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"Lo schiavo chiede umilmente il permesso di andare in bagno Signora."
"Che devi fare in bagno? " mi domanda lei senza degnarmi di uno sguardo "la pipì Signora".
Da circa un'ora sto leccando le scarpe della mia padrona e già da un po' avverto l' esigenza di urinare, così chiedo il permesso. "Permesso acordato" sentenzia lei. Si alza in tutta la sua maestosità e slaccia il guinzaglio dal collare.
Metto le mani dietro la schiena e lei mi ammanetta. Conosco ormai la procedura: non mi é concesso toccarmi il pene, nemmeno per urinare, devo farlo con la porta aperta in modo che la padrona possa controllarmi se lo ritiene opportuno e in bagno devo cercare di stare tranquillo per mantenere il membro rilassato, altrimenti potrei farla fuori dal water, e la padrona non vuole che accada questo.
Una volta in bagno mi posiziono sopra la tazza, chiudo gli occhi, penso a quello che devo fare il giorno dopo, e mi lascio andare.
"Perfetto" penso. Infatti non una goccia é uscita. "Lo schiavo ha terminato ed é pronto per il controllo" esclamo.
Qualche minuto di attesa ed ecco che sento il rumore dei tacchi che si avvicina, entra in bagno, ha indossato dei guanti di lattice per ispezionare il mio operato, passa un dito sul bordo della tazza e dopo di che con della carta igienica mi asciuga il membro.
"Molto bene, finalmente hai imparato a non pisciare in giro come i cani, ce ne sono volute di leccate per fartelo imparare eh?"
Effettivamente all'inizio non era decisamente semplice, non riuscivo a controllare l'eccitazione e capitava che urinassi per terra o sporcassi il bordo del water, così la padrona mi obbligava a nettare tutto con la lingua e in molti casi mi "leccava" (diceva lei) sulle natiche con una apposita paletta di legno obbligandomi a contare le "leccate" e ringraziando ad ogni "leccata". Se sbagliavo o mi interrompevo lei ricominciava da capo fino a raggiungere il numero di leccate da lei deciso.
Una volta per punirmi riempì la ciotola che uso per mangiare con la sua urina e disse "ti conviene finirla in fretta perché andrò avanti a leccarti finché non l'avrai bevuta tutta!". Messo a carponi e con le mani legate dietro la schiena cominciai a leccare in fretta nella ciotola mentre già le prime staffilate mi scuotevano il culo e il mio volto si rigava di lacrime per il dolore, a questo punto mi misi a succhiare come si succhia la minestra direttamente dal piatto (non so se ho reso l'idea) perché non riuscivo più a resistere alle percosse, avevo la faccia completamente poggiata nella ciotola, sentivo l'urina anche nel naso, piangevo e imploravo che la smettesse. Non lo fece fino a che la ciotola non fu interamente vuota e pulita.
Rimasi lì sporco e piangente incapace di muovermi dal dolore, ma la lezione indubbiamente è servita e devo ringraziare la mia padrona che mi insegna la disciplina. Dura lex, sed lex.
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