DIARIO DI UNO SCHIAVO (2)
di Freboy

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Era una grigia sera di metà Novembre, il tempo non faceva supporre niente di buono, la gente sfilava via per la via del centro con la sola preoccupazione di non farsi sorprendere dal temporale che di lì a poco sarebbe venuto giù. Io come tutte le sere mi stavo preparando alla chiusura del negozio, cominciando a chiudere i cancalli delle vetrine, quando in un attimo cominciò a piavere, notavo il fuggi fuggi generale della gente che cercava inutilmente di ripararsi dalla pioggia entrando sotto i portici delle vie, ed è stato in queste circostanze che ho conosciuto Annet.

Annet era una professoressa di Francese che insegnava nella vicina Università per Stranieri, che era proprio di rimpetto al mio negozio, l'avevo notata più di una volta, era una donna che non passava inosservata, sempre ben vestita con dei bellissimi tailleur, i capelli sempre ben tenuti e curati, di un rosso mogano molto acceso, ma la cosa che più attirava la mia attenzione erano le sue gambe, oserei dire perfette, sempre inguainate in calze nere velatissime con la righa dietro, così sensuali ed eccitanti alla mia vista, e sempre slanciate da bellissime scarpe con il tacco a spillo, raramente l'avevo vista senza quegli accessori.

Mai però avevo avuto modo di vederla da vicino o di poterle rivolgere la parola, ci salutavamo sempre, ma soltanto nelle rare volte in cui io uscivo a prendere una boccata d'aria fresca e lei era fuori dalla porta a fumarsi una sigaretta. Ma quella sera fu diverso, non appena uscita dall'Universita che stava chiudendo, sorpresa dal temporale che stava aumentando d'intensità si precipitò di corsa verso di me attraversando la strada che si era trasformata in un piccolo torrente, per infilarsi nell'atrio della mia gioielleria cercando un riparo, io prontamente la salutai un po' impacciato, cosa che non era da me vista la mia abitudine al contatto con il pubblico, ma lei mi incantava.

Per la prima volta avevo l'occasione di ammirarla e di parlarle da vicino, rimasi affascinato dai suoi profondi occhi verdi che contrastavano evidintemente con la sua folta chioma rossa, finalmente avevo la conferma di ciò che pensavo, si trattava di uno spelndido esemplare di femmina, femmina nel senso più profondo che si può attribuire al termine stesso, si vedeva che era una donna sicura di sè, aveva uno sguardo profondo che sembrava frugarti nell'anima, ben truccata ma non volgare, i capelli perfetti, solo un po' bagnati dalla pioggia che ormai sembrava non voler più dar tregua, rimasi letteralmente senza parole.

Fu lei a rompere il silenzio spettrale che si era formato, sicuramente si era accorta dell'effeto che mi aveva fatto, chiedendomi se gentilmente la potevo far riparare finché non fosse cessata la pioggia. Io un po' impacciato le risposi che non avrei mai potuto permettere che si fosse bagnata una così splendida donna, facendole segno di accomodarsi sulla poltroncina e chiudendo dietro di me l'ultima anta del cancello che chiudeva il negozio.

Lei affatto imbarazzata mi ringraziò per il complimento che le avevo fatto, seguirono le scontate battute sull'imprevedibilità del tempo e dei suoi capricci, dopo di che mi chiese se gentilmente le potevo prestare un ambrello per tornare a casa, l'indomani me lo avrebbe portato, ma la mia attenzione si era concentrata sulle bellisssime scarpe che avvolgevano i suoi piedi, erano delle bellissime scarpe nere molto scollate, con un laccetto che a doppia mandata le avvolgeva la caviglia sottile,il tacco era di circa 8cm, avvolgevano perfettamente i suoi piedi, ed io già fantasticavo sull'usa che ne avrebbe potuto fare su di me, lei notando il mio sovrappensiero mi rifece la domanda chiedendomi se l'avevo sentita, ed io prontamente le risposi che non avrei mai permesso che delle così splendide scarpe si fossero sciupate con l'acqua che veniva, proponendomi di accompagnarla
personalemente a casa con l'auto anticipando che non avevo nessuno a casa ad aspettarmi e che non mi creava nessun fastidio.

Notai nei suoi occhi uno sguardo di compiacenza per il complimento, e dopo qualche momento rispose di si che la potevo accompagnare, e con una battuta sull'ironico di non farmi venire strane idee, che lei era una ragazza rispettabile. Io prontamente le risposi altrettanto ironicamente che non mi sarei mai permesso di farmi strane idee su di lei, almeno senza il suo permesso, e ci avviammo all'auto sorridendo.

Il tragitto che portava a casa di Annet era proprio lungo la strada che portava a casa mia la scesi di fronte al vialetto di una villettina appena fuori città, le prestai l'ombrello perché ancora pioveva forte dicendole che me lo avrebbe restituito con calma. Vidi gli occhi di Annet brillare stranamente, mi salutò ringraziandomi e me ne andai.