " Sì, è vero, PUOI farmi tutto quello che vuoi". Ed è vero, in questo momento sento che può fare di me tutto quello che vuole, desidero che faccia tutto quello che vuole. Desidero essere punita, torturata, umiliata, sentirmi cosa nelle Sue mani, oggetto senza più volontà se non quella di essere completamente in balia dell'altro. Voglio, eppure ho paura. Continua a leggere " NUDA, DAVANTI A TE" Martedì, 8 maggio 2007DESIDERARE ( DOLORE, UMILIAZIONE, SOTTOMISSIONE)" Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così... Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E' lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare". (A. Baricco-Oceano mare-) Mi piacciono queste parole, spesso le rileggo. Lascio che entrino dentro di me, che sfiorino la mia anima, che suscitino associazioni, ricordi, emozioni, pensieri. A volte le sento molto vere, trovo molte rispondenze con me, con quella che sono, con la mia vita. A volte le sento come lontane, quasi prive di un vero significato. Ma sempre le amo. Una cosa e il suo contrario, come è possibile? Eppure è così. Forse dipende dalla mia "profondità" nel sentire, che non è sempre la stessa. Credo davvero che a volte "desiderare" possa fare male, e possa fare stare molto male. E' quando si desidera nonostante tutto qualcosa che non si puo' avere, ma perchè in realtà c'è qualcosa di "malsano", di "distruttivo" in quel che si desidera, anzi non tanto in quel che si desidera ma in COME lo si desidera, come se desiderare ( e non poter avere), fosse solo un alibi, un qualcosa che maschera un grande vuoto, un 'incapacità di fondo, un fallimento. Io so di essere stata fortunata, nonostante tutto mi sono "salvata". e anche se è vero che: "Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare" quel tempo è passato, quasi del tutto, e mi sono salvata. I miei desideri non fanno male, li ho riconosciuti in tempo. Certo all'inizio ne ho avuto paura: desiderare dolore, umiliazione, sottomissione puo' apparire strano anche a noi stessi all'inizio, per me è stato così, ma non mi sono fermata. E ho saputo realizzarli quando era il momento, prima che diventassero ossessioni e prendessere il sopravvento su di me, prima che mi ferissero. Non rovinano la mia vita perchè NON SONO tutta la mia vita, e anzi in un certo qual modo la aiutano, perchè contribuiscono a farmi stare bene. Sono stata anche fortunata : ho trovato diverse persone che mi hanno aiutato a realizzarli, e poi Lui che non ha pregiudizi, Lui che non ha paura del mio immaginario erotico, delle mie fantasie, per quanto ardite e sconcie possano essere, dei miei desideri. Con Lui posso desiderare tutto il male che voglio, ma senza davvero farmi male, farmi male dentro intendo. Posso desiderare di essere umiliata con la sicurezza di non venire mai ferita. Posso volere essere sottomessa contro ogni razionalità apparente e sentire il rispetto profondo che ha per me. Dolore, umiliazione, sottomissione, tutto fa parte di un bellissimo e desiderato gioco, desiderato da entrambe le parti, un serio, impegnativo divertente gioco, in cui entro con tutto il corpo, tutta la mente, tutta l'anima, e ne esco arricchita in sensazioni, emozioni, conoscenza, consapevolezza. E con il corpo, la mente e l'anima un po' più liberi. E allora sì, è bello non aver paura dei propri desideri, è bello poter desiderare, desiderare senza farsi del male davvero. Dafne . Venerdì, 4 maggio 2007FIGLIO, FIGLIO, FIGLIOQuante volte l'ho sentita scavarmi dentro ai concerti, quante volte l'ho cantata, urlata con gli amici in macchina mentre tornavamo verso casa, sentendo le parole dentro di me, ogni parola una riga sul cuore, cantavamo e ci guardavamo e sentivamo tutta le verità di queste parole. Noi che figli non lo siamo stati mai fino in fondo, o lo siamo stati male o nel modo sbagliato, ed ora siamo dall'altra parte e a volte siamo confusi, spiazzati di fronte a questi nostri figli, e vorremmo che loro stessere meglio, sì meglio di come siamo stati noi, ma temiamo, in fondo, che non stiano affatto meglio, quella è la nostra paura. E allora anche le parole di una canzone ci fanno sentire meno soli, ci ricordano che certe esperienze sono inevitabili, che crescere ha le sue fasi, ed è difficile. Guardo i miei figli e penso a quanta strada dovranno ancora fare, a cosa ne sarà di loro e allora una preghiera sale dal mio cuore, rivolta non so neppure io a chi: " Fa che la vita gli sia lieve" e sento dentro di me l'assurdità della mia preghiera, la vita non è mai lieve, non puo' esserlo per tutto o per sempre, e a volte un certo timore mi assale e allora vorrei conoscere il futuro, e allora "dimmi cosa ne sarà di te? Dimmi cosa, dimmi cosa ne sarà di me? " Dafne Figlio chi t'insegnerà le stelle se da questa nave non potrai vederle? Chi t'indicherà le luci dalla riva? Figlio, quante volte non si arriva! Chi t'insegnerà a guardare il cielo fino a rimanere senza respiro? A guardare un quadro per ore e ore fino a avere i brividi dentro il cuore? Che al di là del torto e la ragione contano soltanto le persone? Che non basta premere un bottone per un'emozione? Figlio, figlio, figlio, disperato giglio, giglio, giglio luce di purissimo smeriglio, corro nel tuo cuore e non ti piglio dimmi dove ti assomiglio figlio, figlio, figlio soffocato giglio, giglio, giglio, figlio della rabbia e dell'imbroglio, figlio della noia e lo sbadiglio, disperato figlio, figlio, figlio. Figlio chi si è preso il tuo domani? Quelli che hanno il mondo nelle mani. Figlio, chi ha cambiato il tuo sorriso? Quelli che oggi vanno in paradiso. Chi ti ha messo questo freddo nel cuore? Una madre col suo poco amore. Chi l'ha mantenuto questo freddo in cuore? Una madre col suo troppo amore. Figlio, chi ti ha tolto il sentimento? Non so di che parli, non lo sento. Cosa sta passando per la tua mente? Che non credo a niente. Figlio, figlio, figlio, disperato giglio, giglio, giglio luce di purissimo smeriglio, corro nel tuo cuore e non ti piglio dimmi dove ti assomiglio figlio, figlio, figlio spaventato giglio, giglio, giglio, figlio della rabbia e dell'imbroglio, figlio della noia e lo sbadiglio, disperato figlio, figlio, figlio. Figlio, qui la notte è molto scura, non sei mica il primo ad aver paura; non sei mica il solo a nuotare sotto tutte due ci abbiamo il culo rotto: non ci sono regole molto chiare, tiro quasi sempre ad indovinare; figlio, questo nodo ci lega al mondo: devo dirti no e tu andarmi contro, tu che hai l'infinito nella mano io che rendo nobile il primo piano; figlio so che devi colpirmi a morte e colpire forte. Figlio, figlio, figlio, disperato giglio, giglio, giglio luce di purissimo smeriglio, corro nel tuo cuore e non ti piglio dimmi dove ti assomiglio figlio, figlio, figlio calpestato giglio, giglio, giglio, figlio della rabbia e dell'imbroglio, figlio della noia e lo sbadiglio, adorato figlio, figlio, figlio. Dimmi, dimmi, dimmi cosa ne sarà di te? Dimmi, dimmi, dimmi cosa ne sarà di te? Dimmi cosa, dimmi cosa ne sarà di me? Roberto Vecchioni Mercoledì, 2 maggio 2007NODI CHE SCIOLGONO NODIHo scoperto, tempo fa, di amare le corde. Non le corde che mi immobilizzano durante una tortura o una punizione, posso amare anche quelle, ma è un amore diverso, difficile. Non è a quelle corde che mi riferisco. C'è un legare "altro", che va oltre, che ha una sua magia, e io l' ho provata, e mi ha ammaliato. Ho provato, e provo, la magia dell'essere legata, dell'essere immobilizzata, dell'essere "tenuta stretta". Forse è una malia che si puo' provare solo se chi lega sa trasmetterla, ed io ho avuto questa fortuna. Chi ti lega "deve" amare le corde in un modo speciale. Il suo amore, il mio amore, dare, ricevere, alchimia perfetta. Sento le corde, le avverto sul mio corpo leggermente stringenti. "Sento" la mia pelle in altro modo, sono consapevole dell'impedimento del movimento, lo percepisco sulla pelle, sui muscoli, sulle ossa. Mi lascio andare a questa consapevolezza. Non posso piu' muovermi, il movimento puo' essere solo dentro di me, non fuori. Il mio corpo è tenuto, è abbracciato, è con-tenuto. La mia mente è tenuta. Io sono tenuta. Sono tenuta stretta fra braccia di corde. Posso lasciarmi andare. Sto bene. Immobile, tenuta dalle corde. Occhi chiusi , e poi una benda sugli occhi. Lasciarsi andare alle sensazioni. Benessere, rilassatezza. Tristezza, sì a volte c'è della tristezza dentro di me. Ci sono nodi dentro che faticano a sciogliersi, che fanno male, che fanno trattenere il respiro. Ci sono nodi sulla pelle che tengono, che rassicurano, che abbracciano. Avverto questa doppia sensazione, mi muovo dentro di me. Sento questa tristezza, la vedo, ci entro dentro. No, non ci entro dentro, è lei che viene in alto, che si fa guardare, che si fa sentire. Ed io posso guardarla, posso sentirla. I miei occhi lacrimano, piangono. Calde lacrime, senza sosta, una dopo l'altra. E' la tristezza che esce, i miei nodi dentro sono sciolti, il respiro libero ed io sto bene. Sono rimasti solo gli altri nodi, quelli delle corde sulla mia pelle, quelli che mi hanno tenuto. Non posso essere slegata ora, lasciami ancora un po' così, tenuta stretta. Lasciami ancora questa magia. Dafne Venerdì, 27 aprile 2007SCHIAVA E PUTTANA
Sono in piedi, Lui seduto su una sedia alla mia sinistra, sta consultando il
palmare. Il suo amico sta parlando al telefono. Sì, sono ancora qui. Ho percorso ancora a passi veloci quella strada laterale, oltrepassato ancora quel portone di legno scuro. Con la camicia di jeans sbottonata, le tette fuori dal reggiseno. Ho già vissuto questa scena, Lui sa quanto mi sia piaciuto essermi sentita cosa Sua tanto da essere mostrata, esibita, ma oggi, davanti al portone di legno scuro ho provato ancora ansia, un certo timore. Ed eccitazione. L'ho seguito di nuovo nell'ascensore, guardato il Suo dito premere 5° piano, le mie mani hanno cercato il Suo cazzo duro sotto ai pantaloni. Mi ha stretto i capezzoli già torturati a lungo, facendomi lamentare dal dolore. Le Sue labbra hanno impedito il mio lamento. E siamo arrivati ancora davanti a quella porta. Istintivamente mi sono allacciata la camicia, in un gesto di residuo pudore, Lui mi ha guardato e l'ha sbottonata tutta. E sono entrata così, con la camicia tutta aperta,le tette fuori dal reggiseno. Pronte all'uso, come piace a Lui. L'amico ci ha accolto sulla soglia, Lui subito gli ha fatto notare come ero "vestita", poi ha preso in mano un seno e l'ha stretto. Eccitazione e timore, ma anche una sorta di curiosità...e ansia e attesa. E dentro di me una domanda: che succederà? Lui può farmi quello che vuole. Lui può farmi fare quello che vuole. L'eccitazione sale a questo pensiero. E sono qui, in piedi, consapevole della mia parziale nudità. Aspetto, ma non so cosa. Mi viene ordinato di sedermi, ed obbedisco. Ecco che l'amico - ora so il suo nome, non è più solo un volto per me - finisce la telefonata. Si siedono ai miei lati, continuando un loro discorso non so quando iniziato. Lui mi prende il capezzolo del seno sinistro, è molto sensibile. Invita il Suo amico a fare altrettanto, sull'altro seno. Continua a leggere "SCHIAVA E PUTTANA" Mercoledì, 25 aprile 200725 APRILE25 APRILE “Pierre bestemmiò per la prima e ultima volta in vita sua. Si alzò intero e diede il segno della ritirata. Altri camions apparivano in serie dalla curva, ancora qualche colpo sperso di mortaio, i partigiani evacuavano la montagnola lenti e come intontiti, sordi agli urli di Pierre. Dalle case non sparavano più, tanto erano contenti e soddisfatti della liberazione. Johnny si alzò col fucile di Tartan ed il semiautomatico … Due mesi dopo la guerra era finita.” Da Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny, Einaudi Giovedì, 19 aprile 2007IL CULO, CHE MERAVIGLIAIL CULO, CHE MERAVIGLIA Il culo, che meraviglia. E' tutto un sorriso, non é mai tragico. Non gli importa cosa c'é sul davanti del corpo. Il culo si basta. Esiste dell'altro? Chissà, forse i seni. Mah! - sussurra il culo - quei marmocchi ne hanno ancora di cose da imparare. Il culo sono due lune gemelle in tondo dondolio. Va da solo con cadenza elegante, nel miracolo d'essere due in uno, pienamente. Il culo si diverte per conto suo. E ama. A letto si agita. Montagne s'innalzano, scendono. Onde che battono su una spiaggia infinita. Eccolo che sorride il culo. E' felice nella carezza di essere e ondeggiare. Sfere armoniose sul caos. Il culo é il culo, fuori misura. ( Carlos Drummond De Andrade ) Mercoledì, 18 aprile 2007DOLORE, PIACERE E GUSCI DI NOCE.Una mattinata di giochi "rubati" al tempo. Poi Hai detto passiamo da un mio amico, a bere qualcosa. Le mie tette fuori dal reggiseno, il maglione con la cerniera a coprire appena appena. Ti ho guardato e ti ho chiesto se potevo rimettermi in ordine. Tu mi hai guardato, anzi mi hai scrutato, e mi hai detto che andavo benissimo così. Un tuffo al cuore. Farfalle nello stomaco. Eccitazione. Una strana accettazione, il pensiero "all'amico" che mi avrebbe vista così. Una strada laterale, vecchi palazzi, un portone in legno massiccio, scuro. Avverto un certo timore, un'ansia, nonostante la curiosità non oso guardare dove suoni. Apri il portone, ti seguo col cuore in gola in un lungo corridoio in marmo, di lato un bellissimo giardino interno, erba curatissima, fiori, piante, acciottolato ed un pozzo al centro. Sono stupita, non avrei mai pensato, da fuori, che quel vecchio portone di legno potesse celare questa meraviglia. Vorrei dirtelo, vorrei chiederti chi è l'amico, cosa fa, ma non dico nulla. Ti seguo fino all'ascensore in un ingresso con marmi, tappeti, specchi, statue, ma qui i miei occhi vedono molto velocemente. La mia mente è altrove. "Passiamo da un mio amico". Hai detto. Ho le tette fuori dal reggiseno. Entrerò così. La cosa mi imbarazza . La cosa mi eccita. Di fronte all'ascensore esito un attimo quando Tu mi abbassi ancora di piu' la cerniera del maglione...e se uscisse qualcuno? Solo un attimo...poi una consapevolezza: in questo momento sono cosa Tua. Tu puoi mostrarmi. Tu puoi esibirmi. Tu puoi fare di me quello che vuoi. Continua a leggere "DOLORE, PIACERE E GUSCI DI NOCE." Lunedì, 16 aprile 2007POESIA EROTICA
Carlos Drummond De Andrade
SENZA CHE LO CHIEDESSI, MI HAI FATTO LA GRAZIA Senza che lo chiedessi, mi hai fatto la grazia di magnificare il mio membro. Senza che lo sperassi, sei caduta in ginocchio in posizione pia. Quello che è stato non è stato sepolto. Per sempre e un giorno il pene riceve la pietà osculante della tua bocca. Oggi non ci sei né so dove sarai, nell'impossibilità totale di un gesto o di un messaggio. Non ti vedo non ti sento non ti stringo ma la tua bocca è presente, adorante. Adorante. Non credevo d'avere tra le cosce un dio. Adorante. Ecco, così io spesso mi sento, quando sono in ginocchio, col Suo perfetto fallo nella mia bocca o nella mia gola, mentre la Sua cinghia si abbatte sulla mia schiena : adorante, adorante di un dio. Mercoledì, 11 aprile 2007MASTURBAZIONE AL TELEFONO
Mi preparo per la masturbazione.
Ne ho voglia, è dall'ultimo incontro in cui Lui mi ha torturato a lungo la figa che desidero masturbarmi. Da allora l'ho sempre avvertita dolente e pulsante, pulsante di un desiderio che non potevo soddisfare proprio per il dolore che mi impediva di toccarmi. Potevo solo sfiorarmi. Ma ora è il momento. Lui lo sa, Lui lo vuole, Lui me l'ha ordinato: " Appena puoi ti masturberai". Sono già eccitata al solo pensiero. Preparo tutto: mollette, vibratori anali e vaginali, plug, clamps dentate, lubrificante...e mentre preparo l'eccitazione sale. Mi spoglio, e penso a quando Lui mi fa spogliare. Ora sono nuda, mi sfioro i capezzoli, li premo dolcemente alla base, provocando un 'immediato aumento dell'eccitazione. So che Lui vuole il dolore, mi devo fare male, stringere come mi stringerebbero le Sue mani. Stringo piu' forte - mai come sa fare Lui - ecco, ora è arrivato il dolore. Sono pronta. Entro nella vasca da bagno, ho messo degli asciugamani per non sentire il freddo della vasca, mi metto comoda. Gambe spalancate, sollevate e appoggiate ai bordi. I miei giochini vari sul bordo, una sedia vicinissima. La radio è accesa, la porta chiusa a doppia mandata. Sono in casa sola ma non si sa mai... qualche rientro non previsto. Preparo il telefono col Suo numero impostato, quando sarà il momento dovrò solo premere il pulsante per chiamare. Metto già l'auricolare. Lo chiamerò mentre sto già godendo, in modo che senta subito i miei gemiti. Mentre godo ma non ancora all'apice del piacere. Continua a leggere "MASTURBAZIONE AL TELEFONO" Martedì, 3 aprile 2007TORTURA AI GENITALI
Mi piace abbandonare i pensieri al loro corso, non imbrigliarli, lasciarli andare e seguirli come si segue una scia di fumo, spostata qua e là dal vento, senza una direzione prefissata, anzi forse senza neppure una direzione qualsiasi.
Come mi piace, a volte, lasciare andare le dita sulla tastiera, così, senza un argomento preciso, un po' come vanno i pensieri. Sono tutta un dolore sotto, alla figa, dolce Suo ricordo. Lì vanno i miei pensieri, all'incontro, al dolore. Sono tutta un dolore ma sono anche tutta un desiderio, una eccitazione di fondo che mi fa desiderare toccarmi, stropicciarmi, masturbarmi. Ma è tutto impossibile , il solo sfiorare il clitoride mi fa male, moltissimo. Lo sento gonfio e dolente sotto agli slip, pulsa. I jeans lo irritano, il lavarmi ed asciugarmi è stato difficile. Ho ben presente, per la sensazione dolorosa che provo, la mia anatomia genitale, la "sento" in ogni singola parte. Avverto distintamente e dolorosamente labbra, vagina, clitoride. Impossibile, in questo momento, non rendersi conto, dolorosamente ma anche piacevolmente di "averle". E i pensieri vanno all'incontro che mi ha regalato questo, un incontro ricco come sempre di tutto: paura, ansia, dolore, piacere, suppliche, lacrime, desiderio, gratitudine, riconoscenza... Ma c'è stato qualcosa di "diverso". La diversità, ancora una volta, era in me, nel mio essere, nel mio abbandonarmi al dolore, a quello piu' difficile per me. Ho sempre avuto paura, anzi terrore, della tortura ai genitali. Non so neppure io perchè, forse non sopporto il dolore lì, forse la posizione mi fa sentire particolarmente indifesa, forse...forse... C'è una grossa componente di irrazionalità in questa paura, la sento che monta altissima subito, che toglie il fiato, che annulla ogni parvenza di orgoglio e subito mi fa ritrarre, implorare, piangere, irrigidire. E' un timore fortissimo che mi ha sempre impedito di rilassarmi, che mi ha fatto provare dolore prima che le Sue mani mi toccassero, che mi ha tenuto, in un certo senso, distante. I volti vicinissimi, il Suo sguardo nel mio, i Suoi occhi che mi incollano al Suo sguardo, al Suo desiderio e al Suo volere fino a che non diventano anche miei. Cosa diceva Baricco in un suo libro? " Ma d'uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte. Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta. Qualcosa come due cose che si toccano - gli occhi e l'immagine- uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, ... Ecco, il Suo sguardo nel mio:" qualcosa come 2 cose che si toccano" ed io certamente ricevo dal Suo sguardo. Si toccano le 2 menti, si toccano i miei e i Suoi desideri, le mie e le Sue voglie, i nostri 2 cervelli. "Qualcosa come 2 cose che si toccano" diceva il libro, ed ho chiara questa sensazione: qualcosa come 2 cose che si toccano e non sono i corpi. Non si toccano i corpi, non ancora. Ricevo dal Suo sguardo forza, desiderio. Ricevo. Continua a leggere "TORTURA AI GENITALI" Giovedì, 22 marzo 2007HO BISOGNOIo non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.... Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi. ALDA MERINI Martedì, 20 marzo 2007LE SUE MANIC'è vento freddo oggi, aria gelida che taglia la faccia, le mani, tutto ciò che non è coperto dai vestiti tornati invernali. Cielo nuvoloso, accenni di gocce di pioggia. Sono spesso meteropatica, il mio umore cambia al variare del tempo, i miei occhi s'incupiscono all'incupirsi del cielo per poi tornare ridenti quando appare il sole, e tutto si rischiara. Oggi però non sono cupa, umore ed occhi non seguono il tempo, i pensieri non indugiano nei grigi, nei neri. Attingo benessere dal mio "giardino segreto", da quello spazio dentro di me dove custodisco, anzi no dove vivono, parti di me che non mostro a tutti, e poi ricordi e immagini, sensazioni, fantasie. Qui stanno, fra le altre cose, le Sue mani. E tutto quello che con le Sue mani riesce a darmi. Le vedo, sono mani curate. Le sento, sono mani che possono essere leggere, ma quasi sempre sono dure. Mani che mi tirano i capelli. Mani che prendono il viso, lo sollevano. Mani che mi schiaffeggiano. Mani che mi afferrano i seni, i capezzoli, e stringono, torcono, tirano, graffiano, schiacciano. Mani che mi fanno implorare: " basta, pietà, ti prego..." mani che possono farmi piangere. Mani che mi fanno dire "fammi piu' male". Mani che, raramente, accarezzano dove il dolore è forte. Mani che scendono in mezzo alle gambe, incutendomi terrore, ed anche lì stringono, tirano, graffiano, pizzicano, titillano con troppa forza per non dare anche dolore, ed ancora stringono e poi ancora e ancora, e scavano e ancora graffiano, portandomi sull'orlo dell'inferno e poi vicino al paradiso. Mani che mettono mollette, che infiggono aghi, che colano cera, che strisciano la rotella. Mani che manovrano fruste. Adore le sue mani, per quanto possa anche temerle, e come Lui le usa. Sì, c'è vento freddo oggi. Il cielo è cupo, ma io non me accorgo veramente. Sono nel mio giardino segreto, coi mie pensieri, le mie sensazioni, sto bene ed i miei occhi sono luminosi. |