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Ho conosciuto Sabrina alla fine di maggio, era una studentessa di 18 anni che preparava la maturità, quando la vidi fui subito attratto dal più bel mappamondo infilato in un jeans. Mi ricordo la sensazione che mi diede la prima volta quando le passai la mano sulle natiche tonde e sode. Ci frequentavamo da una quindicina di giorni quando per scherzo le rifilai un paio di pacche sul sedere, lei si fece subito seria e una strana luce pervase i suoi occhi, sul momento non diedi molto peso alla cosa anche se mi parve un pò strana. La sera dopo uscimmo per cena e andammo a csa di una sua amica che compiva gli anni, nel trambusto della festa riuscimmo ad imboscarci in giardino, dietro il garage dove c'era la legna da ardere. Lì appoggiato al muro del garage, nel buio della sera le sollevai la gonna e le calai le mutandine e mi apprestai ad accarezzare l'ogetto del mio culto, lo stavo strofinando in tutta la sua dimensione, passando dall'inzio coscia alla schiena e giù per il solco, ci baciavamo ed eravamo eccitati quando lei mi mordicchiò la punta della lingua ed io per reazione le diedi uno scappaccione che risuonò oltremodo sulle natiche nude. Lei emise un soffice lamento ed arrossi anche di viso oltre che di gluteo ma riprendemmo a baciarci e palpeggiarci finchè non sentimmo che gli altri stavano tagliando la torta e a malinquore ci ricomponemmo e tornammo nel gruppo. Tornando a casa azzardai di chiedergli se le dispiacesse quanto era avvenuto ma decisi per il silenzio. Il weekend seguente i suoi partivano per il mare con il fratellino e lasciavano la casa libera, mi presentai da lei alle 10 del mattino per passare due splendidi giorni, non perdemmo tempo, lei era praticamente in camicia da notte e non aveva biancheria e impossessati del divano iniziammo a pomiciare e palpeggiarci ci alzammo per dirgersi verso la sua camera e le solletticai i fianchi lei si piegò in due e tra sussulti di risate mi disse : picchiami, battimi ma non farmi più il solletico, io mi ritrovai seduuto sul letto e lei mi si sdraiò sulle ginocchia a pancia in giù. Non ci guardammo in faccia ma le sollevai la camicia sino a metà schiena rimanendo in contemplazione di quei glutei così tondi e bianchi e mi pareva anche che l'insieme fosse leggermente tremolante, l'accarezzai sentendone l'elasticità e la morbidezza della pelle assestai, il primo colpo a mano aperta che risuono nella stanza seguito da un gemito indefinibile, ammirai l'arrossamento della chiappa così candida nei contorni della mia mano che si andavano delineando, colpì l'altro gluteo, poi tutte e due nel centro, lei continuava a gemere e divaricò leggermente le gambe, colpiì ancora una decina di volte, arrossandogli completamente il posteriore e fermandomi perchè mi faceva male la mano, l'accarezzai sentendone la temperatura e proseguendo lungo il solco dellle natiche arrivai al suo sesso umido e caldo. Lei si mosse e si avvinghiò a me baciandomi, piangeva e rideva godeva non facemmo l'amore ma mi soddisfò con la bocca in modo delizioso. Più tardi, passata la buriana, mentre mangiavamo mi spiegò che lei era stata sempre punita in quel modo e che ora da un paio d'anni non lo era più e ne sentiva la mancanza in modo molto forte. Il padre l'aveva sempre sculacciata a mano e sua madre utilizzava i più svariati strumenti: il battipanni, la cinghia e anche con il mestolo di legno e la riga di scuola. Mi disse che quanto era successo oggi doveva sempre ripetersi perchè l'era piaciuto tantissimo e se fosse anche a me piaciuto. Io assentii pregustando il round pomeridiano..... |
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