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| <Home | Non so davvero se lepisodio che vado a raccontarvi sia da considerare dal punto di vista erotico, molto rilevante, so solo che mi è rimasto impresso nella mente in modo indelebile. Era lestate del 63, avevo 8 anni allora, come ero solito fare ogni primo pomeriggio ci riunivamo insieme ai miei amici per giocare al pallone. Avevamo convenuto un segnale di richiamo vocale per segnalare che era ora di riunirci. Mia madre non era per nulla contenta di ciò in quanto; compiti ne facevo pochi, il sole già torrido della fine di maggio sotto cui giocavamo e infine qualche vetro di finestra che periodicamente rompevamo(giocavamo su un pezzetto di strada da cui passavano poche macchine che di per sé allora erano poche), per cui lei cercava di impedirmi di uscire, ma era come se mi impedisse di respirare, allora intuendo la mia sofferenza(già allora soffrivo EH!EH!) a malincuore mi mandava. In uno di questi pomeriggi, nessuno dei ragazzi si presentò allappello e, nonostante i miei ripetuti richiami vocali, rimasi da solo con il mio pallone. Palleggiai un po ma poi annoiandomi ritornai a casa. Andai su, al piano superiore, dove cera mia madre con delle sue amiche che stavano ricamando un lenzuolo. Avevano quattro cavalletti messi ai quattro lati, e sui cavalletti avevano poggiato una tavola che incorniciava una rete non molto fitta, in tal modo appoggiando il lenzuolo posato su di essa permetteva alle donne di poterlo ricamare. Le donne erano posizionate ciascuna dietro un cavalletto, il lenzuolo, che a me sembrava gigantesco, cadendo dai quattro lati formava una specie di tenda o almeno così io lo vedevo, infatti presi il mio camioncino con gru che mi aveva regalato mio padre e andai sotto il lenzuolo. Mia madre era contenta perché sapeva che ero a casa e di certo non pensava a cosa cera sotto il lenzuolo, né tanto meno le sue amiche ci facevano caso, ero troppo piccolo per far sospettare qualcosa. Daltra parte, a essere sincero, il motivo che mi aveva spinto laggiù era proprio il fatto di stare sotto, coperto una tenda. Le amiche di mia madre erano: una signorina delletà della sua stessa età, assolutamente brutta, unaltra amica altrettanto brutta della prima, ma un po più giovane e infine cera Carmela, sorella della brutta più giovane, che invece era una ragazza che a me a quel tempo sembrava una quasi vecchia, mentre invece aveva solo 24 anni, era belloccia, piena nei punti giusti e portava una gonna piccola e stretta che per quel tempo se fosse uscita in quel modo, avrebbe scandalizzato parecchi, ma sapendo invece che a casa mia non cerano maschi che giravano perlomeno a quellora, mio padre e mio fratello erano fuori, allora sentendo caldo si metteva quella gonna. Cominciai a giocare col camion ma mi resi conto subito di quale spettacolo si poteva godere lì sotto e non fregandomene nulla delle altre tre, concentrai la mia attenzione sulle cosce bianche, carnose, piene di Carmela. Lei aveva appoggiato i piedi sulla caviglia del cavalletto, e le aveva sufficientemente aperte per permettere al mio sguardo di penetrarvi dentro. Per la prima volta nella mia vita sentivo un formicolio nelle mie parti basse, era una sensazione strana di prurito piacevolissimo. Restai lì a far scorrere il camion, ma la mia attenzione era tutta concentrata su altro. Mentre ero lì, lei allungò un attimo il piede probabilmente per sgranchirsi la gamba e mi toccò sul petto, alzò il lenzuolo per vedere e constatando che ero proprio lì sotto le sua gambe, le richiuse ermeticamente. Passò un po di tempo e io continuavo a stare lì sotto, cominciò di nuovo ad aprirle, e io immaginavo che lo facesse apposta, probabilmente allinizio mi sbagliavo, anzi certamente mi sbagliavo. Comunque non lavoravano per molto in quanto al massimo lo facevano per tre ore al giorno, infatti ben presto decisero che era ora di smettere. Tornai fuori dove stavolta trovai i miei amici che già mi avevano ripetutamente chiamato, ma la mia mente era rimasta al bianco di quella carne. Lindomani quando mia madre mi chiese di non uscire, con sua grande sorpresa fui ubbidiente, anzi andai sopra, al piano superiore, e mi misi da subito sotto la tenda aspettando con il mio camion. Le signorine quando arrivarono si accorsero della mia presenza sotto il lenzuolo anche allora lo alzavano e mi salutavano, pensando sempre ai capricci di un bambino a cui piace stare lì sotto. Dopo circa mezzora Carmela avendo fatto caso al fatto che chissà perché ma ero sempre più vicino e di fronte a lei anziché alle altre, probabilmente aveva mangiato la foglia. Ma le sue gambe anziché chiudersi o, magari con una scusa, farmi uscire da lì, cominciarono ad aprirsi sempre di più. Che bello spettacolo che avevo davanti; quella carne era splendida ed enorme per me, allargò sempre di più le gambe fino a tenerle spalancate appoggiate agli angoli opposti del cavalletto. Le sue mutandine nere erano un contrasto eccitantissimo, avrei voluto infilare la testa la sotto, era una tempesta di emozioni nuove per me. Le faceva oscillare, sapeva che ero lì e che la stavo guardando, ogni tanto faceva finta di chiuderle, ma poi le spalancava di nuovo, ero eccitatissimo seppure non sapessi bene ancora neanche il significato della parola. Nonostante la protesta dei miei amici che erano venuti a chiamarmi fino a casa, ma anche i giorni seguenti videro il mio posto sotto la tenda con gran felicità di mia madre che così mi aveva sotto controllo. Orami quando Carmela arrivava sapeva già dovero, neppure si piegava a salutarmi, lo faceva a voce alta poi si sedeva, appoggiava le gambe sul cavalletto e le spalancava. Non durò molto però quella situazione, purtroppo il lenzuolo fu terminato e quindi anche la ragione della riunione pomeridiana. Tornai alle mia faccende calcistiche, stavo quasi dimenticando laccaduto preso comero dai miei impegni. Come però spesso accade da queste parti a metà giugno, venne giù unondata di scirocco molto forte, e nel primo pomeriggio, il vento era bollente e la temperatura raggiungeva persino i 45- 46°; mia madre fu irremovibile: TU NON ESCI! SI VA A LETTO! Non aveva torto ma non volevo perdere tempo dormendo, allora chiesi a mia madre di farmi dormire a casa di Carmela, questa abitava abbastanza vicino a casa nostra e siccome appunto come si sa erano amiche con le due sorelle, spesso di sera o noi (io e mia madre ) andavamo da loro o al contrario. Va bene vai da Carmela se ti vuole, ma non disturbarla a falla dormire. Si sincerò che stessi entrando davvero da lei e si mise tranquilla. "Forza a letto, andiamo a letto e fammi dormire "! Carmela era da sola a casa perché anche la sorella era andata in campagna ad accudire i suoi poderi e controllare i braccianti che stavano mietendo, quindi, insieme con i suoi genitori, doveva star lì mente Carmela notoriamente più pigra, accudiva la casa. Andammo a letto, era il letto matrimoniale, io presi il cuscino e lo misi dalla parte dei piedi. "Ma che fai? Perché hai messo il cuscino lì"? Mi chiese "Perché mi piace così!" "Senti Sileno, se hai intenzione di farmi perdere il pomeriggio con i tuoi capricci mi arrabbio" "voglio dormire qui!" "E va bene ma basta che dormi!" Io mi piazzai al contrario, a pancia in giù e con il viso verso di lei, ella si spogliò, restando in sottoveste ma con le mutandine e reggiseno e si sdraiò, si girò rivolgendomi le spalle. Io non chiudevo occhio, aspettavo che lei muovesse i piedi verso di me, magari inconsciamente per poterli odorare, capitò che li mosse lasciandoli a 20 cm dal mio viso, ma seppure un po dellodore arrivava tuttavia era troppo poco. Purtroppo non successe nulla. Lindomani fu la stessa musica, mia madre mi rimandò da Carmela visto che io insistevo, anche se in cuor mio ero deluso dal giorno precedente, stessa scena; lettone, persiane socchiuse, stanzone enorme in penombra e io che mi corico allincontrario, Carmela si rimette nella medesima posizione e io che aspettavo. Naturalmente facevo finta di dormire e i miei occhi erano socchiusi. Era già passata più di unora e disperavo del fatto che anche quel giorno non succedeva nulla. Invece inavvertitamente lei tirò verso la mia faccia i suoi piedi, quando il contatto avvenne lei si svegliò e si girò tirando i piedi allindietro, mi guardò, vidi distintamente che mi stava guardando, io tenevo i miei occhi quasi chiusi. Rimase a guardarmi per un po, poi si mise di fianco ma verso di me stavolta, e allungò un piede verso di me, appoggiò le dita del piede sulla mia fronte. Che odore bello che facevano, ma io tenevo sempre gli occhi chiusi, a questo punto li tenevo chiusi davvero, non volevo che mi scoprisse sveglio. Tenne le dita lì qualche minuto, poi lentissimamente scese prima sugli occhi, sul naso, ma con grande leggerezza e infine sulle mie labbra. Le lascio lì ancora qualche minuto e poi riprese dalla fronte. Era una sensazione sconvolgente e inebriante, lodore era penetrato nei miei polmoni, lo sentivo dentro di me , non lo dimenticherò mai, e dire che di piedi ne ho odorati e leccati tantissimi, ma forse perché era la prima volta oppure quella circostanza, nella mia mente ha lasciato un ricordo vivissimo. Durò così per mezzora o forse più, poi si alzò di scatto e se ne andò in unaltra stanza. Disse a mia madre che mi muovevo troppo e non mi volle più con sé a dormire, forse la cosa stava prendendo una piega un po troppo particolare, ma lei mi è rimasta come un ricordo nitido è probabile che abbia contribuito a segnare la mia strada. Sileno |
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