I piedi di Anna (3)
di Ruud

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Mentre stavo scrivendo l'esperienza vissuta che vi ho raccontato, mi è venuto alla mente il ricordo di un altro episodio mozzafiato. Protagonisti sempre loro: i soliti noti, i grandi, curati ed odorosi piedi di Anna. Penso che solo certe negre abbiano i piedi aggressivi e duri come quelli di Anna, cosa che mi arrapa moltissimo. Ho un debole per le donne nere, infatti. Per l'esperienza che ho, le bionde non hanno le qualità che i piedi di una vera modella fetish a mio modesto avviso richiedono. Senza fare della pubblicità, quelli che erigerei a campioni mondiali del World Feet Web sono i piedi di Carmin in SoleFood. Solo certe brune stanno ...al suo passo!
Tornando alla storia, ricordo che era estate. Era un sabato pomeriggio. Io stavo guardando il Tour de France, mentre Anna era uscita con una sua amica. Rientrò che mi ero appisolato sulla poltrona di fronte alla tele (ero in ferie), la sua amica mi salutò, si sedette sul divano, alla cui sinistra si accomodò Anna. Dopo circa 15 minuti, l'amica se ne andò, visto che era l'ora di cenare, mettendosi d'accordo con Anna per un caffè dopo cena a casa di lei, che abitava nel palazzo di fronte. Rimasti soli, scambiai due brevi chiacchiere con Anna. Dopo alcune frasi ordinarie, ecco arrivare una buona notizia che mi ripulì il torpore mentale del sabato pomeriggio di un luglio italiano. Tirò fuori da una borsa di carta una scatola di scarpe. Ero già emozionato per l'attesa di conoscere le prossime vittime di quei due magli di carne travestiti con un innocente velo di smalto lucido sulle unghie da innocenti soffici piedini. Le predestinate erano...un modello tipo Superga, azzurre, con delle perline bianche ed altre decorazioni fini che le rendevano una scarpa decisamente più femminile nell'aspetto. Trasalii. Una coppia di piedi come quelli di Anna in un paio di Superga! E chi le resiste? I suoi piedi saranno in pochissimo tempo più contaminati di Chernobyl! E lei, d'estate, le calze non le porta mai! - Ti piacciono? - disse. - Eccome! - mi scappò detto. - Vero che sono carine? Vuoi vedere come mi stanno? - S-s-sì...
Anna indossava una maglietta fucsia ed una gonna di jeans fino al ginocchio. Ai piedi aveva un paio di scarpine basse di cuoio con traforature ai lati, piuttosto pronunciate in punta, con un medaglione d'acciaio come decoro sulla tomaia. Avevo già avuto modo di consolare le malcapitate scarpine con la periodica visita del mio naso, sconquassate letteralmente al punto che non riesco a capire come le scarpe di Anna durino più di tre giorni, almeno alcune tra cui queste che vi descrivo. Anna vi aveva inserto due solette di quelle di stoffa semilucida, leggermente inbottite nella parte inferiore, in quanto le acquistò di numero 41 e 1/2. In origine le solette erano bianche e verdi a strisce verticali. Al momento erano diventate un tutt'uno col mocassino, tanto disperate apparivano le condizioni. Il motivo bianco e verde originale era rimasto integro nel solo incavo dell'arco: L'orma del piede stampato era perfetta in entrambi gli esemplari, di color melanzana. Persino dalle dita i contorni erano molto definiti. Non vi dico: un calco saporito di ciascun piede su quella stoffa formato da settimane di usura rendeva le poverine praticamente rigide come surgelati, sotto l'azione aggressiva dei passi di Anna. Badate bene che non erano certo le prime a subire la condanna che vi ho descritto: altre predestinate hanno fatto prima di esse la stessa fine nelle prigioni fetide dei mocassini traforati. Questa era la scena del campo di azione sullo sfondo delle ballerine di cuoio.
Anna tutta felice prese la Superga sinistra mentre unì i polpacci. In quella posizione notai che l'azione di scasso sulle scarpe era a vasto spettro: mentre sotto le piante lasciavano i segni del calloso approccio che vi ho brevemente descritto, il corpo stesso del piede agiva anch'esso da grimaldello della tomaia: i forti talloni avevano stravolto la graziosa forma che i mocassini avevano in origine, il collo alto slargava l'apertura un tempo più stretta e raccordata, le leggere 'patate' rigonfiavano le scarpe quando Anna le indossava, e la punta pronunciata sfidava senza successo le cinque dita a prendere una posa più signorile, rendendo le traforature molto più aperte, tanto che anche senza piede le scarpine assumevano la sua forma. I medaglioni stavano a decorare cotanta impresa su un avversario indomabile, uno per ciacscuna scarpa. Davano quasi un tocco di leggiadria allo sfondamento senza sosta dei cingoli odorosi di Anna. Uniti i piedi come descritto, Anna sfilò con dolcezza tutta sua il piede sinistro, accavallando la gamba sulla destra, dalla parte opposta a dove mi trovavo io. Aveva uno smalto sbarazzino di colore blu, non nuovissimo ma ancora ben spalmato sulle unghie. Portò la Superga vicino al piede, mentre lo arcuava torcendo la caviglia per invitarlo ad esplorare l'antro ove ben presto si sarebbe prodotto quello a cui molti di voi anelano. Dalla posizione in cui ero, il sole della finestra rifletteva sulla pelle del piede ora messo di fianco le striature dei solchi, fino a giungere ai callosi e lucidi aspetti dei chiaroscuri dell'alluce. Fu un attimo di orgasmo. Il piede non certo al meglio del suo look era entrato nella Superga in quelle condizioni!
Anna si allacciò la scarpa sinistra, rivolgendosi subito dopo alla gemella. Qui l'eurovisione era ancora più spettacolare. Anna frizionò il tallone destro contro la Superga per sfilare il piede destro, la cui gamba si accavallò specularmente a quanto successo prima, con la differenza che ora la calda suola mi sorrideva maliziosa con le molteplici fessure delle punte arcuate. Il controluce mi rendeva un servizio unico sull'arcobaleno di pelle lucida e nodosa di quel piedaccio così femminile e puzzolente allo stesso tempo, che presto assieme al suo socio si sarebbe fatto sentire, eccome!, in un contatto intimo con la pellicina del naso di colui che scrive, ancora in tiro per il ricordo di quel giorno meraviglioso. Anna ci mise un po' di più a slacciare la Superga destra; cosicché lo sguardo minaccioso dell' odorosa punta di quel piede sexy mi fissò ipnotizzandomi, e permettendomi di memorizzare l'esperienza che ora vi tramando.
Montata l'attrazzatura, Anna si alzò dal divano e, assumendo due o tre pose tipicamente femminili con le sue belle gambe dritte, tornite, sensuali, calzate dalle Superga nuove, domandò di nuovo: - Ti piacciono veramente? - Ti stanno benissimo! Sono in tinta con la gonna. Ci stai comoda? - replicai. - Certo! Se le ho comprate... - Bene, amore! Tienile! Così, mentre siamo da Linda (l'amica) le provi e cominci ad abituare i piedi alla nuova scarpa. - proposi con secondi fini. E lei, ignara del mio piano, accettò senza problemi. Anzi, aggiunse: - Tanto più che Linda abita vicino...così posso fare due passi per cominciare a far loro prendere la forma del piede. Questa frase mi portò le pulsazioni al doppio di quanto già le avevo. Già da subito, Anna le lasciò ai piedi senza passare per i Pescura (buon per loro!). Restammo a casa giusto il tempo di preparare una cena frugale (con le turbolenze che avevo in corpo non mi andava certo di riempirmi...).
Uscimmo di casa verso le 8.30 di sera, per andare all'appuntamento con Linda; nel frattempo Anna 'lavorava'... Da linda restammo circa un'ora, poi per il caldo uscimmo con l'auto e ci andammo a prendere un gelato insieme. Camminammo per circa mezz'ora sul lungomare affollato di gente, dopodiché verso le 22.30 riportammo con calma Linda a casa. Rientrammo finalmente anche noi, e cominciai a lavorare ai fianchi Anna. La volevo così, con il suo odore amplificato dalla presenza delle Superga, sensuale e calda, con le punte dei piedi scalzi dritte verso il mio naso dopo il trattamento speciale appena messo in atto. La voglia di fare l'amore era forte in entrambi, non c'era veramente ostacolo alcuno. L'unica mia ansia era la doccia, che avrebbe spazzato via (temporaneamente) gli effluvii delle suole.
Feci l'impossibile per arrivare allo scopo... - Amore ti voglio - dissi. - Anch'io! Mi rispose Anna. - Spogliati, o se no lo faccio io, perché non riesco più ad aspettare. - Ancora un attimo di pazienza amore. Mi faccio la doccia e... - No! Ti voglio così! - implorai. - Ma sono sudata...non mi sento a mio agio... - Perché no! Io ti amo e ti voglio subito! - Perché, dopo la doccia non è lo stesso? Vedrai sarò all'altezza... - Ti voglio così, amore! L'odore del tuo corpo mi fa impazzire di goduria! - Lo so...- stava per continuare, quando la mia richiesta si fece più pressante. - E allora se lo sai vieni sul letto accanto a me! - Ma sono sudata!... - Perché, non mi dirai che puzzi. Ti sei fatta la doccia alle tre, i capelli sono puliti, le ascelle le hai deodorate, sotto sei a postissimo...- l'aspettavo al varco! - Sì...ma abbiamo camminato e fuori fa molto caldo... - Vuoi dire che non hai i piedi puliti ed in ordine? - Si...- tentò di dare una risposta lei. La interruppi con una balla spaziale: - Ma se hai portato le Superga appena comprate! Come fai a dire che hai sudato? Va là, dammi retta, amore, vieni! Sto impazzendo... - Va bè...però promettimi di non guardarmi i piedi perché non li ho in ordine. - Siiiiii, amore! Promesso! (mantenuta, secondo voi?) Anna andò al bagno, lavò i denti, si spogliò, si levò le Superga e si mise un baby-doll nero corto senza mutandina. Si presentò così, mentre io ero già nudo sul copriletto di acrilico nero leggermente lucido, col pene già da tempo eretto per l'attesa. Sotto al baby-doll non aveva niente, come niente calzavano i suoi dolci piedi non lavati. Non sono tanto per i dettagli del sesso in sé, ma qui qualche particolare è d'obbligo.
Cominciammo con profondi e lunghi baci alla francese, dopodichè mi diressi verso la vagina dischiusa dalle sue gambe aperte. Le praticai del coito orale con la lingua, e la soddisfazione di Anna arrivò ben presto ad alti livelli di piacere. La luce soffusa delle lampade del comodino mostravano il luccichio degli umori profumati sulle grandi labbra. Fu a questo punto che mi misi in piedi sul letto invitandola a portare le sue labbra sul glande. Senza imbarazzo,
Anna si inginocchiò di fronte a me, ponendo la mano sinistra sulla mia coscia e reggendo il pene con la destra, mentre la sua bocca ondeggiava sul duro glande. Da questa posizione e con quel lavoro di bocca e di mano, Anna mi strapazzava fino all'estasi. I suoi piedi erano giunti sul copriletto nero, inarcati e composti, col sederone a pressare ancor di più sul'arco delle suole lucide che in controluce mostravano tutto il loro minaccioso potenziale offensivo.
Nonostante nell'aria fosse già presente il mio odore, l'odore del corpo di Anna, l'odore pregno di entrambi i genitali, ecco che comparve il segno inconfondibile delle mie prede: quei due micioni attorniati dal raso nero del copriletto se ne stavano quatti quatti giusto sotto il sedere di Anna, emanando i primi messaggi in un linguaggio che voi lettori ben conoscete e adorate come me. Le pieghe del piede portavano ancora i segni del martirio imposto alle ballerine di cuoio, e le lucide grinze dure trattenevano le piccole parti residue che ancora permeavano di fetore la suola. Un ottimo lavoro di rifinitura per il momento solo sul fissaggio dell'aroma sul piede era poi stato messo in atto dal breve corso di formazione a cui i piedi di Anna avevano partecipato con profitto. Primi della classe!
Dovetti dopo circa un minuto cambiare posizione per non venire subito, sollecitato come ero da tutto l'insieme. Fu così che con un atto di eroismo ed in barba alle vigenti disposizioni 'ministeriali' a cui avevo dato promessa solenne di disobbedienza, mi misi in piedi di fianco al letto, mentre Anna si posizionò col busto sul materasso, e le gambe dischiuse verso l'alto, ove io le tenevo e le muovevo secondo il piacere reciproco. Chiaramente, in quella posizione suicida non potevo non imbattermi nei loschi puzzolenti figuri di cui mi era stato vietato ogni contatto.
Appoggiati sul petto, i suoi piedi dischiudevano verso me tutto il fetore accumulato, nonostante le belle unghie laccate, in quanto erano proprio le punte a puzzare di più. Mentre eravamo intenti a fare l'amore, mi venne talmente naturale di prenderle la pianta di un piede e mettere il naso sotto l'alluce, con la bocca che baciava il centro della pianta, che nessuno poteva e doveva fermarmi. Alla prima Anna ritirò il piede, memore delle condizioni igieniche nelle quali versava, ma un po' la mia reazione istintiva (le tenni la caviglia ben ferma), un po' la distrazione delle mie penetrazioni che le provocavano piacere ed allentavano il disagio, un po' la mia abilità (e la sua collaborazione!) nel piegare le dita in punta per diminuire la sensazione di solletico ed aumentare la resistenza al leccaggio, al succhiaggio, al soffio di alito alternato a copiosi respiri col naso immerso tra l'alluce e le altre dita, le fecero intendere che non c'erano per me pudori alcuni e che ero determinato a non perdere l'estasi delle suole aggrinzite, vero scrigno dei miei desideri!