GRAZIE PADRONE!
di Giulia

gabbia.com
Mi chiamo Giulia, abito a Torino, vorrei fosse pubblicata questa lettera per ringraziare L.

Questa notte ho dormito male... la mia mente era affollata da strani pensieri. La mia anima agognava di ritrovare la gioia perduta, quella schiavitù, quel legame che avevo accettato all'inizio a malincuore, ma che alla fine si era trasformato in un'intesa mentale che mi affascinava e mi aveva fatto capire la mia vera natura di donna. E pensare che era nato tutto per gioco da parte mia, ma alla fine mi ritrovai incatenata, avvinghiata in una sottile e scintillante tela di ragno, facile da spezzare, alla quale ero inesorabilmente legata. Non avrei mai pensato di appartenere ad un altro essere con questa intensità, mai e poi mai avrei accettato di essere sottomessa ad un uomo. Io, Giulia, donna moderna, indipendente, che non conoscevo minimamente, che cosa fossero il dominio, la sottomissione, l'umiliazione, mi ritrovavo a chiamare un uomo "Padrone" e pian piano lo sconcerto iniziale si era trasformato in felicità. Giorno dopo giorno, scoprivo il significato di essere schiava, di appartenere a qualcuno, incominciavo a sentirlo come una seconda pelle. Io che venivo istruita da lui su tutto: come depilarmi, vestirmi, muovermi, pensare. A volte mi dicevo "Non lo faccio, non mi vede, non lo saprà" e invece come un'automa facevo quanto ordinava, sentendomi felice, sua schiava. Lui, il mio maestro e Padrone che m'insegnava a masturbarmi.... a far colare la cera sul mio corpo... ad ogni mia esitazione mi faceva scattare, tremare, piangere e sotto la sua guida scoprire emozioni forti, piacevoli, eccitanti. O quando cocciutamente non ubbidivo ai suoi ordini, venivo punita con 50, 100, 200 frustate. Facevo scorrere le mie mani sulle natiche rosse e doloranti, volevo che fossero le sue mani a lenirle e allora il piacere dominava il dolore. Imparai anche che ribellandomi, la punizione sarebbe stata più umiliante e più dura. Oggi mi sono trovata in mano il collare (sinonimo di sottomissione e appartenenza) l'ho indossato e mentre mi guardavo allo specchio, lo sentivo mio, quella era la vera Giulia. Il mio Padrone conosceva il mio essere, sapeva cogliere la segreta vibrazione d'ogni mia fibra, quasi incantata mi teneva avvinta a lui e dirigeva la folle corsa che è la vita con il suo imperioso desiderio di comando. Con la sua intelligenza, la sua determinazione, le sue riflessioni era riuscito a vincere le mie inibizioni, le mie paure, la mia caparbietà, la mia ribellione. Era stato in grado di rivelare quella parte di me stessa che altrimenti non sarebbe mai emersa dall'oscuro baratro dell'inconscio in cui l'avevo segregata. Lui era arrivato a farmi provare sensazioni ed emozioni mai provate prima, mi scioglievo semplicemente al suono della sua calda voce che rimbombava all'interno di me raggiungendo i punti che solo lui era in grado di accedere, potendomi così fare quel che più gli piaceva. Estasiata lo stavo ad ascoltare per ore come fanno i bambini quando gli si raccontano le fiabe. Mentre le lacrime scorrevano lungo il mio viso, ho tolto il collare; nella mia anima sentivo il dolore di 1000 frustate ma è lui che decide, io non conto e non posso fare nulla. Posso solo dire al mio Padrone: grazie!