ESPERIENZA E'...
di Viola

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Esperienza è il nome che da l’uomo ai propri errori…

Vero, verissimo, ho sbagliato… ho perso il controllo, non ho obbedito, ma posso far tesoro dei miei errori, farne esperienza per migliorare e cercare di commetterne il meno possibile.

Allucinante!!!! Non mi era mai successo… sentirmi infinitamente PERSA in un sogno forse ripetibile, forse no.... che ho avuto solo il piacere di assaporare in minima parte… eppure, mi e’ bastato per affascinarmi, catturarmi, per capire che e’ questo il mondo sm che voglio esplorare, che mi gratifica, che mi fa salire l’adrenalina ai massimi livelli.

Infinitamente PRESA dal tuo modo di essere Master, spontaneo, naturale, senza finti atteggiamenti, paziente e protettivo, sofisticato ed intelligente… con quello sguardo dove balenano, combinati, sarcasmo, mitologia giovanile, dolcezza e severità, che rassicura ma al tempo stesso inquieta.

Il Master “completo, carismatico”.

Comunque, più che introspezione del mio stato d’ animo, del mio scrutare fino a che punto posso sentirmi slave, pare che questo scritto sembri quasi una supplica piena di “slinguazzamenti” per non fare la Nakke_randagia ed avere un Padrone

Una supplica per chiederti di iniziare il mio addestramento…

Mah!!….Forse si:-)

Dai, su, non mi vedi bene come il cagnolino che stava ai piedi di Ilaria del Carretto? Io so fare anche di meglio…

Adesso, sul treno… un rincorrersi di immagini, tanti piccoli flash-back che mi riportano ai giorni scorsi.

Che sensazione strana non potere utilizzare i miei monili, neanche un piccolo orologio, nulla, assolutamente nulla, se non il tuo collare… proprio io che senza, mi sentonuda, a disagio, io che compenso i miei vuoti interiori con queste futilità esteriori. Ed allora?

Allora dovrà essere gratificante il giorno in cui ti sarà concesso di indossarne almeno uno, proprio perché te lo sei meritato: ma io, acerba come sono, riuscirò mai a meritare ciò?

Hai sistemato tutto ordinatamente dietro di me: manette, bende, mascherina, cane, collare…

Mi dici di girarmi… li vedo.. ho il cuore in gola, mordicchio il mio labbro inferiore…

"No, no e no, non voglio spogliarmi, mi vergogno, voglio conoscerti meglio…"

“non permetterti mai più di toccare il cane senza il mio permesso”

immobile, nuda, in piedi di fronte al letto, con il solito dito vicino le labbra, segnale immediato del mio imbarazzo…

Tu dietro di me, con le spalle al condizionatore, il vocio della tv e’ cessato di colpo, silenzio improvviso, imbarazzo, disagio, totale disagio per me…

Spinta, sdraiata sul letto, una mascherina che mi aliena dalla stanza, che mi allontana da te amico e mi porta da te Master L., privazione della vista ed amplificazione degli altri sensi.

Ti ho sentito aprire la borsa, le buste, rumori equivalenti a scosse elettriche per me, paura. L’ansia, come una punta di spillo mi punzecchia la pelle…

Mi hai preso le mani e le hai bloccate dietro la schiena, una dopo l’altra…

Il metallo freddo delle manette a contatto con i polsi bollenti, pulsanti di eccitazione.

Ho capito quello che già sapevo e forse anche speravo, qualcosa di nuovo stava per irrompere nella mia serata.

Il tuo dominio su di me, per quanto breve, mi inebria… mi ispezioni, te ne accorgi.

Come al solito, la bambina capricciosa ha provato a protestare… ma lo confesso, non volevo ti fermassi, era solo il mio modo di essere, di attirare l’attenzione.

Nastri di seta neri, particolarmente sensuali ed eleganti, immobilizzata senza sentirne la consistenza addosso… immobilizzata forse anche in modo blando… si, mi fai iniziare gradualmente.

Decidi di farmi dormire legata…

Sensazione di appartenenza a te, dipendenza da te…

Ho sete… ma solo tu puoi avvicinarmi la bottiglia alle labbra. Che umiliazione!

Bevo, ma una gocciolina scappa, scende giù lungo il collo, fino al seno, mentre una tua mano mi strizza un capezzolo. Brevi strizzatine dolorose e piacevoli

Sono eccitata, estremamente eccitata, non ho mai dormito così!

Notte, sonno, sogni confusi, ti sono accanto, mi agito inconsciamente, mi sleghi…

Piacevole risveglio: ”Buongiorno” sorridi…

Ho indosso ancora il collare da ieri sera, sollevo i capelli, mi guardo allo specchio, faccino buffo, mi piaccio…

Scendo a fare colazione con il solito amico premuroso, torno in camera… con il Master; dimentico che al suo cospetto devo essere sempre e solo nuda… ecco L. che mi sgrida…

Mi spinge verso il basso, costringendomi a mettermi in ginocchio tra le sue gambe.

Appoggio la testa sul ginocchio, sconfitta, con il musino e gli occhietti tristi, mi accarezza i capelli ed il collo come fossi un animaletto… lo sono.

Continua a spingermi… mi preme il viso contro il pube, ho sbagliato, devo pagare…

Il suo pene… una protuberanza fortemente erotica… aspetto di prenderlo tra le labbra.

“Così non va bene… avevi detto di essere brava… non è vero! Sento i tuoi denti!”

Vuoi vedermi in faccia, mi scosti i capelli

Succhio, ancora ed ancora, sfrego le labbra contro i peli, interrompendomi per leccarlo e ricominciare dall’inizio, modellando la mia bocca sul suo membro. Mi strattona per i capelli.

Questo suo sciovinismo delicato mi piace. Vorrei sottomettermi a tutti i suoi capricci.

Voglio sentirmi come un albero che sopporta con lo stesso slancio le carezze e le brutalità del vento.

Posso rivestirmi, mi leva il collare concedendomi di essere libera per strada, quasi, quasi la cosa mi dispiace. Sono esibizionista, non mi dispiace mostrarmi agli altri come sua schiava o come suo cagnolino. E poi potrebbe anche sembrare una bella moda punk.

Mi dà un tenero bacio sulla fronte, mi ringrazia, questo suo gesto mi fa capire sempre più che è lui il Padrone, che è eccezionale, unico…

Quel bacio sulla fronte vale più di 1000 parole o gesti.

Lucca, arte, musei, negozi, caldo, afa, acqua, tanta acqua, differenza tra duomo e cattedrale, anfiteatro.

Latino, traduci anche il latino

E’ bello conoscerti, parlarti, studiarti… pranzando.

La macchina, dov’è la macchinaaaaaaaa?? Non resisto più…

Eccola 40.5°…..era meglio un igloo!

Sto bene, non ho interesse a guardare l’orologio, perdo la cognizione del tempo, vorrei quasi si fermasse.

Rientriamo in albergo… finalmente ho imparato la prima regola: ”sempre nuda davanti a te”…

Mi manca qualcosa… il collare!!!

Stavolta stringe un po’ di più ma non importa, mi piace, mi fa sentire sempre più tua, sempre più slave.

Mi lasci riposare accanto a te; dormi, forse assaporando le gioie di cosa mi farai dopo.

Io, invece, non riesco a dormire, mi sento come se stessi per partire per un viaggio. Mi sta succedendo qualcosa di meraviglioso ed eccitante, piacevole e frizzante.Tu vedi in me delle cose che nessuno sa, mi stai facendo provare delle sensazioni che non ho mai provato.

Con tutte le mie forze, voglio abbandonare il vecchio monotono tran tran, ed affrontare i miei sogni, questi sogni, sbrigliare le mie passioni…

Voglio affidarmi a L., voglio essere un suo giocattolino, deve essere lui a manipolare i pulsanti di questo mio meccanismo, regolarne il comportamento, il funzionamento, non possedendo neanche io stessa le istruzioni per l’uso. A volte mi sento come un testo scritto, traboccante di idee ma in una lingua difficilmente decifrabile.

Farmi tradurre…; dargli le redini…

Ricominci… mi inquieti…

Resto in piedi davanti a te, mi guardi con fare strano…

Incrocio le mani sul pube rasato, cercando di coprirmi senza darlo a vedere, chiedendomi cosa sarebbe successo.

Sono nervosa, abbasso il capo, cercando di essere naturale, come se ci fossi abituata a stare completamente nuda davanti a te.

Non sento nient’altro che il mio respiro.

Mi vieni dietro, alzandomi sulla nuca i riccioli ribelli; una schiava deve avere il volto scoperto, ben in mostra….

Ultimi istanti di luce… e poi di nuovo la mascherina mi scivola sugli occhi, morbida contro la mia pelle.

Non ho altra scelta che ubbidirti…

Mi scruti, decidi come vuoi immobilizzarmi, recalcitro inutilmente…

“Incrocia i polsi e resta ferma così” mi dici.

Un secondo dopo sento i nastri di seta che mi si avvinghiano addosso.

Ho paura, una paura folle. Mi chiedo perché te lo lascio fare, la risposta è scontata, perché lo voglio, perché mi piace, perché mi eccita, perché mi completa, perché in qualche modo tira fuori tutte le mie angosce, sulle quali bisognerà che, un giorno o l’altro, mi decida a far chiarezza.

Ho appena il tempo di gettare una rapida occhiata di sbieco, da sotto la mascherina nello specchio… tanto da apprezzare la confezione regalo, l’oggetto che sono diventata…

Mi spingi e con un tonfo sgraziato mi ritrovo sul letto.

Ho strattonato i nastri che mi immobilizzano i polsi… ed ho capito che sono congiunti con quelli delle caviglie, sembro un ranocchietto paralizzato, con i talloni tesi verso i glutei…

La posizione che mi hai costretto ad assumere mi fa stare con le gambe larghe, i nastri mi stringono l’avambraccio, sono stretti e tesi, non mi consentono nessun movimento.

Quando con le mani mi divarichi le natiche, mi contraggo, il senso del ridicolo, dell’umiliazione, mescolato al desiderio di scoprire l’ignoto, che mi graffia dentro, mi incoraggia ad aprirmi… terrore per cosa potrebbe succedermi, pensieri che si accavallano, quale strano rito potrebbe riservarmi??

Ti supplico di smettere senza volerlo realmente.

Vai in bagno, sento scorrere l’acqua, rumore di boccette, torni e mi ungi il sesso di un qualcosa che mi produce delle strane vibrazioni, uno strano senso di calore mi invade.

I tuoi gesti hanno una precisione quasi clinica, lo fai con violenza, stavolta non mi provochi nessun tipo d’eccitazione. Nient’altro che terrore, perché non capisco di cosa si tratti.

“Ti sto purificando…”

Mi tranquillizzo… distendo un po’ i nervi… ma tutto d’un tratto, mi zittisci, mi tappi la bocca, mi imbavagli…

Sento un pezzo di stoffa che penetra fino alla gola, sempre più in fondo, non me l’aspettavo, è stato peggio di un fulmine a ciel sereno.

Smetto di trattenere il respiro, grido, cerco di parlare ma nessun suono comprensibile viene fuori: solo un fastidioso mugolio per le tue orecchie. Cerco di nuovo di parlare, ma le parole escono soffocate.

Ho paura!! Ho paura del gesto violento con cui mi hai aperto la bocca, soffoco, tossisco, continui a spingere, no ti lasci impietosire….

Questo è stato il momento in cui ho iniziato a perdere il controllo di me stessa, quel modo improvviso di zittirmi mi ha spaventata, ma anche eccitata, sento che mi sto bagnando… che troietta!!!

Lo strofinio della stoffa con i denti mi fa rabbrividire, non lo reggo, un po’ come da piccina non sopportavo lo stridio del gesso sulla lavagna….

Non riesco a fartelo capire, provo a resistere… No! Non ci riesco.

Sputo fuori il bavaglio, ti prometto di stare zitta, di non lamentarmi, di non proferire alcun suono!! Respiro a fondo cercando di calmarmi.

“Non voglio sentirti parlare! Vedremo se resisti in silenzio a quello che ti farò, senza lamentarti”.

Mi impaurisco di nuovo.

Ho freddo, tanto freddo, ma non ho il coraggio di parlare. Sento le tue mani ancora vicino le labbra, penso che se parlo potresti mettermele attorno al collo e stringere forte… ma no… cerco di allontanare pensieri assurdi e negativi.

Piagnucolo sommessamente e continuo a respirare affannosamente perché non trattengo più le lacrime.

Ma questo trepidare dinnanzi all’ignoto, il panico in cui mi fai precipitare, nonostante tutto, mi piace. Paura, accettazione, sottomissione totale a te!

Ti incazzi, ho fatto un danno: la gomma da masticare che avevo in bocca, è ora tutta attaccata sul tuo bandana…

Diventi furioso…

Non volevo, davvero, non volevo. Ma non sapevo come farti capire che avevo la gomma.

Mi viene da pensare alla scena del rifacimento della Lolita di Kubrich: la bambina viziata sempre con la gomma da masticare in bocca, pronta a “spalmarla”dovunque, lui che si innervosisce e cerca di levargliela dalla bocca con prepotenza!

Uffi, da ora niente più gomma

Mi sento davvero una Lolita monella: credo di essere la prima slave alla quale vien vietato di masticare una gomma! Che imposizione strana!

Certo… le altre sono più mature e ci arrivano da sole…lo sanno da loro che non è carino avere la gomma mentre sei sotto il volere del Master!

Riprecipito nel panico quando sento qualcosa che mi sodomizza, non riesco ad immaginare cosa tu possa aver usato finché non mi dici di stare immobile, altrimenti la cera della candela potrebbe arrivarmi altrove… ed essere poco piacevole…

Sono immobilizzata dalla paura di bruciarmi, m’impongo di restare ferma, senza sussultare, qualsiasi cosa accada….

Ma non ci riesco, suspance…..

Non succede nulla…..Inclini la candela… Sussulto più per lo shock che per il dolore…

Salto, mi sono mossa, connubio di due dolori che si confondono tra loro: le goccioline di cera bollente che mi hai fatto cadere lungo la schiena e quelle della candela che ho dentro di me… che mi scendono fino al sesso…..

Continui, brucia…

Decidi la distanza della candela in base ai miei movimenti, alzandola ed abbassandola, modificando l’intensità del dolore: la tieni alta, e la cera si fredda leggermente prima di toccarmi la pelle; la tieni bassa, e la cera brucia come acqua bollente. Uhmm, chissa’ come scintillano i tuoi occhi alla luce della candela!

Decidi di far saltare via la cera che mi decora la schiena ed i glutei a colpi di cane….

Colpi dolorosi, ma non protesto… dolore ed umiliazione… continui a dirmi che sono una bambina viziata… ripensi alla gomma da masticare…

Ti stai per allontanare, stai per scendere a cena, panico! Mi sento abbandonata.

Avrei voluto urlare, ma so che ti avrebbe contrariato.

Vai via, mi lasci al buio con la tv a tenermi compagnia. Sento la porta chiudersi alle tue spalle. Chiamo; Nessuna risposta. Anche la tv mi sembra come inspiegabilmente lontana e minacciosa.

Provo a tirare i polsi, le mani avvolte, impossibilità di muovere anche le dita. Sono saldamente legata. Non posso slacciarmi.

Aspetto un po’ tranquillamente, ma le corde iniziano a farmi male.

Cerco di farmi scivolare la benda dagli occhi sfregando la tempia sulla spalla, ma invano.

E se L. mi lasciasse qui per chissà quanto tempo? E se scoppiasse un incendio ed io non potessi scappare? E se mi si fermasse la circolazione?

Dico a me stessa di calmarmi, galoppo troppo con l'immaginazione.

Ad un tratto ho l’impressione che qualcuno entri nella stanza. Sono convinta che tu sia rientrato piano, piano, che osservi cosa faccio. Sento addirittura il leggero aroma del tuo profumo: ”Minotaure”, lo conosco, bene…

Sentendomi osservata mi do un po’ di contegno, smetto di piangere e lamentarmi, pronuncio il tuo nome, nessuna risposta.

Mi viene un altro pensiero: e se a guardarmi fosse qualcun’altro?

Mi dimeno convulsamente, sbatto i pugni sul letto, perdo ogni contatto con la realtà, urlo, grido, voglio essere liberata. E’ buio, vorrei gridare contro questa ingiustizia, vorrei che qualcuno mi aiutasse. I nastri di seta sembrano più stretti di qualche minuto fa, mi stringono.

Sono convinta che ci sia qualcuno accanto a me, sento il respiro, la sua presenza, in preda all’isterismo riesco a sciogliermi le mani, mi levo la mascherina e vedo che sono ancora sola, con il fremito del mio corpo, i singhiozzi soffocati dal letto…

Di nuovo la porta, rumore di passi… stavolta veri… sei tornato. Sobbalzo vedendoti.

Il cuore prende a battermi ancora piu’ convulsamente, sei deluso…

“Sei stata molto cattiva, hai tentato di slegarti …e guarda, guarda, il cane è caduto…

sai quanti colpi ti spettano per questo, vero?”

“Dodici”

Piango convulsamente, ho un groppo nello stomaco, sono fuori dalla realtà.

Forse come poi mi hai detto tu, nello spavento di essere abbandonata, sono riaffiorati tutti i piccoli dolori, quelli con cui convivo, i dispiaceri nascosti, i ricordi brucianti, il famoso rapporto contrastato con mia madre… Ho somatizzato tutto, ma stavolta non c’era nessuno pronto a leccarmi le ferite….

“Imparerai a prestare attenzione alle mie richieste. Adesso devo castigarti, devi imparare ad ubbidire ai miei ordini”

Mi tiri su, con fare nervoso mi sleghi le gambe e me le abbassi.

Un’altra ondata di panico mi travolge, continuo a piangere. Le lacrime solcano il mio viso.

La tua voce è bassa e controllata, deliberatamente priva d’emozione, una voce cui si deve ubbidire.

Continui a slegarmi, continuo a tremare, sensazione di spossatezza emotiva.

Io lo so, sei un oratore accattivante, ma continui a non parlare, sei controllato, gesti smorzati, presenza imperiosa ed autoritaria… tutto questo mi mortifica ancor di più.

E nonostante tutto ciò ho la micina bagnata…, incredibile cosa mi provoca la paura!

l’adrenalina che mi corre nel sangue…

Ho trascurato il principio basilare della sottomissione: fare tutto ciò che vuoi tu, fidarmi….

Per questo continuo a piangere; anche io sono delusa di me stessa….

Eppure voglio essere pronta a qualsiasi cosa tu vorrai, ai tuoi piedi, completamente in balia tua.

Mi piace ciò che mi fai, ma ho bisogno di sentire che sono costretta a subirlo.

Mi trascini per i capelli vicino la poltrona, inginocchiata, mi sbatti il viso contro il cuscino… Ed inizi a colpirmi con il cane…

Vorrei scappare, ma devo essere forte almeno in questo: me le merito!

Sei clemente, ti fermi ad otto colpi possenti.

Grazie, me ne hai risparmiato quattro.

Mi mandi sotto la doccia, le lacrime continuano a solcarmi il viso…

E’ tutto finito: turbamenti squisiti, rossori, poi sorrisi, abbandono, imbarazzo.

Il solito bacio sulla fronte: mi rimetto a singhiozzare tra le tue braccia… non so più il motivo… mi sfogo. Mi sento galleggiare in un’atmosfera nebulosa….

La complicità della notte mi rilassa, mi rannicchio sotto le lenzuola stringendomi al tuo braccio… vorrei essermi comportata diversamente… avrei voluto soddisfare i tuoi voleri, ma so bene che devo ancora crescere. Mi dai un leggero bacio sulle labbra, inizio a tranquillizzarmi.

Ti chiedo di guidarmi lungo questo cammino.

Il mattino dopo mi guardo bene allo specchio, mi piace vedermi i segni addosso; ancora non si vedono bene… quei pochi che si intravedono, li sfioro, uno dopo l’altro con le dita.

Te lo dico, mi fai girare per vedere com’è venuta la tua opera. Non sono molto evidenti…

Oggi, invece, a distanza di qualche giorno… posso costatare piacevolmente che i segni lasciati dal cane c'erano… hanno virato prima al viola, poi al giallo…

I miei lividi stanno svanendo armoniosamente come un arcobaleno…

Un po’ mi dispiace, mi piace essere marchiata, i tuoi segni mi stanno tenendo compagnia, con un senso di orgoglio e vergogna li mostro alla mia migliore amica.

Barbara, la sola persona che sta assistendo allo spettacolo dei segni inferti su di me dal tuo cane.

Non so se sia inorridita o affascinata, ma mi ha tempestato di domande, su chi, sul perché, sul come, e se fosse doloroso.

Si, doloroso, ma piacevolmente doloroso… piacevolmente eccitante, piacevolmente tutto….

Ed ora….. l’illusione di essere ancora lì.

Viola dannata, eternamente dannata.