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Vi scrivo questa mia storia vera sperando sia d'aiuto a tutti coloro, e sono convinto siano tanti, che credono che le donne dominanti non esistano o che le occasioni per incontrarle non capitino mai. Prima mi presento. Mi chiamo Angelo ho 40 anni e da sempre sono un feticista che spera di incontrare una dominatrice che sappia imporsi con la forza del proprio fisico. Arrivato all'età di 30 anni mi sono sposato, ho fatto 3 figli, e messo nel cassetto tutti questi sogni. Il bello è che, col lavoro che faccio, sono un tecnico di radiologia, ho spesso occasione di avere a che fare coi piedi di donne splendide. Li carezzo quando devono sottoporsi alla radiografia di un piede, aiuto loro a togliersi le scarpe quando devono accomodarsi sul lettino, e talvolta riesco a rubarne, per pochi attimi, le scarpe per annusarne l'odore. Ma ogni approccio è sempre stato vano. L'aria sottomessa, il "Prego Signora, Si Signora, Si accomodi Signora" in cui mi esprimo da circa 20 anni non ha mai sortito effetti finchè una notte Mi trovavo solo in reparto, perché l'ausiliario che doveva fare il turno con me era stato male. Il reparto di notte è chiuso e aspettavo da solo guardando la televisione. Era circa mezzanotte quando mi hanno portato, dal Pronto Soccorso, una ragazza con una radiografia al polso da fare. L'infermiere che la accompagnava l'ha lasciata in reparto, dicendomi di chiamarlo quando fosse finito l'esame. Solo con lei le ho chiesto cosa le fosse successo. "Pratico arti marziali", mi rispose, "durante un combattimento ho preso un colpo". La risposta, come è facile capire mi eccitò molto. "Cosa pratica?" chiesi "Sono cintura nera di Taek Won Do e Karate" mi rispose. "mmm", dimostrai il mio interesse, "ma mi tolga una curiosità", continuai, "crede che le arti marziali siano veramente una buona difesa nel caso di un attacco di un malintenzionato?" "Beh, quando si è esperte ai miei livelli", rispose "le posso garantire che rappresentano un'ottima difesa". La mia provocazione allora si spinse oltre: "Si ma se il malintenzionato è un uomo, magari robusto come me (Peso circa 100 kg) penso che anche lei possa fare poco?" "Vuoi mettermi alla prova?" rispose. Non so' se fu la frase o il passaggio al tu ad eccitarmi. "Dai non vorrei farle male", risposi sapendo di aumentare la provocazione. "Prova ad aggredirmi", disse Fingendo di scherzare mi lanciai verso di lei. Appena mi mossi, lei arretrò di un passo. Si bilanciò sul piede sinistro e col destro mi colpì violentemente all'addome frenando il mio slancio. Appena mi trovai piegato a 90°, lo stesso piede mi colpì sotto il mento e quindi, di pianta, in piena in faccia, facendomi ruzzolare 2 metri indietro. "Mi è bastato un piede come vedi per fermarti " mi derise. Rialzandomi balbettai "Mi hai solo preso di sorpresa" e mi lanciai nuovamente verso di lei. Feci appena in tempo ad avvicinarmi che ripetè la mossa precedente. Il piede destro però questa volta scattò verso il mio mento, quindi mi colpì con violenza all'addome. Quando per il dolore mi piegai in due lei allungò la gamba in alto facendo calare un tremendo colpo di tallone sulla mia testa che mi lasciò a terra tramortito. "Allora ti basta? Ti ripeto che mi basta un piede per sconfiggerti . "La mia eccitazione era enorme, pari al dolore che provavo. Ma volevo vedere dove voleva arrivare. Da terra le cinsi una caviglia e cercai di sbatterla al suolo. "Ah, allora vuoi una vera lezione ", mi rispose. Così dicendo mi prese per i capelli e iniziò a sollevarmi, mentre con un colpo secco dell'altro piede sulla mia faccia si liberava della mia presa. A quel punto mi prese il braccio sinistro con il suo destro e iniziò a torcerlo. Per evitare che venisse spezzato mi abbassai sempre più fino a trovarmi davanti al suo piede. "Lo vuoi capire che sono la più forte?", mi chiese "Ora mi hai stufato chiedi perdono e baciami la scarpa", disse ridendo Appena sentite quelle parole mi eccitai come non mai e iniziai e dire "Perdono, Pietà", Baciando la scarpa a 1 cm dalla mia bocca "Penso che andremo d'accordo io e te" disse, lasciandomi finalmente libero. Dopo aver eseguito l'esame di cui aveva bisogno, lei mi chiese se fossi stato solo in reparto quella notte. Alla mia riposta affermativa mi chiese come tornare da me una volta finite le pratiche in Pronto soccorso. Circa 40' minuti dopo sentii suonare alla porta. Era Lei. Mi guardò ridendo e disse "Chi è la più forte allora, stronzetto???" Abbassai gli occhi e risposi "Voi , Padrona" mi inginocchiai e le baciai i piedi. Per circa 3 ore si fermò in reparto facendomi fare tutto ciò che voleva, umiliandomi e trattandomi come uno schiavo. Da allora non l'ho più rivista ma tanto le devo, per ingraziarla di quello che mi ha regalato. |
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