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| <Home | Per una travesta come me (il mio nome è Brenda, over40, ben fatta, chic) quell'annuncio su "la Gabbia" era fin troppo invitante: "Coppia dom cerca travesta sottomessa per bdsm soft...": naturalmente avevo risposto subito e lo scambio di mail mi aveva convinto all'incontro. "Loro", la coppia dom, abitavano a Firenze, e decisi di raggiungerli in treno, il che mi avrebbe lasciato il tempo per fantasticare sull'incontro: adoro essere l'oggetto sessuale di un maschio, agli ordini della sua donna... scesi all'albergo che loro avevano scelto per me e tutto filò liscio: stanza prenotata, atmosfera calda e kitsch quel poco che "aiuta", perfino un pacco sul letto con un biglietto,"a tra poco". Ero eccitatissima, convinta che solo una mano femminile potesse aver organizzato tutto. Prima di aprire il pacco mi spogliai, mi sottoposi ad un lungo, caldo, clistere ed un bagno bollente e profumato; con le gambe (ed i visceri!) indebolite e tremanti per quell'interminabile clistere, calzai i sandali da camera (con tacco alto), mi cosparsi di crema ed indossai il mio negligè da cocotte... poi (giusto per...mettermi"in forma"!) introdussi il dilatatore anale, quello piccolo "da passeggio" (che sta su da solo nel culo!) e mi concessi una sigaretta mentre aprivo il pacco: conteneva un collare, che subito passai al collo. La costrizione che mi dava mi provocò un brivido di piacere, e mi sentivo sempre piu' languida (oltretutto non mangiavo dalla sera precedente, come sempre in queste occasioni). Mi truccai e mi vestii con eccitata accuratezza: guepière, calze, perizoma, decolletè con tacco alto, minigonna, giubbottino di cuoio...: l'immagine che lo specchio rimandava era decisamente inquietante: un viso da signora-bene su un corpo da gran puttana! Il telefono squillò ed il portiere mi annunciò, con tono allusivo, l'arrivo "del signore che stavo aspettando"; ero interdetta, contrariata, mi sentivo morire dalla vergogna: che c'entrava il portiere, e poi perchè "il signore"? doveva essere una coppia... pochi istanti dopo la porta si aprì e comparve un uomo sulla cinquantina, robusto, con i capelli cortissimi, piuttosto alto. "Ciao Brenda", mi disse con voce ferma. Io ero agitata e delusa... "perchè sei solo? dov'è tua moglie?" replicai istericamente... lui fece un passo verso di me, poggiò a terra una borsa di pelle nera e sorrise... il ceffone mi colpì prima che potessi evitarlo, la faccia mi avvampò e caddi sul letto. Ero stordita ed impaurita, mentre lui con calma accostava la porta (senza chiuderla del tutto, notai) e, tornato verso di me, sempre sorridendo mi afferrò per un polso e mi disse, scandendo le parole: "non hai nemmeno salutato, sgualdrinella". Confusa, balbettai un goffo, incomprensibile saluto, ed un secondo ceffone mi fece piegare le gambe. Ero in ginocchio, ai piedi di un bruto, cominciavo ad avere davvero paura... "Vogliamo ricominciare da capo, Brenda"? Sorrideva ancora ed il suo tono di voce era indulgente... mi rialzai, sistemai la gonna e mi sforzai di parlare con voce chiara: "Sì certo, Padrone. Buonasera, Padrone". Si sedette in poltrona e mi ordinò di camminare su e giu', mi fece girare su me stessa, piegare in avanti a gambe tese..." hai un buon profumo, Brenda, ed il collare ti sta molto bene... mi piaci. Sì, mi piaci". Quelle parole mi rinfrancarono, mi avvicinai a lui, mi inginocchiai e gli baciai la mano che mi aveva schiaffeggiata. "perdonami Padrone, ma... tua moglie... la presenza femminile... i nostri accordi..." Rise fragorosamente, facendomi sentire ridicola ma intanto la delusione e la paura cominciavano a far posto alla curiosità, e da quella posizione, inginocchiata tra le sue gambe, non potevo fare a meno di notare il rigonfiamento nei suoi pantaloni... si era eccitato, il porco, gli piacevo... come leggendomi nel pensiero mi disse "ti piace il cazzo, eh? lo vuoi, troia? Dovrai guadagnartelo!" Chinai il capo e rimasi inginocchiata: ormai ero rassegnata, lui era solo, non c'era nessuna moglie, avrebbe fatto quello che voleva... decisi di lasciarmi andare, in fondo era esattamente quello che doveva aspettarsi una troia in una stanza d'albergo... il cuore mi batteva forte e le tempie pulsavano: sì, lui avrebbe spadroneggiato ma giurai a me stessa che lo avrei fatto godere come una puttana da marciapiede! Certo che ci sapeva fare: con uno strattone mi fece rialzare e mi sfilò il giubbotto lasciandomi le braccia bloccate dietro la schiena... mi scuoteva, facendomi perdere l'equilibrio già precario sui tacchi alti... questo mi faceva sentire come una bambola tra le sue mani. Finalmente, dopo un paio di minuti, il Padrone con un cenno del capo indicò la porta del bagno, io l'aprii ed attesi che entrasse: dopo aver preso alcuni oggetti dalla borsa ed averli disposti sul letto, mi raggiunse e si piazzò davanti al water lasciandomi capire quello che si aspettava da me... con delicatezza slacciai la patta dei pantaloni ed estrassi il suo cazzo (mi girava la testa dall'eccitazione), ora meno duro di poco prima... lo palpeggiai, vellicando i coglioni, poi tenendolo con una sola mano lo indirizzai verso il water e lui cominciò a pisciare. Non avevo mai fatto nulla del genere, sentivo il getto passare attraverso quel tronchetto di carne e quando la sua mano afferrò il collare non provai nemmeno a fare resistenza: semplicemente, come se nella vita non avessi fatto altro, mi accostai al getto e lo indirizzai nella mia bocca... era caldo, amaro, prepotente. Pensai che era solo l'inizio, mi sentii schifosamente troia, cagna da umiliare, e s'impadronì di me il desiderio perverso di assecondarlo in qualsiasi cosa mi avesse chiesto, pur di farmi scopare da quel cazzo stupendo, arrogante. Stringendo e rilassando la mano alternavo il getto, dandomi il tempo di respirare, di ingoiare, di controllare i conati di vomito che mi squassavano la gola mentre ai lati della bocca scorreva un rivolo... quando ebbe finito, senza lasciare la presa lo ripulii prima con la lingua e poi sotto il rubinetto, approfittandone per sciacquarmi la bocca, con discrezione. "Torna di là, puttana, e aspettami": zelante e sculettante tornai in stanza, guardai con attenzione gli oggetti sul letto e fui presa dal terrore: una cinghia tempestata di piccole borchie di metallo aguzze era in bella evidenza, tra fruste e falli di varie dimensioni, due dei quali semplicemente mostruosi: uno, nero, minaccioso, era anch'esso tempestato di borchiette ma lisce, levigate anche se ben sporgenti; naturalmente non mancavano corde e catene. Tremavo, e sobbalzai quando le Sue mani mi cinsero le spalle..."No, piccola puttanella, non tremare...sei preoccupata per quella cinghia? Se tu sarai brava, non la userò, ma dipende da te, è chiaro. Però questi bei cazzoni te li godrai fino in fondo...d'altra parte siamo (siamo?) qui per sfondarti il culo, lurida troia... Preparati, ora". Luca era nudo, il suo corpo era massiccio, ma vigoroso ed abbronzato...impossibile non abbassare lo sguardo sul suo cazzo, piantato come un tronco in mezzo alle cosce, scuro, teso verso l'alto, con una grossa cappella violacea imperlata di goccioline intorno alla fessura semiaperta, vibrante al ritmo del cuore... mi spogliai anch'io e rimasi in calze e guepière, naturalmente sui miei tacchi alti. Le sue mani cominciarono a disporre il mio corpo nella posizione che aveva deciso, legandomi sino a che mi trovai "incaprettata" ma con le gambe molto divaricate... mi sollevò esibendo una gran forza e mi gettò sul letto come fossi un sacco; cacciò nella mia bocca la classica pallina antilamento, e accarezzandosi oscenamente il suo cazzo a pochi centimetri dai miei occhi cominciò il lento supplizio dello schiaffeggiamento: con forza moderata,senza violenza, mi colpì sulla guancia, a mano aperta, e poi ancora, dall'altro lato... e ancora, e ancora... alternando gli schiaffi con colpi di cazzo... il mio viso bruciava, i colpi mi raggiungevano con una cadenza prevedibile, serrata, implacabile. Lacrime mi scendevano giu' dagli occhi, e lui sembrava impegnato in un lavoretto noioso ma indispensabile. Faceva male, sì, ma sopratutto mi sentivo frastornata, annullata, e quando mi afferrò i capezzoli con due morsetti il dolore delle tettine ed il bruciore del viso mi attraversarono il cervello, mentre non so come e perchè, cominciai a contrarre e a spingere con il mio culo, come se da lì potesse venire un sollievo... il Padrone mi mise davanti agli occhi il fallo borchiato e rideva compiaciuto guardando il mio volto terrorizzato... lo appoggiò sul culo e spinse pianissimo... cazzo, mi faceva impazzire dalla voglia e dalla paura... mi stavo bagnando e lui mi ringhiava con voce stravolta: "troia, cagna fai schifo...ora stiamo (stiamo?) per romperti il culo e ti faro' pisciare sotto... dal dolore o chissà, dal piacere... hai capito bene, zoccola...?" Ero in totale confusione: volevo che finisse tutto ma nello stesso tempo spingevo il culo verso quel mostro, che aveva guadagnato qualche centimetro e si era bagnato dei miei umori... "bene, ma bisogna aprirci la strada, vero tesoro? Ora vediamo se sai contare fino a...10!" mi passò davanti agli occhi una cinghia, liscia, con cui poi sferzò per dieci volte con precisione assoluta il buco del culo... ogni volta, sobbalzando come una cavallina, pensavo di non poter resistere ed un istante dopo aumentava il desiderio di farmi inculare... stavo decisamente andando via di testa... Luca sputò sul buco gonfio e bollente, poi riabboccò il perfido fallo, mi mostrò la sua mano che si chiudeva a pugno, mimando il gesto di un colpo per farmi capire che stava per affondarmelo dentro: avevo il fiatone e sudavo... ma accadde qualcosa di imprevisto: lui mi prese la testa tra le sue mani e sentii strani rumori, fruscii... un movimento dietro di me... un profumo... sentii altre mani sul mio culo... lui mi guardava fisso negli occhi, non erano sue le mani che mi stavano strapazzando il culo... ma allora chi? ...dopo istanti interminabili arrivò la mazzata, preceduta da un sospiro strozzato alle mie spalle, come di chi raccoglie le forze per darci dentro: un dolore atroce ed il fallo penetro' per una decina di centimetri, con un rumore sordo, come di cuoio strappato, le borchiette sembrava lacerassero le pareti già stirate dall'enorme tronco: tremavo ed avevo gli occhi sbarrati, mi veniva da vomitare e si fermarono un istante, il Padrone, e...chi altri? Chi c'era? Di chi era il profumo che si spargeva nell'aria? Una voce femminile mi sussurro' all'orecchio "ci sono anche io adesso, puttana...stronza di una troia, ora ti faccio capire fino in fondo cos'è un culo rotto...e ringraziami perchè te lo sto ungendo un pò...sei pronta? E DAIII, PRENDILO, ORAAAA!!!!" Cominciò a spingere senza riguardo, e la mia pancia fu invasa da tutti quei 30 centimetri di cazzo e borchie, sentivo la punta premere sullo stomaco, fitte violente attraversarmi l'intestino, mentre della pipì mista ad un liquido filante mi sgoccialava dal cazzettino. C'era anche lei dunque... la donna del mio Padrone! Mi venne davanti, mi sembrò bellissima, mora, un corpo sensuale di quarantenne , un profumo inebriante e due occhi da vera Padrona... sì, era lei la Padrona: prese il cazzo di Luca e lo portò a sfiorare le mie labbra dopo avermi sfilato la pallina... con l'altra mano sollecitava e ruotava il fallo che ormai mi si era piantato per bene nel culo; ero soggiogata, in trance. Il cazzo di Luca, duro ed impaziente, venne infilato nella mia bocca centimetro dopo centimetro fino a soffocarmi: ogni conato, ogni sussulto mi squassava la pancia, gravida del fallo con cui ero stata impalata. Lui non rideva piu' ora, anzi, si godeva quel pompino, la mia lingua, la mia gola... Lei continuava a pomparmi, mi sentivo girare la testa dal dolore e dal piacere, mugolavo senza ritegno mentre gli affondi che Sandra aumentava di intensità mi facevano pensare che sarei stata letteralmente sfondata e che solo un "oggetto" sessuale poteva sopportare tutto questo...sentii di essere sul punto di venire, ma Sandra, attentissima, mi strinse le palle con la mano, mentre incitava il marito a schizzare la sborra sulla mia faccia, masturbandolo. Dopo alcuni istanti, vidi uno schizzo bianco rovesciarsi fuori dalla cappella, lo accolsi sulla lingua, ed altri ancora sugli occhi, sul naso, mentre Sandra mi sputava in faccia. Mi lasciarono così, la bocca piena ed il viso imbrattato di sborra e sputi, mentre se ne andavano in bagno: "bene, tesoro, tienila in bocca, non ne perdere nemmeno una goccia, potrai ingoiarla solo quando te lo dirò io..." li sentivo parlottare, ridere, del tutto incuranti del mio stato. Ora provavo dolore e vergogna che però non mi impedivano di desiderare di ricominciare a godere come era stato fino a pochi minuti prima...Poi la sentii dire" amore,portamela qui, ho voglia di liberarmi..." Luca, minacciandomi di usare la cinghia acuminata se solo mi fossi lasciato sfuggire il fallo dal culo, mi cambiò posizione, legandomi in modo che potessi giacere sulla schiena, con le gambe piegate sulla pancia ed oscenamente aperte... fui ancora una volta sollevata, trascinata in bagno e gettata nella doccia. Sandra allargò le gambe sopra il mio viso, si accosciò lentamente, aprì le labbra della fica con le sue mani, e cominciò a pisciarmi sugli occhi, sulla bocca, sulla lingua, poi le sue dita si spostarono intorno al suo ano, lo allargarono un pò..." guarda bene, troia, apri la tua bocca di cesso, e ringraziami...ora ti cago in bocca...ti regalo la mia cacca, sì hai capito bene, adesso puoi inghiottire la sborra, così...piano, facci vedere...brava, sei proprio nata per fare la zoccola...ora sei pronta? Sentirai che meraviglia...ti farcisco...ed intanto spingi fuori dal culo il fallo, dai, troia, ora, spingi ora...tu caghi fuori il cazzo, io ti cago in bocca, non sei orgogliosa di te?" Come descrivere il mio stato? Allucinata? Stravolta? Delirante? So solo che cominciai a spingere con la pancia, prima piano poi piu' forte, sentivo che quel maledetto cazzone piantato nel culo faticava ad uscire e mi sforzavo, gli occhi fissati sullo stupendo culo di Sandra, la quale sospirava, emetteva un lamento voluttuoso mentre dal forellino, palpitante, cominciava ad affacciarsi un frammento solido che dapprima lentissimo, poi piu' rapidamente cominciò ad appoggiarsi sulla mia lingua... il mio culo si contraeva spasmodicamente intorno alle borchie che lo mordevano ad una ad una man mano che le spinte espellevano il fallo, fuoriuscito neanche per la metà... fui presa da un raptus ed aderii con la bocca al culo di Sandra, offrendo la gola a quella orrenda e meravigliosa treccia di cacca della Padrona... Lei non se lo aspettava e si lasciò sfuggire dei gemiti di piacere, arrivando ad accarezzarmi la testa proprio mentre il fallo veniva sparato via dal mio culo con un paio di spinte violente ed un mio grido strozzato, come di bestia, che non potei trattenere. Sandra mi strinse la testa affondando ancora di piu' il suo culo di favola nella mia bocca ormai piena della sua cacca e cominciò a strofinare la fica sul mio viso...il suo respiro affannato mi diceva che stava per godere, e sentivo vicina per me una possibilità di tornare a respirare... Sandra godette forse senza che se lo aspettasse, mentre io ingoiavo... la sua pancia tremava e dopo poco si accasciò sopra di me, cercando la mano di suo marito. Si sorrisero con sguardi di intesa, lei mi slegò e mi ripulì con grande cura (non certo per me ma per suo marito, naturalmente!): in pochi minuti la mia bocca era tornata fresca ed ero di nuovo profumata ma la consapevolezza di portare nel mio corpo la cacca della Padrona mi faceva sentire irrimediabilmente degradata, soggiogata, animalizzata... provai ad alzarmi ma non ce la feci, ero debolissima: "aiutala, amore," disse Sandra al marito, "portala sul letto questa porca, e facci quello che vuoi, ora spetta a te..." Ero davvero a pezzi, e questo sembrava divertire molto quella coppia diabolica... Luca mi trascinò fino davanti al letto, sentivo il suo respiro un pò affannato... lo guardai come ad implorare una tregua, ma nel suo cazzo durissimo e nei suoi occhi c'era solo voglia di fottere. Sentivo lo sguardo di Sandra su noi due, si era appena accesa una sigaretta e si sistemò in poltrona per godersi lo spettacolo...con gesti ruvidi Luca mi allargò le gambe e piegò il mio busto sul letto, poi mi fece inginocchiare sul bordo, in modo che il mio culo sporgesse bene in fuori, completamente esposto, indifeso, le braccia allungate in avanti ed una sola catena, lunga, tesa dal collare alla testa del letto: "Non ti lego, mangiamerda, e tu lo sai perchè...se ti azzardi a muoverti ti strappo la pelle con l'altra cinghia!" Mi ritrovai a piangere singhiozzando, tutto quello che era accaduto e quello che temevo potesse accadere era troppo... la prima frustata mi colpì sulla schiena e quasi fui grata a Luca per aver usato una "normale" cinghia larga e non troppo dura, era il meno peggio...gli altri colpi arrivarono sulle cosce, sulle natiche ma sopratutto sul buco del culo che ormai era gonfio e sanguinante. "Dalle le ultime, amore", gli disse Sandra che intanto mi prese il volto tra le mani: "guardami, puttana." la guardai, non riuscivo a non pensare che aveva cagato nella mia bocca, ora sentivo che lei aveva su di me un potere assoluto..."Smetti di piangere, piccola stupenda troietta, stai per essere chiavata, ora Luca ti scoperà, abbandònati...". Sentii le mani di Luca afferrarmi i fianchi ed il suo cazzo appoggiarsi sul buco... il solo contatto di quel cazzo bollente e l'idea che stavo per essere scopata mi mandarono in tilt... pensai che avevo solo voglia di avere quel cazzo dentro, che solo questo avrebbe lenito il dolore. Mi entrò dentro con un colpo unico, fino in fondo, e rimase immobile... cominciai ad avvertire un piacere mai conosciuto: l'essere stata annullata da schiaffi, aver ingoiato pipì e cacca, aver avuto il culo devastato dal fallo e sapere di poter essere frustata in qualsiasi momento mi avevano resa totalmente passiva e nello stesso tempo grata ai Padroni per il solo fatto di non aver infierito oltre... ed ora quel cazzo che cominciava a prendere il ritmo dell'inculata era piu'di quanto avessi osato sperare... sentivo il maschio su di me, sentivo che mi scopava per il suo piacere ma avvertivo chiaramente il suo desiderio di farsi apprezzare, di chiavarmi bene, di fottermi come si fotte una donna per stupirla e per lasciare il segno...i colpi diventavano poderosi, ed il suo ansimare mi eccitava sempre di piu', lo assecondavo spingendo i fianchi verso di lui, accogliendo ogni affondo e offrendo sempre di piu' il culo, impazzivo sentendolo uscire completamente e rientrare con dolce prepotenza...le mani di Sandra accarezzavano ora il suo cazzo ora le mie chiappe e avvertii chiaramente dalle mani di Luca che gli piacevo; mi azzardai ad incitarlo, chiamandolo Padrone, Amore e lui reagì inaspettatamente: mi girò sdraiandomi sulla schiena, mi afferrò per le caviglie divaricandomi le gambe e riinfilò il suo cazzo dentro di me, mentre con le mie gambe mi avvinghiavo alla sua schiena...mi scopava con colpi lenti, profondi e mi baciava le labbra, la sua lingua nella mia bocca...sì, era il mio momento, lo sentivo, ero io a farlo star bene, lo strinsi forte a me ed ero invasa dal suo cazzo, " ti vengo dentro, troia, amore, cara..." era lui stavolta ad essere confuso e quando lo sentii irrigidirsi e schizzarmi nel culo la sua sborra mi sentii femmina come mai prima di allora! Cercai con la mano il suo cazzo e lo accompagnai nelle contrazioni che espellevano gli ultimi schizzi, lo accarezzai, lo presi in bocca succhiando avidamente le ultime gocce e lucidandolo con la lingua. Sandra ci guardava divertita, eccitata ma anche sorpresa dall'atteggiamento di suo marito...sportivamente, mi disse:" complimenti, devi averlo colpito davvero...che ne dici di rimanere qualche giorno con noi?" Sorrise osservando tra le mie cosce il mio pisellino duro, lo accarezzò e con naturalezza mi fece sborrare, ricordandomi col suo sorriso chi fosse la Padrona. |
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